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Il vincitore del Pulitzer è italiano


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avatarsenior
inviato il 16 Aprile 2019 ore 14:57    

Considerate le argomentazioni che ho letto sul fotogiornalismo, può essere una occasione utile per fare ulteriori approfondimenti.
Il vincitore è Lorenzo Tugnoli.
No scivolamenti simil "queste le faceva anche mio cuggino con l'iphone", please...
MrGreen

www.rainews.it/dl/rainews/media/Il-dramma-dello-Yemen-raccontato-dalle
www.worldpressphoto.org/collection/photo/2019/37696/4/Lorenzo-Tugnoli-

Questo è l'albo che ho cercato su wikipedia, l'enciclopedia degli ignoranti e faciloni come me MrGreen
it.wikipedia.org/wiki/Premio_Pulitzer_per_la_miglior_fotografia

E questo è il vincitore dello scorso anno, per la miglior foto che avevo visto lo scorso anno alla mostra del WPP (che non aveva vinto mi pare).
L'attimo è davvero straordinario, mi ero chiesto quale combinazione astrale si fosse presentata per prendere una foto simile e l'ho scoperto oggi leggendo questa intervista.
www.ilpost.it/2018/04/17/foto-pulitzer-kelly-charlottesville/

Nel video alla fine dell'intervista si vede anche un tizio con uno zoom che rincorre l'auto, è probabile che sia il vincitore che rincorre la notizia. Poi si dice che non ci vuole il fisico per fare fotografie!
MrGreen






avatarsenior
inviato il 16 Aprile 2019 ore 15:51    

A parte che quelle foto le faceva anche mio cugino con lo Huawei :-P, ho sempre trovato le foto in B&N di Tugnoli - che seguo su Instagram - molto più interessanti e "vive" rispetto a quelle a colori, che hanno un tono colore che non mi piace, forse troppo da "pellicola".

Su quello che racconta e su come lo racconta, ovviamente, nulla di dire.

Questo è il suo sito personale: www.lorenzotugnoli.com/

avatarsenior
inviato il 17 Aprile 2019 ore 9:44    

Ottimo

avatarsupporter
inviato il 17 Aprile 2019 ore 11:03    

Personalmente, sono sempre più lontano dal giornalismo, e tanto più dai pulitzer e co.

Qa qualche anno ormai non si vedono che immagini strazianti.
bimbi morenti, gente che brucia, e gente investita come qui.

Perché si incentivano immagini di guerre, proteste, sofferenze.
Gente Inerme che subisce il proprio destino?

Per quale ragione non si inizia a incentivare il cambiamento individuale.
la positività che c'è nel mondo, il volontariato, le opere di carità, i grandi progetti?


Daniele.

avatarsenior
inviato il 17 Aprile 2019 ore 11:19    

Mastro se leggi tutti i vincitori del Pulitzer (ed i relativi temi) ti accorgi che non è da qualche anno ma lo è sempre.
Poi bisognerebbe capire che tipo di premio è, chi lo assegna, etc...

Perché si incentivano immagini di guerre, proteste, sofferenze.

Si confonde la causa con l'effetto.
Scusa ma il termine incentivare lo trovo poco idoneo.

Per quale ragione non si inizia a incentivare il cambiamento individuale.
la positività che c'è nel mondo, il volontariato, le opere di carità, i grandi progetti?

A parte l'uso del termine (per cui richiamo quanto ho scritto sopra) non è vero che non siano documentati anche questi fatti.
Anzi.
Solitamente però per natura, dove c'è volontariato ed opere di carità è proprio dove vi sono le immagini che strazianti che non gradisci.
E forse è proprio perchè qualcuno le documenta che qualcuno cerca di prestarvi attenzione ed anche questo è documentato.




avatarsenior
inviato il 17 Aprile 2019 ore 11:24    

Ottima riflessione Mastro

avatarsupporter
inviato il 17 Aprile 2019 ore 12:00    

Mirko, probabilmente il temine "incentivare" è fuorviante.
il motivo per cui lo ho usato è che spesso taluni fotografi "cercano", quando non simulanoConfuso quel tipo di immagini proprio allo scopo di proporle a concorsi e guadagnar successo, visibilità, danaro.

