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fino a che punto si può considerare fotografia?


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avatarsenior
inviato il 14 Luglio 2020 ore 14:25    

Quando ho iniziato a fotografare, ai tempi della pellicola, in fase di ripresa al massimo si cercava di misurare l'esposizione nella maniera più accurata possibile, facendo dei ragionamenti basati sulla propria esperienza, poi c'era la camera oscura, dove si cercava di aggiustare le cose (allora non si chiamava post produzione).
In camera oscura si cercava tramite provini la giusta esposizione, eventualmente si cambiava la gradazione della carta, se si voleva proprio strafare, si ricorreva ad una mascheratura.
Oggi le possibilità di modifica e correzione sono enormi, però mi chiedo fino a che punto stiamo "aggiustando" una foto e quando invece stiamo facendo pura elaborazione grafica.
Faccio un esempio: scatto una foto ad un panorama cittadino in controluce.
Ho scattato quella foto perché mi ha colpito l'inquadratura ed i contrasti del momento, magari a mezzogiorno non mi avrebbe detto niente.
Quando lavoro il RAW inizio a correggere luci ed ombre, poi mi fermo, ci rifletto e torno (in parte) indietro. Se volevo che si vedesse tutto, perché magari volevo documentare determinate architetture, sarei andato lì non certo al tramonto, ed avrei avuto un foto, magari più piatta, ma piena di dettagli. Invece sono stato colpito da quella inquadratura con quella luce e, magari tirando fuori qualche dettaglio in più, cerco di rispettare quello che avevo visto.
Per esempio non sopporto certi HDR spinti, quelli con i paesaggi notturni dove si vede tutto, manco avessero illuminato un intero paese con centinaia di riflettori, piazzati perfettamente uno ad uno.

user177356
avatar
inviato il 14 Luglio 2020 ore 18:20    

Anche io ho iniziato a fotografare con la pellicola, essendo nato negli anni '60.

Oggi agisco sempre con la postproduzione già in mente. Anzi, direi che l'obiettivo delle mie uscite è "acquisire materiale per la postproduzione". A me l'idea di essere un grafico che usa i files fotografici come materiale va benissimo, anzi mi soddisfa molto di più che fotografare.

Va anche detto che io faccio quasi esclusivamente foto di architettura e paesaggio urbano, per cui è possibile (ma spesso necessario) "pensare" la foto in anticipo, molto prima dello scatto. In altri termini, non scatto mai sulla base dell'istinto o della sollecitazione del momento.

avatarsenior
inviato il 14 Luglio 2020 ore 23:03    

Senza entrare nella solita discussione post si o post no, ognuno avrà il suo limite, provo a dare un piccolo suggerimento.
In questi casi conviene scattare in raw+jpeg in modo da avere comunque un riferimento, in questo modo dopo la post possiamo confrontarlo col jpeg ed eventualmente correggere se ci siamo fatti prendere troppo la mano.

avatarjunior
inviato il 14 Luglio 2020 ore 23:26    

Anch'io la penso in buona parte come Fileo,
ho quasi sessant'anni e ho iniziato a fotografare da ragazzino nei primi anni settanta. facevo foto bianco e nero che sviluppavo e stampavo oppure diapositive dove la post-produzione proprio non esisteva.
Quando vedo certe foto la prima impressione è che siano molto belle poi ripensandoci mi rendo conto che non è la realtà, sono irreali come gli effetti speciali di certi film e a questo punto, per me ribadisco, non è più fotogafia ma qualcosa di simile.
Con questo non biasimo chi lavora molto di post-produzione, anzi ammiro le loro capacità, ma non fa per me.

avatarsenior
inviato il 14 Luglio 2020 ore 23:33    

Anch'io sono degli anni 60 e posso dire che il 90 % delle foto analogiche fatte con tanto amore esperienza, camera oscura e ragionamenti facevano cag.are.
Inoltre era pieno di id.ioti spocchiosi che la menavano all'infinito con le loro inarrivabili Nikon e le pellicole e gli inganditori e i santi e le madonne. E poi facevano foto terrificanti.
È ora di finirla con questi ragionamenti del si stava meglio quando si stava peggio.
La fotografia non è cambiata. Esiste sempre quella buona e quella pessima. Analogica o digitale che sia.
Una volta però era più facile vendere fumo.

user84767
avatar
inviato il 14 Luglio 2020 ore 23:34    

Quando usavo pellicola per dia Kodakchrome 64 0 25, con il sole alle spalle, sottoesponendo di 2/3 di stop ottenevo cieli strasaturi e colori intensissimi, allora però nessuno lamentava la poca naturalezza, anzi.....

