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user46920
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inviato il 09 Dicembre 2017 ore 8:30    

L'essenza della fotografia sta proprio nella forza di ciò che rappresenta e quindi nella potenza unica ed inequivocabile che ha di riprendere lo stato fisico della materia (la realtà), sempre e solo attraverso la radiazione fotonica.

Banalmente la fotografia è il disegno della Luce .. e solo di quello si parla qui!



ps: aggiungo un intervendo di Daniele Ferrari che non ha avuto seguito, giusto come spunto:

" Il problema a mio avviso non è cosa sia fotografia e cosa no, ma per cosa viene presentata; ecco da dove nasce l'importanza del contesto. Siccome nessun editore scrive per filo e per segno come siano state ottenute le immagini che pubblica, quando ci viene presentato un reportage vorremmo poter osservare dei documenti, magari "di parte" e che lasciano fuori dall'inquadratura le cose più importanti, ma pur sempre documenti (o vere foto come le definirebbe L'occhiodelcigno, e in tal senso non gli si può dare torto); quando invece quell'editore ci presenta un libro di fiabe illustrate, allora è lecito dare sfogo a qualunque fantasia grafica, sia pure a partire da fotografie. Io non ne faccio una questione di termini e non arrivo a interessarmi del fatto che le si voglia ancora chiamare fotografie o dar loro un altro nome (che mi starebbe bene ugualmente), e non chiederò nemmeno la pena di morte per quelli che continueranno a barare, ci mancherebbe, però un minimo di coerenza con il messaggio che si pretenderebbe di veicolare, quello si che lo chiedo.
Mi sta bene che la pubblicistica chieda immagini irreali, però non mi sta più tanto bene che le trasformi in icone di una perfezione in qualche modo "raggiungibile" e desiderabile.
Insomma, per me, al di là di come un'immagine viene ottenuta e di come la si voglia chiamare, è più importante la coerenza col messaggio che deve trasmettere.
Detto questo, l'Arte rimane un campo a sé in cui i messaggi, se sono presenti, trascendono la realtà fisica delle cose (si pensi al concetto di metafora) e dove, proprio per questo motivo, è concesso tutto e il contrario di tutto, ma per essere artisti occorre avere una capacità visionaria che Photoshop può facilitare ad esprimere, ma non sostituire.
"

Evitando di parlare d'Arte e solo di fotografia:
- Quali possibilità e potenzialità ha la fotografia (e qui si parla solo di fotografia) da offrire al fotografo?
- Quali strade potrebbe percorrere per poterla usare senza snaturarla ed avere comunque l'illusione di aver creato qualcosa?
- Dove sono i segreti della fotografia che ne esaltano la sua vocazione naturale?

Forza, usiamo la testa per ragionarci sopra insieme .... chissà magari c'è un mondo tutto nuovo da scoprire... Cool

user46920
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inviato il 09 Dicembre 2017 ore 12:25    

Caterina Bruzzone:
quello che è per te la fotografia è una tua opinione che rispetto ma per me è irrilevante davanti alla storia della fotografia scritta da gente enormemente più dotata e competente di noi

quello che è per me la fotografia tu non lo sai, perché non me lo hai mai chiesto ed io non te l'ho mai detto ... mentre quello che so io di certo, è che le fotografie sono i disegni della Luce.

Da qui si parte ... e non da quello che mi vuole raccontare la storia.
Se vivessimo nel trecento dopo Cristo, tu diresti che la Terra è piatta, perché questo ti direbbe la storia.


Credo che Gursky non abbia alcun bisogno che quella sua immagine sia una fotografia o meno. Il significato di quella immagine credo non abbia la necessità che venga rappresentato da una fotografia, altrimenti non avrebbe clonato le fabbriche. Che senso ha mostrare qualcosa che non esiste, se non avesse un significato?
Io non so proprio nulla di quella immagine, ed essendo un'opera d'arte, per me non ha alcuna importanza se sia una fotografia o altro. Non so nemmeno il perché debba costare così tanto.

Ma se vuoi discuterne un pò, spiegandomi come la vedi, senza andare sul personale, qui c'è spazio...

avatarsenior
inviato il 09 Dicembre 2017 ore 17:49    

A onore del vero, e andando semplicemente a lume di logica, la fotografia è pur con tutti i suoi limiti una riproduzione di una realtà vera, oggettiva ... tangibile, e pertanto sarebbe da non (ri)toccare minimamente anche perché, per una riproduzione personale di ciò che ci circonda esiste già, e da tempo immemorabile, la pittura.