Io davanti a scene del genere non sarei in grado neanche di inquadrare nel mirino.
metterei via la camera per precipitarmi a dare una mano in qualsiasi modo possibile...

la storia di Kevin Carter è esaustiva a riguardo.
nel mondo è rimasta quell'immagine che porta delusione, senso di impotenza e rabbia.
Forse, se circolassero e venissero premiate foto di come eroici medici e volontari operano per salvare vite umane, ci sarebbe nel mondo più "voglia di fare".

avatarsenior
inviato il 17 Aprile 2019 ore 13:19    

il motivo per cui lo ho usato è che spesso taluni fotografi "cercano", quando non simulanoConfuso quel tipo di immagini proprio allo scopo di proporle a concorsi e guadagnar successo, visibilità, danaro.

Io davanti a scene del genere non sarei in grado neanche di inquadrare nel mirino.
metterei via la camera per precipitarmi a dare una mano in qualsiasi modo possibile...


Per replicare provo ad usare il concetto di invasione di campo.
E' tipico del post-modernismo avere la pretesa di "giudicare" ogni cosa semplicemente sostituendosi ad un ruolo, ad una funzione ad una professione, senza la preparazione e l'esperienza che sono richiesti come minima base di conoscenza e competenza.
Giustamente fai riferimento ad una inflazioni di immagini di "fotografi".
In realtà spesso non sono fotografi ma semplici amatori che hanno la pretesa di fare cronaca e fotogiornalismo senza esserlo.
Esiste un albo che richiede preparazione, pratica ed forse anche esame, non ricordo.
Sorrido nel pensare quanto mi riferì un medico legale nella selezione per la futura professione operata sin dal primo ingresso, all'università, in camera settoria.
Molti lasciano per selezione naturale, non tutti siamo predisposti per svolgere tutti i lavori.
Esiste una professione che pone, ed ha sempre posto riflessioni di etica, al pari di altre professioni intellettuali, che debbono essere conosciute, valutate e acquisite per provare a risolvere i conflitti che si determinano nello svolgere una professione.
Abbiamo non professionisti che in forza di un presunto diritto di cronaca postano qualunque cosa per due like o un concorso, ed abbiamo professionisti che probabilmente scartano moltissime immagini prima di decidere quale è opportuno pubblicare.
Quando scrivi io innanzi ad una scena del genere non sarei nemmeno in grado di inquadrare dici probabilmente una cosa vera, ed è giusto così.
Non è il tuo lavoro, non sei preparato per farlo, non hai le conoscenze per comprendere i limiti degli interessi contrastanti.
Peraltro in certe circostanze anche il voler intervenire senza preparazione e competenza, trasportati dal proprio impeto, può essere ancora più dannoso per se e per gli altri. Meglio astenersi che fare per forza.
Un professionista non deve essere coinvolto emotivamente per poter svolgere il proprio lavoro.
Un banale esempio comune per tutte le professione indica l'astensione anche se è il proprio lavoro nei casi nei quali è coinvolto un familiare.
Manca la necessaria lucidità ed il necessario distacco emotivo.
Personalmente penso che i fotoamatori debbano fare i fotoamatori, ed i professionisti i professionisti.
Anche se accade che i primi invadano impropriamente il campo altrui (con pessimi risultati) spesso senza possibilità di impedimento, lasciamo che ai professionisti sia consentito di svolgere il proprio lavoro e la propria funzione senza giudicare come se fossi io.
Iniziamo ad imparare, se proprio ci interessa, almeno come se fossimo loro.
Perchè anche loro possono sbagliare.
Oppure ci si può anche astenere dall'esprimere un giudizio superficiale (senza accezione negativa della parola, non vorrei equivocare che mi senta superiore o più preparato di te).

avatarsupporter
inviato il 17 Aprile 2019 ore 13:23    

posso die solo una cosa mirko:

touchè!


avatarsenior
inviato il 17 Aprile 2019 ore 17:40    

Mi permetto di inserirmi nella interessante discussione e vorrei dire a Mirko questo.

