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inviato il 24 Ottobre 2019 ore 16:46
Voglio condividere un pensiero che mi è venuto vedendo alcune foto qui sul sito e leggendo le discussioni che solitamente ne seguono (probabilmente già saranno presenti discussioni sul tema ma non so dove siano e ne ho tempo per cercarle e rileggerle per cui ne apro una). Le foto in questione ritraggono persone in condizione di indigenza fotografate per strada, solitamente con teleobiettivo da lontano e spiattellate sul web con presunto scopo sociale. La critica (che condivido) è solitamente in sintesi la seguente: sei un fotografo approfittatore e meschino che ×mente si fregia di un presunto scopo sociale mentre la finalità è, invece, solo muovere il pietismo del web e tramutarlo in approvazione e like (si badi bene, non voglio fare di tutta l'erba un fascio e sono certo che esisterà qualcuno/a che, pur fotografando nel modo anzidetto, sia mosso da sincera compassione). A tale approccio solitamente si contrappongono lavori fotografici più ricercati in cui l'autore si reca da queste persone, passa del tempo insieme a loro, le conosce meglio e infine scatta fotografie. Posti questi due approcci diametralmente opposti, alle foto del primo tipo si appioppa l'etichetta di foto opportuniste falsopietiste mentre alle seconde foto (più ricercate, con un percorso etc..) si da vestitura di fotografia sociale. Ecco, questa cosa in realtà l'ho sempre compresa poco (parlo della fotografia sociale), nel senso che a mio modesto avviso la differenza sta solo in buona foto sì/buona foto no (e necessariamente sarà così visto che un fotografo ha rubato - anche vigliaccamente - un'immagine mentra l'altro ci ha costruito un percorso) ma sul significato sociale della foto (nel senso che serva a smuovere le coscienze) ho ben più di un dubbio... ...e infatti non capisco proprio commenti del tipo "speriamo che riesca a farci riflettere" o più tranciantemente "fa' riflettere". Ma che scusate non li vedete i barboni, gli indigenti, le persone che non ce la fanno, i bambini che muoiono di fame in africa e le popolazioni dilaniate dalla guerra sotto casa vostra e nella televisione al suo interno? E che davvero ci voleva una foto su un qualsivoglia social o giornale? E su dai... Ho insomma il sospetto che sta storia della fotografia sociale sia un pò una paraculata... che mi dite? |
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inviato il 24 Ottobre 2019 ore 16:56
Una fotografia sociale esiste. Ma la quasi totalità di quella a cui fai riferimento è tutto fuorché fotografia sociale E' uno dei pochi temi su cui dubito cambierò mai idea.... |
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inviato il 24 Ottobre 2019 ore 17:13
Sì anche io non ho dubbi circa l'assenza di scopo sociale delle foto cui ho fatto riferimento mi mancano però quelle che lo sono, ti prego di darmi qualche esempio Francesco! Un saluto! |
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inviato il 24 Ottobre 2019 ore 17:13
“ che mi dite? „ Indipendentemente dal vestito di parole che l'autore aggiunge ad una foto, le foto parlano da sole e spesso dicono cose molto diverse. Ogni fotografo che pubblica qualcosa è il solo e unico responsabile di quello che fa e di come propone una immagine. Sulla fotografia sociale, concordo con quanto scritto da Francesco: esiste (penso a GBG). E' un mestiere complesso che implica ricerca e progettualità, non solo occasioni. In fondo, questo vale per tutta la fotografia. Però ci metto anche la buona fede di qualcuno che resta sorpreso da quello che vede e vuole condividerlo. Osservando il corpus della sua produzione fotografica, si capisce se è così o se è un espediente sistematico. |
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inviato il 24 Ottobre 2019 ore 17:22
“ mi mancano però quelle che lo sono, ti prego di darmi qualche esempio Francesco! „ Guarda, visto che è un terreno su cui è facile la polemica, pesco nel passato remoto così sono contenti tutti. L'America in crisi nera, allo sfascio, raccontata da Dorothea Lange |
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inviato il 24 Ottobre 2019 ore 17:31
Personalmente, sono della stessa opinione di Giovanni Teti...la vedo per lo più come un facile modo per ottenere una foto che trasmetta emozioni, perchè è indubbio che lo faccia. Non escludo, comunque, che qualche fotografo sia veramente toccato da qualche situazione particolare e voglia, genuinamente, trasmettere ad altri le emozioni che ha provato. Ma, paradossalmente, penso che sia anche peggio: i primi, almeno, sfruttano una situazione che non urta i loro valori per averne un tornaconto. Cinico, ma almeno coerente. I secondi, invece, sinceramente non li capisco: vedono persone che riconoscono essere in difficoltà, gli parlano, passano del tempo con loro, condividono (per poco tempo) la loro miseria....ma poi se ne vanno, con la loro bella attrezzatura fotografica che vale da sola quello che a loro servirebbe per vivere 1 anno, tornano alla loro automobile, alla loro casa, a proseguire con la stessa identica vita. Mentre pubblicano le foto che ritengono di aver meritato di scattare, il "barbone" è ancora la, a soffrire lo stesso freddo, la stessa fame, gli stessi disagi. Non gli cambia nulla se la foto sia stata scattata da 100m o da uno che ha passato qualche brandello di tempo a parlargli. EDIT: riconosco, invece, il ruolo di queste foto come archivio/memoria storica. Che è come dire, nel 99% dei casi non approvo i fotografi che le scattano, ma ritengo che le loro foto acquistino valore nel momento in cui servano per documentare situazioni generali storiche o della società |
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inviato il 24 Ottobre 2019 ore 17:36