Poi ognuno è libero di fare come meglio gli aggrada ma vi pregherei solo di una cosa: non metteteci sempre in mezzo l'Arte perché tanto lo sappiamo tutti come funziona l'Arte, vera o presunta che sia non ha importanza, e soprattutto il mercimonio che si fa della stessa.

avatarsenior
inviato il 09 Dicembre 2017 ore 23:07    

Cignaccio da pantano MrGreen ... mi hai voluto tirare in ballo e allora devo per forza esprimere la mia opinione.
Ormai credo che tu sappia che io considero la spinosa faccenda NON con un secco bianco o nero, ma con alcune possibili sfumature di grigio; fermo restando però che ci sono comunque dei punti fissi, legati al rapporto tra il possibile valore documentale di "quella" immagine e il messaggio che l'autore vuole trasmettere (bada bene che sto ancora usando la generica parola immagine).
Se il valore documentale è talmente preponderante da essere praticamente l'unica cosa per cui quell'immagine è stata prodotta (caso tipico il reportage, magari di guerra), non solo non accetterei il ben che minimo ritocco (clone o simile), ma nemmeno un'interpretazione dei dati di scatto come quelle che faceva A. Adams (che comunque rimane tra i miei autori preferiti); e questa è SICURAMENTE una foto, non ci piove.
Se il valore documentale non è la cosa che viene ricercata in quell'immagine, e l'aspetto interpretativo è talmente preponderante da travalicare persino la realtà del soggetto inquadrato, ma l'intervento viene fatto per un contesto che lo richiede (nell'altro 3d facevo l'esempio di alcune immagini che avevo prodotte per illustrare un mio breve racconto fantasy), allora tutto è concesso, ma naturalmente abbiamo ottenuto SICURAMENTE un'opera grafica, sia pur utilizzando anche la fotografia.
Le spine crescono, e iniziano a pungere, in tutti i casi intermedi, e sono la maggior parte, nei quali non sia richiesto in assoluto l'aspetto documentale per ogni singolo elemento dell'inquadratura, ma in cui non sia nemmeno richiesto di stravolgere quell'aspetto; in quesi casi non mi scandalizzo a definire ancora fotografia un'immagine che abbia subito qualche minimo ritocco della portata di quelli che venivano effettuati per togliere l'evidenza dei graffi sui vecchi negativi, e mi spiego con un esempio: faccio parecchie macro di fiori e insetti anche perché le utilizzo a volte a fini didattici o per qualche conferenza nell'ambito delle Scienze Naturali (attualmente ne vorrei preparare una sul tema della coevoluzione tra piante e insetti); gli insetti mi capita spesso di fotografarli al di fuori dell'orario "canonico" (cioè quando sono ancora infreddoliti e immobili alle prime luci), e non solo per problemi di levatacce, ma proprio perché alcuni a quelle ore non sono ancora fuori dalle tane e quando escono devi essere lesto a rincorrerli. In casi come questi accetto e anche mi capita di praticare qualche piccolo clone.
Qual'è il limite oltre il quale non è più una fotografia? Difficile stabilirlo; io ragiono in questo modo: prima di tutto, se le circostanze lo permettono, sistemo la scena a monte dello scatto, togliendo "quel" maledetto filo d'erba che fa capolino di fianco al soggetto e distrae (ma sempre con la convinzione che anche questo è modificare la realtà), se non mi è possibile allora metto in previsione un clone il meno invasivo possibile. Quello che mi pongo come limite nasce da una domanda: potrei togliere quel particolare anche prima dello scatto senza modificare il senso di lettura di quell'immagine? Se la risposta è si e l'intervento è minimale, allora la considero ancora fotografia.
Tre cose quindi: intervento minimale, ininfluente sulla lettura della scena e su un particolare che, per qualche ragione "tecnica", non ho potuto rimuovere a mano.
Ovviamente non pretendo che questa logica vada bene a chiunque, però ritengo che se quell'intervento non è esteso, e non sovverte l'aspetto documentale dell'insieme, possa ancora essere accettato all'interno di una "fotografia".
Per il trattamento del colore e del contrasto la cosa può essere ancora più subdola, perché è difficile contestare un cambiamento di tinta, anche se vistoso, presentato come un "rafforzamento", quando per ottenerlo si utilizzano gli stessi strumenti con cui si effettuano il semplice bilanciamento del bianco e recupero di contrasto.

