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I promessi sposi


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avatarsenior
inviato il 29 Febbraio 2020 ore 14:59    

Condotti dal filo della nostra storia, noi passiamo a raccontar gli avvenimenti principali di quella calamità; nel milanese, s'intende, anzi in Milano quasi esclusivamente: ché della città quasi esclusivamente trattano le memorie del tempo, come a un di presso accade sempre e per tutto, per buone e per cattive ragioni. E in questo racconto, il nostro fine non è, per dir la verità, soltanto di rappresentar lo stato delle cose nel quale verranno a trovarsi i nostri personaggi; ma di far conoscere insieme, per quanto si può in ristretto, e per quanto si può da noi, un tratto di storia patria più famoso che conosciuto. Delle molte relazioni contemporanee, non ce n'è alcuna che basti da sé a darne un'idea un po' distinta e ordinata; come non ce n'è alcuna che non possa aiutare a formarla . (Cit.) Solo per coloro che hanno voglia di leggere insieme. Avremo tanto tempo. Scrivere è già stato scritto, non occorre in questo post aggiunger altro.

avatarsenior
inviato il 29 Febbraio 2020 ore 16:05    

La scoperta.

Il protofisico Lodovico Settala, ché, non solo aveva veduta quella peste, ma n'era stato uno de' più attivi e intrepidi, e, quantunque allor giovinissimo, de' più riputati curatori ; e che ora, in gran sospetto di questa, stava all'erta e sull'informazioni, riferì, il 20 d'ottobre, nel tribunale della sanità, come, nella terra di Chiuso (l'ultima del territorio di Lecco, e confinante col bergamasco), era scoppiato indubitabilmente il contagio. Non fu per questo presa veruna risoluzione, come si ha dal Ragguaglio del Tadino (Pag. 24.). Ed ecco sopraggiungere avvisi somiglianti da Lecco e da Bellano. Il tribunale allora si risolvette e si contentò di spedire un commissario che, strada facendo, prendesse un medico a Como, e si portasse con lui a visitare i luoghi indicati. Tutt'e due, " o per ignoranza o per altro, si lasciorno persuadere da un vecchio et ignorante barbiero di Bellano, che quella sorte de mali non era Peste " (Tadino, ivi.); ma, in alcuni luoghi, effetto consueto dell'emanazioni autunnali delle paludi, e negli altri, effetto de' disagi e degli strapazzi sofferti, nel passaggio degli alemanni. Una tale assicurazione fu riportata al tribunale, il quale pare che ne mettesse il cuore in pace. (cit)

avatarsupporter
inviato il 29 Febbraio 2020 ore 17:45    

In effetti, se nn ricordo male la parte "storica" del romanzo, (che ho amato moltissimo quando hanno smesso di farmelo studiare a scuola!) la peste fu proprio portata in Italia dai Lanzichenecchi, i mercenari tedeschi; le pessime condizioni igieniche dell'epoca unite all'ignoranza pressoché totale in ambito medico fece il resto, con un bilancio finale di milioni di morti in tutta Europa.

avatarsenior
inviato il 29 Febbraio 2020 ore 19:15    

La conferma

Ma arrivando senza posa altre e altre notizie di morte da diverse parti, furono spediti due delegati a vedere e a provvedere: il Tadino suddetto, e un auditore del tribunale. Quando questi giunsero, il male s'era già tanto dilatato, che le prove si offrivano, senza che bisognasse andarne in cerca.