Hai perfettamente ragione sull'esigenza di distinguere l'attività amatoriale di un dilettante dal lavoro di un professionista, questo vale in ogni settore e io divento sempre una scimmia quando qualcuno tenta di insegnarmi il mio lavoro.

Tuttavia, pur non avendo alcun rilievo da muovere ai tuoi interventi, sono in linea col pensiero di Mastro proprio per colpa dei cosiddetti professionisti che sempre più spesso, incalzati dalla velocità a cui ci muoviamo e dalla necessità di farsi largo anche a gamba tesa in un mondo affetto d bulimia di immagini spesso dimenticano quelle basi di etica e deontologia professionale che sono indispensabili per svolgere al meglio la propria attività. I dilettanti, come me, non fanno testo e spesso tantissimi danni, come giustamente rilevi. Ma tu (impersonale, nessun riferimento diretto off course)se sei un professionista devi rispondere del tuo lavoro sia sotto il profilo tecnico ed estetico che etico perché con le tue immagini vai ad influenzare un pubblico che oggi non è quello sparuto che comprava le riviste di settore 70 anni fa ma hai a disposizione un pubblico planetario che come spesso abbiamo avuto modo di verificare si bevono le fake più assurde e con le magie del digitale e le sofisticate strategie di marketing una fake foto è un gioco da ragazzi.
Ora ben sappiamo che professionisti scattano foto di ogni macelleria ad ogni angolo del globo, le loro agenzie scelgono velocemente cosa dare in pasto al pubblico, utilizzando altri professionisti per manipolare, tagliare, alterare le foto se necessario. Questo anche nei concorsi, non è che le agenzie per cui lavori ti fanno andare con lo scatto che vuoi tu e come vuoi tu. Allora di cosa parliamo? Io mi aspetto la tua onestà intellettuale di professionista serio, capace, freddo e razionale certamente ma non al punto di stare fermo venti minuti in attesa di un avvoltoio che apra le ali alle spalle di una bambina impaurita e morente oppure, mi aspetto che il rapporto di fiducia che io lettore e spettatore ho nei tuoi confronti sia improntato a lealtà e rispetto nei miei confronti e nei confronti di quei poveri sventurati.

è vera l'immagine del miliziano morente di Capa? è vera la fotografia dell'alza bandiera di Iwo Jima? o lo sventolamento della bandiera rossa dall'alto del tetto del Reichstag? è vera la fotografia della bambina in fuga dal Napalm in Vietnam? Nick Ut ci ha vinto il Pulitzer nel 73, sto parlando di argomenti vecchi quanto l'invenzione della fotocamera, nonché capaci di suscitare forti dibattiti nell'opinione pubblica.
Ma lo scatto uscito dalla leica non è quello che ha vinto il premio. Il premio è stato vinto da un crop in cui venivano tagliati soldati tra cui uno pronto anche lui a scattare, ed in un altro scatto di quel rullino si vedono sempre i due bambini con alle spalle un nugolo di fotoreporter e cineoperatori. Insomma i bambini sono stati usati come su un set cinematografico ben costruito senza che nessuno si curasse di soccorrerli, come si può vedere anche in qualche filmato su youtube, per chi ne ha voglia.

L'autore della foto giura di aver poi soccorso la bambina e non ho motivo per non credergli ma io vorrei chiedere al professionista. Tu sei così barbaro da non soccorrere SUBITO un bambino ustionato dal napalm ma vuoi che io mi commuova e reagisca indignato contro la barbarie? Vuoi farmi credere che sei freddo, razionale e dentro la notizia mosso dalla tua sete di verità e non da egocentrismo?

E sto parlando di fotografi e agenzie di fama internazionale, non oso immaginare a livello di agenzie locali cosa possa succedere.