P.S. normalmente, però, scrivo nelle note la presenza di questi piccoli interventi, così come l'utilizzo di eventuali tecniche multiscatto tipo Focus Stacking, a maggior ragione perché su un forum non è possibile contestualizzare correttamente una singola immagine.

user46920
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inviato il 10 Dicembre 2017 ore 1:47    

A onore del vero, e andando semplicemente a lume di logica, la fotografia è pur con tutti i suoi limiti una riproduzione di una realtà vera, oggettiva ... tangibile, e pertanto sarebbe da non (ri)toccare minimamente anche perché, per una riproduzione personale di ciò che ci circonda esiste già, e da tempo immemorabile, la pittura.

eh, si .. non c'è nulla da obbiettare.

Il vero fattore che influenza fondamentalmente l'uomo che osserva una fotografia, è proprio la consapevolezza che questa è in grado di riprendere lo stato fisico della materia, direttamente attraverso la radiazione fotonica e quindi, di riportare la realtà: ciò che sta osservando, esiste realmente.

Questa caratteristica tipica della fotografia, innata geneticamente, è assente nel disegno o nella pittura e questo fatto mette in evidenza senza dubbio che la fotografia è totalmente differente da qualsiasi altra forma di rappresentazione visiva. Per cui, guardare il cartone animato del pesciolino NEMO, fà scattare immediatamente una consapevolezza differente rispetto all'osservare un documentario sui pesci pappagallo.
Evidenza talmente banale che la noterebbe senza sforzi anche un bambino.

Dunque, trovo molto strano che ad oggi ci siano ancora persone che tentino inutilmente quanto assurdamente di negare l'essenza della fotografia (anche se logicamente hanno le loro ragioni).
Ma contemporaneamente mi fà molto piacere che comunque parecchi di voi convengano ormai anche pubblicamente su questo forum, esprimendo una generosa ed onesta solidarietà verso la realtà delle cose. L'onestà è una grande virtù, che dovrebbe essere premiata almeno con altrettanta onestà. E ritengo che la fotografia sia certamente onesta.

La possibilità di raccogliere la bellezza della Luce in tutte le sue sfumature, per memorizzarla e poterla rivedere in un altro momento, soltanto la fotografia lo può regalare. E nonostante mi sia sempre piaciuto molto disegnare a mano libera ed inventare paesaggi, soggetti e situazioni o cose, reali o immaginarie ... ho sempre avuto un debole per la fotografia e per il suo potere naturale.

W la fotografia e tutte le sue possibilità !!! ;-)

avatarsenior
inviato il 10 Dicembre 2017 ore 9:15    

Cigno, tieni conto però che quando un'immagine (resto sul termine "generico" proprio per la spinosità della questione) viene mostrata all'osservatore, l'onestà o meno di quella immagine non è più determinata solo dal procedimento fotografico, entrano in gioco anche l'onestà dell'autore e di chi la pubblica, che spesso non è l'autore stesso: vedi gli editori delle testate giornalistiche che possono decidere un crop che modifica radicalmente la chiave di lettura di quell'immagine.
Mi viene in mente, ad esempio, che quando mi sono avvicinato alla fotografia, negli anni '70, ero assolutamente ignorante (nel senso più completo del termine) circa la possibilità di anteporre all'obiettivo alcune tipologie di filtri che risultavano "non rilevabili" all'osservatore finale, ma che potevano modficare notevolmente l'aspetto di colori, contrasto ecc.; perchè un filtro rosso da BN, usato in una foto a colori lo vedevano tutti, ma già un polarizzatore, se non ne conoscevi l'esistenza (e, all'epoca, chi non faceva foto manco sapeva cosa fosse la polarizzazione, figuriamoci il filtro apposito) non lo vedevi: quanti si chiedevano come avesse fatto il fotografo a trovare il "magico momento" per quello scatto, senza rendersi conto che spesso era in fianco a loro mentre osservavano "il medesimo" tramonto, solo che lui lo osservava da dietro il pola?
Questa prima constatazione mi aprì gli occhi anche rispetto a tutta una serie di pratiche che risultavano ortodosse o meno in base al contesto di quelle foto: ad esempio il fatto di mettere in posa i soggetti nel reportage piuttosto che in un matrimonio, o all'enorme potere che risiede nel decidere un'inquadratura o un crop.
Col tempo, tutto questo mi ha reso allo stesso tempo più intransigente sul significato complessivo di onestà dell'immagine e più morbido su quello di onestà della fotografia; diciamo che potrei anche arrivare a chiudere un occhio se in un reportage venisse clonato un filo d'erba che impalla la scena, ma mai e poi mai potrei chiuderlo se scoprissi che quella scena è stata costruita mettendo in posa gli "attori".
Ecco perché mi trovo pienamente in sintonia con Smargiassi quando scrive dell'importanza di far capire all'osservatore che cosa hai fatto; a quel punto non è più importante definire in modo "universale" cosa sia fotografia e cosa no, è importante che sia l'osservatore a venire messo nella condizione di dare questa definizione in base ai valori elaborati dalla sua cultura personale (e qui entra in gioco l'educazione all'immagine che nelle nostre scuole è pressocché inesistente)