avatarsenior
inviato il 01 Marzo 2020 ore 8:40    

Sottovalutazione e interessi in conflitto

Diedero subito, per lettere, quelle sinistre nuove al tribunale della sanità, il quale, al riceverle, che fu il 30 d'ottobre, " si dispose ", dice il medesimo Tadino, a prescriver le bullette, per chiuder fuori dalla Città le persone provenienti da' paesi dove il contagio s'era manifestato; " et mentre si compilaua la grida ", ne diede anticipatamente qualche ordine sommario a' gabellieri. Intanto i delegati presero in fretta e in furia quelle misure che parver loro migliori; e se ne tornarono, con la trista persuasione che non sarebbero bastate a rimediare e a fermare un male già tanto avanzato e diffuso. Arrivati il 14 di novembre, dato ragguaglio, a voce e di nuovo in iscritto, al tribunale, ebbero da questo commissione di presentarsi al governatore, e d'esporgli lo stato delle cose. V'andarono, e riportarono: aver lui di tali nuove provato molto dispiacere, mostratone un gran sentimento; ma i pensieri della guerra esser più pressanti: sed belli graviores esse curas ("il governatore ritiene più grave evento la guerra" ndr). Così il Ripamonti, il quale aveva spogliati i registri della Sanità, e conferito col Tadino, incaricato specialmente della missione: era la seconda, se il lettore se ne ricorda, per quella causa, e con quell'esito. Due o tre giorni dopo, il 18 di novembre, emanò il governatore una grida, in cui ordinava pubbliche feste, per la nascita del principe Carlo, primogenito del re Filippo IV, senza sospettare o senza curare il pericolo d'un gran concorso, in tali circostanze: tutto come in tempi ordinari, come se non gli fosse stato parlato di nulla.

avatarsupporter
inviato il 01 Marzo 2020 ore 9:54    

Non si può fare a meno di sorridere con un po' di amarezza constatando, allora, l'abissale ignoranza di qualsivoglia anche rudimentale principio sanitario e restare disorientati dalla scarsa considerazione per la vita umana, nonostante (o forse per colpa?) si fosse in un'epoca di stretta osservanza della Fede. Altresi', viene da chiedersi come abbia potuto sopravvivere il genere umano alle ripetute ondate di pestilenze di vario genere che l'hanno afflitto nei secoli; forse, si deve ringraziare anche la scarsa "mobilità" di allora, a causa dell'estrema difficoltà negli spostamenti.
La grandezza del Manzoni sta anche nell'aver saputo rendere e donarci un'affresco affascinante, veritiero e documentato dell'epoca in cui si svolge il romanzo, con agganci e riferimenti storici di assoluta pertinenza.
A margine, non si può non rivolgere un pensiero alla situazione attuale, con una brevissima considerazione sulla situazione italiana: se poco più di mille persone (di cui cinquecento, non dimentichiamolo, si curano a casa) di un'epidemia simil influenzale a bassa letalità, mette in difficoltà l'apparato sanitario nazionale (sempre a detta dei media questo), per non parlare delle conseguenze economiche in un quadro già disastrato, tremo al pensiero di cosa accadrebbe nel caso di un'epidemia simile a quella descritta dal Manzoni di ben altra gravità e portata: temo ci troveremmo in condizioni non molto diverse da quelle descritte nei Promessi Sposi, pur con tutta la nostra scienza medica!

avatarsenior
inviato il 01 Marzo 2020 ore 18:10    

Memoria di chi prese decisioni sbagliate

Era quest'uomo, come già s'è detto, il celebre Ambrogio Spinola, mandato per raddirizzar quella guerra e riparare agli errori di don Gonzalo, e incidentemente, a governare; e noi pure possiamo qui incidentemente rammentar che morì dopo pochi mesi, in quella stessa guerra che gli stava tanto a cuore; e morì, non già di ferite sul campo, ma in letto, d'affanno e di struggimento, per rimproveri, torti, disgusti d'ogni specie ricevuti da quelli a cui serviva. La storia ha deplorata la sua sorte , e biasimata l'altrui sconoscenza; ha descritte con molta diligenza le sue imprese militari e politiche, lodata la sua previdenza, l'attività, la costanza: poteva anche cercare cos'abbia fatto di tutte queste qualità, quando la peste minacciava, invadeva una popolazione datagli in cura, o piuttosto in balìa . Ma ciò che, lasciando intero il biasimo, scema la maraviglia di quella sua condotta, ciò che fa nascere un'altra e più forte maraviglia, è la condotta della popolazione medesima, di quella, voglio dire, che, non tocca ancora dal contagio, aveva tanta ragion di temerlo.

