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'Camera' chiara e 'camera' oscura sono la stessa 'camera'?


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user90373
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inviato il 29 Marzo 2020 ore 10:00    

Su gentile invito:
@ Francesco Fasulo
Fondate forum dal titolo "io mi sporcavo le mani con sviluppo fissaggio e blablalabla": che marroni (nel senso delle castagne)
Repetita NON iuvant

in:
www.juzaphoto.com/topic2.php?l=it&t=3520559&show=last#20005909

Ferme restando le analogie "dell'atto fotografico", per realizzare il prodotto finale siamo proprio sicuri si stia facendo lo stesso lavoro?

avatarsenior
inviato il 29 Marzo 2020 ore 13:26    

Forse sbaglio,ma la penso così: è tanta la differenza tra la Camera Oscura,fondamentalmente Chimica,con tutte le derivazioni,e la Camera chiara,essenzialmente elettronica. Se pensiamo ai vecchi dagherrotipi,o altri supporti pre-pellicola ,poi impallidiremmo,oggi,con i bagni al mercurio ed altro.Da appassionato del B/N,devo dire una cosa:forse lì,l'immagine chimica ha ancora qualcosa in piu,però,bisogna essere all'all'altezza della situazione,non è per tutti,perchè le varianti esposizione/trattamento sono innumerevoli,idem per la stampa,e sono frutto di lunghe esperienze e quaderni pieni di appunti.Lasciamo poi perdere il processo Lith. È chiaro che con l'evolversi delle fotocamere,si evolve parallelemente anche il trattamento dell'immagine ricavata dalla fotocamera.Chi ci dice che tra 20 anni anche questo metodo sarà superato?? Il concetto di Fotografia sarà sempre quello di "scrivere con la luce", sia esso con una macchina da scrivere ,o con un computer o altra possibile tecnologia futura.il risultato dovra sempre essere una immagine fotografica. Parere personalissimo,ovviamente.

avatarsenior
inviato il 29 Marzo 2020 ore 13:38    

Secondo me:
La camera oscura sta alla scultura come la camera chiara sta alla stampa 3D.
Chi disegna al computer e poi realizza la stampa con una stampante 3D per me non è uno scultore.

user176804
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inviato il 29 Marzo 2020 ore 16:46    

Amici con le mani sporche
Secondo voi una pellicola scaduta 30 anni fa si puote utilizzare?

user90373
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inviato il 29 Marzo 2020 ore 17:42    

@ Francesco Fasulo
Amici con le mani sporche
Secondo voi una pellicola scaduta 30 anni fa si puote utilizzare?

E' l'ideale per un vero, originale, sorprendente (nel senso che potrebbero esserci sorprese) effetto vintage.

user176804
avatar
inviato il 29 Marzo 2020 ore 17:57    

Veramente? Anke 30 si?
Ho letto regola sovraesporre 1 stop per dieci anni di scadenza. Ripetuto da più parti. È vera?

avatarsenior
inviato il 30 Marzo 2020 ore 14:09    

A chi dobbiamo chiedere ?Serve la planimetria dell'immobile.Non so se si puo' fare,due camere in una,
cucina-bagno,cucina-letto,chiara,scura,soggiorno-studio.Se c'è un monitor in teoria andrebbe regolato in base alla luce dell'ambiente,forse anche l'ambiente adattato in base alla luce della camera.
Non sono sicuro, ma penso anche che qualche cautela possa servire durante lo sviluppo della pellicola,ma ho sentito teorie controverse anche sulla luce naturale o artificiale.
Dovrebbe esserci perfino un film "Chiara e lo scuro".
Non serve perdersi nei giochi di parole e ragionamenti futili e anzi potrebbe senza il condizionale esserci dell'oscurantismo ,in tutto questo rispetto una visione molto piu' ampia.
Forse è molto piu' complicato regolare le luci tramite software e via computer o abbassare l'intensità della corrente con un un pulsante, che all'aperto,ma forse.....

avatarsenior
inviato il 30 Marzo 2020 ore 20:21    

Francesco,io penso tu la possa utilizzare.Ovviamente,non aspettarti risultati eclatanti,ma sorprendeti da certi punti di vista, si. Purtoppo,la memoria non è piu quella di una volta,ma ricordo benissimo un articolo su "Fotografare",quella vera,di Ciapanna,sul tema.Adesso se ti dico qualcosa potrei anche citare castronerie,ma mi sembra di ricordare qualcosa come Cross Processing o Solarizzazione. Ora non si sentono quasi piu,ma i patiti delle vecchie Holga o Diane 6x6,cercavano vecchie pellicole per i loro scatti. Cmq, prova,e magari facci sapere.