avatarsenior
inviato il 10 Dicembre 2017 ore 9:45    

Ciao Cigno! Buona domenica Sorriso

Il vero fattore che influenza fondamentalmente l'uomo che osserva una fotografia, è proprio la consapevolezza che questa è in grado di riprendere lo stato fisico della materia, direttamente attraverso la radiazione fotonica e quindi, di riportare la realtà: ciò che sta osservando, esiste realmente.


Esiste certo, ma viene ripreso in modo totalmente arbitrario dall'autore e dalle caratteristiche del mezzo, basta guardare ciò che abbiamo fra le mani quando si scatta:

- Il mirino, grazie all'inquadratura scelta l'autore può omettere od inserire particolari determinanti per la lettura di una scena, anche una foto documento in questo modo può essere disonesta, come disegnandoci sopra o cancellando qualcosa con un programma.

- Le impostazioni di scatto, modificare tempi e diaframmi portano a risultati completamente diversi sullo stesso soggetto, basta pensare alle lunghe esposizioni nelle riprese dei corsi d'acqua o al gioco della profondità di campo nei ritratti, di certo l'esposto non rappresenta la realtà che abbiamo di fronte. La fotografia anche in questo caso può essere disonesta, come elaborandola facendo le stesse cose con un programma.

- Una volta eseguito lo scatto questo viene elaborato in macchina da un'impostazione arbitraria che un ingegnere giapponese a suo tempo ha inserito nel codice, certamente lui riteneva fosse la migliore e la più naturale, ma rimane la sua interpretazione, quindi la fotografia anche in questo caso risulta disonesta, visto che l'immagine che ne risulta è una interpretazione (del nostro amico giapponese), come elaborandola facendo le stesse cose con un programma.

Poi è ovvio che i livelli di disonestà vanno intesi su piani completamente differenti, l'esempio che hai fatto di NEMO è tanto banale quanto efficace, e mi trovo in accordo totale con te che la manipolazione eccessiva di una fotografia ed in seguito esposta e spacciata per naturale sia una presa in giro. Ripeto eccessiva al netto del risultato dato dai punti precedenti.

Quindi secondo me (mia personale opinione, e fortunatamente siamo ancora liberi di avere proprie opinioni) la fotografia non potrà mai essere solo bianco o solo nero, onesta o disonesta, ma va letta nel contesto in cui è proposta, sopratutto se l'autore ci mette in condizione di apprezzarne gli intenti.


EDIT. mentre scrivevo ha postato il sig. Ferrari con il suo ennesimo ottimo intervento, che giustamente sposta l'attenzione dal semplice "cosa sto guardando" al più sensato "cosa vuole dirmi l'autore".


user46920
avatar
inviato il 10 Dicembre 2017 ore 9:50    

Cignaccio da pantano MrGreen ... mi hai voluto tirare in ballo e allora devo per forza esprimere la mia opinione.
Ormai credo che tu sappia che io considero la spinosa faccenda NON con un secco bianco o nero, ma ...

;-) tirato in ballo perché noto nei tuoi discorsi una certa obbiettività.