avatarsenior
inviato il 02 Marzo 2020 ore 9:05    

atteggiamento iniziale opinione pubblica

... ciò che fa nascere un'altra e più forte maraviglia, è la condotta della popolazione medesima, di quella, voglio dire, che, non tocca ancora dal contagio, aveva tanta ragion di temerlo. All'arrivo di quelle nuove de' paesi che n'erano così malamente imbrattati, di paesi che formano intorno alla città quasi un semicircolo, in alcuni punti distante da essa non più di diciotto o venti miglia; chi non crederebbe che vi si suscitasse un movimento generale, un desiderio di precauzioni bene o male intese, almeno una sterile inquietudine? Eppure, se in qualche cosa le memorie di quel tempo vanno d'accordo, è nell'attestare che non ne fu nulla. La penuria dell'anno antecedente, le angherie della soldatesca, le afflizioni d'animo, parvero più che bastanti a render ragione della mortalità: sulle piazze, nelle botteghe, nelle case, chi buttasse là una parola del pericolo, chi motivasse peste, veniva accolto con beffe incredule, con disprezzo iracondo . La medesima miscredenza, la medesima, per dir meglio, cecità e fissazione prevaleva nel senato, nel Consiglio de' decurioni, in ogni magistrato.

avatarsenior
inviato il 02 Marzo 2020 ore 15:57    

Abbiam già veduto come, al primo annunzio della peste, andasse freddo nell'operare, anzi nell'informarsi: ecco ora un altro fatto di lentezza non men portentosa, se però non era forzata, per ostacoli frapposti da magistrati superiori. Quella grida per le bullette, risoluta il 30 d'ottobre, non fu stesa che il dì 23 del mese seguente, non fu pubblicata che il 29. La peste era già entrata in Milano.

avatarsenior
inviato il 02 Marzo 2020 ore 17:44    

Il paziente zero.

Il Tadino e il Ripamonti vollero notare il nome di chi ce la portò il primo , e altre circostanze della persona e del caso: e infatti, nell'osservare i princìpi d'una vasta mortalità, in cui le vittime, non che esser distinte per nome, appena si potranno indicare all'incirca, per il numero delle migliaia, nasce una non so quale curiosità di conoscere que' primi e pochi nomi che poterono essere notati e conservati: questa specie di distinzione, la precedenza nell'esterminio, par che faccian trovare in essi, e nelle particolarità, per altro più indifferenti, qualche cosa di fatale e di memorabile.

L'uno e l'altro storico dicono che fu un soldato italiano al servizio di Spagna; nel resto non sono ben d'accordo, neppur sul nome. Fu, secondo il Tadino, un Pietro Antonio Lovato, di quartiere nel territorio di Lecco; secondo il Ripamonti, un Pier Paolo Locati, di quartiere a Chiavenna. Differiscono anche nel giorno della sua entrata in Milano: il primo la mette al 22 d'ottobre, il secondo ad altrettanti del mese seguente: e non si può stare nè all'uno nè all'altro. Tutt'e due l'epoche sono in contraddizione con altre ben più verificate. Eppure il Ripamonti, scrivendo per ordine del Consiglio generale de' decurioni, doveva avere al suo comando molti mezzi di prender l'informazioni necessarie; e il Tadino, per ragione del suo impiego, poteva, meglio d'ogn'altro, essere informato d'un fatto di questo genere. Del resto, dal riscontro d'altre date che ci paiono, come abbiam detto, più esatte, risulta che fu, prima della pubblicazione della grida sulle bullette; e, se ne mettesse conto, si potrebbe anche provare o quasi provare, che dovette essere ai primi di quel mese; ma certo, il lettore ce ne dispensa.

Sia come si sia, entrò questo fante sventurato e portator di sventura, con un gran fagotto di vesti comprate o rubate a soldati alemanni; andò a fermarsi in una casa di suoi parenti, nel borgo di porta orientale, vicino ai cappuccini; appena arrivato, s'ammalò; fu portato allo spedale; dove un bubbone che gli si scoprì sotto un'ascella, mise chi lo curava in sospetto di ciò ch'era infatti; il quarto giorno morì.