user176804
avatar
inviato il 30 Marzo 2020 ore 20:36    

Grazie andross problema è che non posso andare a 10km per recuperarle

user90373
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inviato il 14 Aprile 2020 ore 17:26    

Per chi ritenesse ne valga la pena si potrebbe continuare qui partendo da quà:

www.juzaphoto.com/topic2.php?l=it&t=3520559&show=15

@ Flyer
per giustificare prese di posizione al limite del talebano, si cerca di inventare un confine immaginario a questa PP, stabilendo a priori dove essa comincia: esclusivamente dopo il rientro a casa del fotografo, dopo aver acceso il PC.

Per la serie:
se voglio saturare i colori cambiando le curve in photoshop, è PP.
se voglio saturare i colori cambiando pellicola (Kodachrome al posto di Sensia), non è PP.
se voglio ottenere l'effetto panning con un filtro di Affinity Photo, è PP.
se voglio ottenere l'effetto panning spostando la macchina fotografica, non è PP.


Bravissimo!
Vede che in fondo non è poi così difficile da capire.


avatarsenior
inviato il 14 Aprile 2020 ore 18:26    

Vedo che si continua imperterriti a voler confondere lo strumento con il suo abuso; ma di questo passo continuerete a ricevere risposte del tipo: "ma queste cose si facevano anche nell'ottocento".
E chi vi risponderà così avrà perfettamente ragione, perché gli intenti non sono cambiati, sono cambiati strumenti e procedimenti per metterli in pratica.
Mi spiego:
40 anni fa guardavate il negativo per rivedere la foto del matrimonio? No
Oggi guardiamo il RAW per rivedere la foto di matrimonio? No

Quindi il lavoro di dare più luce sotto l'ingranditore alle zone scure del negativo, o di schermare le zone più chiare, o la scelta di una carta più o meno contrastata, o di modificare la procedura di sviluppo e la concentrazione dei reagenti per ottenere una grana più fine, oggi si fa con altri strumenti e procedure, ma l'intento rimane tale.

C'è però anche l'altra faccia della medaglia:
40 anni fa si potevano taroccare le foto e mettere un vestito là dove Marilyn Monroe appariva nuda? Si
Oggi si potrebbe fare la stessa cosa? Si

Stesso discorso di cui sopra, ma intenti differenti; allora qual'è il problema, la tecnologia o l'uomo?

se voglio saturare i colori cambiando le curve in photoshop, è PP.
se voglio saturare i colori cambiando pellicola (Kodachrome al posto di Sensia), non è PP.

Peccato che questo sia un discorso del cavolo: chiedete a Raamiel se non è vero che con la giusta taratura tutti i sensori restituiscono gli stessi colori? Allora significa che se voglio quei determinati colori e saturazione senza che lo si possa chiamare PP devo per forza tarare il sensore ogni volta prima dello scatto? Ma siamo fuori di melone!?!
E che differenza c'è col tarare i valori dopo lo scatto, dal momento che in entrambi i casi si tratta di variazioni numeriche?
Questi discorsi mi convincono sempre di più che la vera taratura sta nella mente di chi si arrovella su queste differenze che sono solo linguistiche e nulla più.

se voglio ottenere l'effetto panning con un filtro di Affinity Photo, è PP.
se voglio ottenere l'effetto panning spostando la macchina fotografica, non è PP.

Su questo invece sono già d'accordo, ma se non si comprende la differenza tra i due casi è inutile continuare a discutere.

avatarsenior
inviato il 14 Aprile 2020 ore 19:37    

La diversità delle tecnologie fa sì che la scelta della pellicola faccia parte della fase di produzione mentre quella di una curva, un profilo colore o una conversione in b&n (salvo eccezioni, tipo Leica monochrome) facciano parte della post produzione.
Non credo proprio che chi usa il digitale debba porsi qualche problema : fa parte di quella tecnologia.
Il discorso del panning è diverso perché in digitale è ottenibile in macchina o con filtri..ma anche qui ciascuno farà come meglio crede.