Per quanto riguarda invece la realtà nuda e cruda e quindi talvolta secca e perentoria, non sono io a poter decidere cosa sia la fotorafia, ma lo è senza dubbio la realtà stessa.
E' appunto la realtà che ci dice e ci indica come stanno le cose, con estrema autorevolezza e senza inganni, e noi siamo totalmente impotenti di fronte ad essa.
Quindi non è e non può essere una mia opinione a decidere cosa sia la fotografia. E se devo proprio farmi una opinione personale in merito, non posso che essere d'accordo in tutto e per tutto con la realtà ... anche se, volendo, potrei per cortesia essere d'accordo con chiunque abbia una opinione differente, ma non sarebbe onesto.

" La Terra è piatta !!! " ... asserivano ed imponevano, appena qualche secolo fa, bruciando la gente che non era d'accordo con loro. Ed ora, che l'hanno addirittura fotografata dallo spazio, è chiaramente visibile a tutti che la Terra non è piatta, ma è sferica Cool
Per questo, preferisco partire da una base reale e cominciare a ragionare sulla fotografia da queste stabili fondamenta, evitando di costruire inutili "castelli di sabbia", che come si sà finiscono in fondo al mare.

La mia opinione quindi non ha nessun valore di fronte alla realtà ... e come è giusto che sia, non l'avrà mai.
La mia opinione può solo decidere ciò che mi piace e ciò che non mi piace, ma non ciò che è e ciò che non è.

La realtà è una sola per tutti, sempre e comunque, e di fronte ad essa dovremmo soltanto essere tutti semplicemente d'accordo in maniera univoca (senza discutere) ... evitando qualsisi presa di posizone personale, differente, arrogante ed eventualmente anche disonesta.

Una volta che fosse terminata questa inutile diatriba ed una volta che col capo chino fossimo tutti finalmente ed inequivocabilmente d'accordo sull'unica realtà della fotografia ... solo allora si potrà eventualmente iniziare a discutere per decidere cosa sia ancora accettabile come fotografia e cosa non lo sia più.

Questa è la mia opinione in merito.
Ma il tema non vuole vertere su questa discussione di dove sia o meno il limite, quanto sulla possibilità reale che ha la fotografia di essere utilizzata esclusivamente nella sua essenza naturale (quella basica, quella reale - senza clonazioni e roba varia). Come da titolo, solo Fotografia Fotografia Fotografia

E a questo proposito trovo che molta fotografia d'Autore (quella che è e che resta inderogabilmente ancora e solo fotografia, pura e semplice) sia un argomento interessantissimo e parallelo a questo, che non ha mai avuto luogo purtroppo su questo forum ... molto probabilmente perché inondato continuamente e senza via di scampo, dall'Arte e dai soliti Artisti della Grafica digitale, che come un fiume in piena hanno sempre disturbato qualsiasi svolgimento della discussione in tal senso.

Anche questa è una mia opinione ... naturalmente (ma non è in discussione qui).







avatarsenior
inviato il 10 Dicembre 2017 ore 10:04    

Concordo perfettamente sul concetto di Daniele legato all'onestà dell'immagine più che a quella della fotografia....
Secondo i parametri di Cigno il paesaggio come genere fotografico dovrebbe essere bandito in toto....
Filtri, pellicole con particolari caratteristiche cromatiche....da sempre si insegue una interpretazione della realtà piuttosto che una sua esposizione didascalica...

Io sono il primo a volere un certo grado di "sincerità" da un'immagine. Ad esempio parlando di immagini di animali credo sia importantissimo sapere in quali condizioni quella specie viene ripresa (luogo, modalità,....) e quando pongo la questione vari utenti qui partono ad insultarmi senza mezze misure....gli stessi utenti che magari si indignano se faccio un focus stacking o se metto un po di orton in un paesaggio....
In questo contesto credo che una cultura in ambito fotografico e oltre aiuti tantissimo....
Conoscere la post produzione, gli autori , la storia della fotografia, e in caso di foto naturalustica avere buone conoscenze su habitat e animali ci rende critici molto migliori e certamente più attendibili...
Senza mai demnticare la scala di grigi di Daniele....
Altrimenti diventiamo davvero dei talebani