Il tribunale della sanità fece segregare e sequestrare in casa la di lui famiglia; i suoi vestiti e il letto in cui era stato allo spedale, furon bruciati. Due serventi che l'avevano avuto in cura, e un buon frate che l'aveva assistito, caddero anch'essi ammalati in pochi giorni, tutt'e tre di peste. Il dubbio che in quel luogo s'era avuto, fin da principio, della natura del male, e le cautele usate in conseguenza, fecero sì che il contagio non vi si propagasse di più.
Ma il soldato ne aveva lasciato di fuori un seminìo che non tardò a germogliare.

avatarsupporter
inviato il 02 Marzo 2020 ore 18:48    

...impressionante! E lì non si trattava di una influenza un po' più "aggressiva", affrontata con tutte le moderne metodologie mediche, lì non c'era scampo (persino oggi sarebbe una catastrofe!) e non oso pensare al clima di terrore imperante... e il territorio era anche teatro di guerra, oltretutto, tra Francia e Spagna se non ricordo male!

avatarsenior
inviato il 02 Marzo 2020 ore 19:03    

A me ha fatto sempre una certa impressione la figura di don Ferrante ed il suo monologo sulla peste.Ora non ho il romanzo a portata di mano,ma immagino lo conosciate bene,visto come vi muovete con disinvoltura tra le sue pagine.Me lo ricordo sopratutto nella magnifica interpretazione di Sergio Tofano nel teleromanzo di Sandro Bolchi.

avatarsupporter
inviato il 02 Marzo 2020 ore 20:19    

Ah, don Ferrante... uno dei personaggi più "divertenti" (se mi si passa il termine!), un gustoso comprimario o caratterista, come si direbbe oggi in linguaggio cinematografico.
Si direbbe o si può francamente dire che il Manzoni si è divertito nel tratteggiarlo, quasi a voler alleggerire, sdrammatizzare, la narrazione.
Ma credo il suo scopo fosse anche un altro: mettere alla berlina, stigmatizzare (oltre ad illustrare) la "cultura" fasulla, fuorviante e assolutamente inutile dell'epoca, di cui don Ferrante era emblematico simbolo: un ignorantissimo dotto, forte della sua biblioteca di centinaia di volumi e profondo conoscitore di materie di nessuna rilevanza, come magia, stregoneria, cavalleria, astrologia.
Anzi, è talmente cieca la sua fiducia in quest'ultima "scienza" che ritiene la peste frutto di una congiunzione astrale e non trasmissibile da persona a persona e sarà proprio questa convinzione che lo porterà alla morte, non avendo preso lui, profondo conoscitore degli astri, alcuna precauzione!

avatarsenior
inviato il 03 Marzo 2020 ore 9:46    

magnifica interpretazione di Sergio Tofano nel teleromanzo di Sandro Bolchi.

Ho qualche flash di ricordo della serie (non di quella interpretazione).
All'epoca non ero ancora nato, ma probabilmente avrò avuto modo di vedere qualche replica riproposta.
Ad essere sincero ho pochi ricordi anche della serie più vicina a noi, eppure sono sicuro di averla guardata ed apprezzata.
Forse proprio in ragione della stessa, ripresi in mano il romanzo.

avatarsenior
inviato il 03 Marzo 2020 ore 11:15    

Visto che è stata citato, facciamo un salto nel capitolo 37.
Altri tempi, stesse storie... Don ferrante.

Dice adunque che, al primo parlar che si fece di peste, don Ferrante fu uno de' più risoluti a negarla, e che sostenne costantemente fino all'ultimo, quell'opinione; non già con ischiamazzi, come il popolo; ma con ragionamenti, ai quali nessuno potrà dire almeno che mancasse la concatenazione.