Qui sono citati alcuni progetti di fotografia sociale: associazionealtrove.com/2016/07/17/la-fotografia-sociale-di-gianni-ber Affinché una singola foto possa avere un valore di archivio storico dovrebbe essere corredata da informazioni che la contestualizzino. Questo potrebbe essere un elemento che distingue l'immagine che mira ad attrarre e basta da quella che documenta. |
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inviato il 24 Ottobre 2019 ore 18:31
Grazie a tutti davvero per i contributi e fotografi e siti suggeriti che osservero con calma, @Francesco e Motofoto mi sembra dunque facciate coincidere ciò che è definita fotografia sociale con il fotogiornalismo, ovvero la capacità di riconoscere (se possibile anticipare) grandi/piccoli avvenimenti aventi valore sociale e raccontarli con la fotografia. Concordo che in questo senso la fotografia sociale esiste e c'è Rimango dubbioso sul fatto che la fotografia possa smuovere coscienze e in questo senso la fotografia sociale mi pare una chimera nel migliore dei casi, nel peggiore una sorta di filantropismo di qualche fotografo di successo che decide di dedicarsi per qualche mese agli ultimi a fini di sensibilizzazione (come ha ben detto Angor, per fare un parallelismo con la musica mi viene necessariamente in mente Bono degli U2) |
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inviato il 24 Ottobre 2019 ore 18:49
“ Rimango dubbioso sul fatto che la fotografia possa smuovere coscienze e in questo senso la fotografia sociale mi pare una chimera nel migliore dei casi, nel peggiore una sorta di filantropismo di qualche fotografo di successo che decide di dedicarsi per qualche mese agli ultimi a fini di sensibilizzazione (come ha ben detto Angor, per fare un parallelismo con la musica mi viene necessariamente in mente Bono degli U2) „ Credo che a tutto vada, sempre, fatta la tara. Prima di tutto distinguendo la foto occasionale dell'appassionato, che per quanto in buona fede, è assai improbabile possa avere un qualche impatto di tipo sociale. Detto poi ciò, nel terreno della foto socio-documentaristica non è comunque tutto uguale. E magari non è solo la tal foto (o serie di foto) a contare, ma un apparato un po' più vasto... Ho fatto l'esempio della Lange: in quel caso abbiamo una fotografa che si è impegnata a lungo e ha avuto collaborazioni importanti, compresa quella con l'amministrazione Roosvelt. E il suo lavoro un certo impatto ce l'ha sicuramente avuto. Penso al lavoro di Strand, voluto da Zavattini, che ha portato una rappresentazione di alcuni esiti "poveri" della guerra di considerevole rilievo e forse non così già noti. Parlando di altre cose poi, abbiamo progetti di vario tipo: mi viene in mente per esempio l'organizzazione Reporters Sans Frontières che si pone vari scopi che credo si possano certamente definire di ordine sociale (ho un paio di loro pubblicazioni, di Salgado e Cartier-Bresson). Insomma, io la metterei così: che la singola fotografia, oggi, possa smuovere tanto probabilmente è molto difficile (anche se i casi ci sono: pensa a quella iconica di Abu Ghraib e a cosa ha prodotto...), ma che la fotografia in quanto tale possa avere e ha una funzione non irrilevante sul piano sociale mi pare innegabile... Ma tutto questo non c'entra nulla, ma proprio nulla, con l'homeless a Milano. |
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inviato il 24 Ottobre 2019 ore 19:04
Grazie Francesco, mi informo su tutti questi spunti che mi hai dato, elaboro un pensiero e se ti va in questi giorni possiamo proseguire la discussione. Un saluto |
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inviato il 24 Ottobre 2019 ore 19:17
Quando la fotografia sociale è realizzata come un progetto, può smuovere molto: www.repubblica.it/2006/08/gallerie/spettacoliecultura/berengo-gardin/1 Cito GBG perché l'ho conosciuto personalmente ed essendo io del tutto disinteressato alla fotografia sociale, dopo aver fatto una certa figura di m. , ha avuto la pazienza di spiegarmi in cosa consiste. Come dice Francesco, è difficile che basti una foto occasionale. Al massimo potrebbe supportare la cronaca. Per avere un effetto più profondo, serve un reportage con un legame sensato tra le foto. Per questo dicevo (diceva GBG) serve un progetto. |
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inviato il 24 Ottobre 2019 ore 19:36
“ Grazie Francesco, mi informo su tutti questi spunti che mi hai dato, elaboro un pensiero e se ti va in questi giorni possiamo proseguire la discussione. Un saluto „ Volentieri. Qualche chiacchiera intorno alla fotografia, di questo genere, fa sempre bene Auspicabilmente non senza Motofoto, sempre foriero di spunti interessanti! Ciao F |
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inviato il 24 Ottobre 2019 ore 20:01
Può anche darsi che qualcosa mi sia sfuggita ma su Juza di fotografia "sociale" non vedo traccia... |
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inviato il 24 Ottobre 2019 ore 20:23
seguo con interesse. Giovanni, se sei ragionevolmente vicino a Milano, ti consiglio un giro al festival della fotografia etica (a lodi, in realtà). Finisce questo weekend, ma si ripete ogni anno in questo periodo. Trovo molto bello poter vedere degli ottimi scatti raccontati da autori talvolta molto giovani, ma la cui coscienza (sensibilità?) li ha portati a voler raccontare una realtà che non vediamo tutti i giorni.. |
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inviato il 24 Ottobre 2019 ore 21:41
Molti fanno queste foto perché fa tanto radical chic ... e così si sentono parte di quelli socialmente impegnati. Penso che uno che fa foto con una attrezzatura da migliaia di Euro ad un poveraccio morto di fame non sia altro che un gran ca.go.ne! |
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