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visto. considerazioni piuttosto condivisibili nella loro semplicità, per lo meno quelle relative alla fotografia in generale. Non mi interesso molto della fotografia nei social.
Quello che non mi piace dei ritratti moderni è tutta questa post produzione che cerca solo il massimo della nitidezza, nemmeno fossimo tutti ciechi. Ho visto a Modena le fotografie di Steve McCurry in l'india, un misto di nitidezza abbinata ai colori delle spezie famose in quel continente. Insomma non si riesce ad immaginare più nulla, guardi centinaia di foto non ti rimane nulla.
Considerazioni molto interessanti e condivisibili che spesso siamo portati ad andare oltre proprio perché presi dalla frenesia della perfezione. Su questo la mia personale e umile riflessione è: cos'è perfetto. Credo che perfetto e perfezione siano quelli che la fotografia ci insegna, che trasmetta un messaggio ed ancor più un'emozione. Probabilmente sbaglio le mie considerazioni ed espressioni ma le ho volute esprimere. D'altronde mi piace imparare sempre qualcosa da chi ne sa più di me. Un saluto sincero a tutti
Grazei di cuore per aver condiviso questi due link. Per gli argomenti trattati da Francesco Verolino, suggerisco il libro di Lindsay Adler intitolato La guida definitiva alla posa fotografica.
Tony Thorimbert invece trasporta fuori da tutta quella che può essere tecnica, educazione all'immagine. Entra in un mondo che è tanto difficile quanto vero. Fantastico.
Un'altro talent show con la ragazza che piange? Tutti a scattare in raw? Pellicola e camera oscura la lasciamo agli anziani? Ma cinque anni ad D.A.M.S di Bologna nessuno li prende in considerazione? Scusate ma quei video dopo 2 minuti li salto e basta. E parlo per me, mie considerazioni.
Ognuno, nella vita, decide per sè. Io, a differenza tua, Musicapiccinini, ho guardato quel video con occhi diversi e soprattutto con un approccio mentale diverso. Se rinunci alla mera superficie e analizzi i concetti di base che esprime, la didattica che usa e le ragioni di questo metodo, lasciando perdere la parte di narrazione “cinematografica”, racconta molto di vero. Il D.A.M.S. io non l'ho frequentato e forse è per quello che sono una mezza cartuccia che non vende a Vogue i propri scatti. Resta il fatto che la cinematografia non mi interessa. Qui si parla di fotografia, che è una cosa diversa e non mi risulta che il percorso del D.A.M.S. preveda il quinquennio di fotografia, se non quella cinematografica con post e montaggio. Nessuno dei grandi ritrattisiti italiani è diventato un nome perché ha frequentato il D.A.M.S., nemmeno Thorimbert e Verolino. Forse, un approccio aperto aiuta ad imparare, che non vuol dire tutto vero o tutto da buttare, ma saper prendere ciò che aiuta a crescere. In ultimo, io scatto in raw e mi tengo care due fotocamere a pellicola, una 35 mm e una medio formato. Devo sentirmi inadeguato? Gabbia65
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