- In rerum natura, - diceva, - non ci son che due generi di cose: sostanze e accidenti; e se io provo che il contagio non può esser né l'uno né l'altro, avrò provato che non esiste, che è una chimera. E son qui. Le sostanze sono, o spirituali, o materiali. Che il contagio sia sostanza spirituale, è uno sproposito che nessuno vorrebbe sostenere; sicché è inutile parlarne. Le sostanze materiali sono, o semplici, o composte. Ora, sostanza semplice il contagio non è; e si dimostra in quattro parole. Non è sostanza aerea; perché, se fosse tale, in vece di passar da un corpo all'altro, volerebbe subito alla sua sfera. Non è acquea; perché bagnerebbe, e verrebbe asciugata da' venti. Non è ignea; perché brucerebbe. Non è terrea; perché sarebbe visibile. Sostanza composta, neppure; perché a ogni modo dovrebbe esser sensibile all'occhio o al tatto; e questo contagio, chi l'ha veduto? chi l'ha toccato? Riman da vedere se possa essere accidente. Peggio che peggio. Ci dicono questi signori dottori che si comunica da un corpo all'altro; ché questo è il loro achille, questo il pretesto per far tante prescrizioni senza costrutto. Ora, supponendolo accidente, verrebbe a essere un accidente trasportato: due parole che fanno ai calci, non essendoci, in tutta la filosofia, cosa più chiara, più liquida di questa: che un accidente non può passar da un soggetto all'altro. Che se, per evitar questa Scilla, si riducono a dire che sia accidente prodotto, dànno in Cariddi: perché, se è prodotto, dunque non si comunica, non si propaga, come vanno blaterando. Posti questi princìpi, cosa serve venirci tanto a parlare di vibici, d'esantemi, d'antraci...?

- Tutte corbellerie, - scappò fuori una volta un tale.
- No, no, - riprese don Ferrante: - non dico questo: la scienza è scienza; solo bisogna saperla adoprare. Vibici, esantemi, antraci, parotidi, bubboni violacei, furoncoli nigricanti, son tutte parole rispettabili, che hanno il loro significato bell'e buono; ma dico che non han che fare con la questione. Chi nega che ci possa essere di queste cose, anzi che ce ne sia? Tutto sta a veder di dove vengano.

Qui cominciavano i guai anche per don Ferrante. Fin che non faceva che dare addosso all'opinion del contagio, trovava per tutto orecchi attenti e ben disposti: perché non si può spiegare quanto sia grande l'autorità d'un dotto di professione, allorché vuol dimostrare agli altri le cose di cui sono già persuasi. Ma quando veniva a distinguere, e a voler dimostrare che l'errore di que' medici non consisteva già nell'affermare che ci fosse un male terribile e generale; ma nell'assegnarne la cagione; allora (parlo de' primi tempi, in cui non si voleva sentir discorrere di peste), allora, in vece d'orecchi, trovava lingue ribelli, intrattabili; allora, di predicare a distesa era finita; e la sua dottrina non poteva più metterla fuori, che a pezzi e bocconi.


- La c'è pur troppo la vera cagione, - diceva; - e son costretti a riconoscerla anche quelli che sostengono poi quell'altra così in aria... La neghino un poco, se possono, quella fatale congiunzione di Saturno con Giove. E quando mai s'è sentito dire che l'influenze si propaghino...? E lor signori mi vorranno negar l'influenze? Mi negheranno che ci sian degli astri? O mi vorranno dire che stian lassù a far nulla, come tante capocchie di spilli ficcati in un guancialino?... Ma quel che non mi può entrare, è di questi signori medici; confessare che ci troviamo sotto una congiunzione così maligna, e poi venirci a dire, con faccia tosta: non toccate qui, non toccate là, e sarete sicuri! Come se questo schivare il contatto materiale de' corpi terreni, potesse impedir l'effetto virtuale de' corpi celesti! E tanto affannarsi a bruciar de' cenci! Povera gente! brucerete Giove? brucerete Saturno?
His fretus, vale a dire su questi bei fondamenti, non prese nessuna precauzione contro la peste; gli s'attaccò; andò a letto, a morire, come un eroe di Metastasio, prendendosela con le stelle.
E quella sua famosa libreria? È forse ancora dispersa su per i muriccioli.

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