avatarsenior
inviato il 15 Luglio 2020 ore 8:25    

Non volevo dire che era meglio una volta, anzi, ora ci sono molte più possibilità, si lavora con più velocità (undo invece di buttare nel cestino un'ora di lavoro).
Da quando è nata la fotografia è sempre esistita la possibilità di correggere in parte i risultati in camera oscura, però, fare dieci scatti in HDR per avere un panorama notturno irreale dove si distingue tutto, ma proprio tutto, o magari appiccicare un cielo con le nuvole ad una foto scattata in una giornata serena, mi sembra che vada un po' oltre.

avatarsenior
inviato il 15 Luglio 2020 ore 8:28    

non c'entra nulla RAW o JPG, in entrambi i casi si può post produrre a piacimento.


avatarsenior
inviato il 15 Luglio 2020 ore 8:41    

."Inoltre era pieno di id.ioti spocchiosi che la menavano all'infinito con le loro inarrivabili Nikon e le pellicole e gli inganditori e i santi e le madonne."

Perché, adesso no?MrGreen

avatarsupporter
inviato il 15 Luglio 2020 ore 8:43    

È una questione che abbiamo discusso spesso qui sul forum. Dal mio personale punto di vista non si arriva mai a chiudere la discussione perché nel concetto di fotografia entrano implicitamente valori soggettivi e quindi quando osserviamo le fotografie altrui abbiamo aspettative diverse.

Non è tanto la definizione, scrivere con la luce, il problema. Perchè quella è una attività. Nè lo strumento con cui si esegue l'attività, pellicola o software di postproduzione.

È l'obiettivo che ha chi espone la foto e comunica e chi guarda la foto e interpreta, il tema di fondo.

Se questi divergono, per uno dei due non sarà fotografia.

E questi spesso divergono su un assunto: che la foto debba o meno riprodurre fedelmente la realtà osservata e catturata con un singolo scatto (reale senza artefatti, es: reportage), rappresentare in modo evocativo ma ragionevole una realtà osservata (realistica ma artistica, es: paesaggio con una cascata a effetto seta), o dipartire dalla realtà (costruita, es: fotomontaggi).

Il processo di produzione digitale aumenta le possibilità di andare oltre il primo stadio e rende manifesto un dibattito (la foto “photoshoppata) che è sempre esistito

avatarsenior
inviato il 15 Luglio 2020 ore 8:47    

però mi chiedo fino a che punto stiamo "aggiustando" una foto e quando invece stiamo facendo pura elaborazione grafica.


la stessa cosa cosa si può dire in ambito analogico, il fatto che fosse solo più laborioso fare delle manipolazioni non vuol dire nulla, il concetto di base è lo stesso, ad esempio basta guardare certi lavori di Mimmo Jodice degli anni 70.

avatarsenior
inviato il 15 Luglio 2020 ore 8:52    

."Inoltre era pieno di id.ioti spocchiosi che la menavano all'infinito con le loro inarrivabili Nikon e le pellicole e gli inganditori e i santi e le madonne."


i disadattati sono sempre esistiti...MrGreen

avatarsenior
inviato il 15 Luglio 2020 ore 9:25    

."Inoltre era pieno di id.ioti spocchiosi che la menavano all'infinito con le loro inarrivabili Nikon e le pellicole e gli inganditori e i santi e le madonne."

Perché, adesso no?MrGreen


Cool

Sfondi una porta aperta: ricordo quando incontravo i nikonisti che guardavano schifati la mia Topcon e chiedevano "ma che è russa?".

avatarsenior
inviato il 15 Luglio 2020 ore 10:18    

Il limite fra fotografia ed elaborazione secondo me è nella rappresentazione del mood della scena ... una foto per rappresentare ciò che vedevo, può richiedere una postproduzione molto spinta: in montagna quando si fa un panorama con cielo coperto e un unico raggio di sole che illumina una vetta, difficilmente il raw come esce sarà rappresentativo di ciò che io vedevo ... ecco allora che andando a schiarire e scurire determinate parti del fotogramma e andando ad esagerare il contrasto fra il panorama coperto dalle nuvole e la vetta illuminata, chi guarda la foto sarà colpito proprio da quel raggio di sole sulla vetta, anche se magari la foto elaborata sarà palesemente diversa dalla realtà del momento in cui è stata scattata, ma renderà bene il mood del momento ripreso
Se ci pensiamo, anche lo sfuocato in un ritratto è la rappresentazione elaborata di un messaggio: "ecco il mio soggetto!" ... rende ciò che io vedevo, ovvero il mio soggetto al centro della mia attenzione visiva, pur essendo una foto ben diversa dalla realtà (non so voi,cma io se son sobrio non vedo sfuocato nè vicino nè lontano)

avatarsenior
inviato il 15 Luglio 2020 ore 10:21    

Elaborazioni atte invece a rendere wow una scena "normale" sono "oltre" il mio personale limite e vanno a diventare "grafica computerizzata"

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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