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inviato il 04 Agosto 2020 ore 13:18
Vedo foto con focus stacking di oltre 100 scatti con insetti sempre perfettamente immobili; scatti di farfalle con le ali immobili anche a 1/10 di secondo; soli, lune, comete con dimensioni apparentemente non proporzionate agli obbiettivi usati e agli altri elementi dello scatto. Su altro social, delfini che si specchiano nettamente nel mare come neanche con uno specchio potrebbe consentire. Peraltro, non conosco se le farfalle si posano sui fiori ad ali aperte come in volo; né so con esattezza quando e per quanto tempo la rugiada mattutina congeli i movimenti degli insetti; chiedo agli esperti per questo. Mi viene però di pensare che gli animali utilizzati non sempre siano del tutto vivi; peraltro questa è una informazione generalmente assente negli scatti di questo tipo. Così come mi sembra di intuire, da profano, che alcuni scatti siano frutto della fusione di scatti diversi o di interventi selettivi dimensionali, al fine di un miglior risultato artistico. Ritengo che una bella foto è sempre una bella foto, ma non sarebbe forse più Etico dichiarare espressamente, sia per i fotoamatori sia, a maggior ragione, per i professionisti come si raggiungono certi risultati ? Interessante avere opinioni in proposito. mt |
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inviato il 04 Agosto 2020 ore 13:34
Penso che l'etica sia sempre importante. Non ho problemi con foto che vengono stravolte in post, giustamente la fotografia essendo un arte può benissimo prendere strade molto personali e artistiche. Per quanto riguarda le foto naturalistiche e di fauna bisogna stare doppiamente attenti, trovo giusto indicare il luogo in cui è stato effettuato lo scatto, ovvero indicare se è fatto in un ambiente naturale oppure in ambiente controllato. Trovo altrettanto importante che lo scatto non porti a sofferenza l'animale o altri animali e che quindi l'etica naturalistica prevalga sempre sul risultato. Purtroppo utenti inesperti spesso non si accorgono delle bacinelle utilizzate per fotografare il Martin pescatore, o ancor peggio della cavia inchiodata ad un tronco per catturare l'attacco della civetta. |
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inviato il 04 Agosto 2020 ore 16:09
Le risposte, caro Maurizio, te le fornisce il raziocinio. Solo un insetto cadavere può consentirti di scattare decine o, addirittura, centinaia di fotografie in cui e' immobile. Non esistono unici scatti con paesaggio e Luna perfettamente esposti: occorrono almeno due immagini separate e poi fuse in pp.. Non esistono fotocamere, obiettivi e tecniche, allo stato attuale, capaci di tanto! Chi sostiene il contrario dice cose non vere. E ciò è censurabile sia sul piano professionale che su quello etico. Dire il vero, viceversa, farebbe apprezzare l'onesta' intellettuale del fotografo amatoriale o professionista che sia. Concludo quotando Peda: "... giustamente la fotografia, essendo un'arte, può benissimo prendere strade molto personali e artistiche" ma sempre nella trasparenza dell'operato di chi scatta, aggiungo io. |
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inviato il 04 Agosto 2020 ore 16:21
E' una domanda che mi sono posto spesso anch'io e la risposta coincide con le tue conclusioni: sarebbe eticamente corretto dichiarare la composizione del set ma dubito che la ricerca dei "mi piace" lo permetta. Ho letto d'insetti congelati ed incollati sul set e questo non mi sembra eticamente corretto. E' vero che le temperature del mattino permettono di scattare foto a soggetti quasi immobili ma non sono convinto che questi stiano in posa così a lungo. Personalmente quando ho fotografato farfalle l'ho fatto con teleobiettivi e tempi estremamente veloci. |
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inviato il 04 Agosto 2020 ore 19:36
“ la ricerca dei "mi piace" „ sai, quando si tratta di prodotti appena introdotti sul mercato, forse si va oltre la semplice ricerca del mi piace...... e forse è necessaria una ancora maggiore trasparenza......... |
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inviato il 04 Agosto 2020 ore 20:03
“ non sarebbe forse più Etico dichiarare espressamente, sia per i fotoamatori sia, a maggior ragione, per i professionisti come si raggiungono certi risultati ? „ nì; nel senso che sarei per il sì perché non sono per la post (o pre...) produzione troppo invasiva che può stravolgere il risultato, ma, purtroppo/per fortuna, fa tutto parte del processo creativo ed è giusto che un artista decida se dichiararlo. altra questione sarebbe, quello sì, dato che si frequentano questi forum anche per migliorarsi, di dare la possibilità agli altri di sapere che tecnica hanno applicato e perché, ma mi sa che siamo a livello di micologi e pescatori, che non rivelano i loro posti "buoni" neanche sotto tortura... |
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inviato il 04 Agosto 2020 ore 20:29
Al di là dell'etica sinceramente mi sfugge il senso di falsare la realtà che dovrebbe comunque essere alla base della Fotografia. Intendiamoci, fare piccoli aggiustamenti alla scena o in post-produzione per rendere l'immagine più accattivante sono cose assolutamente normali, così come lo è applicare alcune tecniche per ottenere effetti più scenografici (esempio banale la lunga esposizione). Andare però a stravolgere quello che c'è è un'altra cosa. Per fare un esempio, se faccio una doppia esposizione mantenendo le corrette dimensioni di luna e paesaggio per me va benissimo, ma se appiccico una luna più grande sul resto della scena per me è assurdo. Allo stesso modo, se trovo un insetto morto o morente e lo fotografo nessun problema, ma se mi metto ad accoppare esseri viventi per fotografarli sto creando qualcosa che non è Fotografia. Ultimo esempio, ho visto a volte fotografi dare a dei bambini che assistevano ad una gara automobilistica delle macchinine per fare gli scatti da usare in un concorso, salvo poi ovviamente portare via la macchinina al bambino dopo lo scatto, creando non poca delusione nel malcapitato. Anche questa la considero una alterazione della realtà che non ha senso. Ovviamente se il fotografo trova alla corsa il bambino che ha la sua macchinina e lo fotografa è ben diverso, anche se magari l'immagine è uguale. Insomma, al di là dell'etica concepisco molto poco il voler ritrarre una realtà artefatta ad arte. |