Io credo che la storia sia cercare di mettere insieme tutti i tasselli di un puzzle altrimenti restano sempre grossi vuoti, se il fotogiornalismo, sia a livello di professione che di considerazione nei vari concorsi e premi internazionali, batte il tasto solo ed esclusivamente sull'aspetto doloroso e straziante di facile presa sul pubblico è un problema che va dibattuto, affrontato e risolto altrimenti si finisce in un vicolo cieco ed anche per la pornografia del dolore presto o tardi arriverà la crisi di rigetto.
(mi scuso per il post kilometrico ma non sono riuscito a sintetizzare).

avatarsenior
inviato il 17 Aprile 2019 ore 18:32    

Ciao Angelo condivido gran parte di quanto hai scritto.
Per non perdermi nei dettagli preferisco cercare di centrare un solo punto:

Io credo che la storia sia cercare di mettere insieme tutti i tasselli di un puzzle altrimenti restano sempre grossi vuoti, se il fotogiornalismo, sia a livello di professione che di considerazione nei vari concorsi e premi internazionali, batte il tasto solo ed esclusivamente sull'aspetto doloroso e straziante di facile presa sul pubblico è un problema che va dibattuto, affrontato e risolto altrimenti si finisce in un vicolo cieco ed anche per la pornografia del dolore presto o tardi arriverà la crisi di rigetto.


In tutti le professioni intellettuali i primi ad avere l'interesse e la necessità da mettere a punto sono proprio gli stessi professionisti ed ordini.
La loro credibilità e onorabilità è imprescindibilmente legata al sentire ed all'apparire comune della propria professione.
Loro e soltanto loro (in senso lato per qualunque professione) devono cercare di contemperare il contrasto tra dovere di esercizio ed interessi diversi.
La deontologia e l'etica sono una cosa seria e non sono semplici da far comprendere anche agli stessi professionisti, figuriamoci alle persone che non hanno una idea della funzione del lavoro degli altri.
Noi possiamo solo prendere atto di quello che il frutto del loro lavoro, ed è ben possibile che molte vicende possano far perdere fiducia nel loro operato.
Distinguiamo però caso per caso, senza generalizzare e cercando di guardare con gli occhi (e le ragioni) degli altri non solo con i propri.
Ed infine credo che sia bene precisare che gli stessi dibattiti all'interno delle professioni, per quanto scrupolosi possano essere, possono solo tracciare delle rotte. Si possono raggiungere sempre più certezze sulla collocazione da una parte o dall'altra del consentito-non consentito ma si potrà mai avere la certezza di fissare la misura della linea di confine tra le due zone. Per quanto si possa restringere o allargare l'una o l'altra, la linea resterà sempre ed è sulla misura della stessa che si continua a ragionare.

Ad ogni modo il topic era per il fatto che un prestigioso premio sia stato vinto da un italiano, mi pare per la prima volta nella fotografia.
Per quanto abbia meno risonanza del cinema (tutti artisti pochi lavoratori MrGreen), il premio equivale ad un oscar professionale di indubbio valore.






user39791
avatar
inviato il 17 Aprile 2019 ore 19:09    

Complimenti per il premio al fotografo italiano.

Il motivo per cui si cerca sempre la tragedia e mai la positività è perché il grande pubblico è attirato dalle cattive notizie. Un telegiornale (tutti lo fanno) trasmette 28 minuti di brutte notizie e 2 due minuti di buone notizie. Credete che sia un caso?

user28347
avatar
inviato il 17 Aprile 2019 ore 19:13    

bella idea fare un pulitzer per una bella notizia;-)

avatarsenior
inviato il 17 Aprile 2019 ore 19:47    

Premetto, faccio un altro mestiere, ma come uomo, pur comprendendo quello che dice Mirko, tutto giusto, non posso che quotare Angelo e Maestro .

avatarsenior
inviato il 18 Aprile 2019 ore 2:31    

Ad ogni modo il topic era per il fatto che un prestigioso premio sia stato vinto da un italiano, mi pare per la prima volta nella fotografia.



Francesco Zizola ha vinto il Wpp foto dell'anno, una ventina d'anni fa.





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