Dietro le discussioni come quella linkata sopra "pp o non pp" in realtà si nascondono diversi approcci, alcuni più legati alla foto tradizionale altri meno.
Credo comunque che coloro i quali, pur essendo legati alla fotografia a pellicola, usino quella digitale, si siano accorti o si accorgeranno di avere tra le mani uno strumento diverso.

user90373
avatar
inviato il 14 Aprile 2020 ore 22:13    

@ Simone Rota
La diversità delle tecnologie fa sì che la scelta della pellicola faccia parte della fase di produzione mentre quella di una curva, un profilo colore o una conversione in b&n (salvo eccezioni, tipo Leica monochrome) facciano parte della post produzione.

Sono d'accordo.

Credo comunque che coloro i quali, pur essendo legati alla fotografia a pellicola, usino quella digitale, si siano accorti o si accorgeranno di avere tra le mani uno strumento diverso.

E qua ancor di più.

avatarsenior
inviato il 14 Aprile 2020 ore 22:39    

E' evidente il fatto che catturando il segnale luminoso con supporti tecnologici differenti, saranno differenti anche le tecnologie per rendere osservabile l'immagine, così come saranno diverse le procedure per ottenere risultati particolari, vedi il discorso fatto sopra a proposito di una determinata saturazione dei colori; ma se escludiamo dal discorso tutto ciò che va ad aggiungere o togliere interi pacchetti di dati rispetto a quelli registrati, cioè il fotoritocco vero e proprio se non il fotomomtaggio, limitandoci invece a considerare la normale variabilità dei risultati che pure c'era anche con le scelte basilari di camera oscura, la domanda iniziale del 3d diventa assolutamente oziosa, perché è evidente che ciascuna tecnologia fornirà strumenti propri (e spesso esclusivi) anche solo per avere una stampa più o meno contrastata; basta questo per definire che una delle due tecnologie è la vera e unica fotografia?
Ma poi, se la parola fotografia significa "scrivere con la luce", estrai il negativo dalla fotocamera e mostrami cosa ha scritto la luce, eccheccaspita! Come dici, non puoi farlo perché ti servono i reagenti chimici e quelli che hai sono scaduti? Ma che c'entra la chimica, non è la luce che ha scritto quella foto? E intanto il tempo passa! Come sarebbe a dire che ti serve la carta di una certa gradazione perché le foto le vuoi un po' più contrastate, ma al negozio quella gradazione l'hanno finita e aspetti la nuova fornitura; ma scusa, ma la luce non aveva già scritto quella foto l'altro ieri? Perché vuoi contrastare a modo tuo quello che ha scritto la luce? E potremmo continuare per ore... anzi, per mesi, ma intanto se non postproduci chimicamente il negativo, con tutta la variabilità di risultato dovuta al tuo modo di manipolare carte e chimici, quello che la luce ha scritto giorni fa non lo vedremo mai!
Insomma, diventa surreale voler appioppare il termine "postproduzione" ad una tecnologia e non ad un'altra; tutto ciò che interviene dopo lo scatto e che può apportare qualche variabilità al risultato finale è postproduzione, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata.
Ma anche la diatriba tra le scelte tecnologiche che con la pellicola andavano fatte a monte dello scatto (vedi la scelta della pellicola stessa in base alla resa di colore, sensibilità e grana ecc., o all'uso dei filtri colorati per il BN), mentre il digitale ci offre la possibilità di farle dopo lo scatto, è un assurdo, perché quelle scelte non hanno nulla a che fare col modo di agire della luce, ma con le caratteristiche (e spesso coi difetti) della tecnologia che scegliamo di utilizzare per registrare quella luce, e ciascuna delle due tecnologie ha un modo più adeguato (più adeguato per sé stessa, beninteso, non rispetto all'altra) per risolvere il medesimo problema, anche se non sarà identico al modo dell'altra tecnologia. Ma chissenefrega! Quando operiamo quella scelta, lo facciamo perché dobbiamo risolvere un problema tecnologico o perché ce lo impone la luce di usare per forza quel metodo?

user90373
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inviato il 14 Aprile 2020 ore 22:52    

Quindi, signor @ Ferrari , lei mi sta dicendo che se al mattino prendo ed esco con la bicicletta e la macchina fotografica analogica invece di salire in auto con una fotocamera digitale sto già facendo post-produzione?

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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