user177356
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inviato il 04 Agosto 2020 ore 21:52
Io mi faccio più spesso domande sullo stato vitale delle modelle della galleria di nudo. |
user33434
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inviato il 05 Agosto 2020 ore 0:52
"Io mi faccio più spesso domande sullo stato vitale delle modelle della galleria di nudo."  |
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inviato il 05 Agosto 2020 ore 6:50
stai guardando un insetto morto, se scrivi questo ammazzi anche la foto, ecco perché nessuno lo ammetterà mai |
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inviato il 05 Agosto 2020 ore 8:21
Sugli insetti e il focus stacking posso dire qualcosa; premetto che non amo alterare l'ambiente naturale, o utilizzare fondi finti ecc. Molto di rado sono riuscito a fare focus stacking vero (con più di 8-10 scatti) ad insetti vivi e semplicemente bloccati dal freddo della notte; in quei casi ti serve che non ci sia nemmeno un filo d'aria, e questo è possibile solo al mattino presto e non sempre. Tuttavia mi capita spesso di riuscire ad ottenere 2-3 scatti sufficientemente fermi da poter essere montati; se non sei troppo vicino al soggetto inquadrato, spesso i risultati sono già abbastanza buoni e un buon sharpening eseguito con attenzione è più che sufficiente a concludere l'opera. Oltre tutto, se non fai troppi scatti riesci anche ad ottenere sfondi sfocati al punto giusto e con una gradualità ancora naturale. Focus stacking con 18-20 scatti su insetti l'ho eseguito solo su soggetti morti (non li ho uccisi io, lo giuro ). A parte la battuta, erano per lo più soggetti di un lavoro che ho portato avanti negli ultimi anni sugli insetti che rimangono invischiati nella resina delle conifere, come le famose inclusioni in ambra; ma è chiaro che in questi casi non hai mai problemi. |
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inviato il 05 Agosto 2020 ore 8:46
Mettere assieme l'uccisione di animali, insetti o altro con una pp spinta e falsante della realtà, mi sembra fuorviante, è impossibile dare un giudizio unico. Fabio. |
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inviato il 05 Agosto 2020 ore 9:24
Grazie per la tua opinione Daniele, basata su specifica competenza. In sostanza, se capisco bene, quanto ci si vanta di foto ottenute con 150 scatti la possibilità che l'insetto sia vivo sono minime; rimane il dubbio se l'insetto era già deceduto, eticamente ancora accettabile, o se invece è stato ucciso apposta, eticamente assolutamente non accettabile. Certamente, però credo che si possa affermare che chi effettua questo tipo di scatti, specie se professionista, ha il dovere di rappresentare come la foto è stata ottenuta, a maggior ragione quando riguarda materiale appena uscito sul mercato. |
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inviato il 05 Agosto 2020 ore 14:32
C'è da dire che io lavoro in modo mooolto "artigianale"; non ho una slitta micrometrica e ho cercato di raggiungere una certa sensibilità nel variare minimamente la focheggiatura, tra uno scatto e l'altro, manualmente. Se però ci si attrezza con slitta motorizzata, i tempi diminuiscono notevolmente e forse, alla fin fine, alcune di quelle foto che citavi potrebbero essere fatte in natura su soggetti vivi e semplicemente intorpiditi dal freddo della notte (anche se 100 scatti la vedo comunque dura). |
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inviato il 05 Agosto 2020 ore 15:03
“ stai guardando un insetto morto, se scrivi questo ammazzi anche la foto „ Non è detto; dipende da quello che cerchi di mostrare e come lo realizzi. A me è capitato di fotografare alcuni insetti morti, di una nuova specie, raccolti in Vietnam a scopo di ricerca; le foto erano per l'articolo scientifico che istituiva appunto la nuova specie; erano foto normalissime, ma se vai a vedere quelle di Fabio Lena (lo trovi qui su juza come Falena) resti a bocca aperta. Lui è il primo ad ammettere che i suoi soggetti sono morti, e lo si vede anche dalla tipologia di foto; d'altra parte sono animali per lo più esotici e credo che almeno in parte provengano da collezioni scientifiche. Se poi si tratta di specie protette, per pubblicare serenamente le foto di esemplari morti devi anche essere in grado di dimostrare, ad un eventuale controllo, che non si tratta di materiale catturato vivo in natura; insomma, alcune regole da rispettare anche ci sarebbero se le si vuole seguire. Contrariamente a quello che fanno (purtroppo) parecchi fotografi amatoriali, spesso gli entomologi che si occupano di ricerca e di curatela delle collezioni, raccolgono esemplari già morti o morenti; per lo più questo materiale presenta qualche "segno di vita vissuta" (un piccolo strappo ad un'ala e cose simili ma irrilevanti dal punto di vista scientifico), ma non è così raro, soprattutto tra quelli più robusti come i coleotteri, trovare esemplari perfetti; se poi mostrano anche colorazioni particolari e vengono fotografati con la tecnica, l'attrezzatura e la maestria di Falena, diventano veramente spettacolari (e quelle foto mantengono, anzi aumentano, il proprio valore scientifico). |
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