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Un inquietante riassunto legge-fotografia.


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avatarsenior
inviato il 28 Luglio 2020 ore 20:20    

Io sono rimasto allibito e voglio fare notare che le pene cui ci si espone per illecito penale sono veramente esagerate rispetto a quanto avviene ad esempio a chi spaccia o a chi ruba. Non credo esista una corretta proporzionalità nel sistema legislativo italiano.

www.google.com/amp/s/www.laleggepertutti.it/152991_fotografare-di-nasc

avatarsenior
inviato il 28 Luglio 2020 ore 20:34    

Il problema é legato al fatto che con internet molti pensano di poter fare tutto,prendere in giro gli altri, metterli alla gogna on line o comunque diffondere immagini in continuazione che possono ledere anche la privacy.
La legge é ovviamente tarata sui casi più gravi

avatarsenior
inviato il 28 Luglio 2020 ore 20:48    

La parte che mi ha sconvolto di più é quella relativa alle fasi di scatto della fotografia, più che a quelle relative alla fase di eventuale pubblicazione.

avatarsenior
inviato il 28 Luglio 2020 ore 20:58    

Ci nutriamo quotidianamente di difesa della privacy,ed ecco che arriva un tizio e ti fotografa di nascosto.Moralmente è una cosa molto discutibile,per usare un eufemismo senza usare torpiloqui.

avatarsenior
inviato il 28 Luglio 2020 ore 21:42    

Non c'é privacy se sei in un luogo pubblico! Se uno vuole la privacy sta in un luogo privato.
Questa nuova religione della privacy ha veramente rotto l'anima. É una cosa da malattia mentale cui é stato data troppa retta.

avatarsenior
inviato il 28 Luglio 2020 ore 22:06    

Non sarei così preoccupato, ma capisco che la pubblicazione della dott.sa Coppola, forse un po' troppo allarmistica, possa creare sconcerto.
Sono esaminati due casi molto diversi tra loro. Il primo fa riferimento alla sentenza Cass.Pen, sez. I Pen., n. 9446 del 2018. Detta pronunzia ha riguardato il caso di un individuo che, seduto su una carrozzella, ha filmato con il suo cellulare una donna sia quando è entrata in un supermarket, sia in tutti i suoi spostamenti all'interno dei vari reparti. Questa attività, di cui la donna non si è mai accorta, non è invece sfuggita all'attenzione dei "vigilantes" del supermarket che hanno individuato i due protagonisti, fermando l'attività del primo ed avvisando la seconda. La donna ha quindi sporto denunzia querela, il cellulare è stato sequestrato e successivamente si è giunti alla condanna in primo e secondo grado dell'uomo per il reato di molestie (reato previsto e punito dall'art. 660 c.p.). Il difensore dell'uomo ha fatto ricorso avanti alla Corte Suprema sostenendo l'insussistenza del reato in quanto la condotta asseritamente posta in essere dall'indagato non aveva invaso la libera determinazione della persona offesa, non aveva recato molestia o disturbo alla stessa, non essendosi la donna accorta di nulla, tanto che la denuncia veniva sporta sulla base di quanto era stato visto dai vigilanti addetti alla sicurezza del supermercato. La Corte di cassazione, con una pronunzia a mio avviso ineccepibile, ha rigettato il ricorso spiegando che la tutela della persona offesa dal reato di molestie è solo riflessa, in quanto il bene principale garantito dal reato è quello dell'ordine pubblico: "Essendo oggetto di tutela la tranquillità pubblica per l'incidenza che il suo turbamento ha sull'ordine pubblico, l'interesse privato individuale riceve una protezione soltanto riflessa, sicché la tutela penale viene accordata anche senza e pur contro la volontà delle persone molestate.". Sulla scia di diversi altri analoghi precedenti la Cassazione ha statuito: "... che, ai fini della sussistenza del reato previsto dall';art. 660 cod. pen., la molestia o il disturbo devono essere valutati con riferimento alla psicologia normale media, in relazione cioè al modo di sentire e di vivere comune, cosicché nell';ipotesi in cui il fatto sia oggettivamente molesto o disturbatore, è del tutto irrilevante che la persona offesa non abbia risentito alcun fastidio (Sez. 5 n. 7355 del 23/05/1984, De Gasperi, Rv. 165668; Sez. 1 n. 18145 del 2/04/2014, Cristodero, n.m.)."
La seconda fattispecie penale di cui parla la dott.sa Coppola è quella inquadrabile nel reato di cui all'art. 615 vis c.p., che punisce severamente l'attività di colui il quale si ingerisce nella vita privata delle persone (in genere personaggi molto noti) riprendendole in momenti della loro vita privata e all'interno delle loro proprietà. Nonché l'attività di chi pubblica queste immagini. Una norma introdotta nel lontano 1974 a causa del proliferare di giornali e riviste a carattere scandalistico e che è presente in tutti gli ordinamenti.

avatarsenior
inviato il 28 Luglio 2020 ore 22:14    

Tanto per chiarire ci sono foto in cui persone vengono prese in modo ridicole o in modo che appaiono male.
Spesso ho visto foto con prese in giro di persone per la loro fisicita, ultimo caso sulla pagina FB di una palestra.
Tutto ciò per dire che certi assolutismi sono fuori luogo, gran parte qui fanno fotine, non cronica o chissà che lavori e se una persona non vuole che la propria immagine appaia on line ne ha il diritto.
Come fotografi dobbiamo iniziare a pensare a cosa e come pubblichiamo, ma soprattutto dovremmo imparare il rispetto

avatarsenior
inviato il 28 Luglio 2020 ore 22:14    

Come se non bastasse....
È ormai fuori discussione che memorizzare una fotografia dove una persona è riconoscibile su un qualsiasi supporto, si configura senz'altro come trattamento di un suo dato personale.
Con tutte le limitazioni, gli obblighi, le prerogative (dell'interessato) e le eventuali sanzioni del caso...

avatarsenior
inviato il 28 Luglio 2020 ore 22:18    

Comunque credo sia difficile venire sanzionati per una normalissima foto a meno di situazioni particolari

avatarsenior
inviato il 28 Luglio 2020 ore 22:20    

Esatto Matteo... Concordo su tutti i tuoi interventi.

Non me ne volere Nessun, giudico solo l'articolo come da richiesta topic ovviamente, ma anche alla luce della bella spiegazione di Fabio (che ringrazio per aver subito dato corpo a quello che già vagamente pensavo) io ho francamente trovato il pezzo ripetitivo, lacunoso, confusionario, poco specifico. Praticamente un clickbait, siamo onesti.

Per fare un esempio pratico, è un articolo esattamente come quelli che mi uscivano mentre cercavo di capire se e come potessero scattare controlli dopo eventuali modifiche, pur legittime e comprovabili, al 730 precompilato: mi sono impantanato in tutta una serie di fuffa con cui ho perso più tempo delle (poche, ovvie e ridondanti) informazioni che ho trovato.

Fare un ritratto rispettoso della persona, un ritratto singolo al volo a qualcuno, senza scopo di lucro, pur senza chiedere il permesso, in un luogo pubblico, credo che MOLTO difficilmente possa portare a pronunce della cassazione analoghe a quella del primo dei due casi in esame.

avatarsenior
inviato il 28 Luglio 2020 ore 22:35    


Comunque credo sia difficile venire sanzionati per una normalissima foto a meno di situazioni particolari

Lo penso anch'io, altrimenti venderei tutto.... Sorriso

avatarsenior
inviato il 28 Luglio 2020 ore 22:59    

Il fatto e' che i potenti e i criminali (che a volte sono le stesse persone) non hanno piacere che per sbaglio li si ritragga in qualche situazione che dovrebbero poi giustificare, cosi' si sono inventati la privacy, il gdpr e altre leggi assurde per potersi nascondere.

user177356
avatar
inviato il 28 Luglio 2020 ore 23:42    

Io sarei invece favorevole ad una draconiana limitazione del diritto di fotografare le persone. Lascerei la possibilità di ritrarre (in modo riconoscibile) soggetti che non hanno dato il proprio esplicito assenso solo se la loro immagine costituisce un elemento secondario della foto e solo se quella foto ritrae altri soggetti che il consenso l'hanno prestato (ad esempio, i passanti sullo sfondo in un servizio fotografico matrimoniale).

Unica eccezione: le forze di polizia, che dovrebbero anche essere sempre identificabili con un codice personale sulla divisa, leggibile da almeno 20 metri di distanza.

Riguardo ai "potenti", onestamente di ciò che fanno al di fuori del loro ruolo istituzionale non m'importa nulla. Se si tratta di un reato, ci penserà la magistratura. A me per giudicarli mi bastano e avanzano le dichiarazioni pubbliche, i tweet, i post su FB, e soprattutto i risultati del loro lavoro.

avatarsenior
inviato il 29 Luglio 2020 ore 3:56    

Esattamente in un giorno di Ferragosto di tre anni fa stavo fotografando una piazza appena passate le otto di mattina con l'idea di non inquadrare persone. In quella erano comparsi un gruppetto di vigili urbani che stavano andando a prendersi il caffé in orario di lavoro. Hanno pensato fotografassi loro. Si è staccato un ciccione che con modi inurbani mi ha diffidato di fotografarli. Gli ho fatto vedere che ho cancellato le foto.
Resta il fatto che gli allegri sodali si erano allontanati dal luogo di lavoro...Sorry

avatarsenior
inviato il 29 Luglio 2020 ore 7:47    

Ti prego dimmi che sei poi andato a recuperare immediatamente le foto cancellate dalla scheda!!!


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