avatarsenior
inviato il 10 Dicembre 2017 ore 10:16    

Voi state volando troppo in alto sulla purezza della fotografia per i comuni mortali amatori del dito sul pulsante.
Se siamo realisti il 90% delle foto sono inutili o solo dei cloni di cose già viste non raccontano niente di nuovo, anche se ben fatte, altre sono a volte irreali (i motivi li sappiamo)
Bastebbero qualche migliaio di buoni fotografi per raccontare la storia del mondo invece ci sono milioni di persone con macchina fotografica che giocano divertendosi al "Piccolo Fotografo" con tutte le conseguenze MrGreen

avatarsenior
inviato il 10 Dicembre 2017 ore 10:30    

Se ragioni sul singolo scatto credo tu abbua ragione....
Possiamo dare un gran valore aggiunto ragionando per progetti....
Aggiungo anche che per far qualcosa di buono non dobbiamo per forza creare l'opera definitiva in termini di originalità....spesso le opere che vengono realuzzate a partire da questi propositi scadono nell'autoreferenzialitá e diventano esempio fulgido di pippismo mentale....
Ho letto decine di libri e visto decine di film che pur non essendo mostri di originalità mi hanno regalato ore di piacere delle quali non posso che essere grato all'autore....

avatarsenior
inviato il 10 Dicembre 2017 ore 10:33    

Certo ma quello di cui parli appartiene a quel 10% se vuoi facciamo 20% ma il resto...

avatarsenior
inviato il 10 Dicembre 2017 ore 10:40    

" quello che è per te la fotografia è una tua opinione che rispetto ma per me è irrilevante davanti alla storia della fotografia scritta da gente enormemente più dotata e competente di noi"

Non trovo queste parole con cui peraltro concordo completamente, evitiamo confronti improponibili per favore, nei messaggi di Caterina, da quale discussione le hai prese?

avatarsenior
inviato il 10 Dicembre 2017 ore 11:25    

Cigno, la tua citazione della Terra tonda o piatta forse mi facilita la spiegazione del mio punto di vista; io parto dall'idea che la fotografia sia come la matematica: non è un'opinione, ma può mentire.
Sembra un controsenso, ma è come la diatriba tra geocentrsmo e eliocentrismo: abbiamo creduto per 1500 anni che fosse il Sole a ruotare attorno alla Terra non per un dogma religioso (anche se poi la Chiesa ha finito per crederlo tale), ma perché, nonostante l'eliocentrismo costituisse un'ipotesi più antica all'interno del pensiero greco, l'unico modello matematico che si riuscì ad elaborare con le conoscenze e tecnologie dell'epoca (quello tolemaico) "dimostrava" la possibilità di funzionamento per l'ipotesi contraria; il modello matematico funzionava perfettamente, ma l'ipotesi su cui si basava era errata, quindi entrambi mentivano.
La fotografia non è la realtà, ma un "modello" della realtà che risente della posizione dell'osservatore (in questo caso anche filosofica, etica, politica ecc.) al pari dei modelli matematici che sostengono le Teorie scientifiche, solo che si è assunta anche il compito di veicolare tematiche (emozioni, ideologie ecc.) che non hanno nulla a che vedere con le Scienze fisiche e con le sue regole, e questo rende più complessa l'intera faccenda.

Quindi sono perfettamente d'accordo sul fatto che la purezza tecnica della fotografia abbia un valore e abbia un sacco di possibilità di essere applicata senza modifiche, mettevo solo in evidenza il fatto che il "significato" di ogni cosa è una categoria del pensiero umano; perciò credo che ogni cosa assuma il proprio significato solo nel momento in cui l'uomo ne fa uso (cioè lo trasforma in un fatto condiviso, sociale), ma fatalmente è proprio quell'uso che mette indissolubilmente in relazione quel significato con quello di tutti gli altri aspetti di quel campo d'utilizzo, a maggior ragione per quello che ho scritto all'inizio; ecco perché se estrapolo un'immagine dal suo contesto non riesco a giudicarla altro che dal punto di vista estetico e non per come è realizzata. Magari è un mio limite, ma siccome sono un po' allergico al concetto di "l'estetica per l'estetica" che va tanto di moda al giorno d'oggi, sento il bisogno, per dare una valutazione più profonda, di inserire quell'immagine in una situazione d'utilizzo o quantomeno in un "genere" che comporti regole proprie. Ecco allora che considererò differentemente il beauty dal ritratto classico, la paesaggistica pura e semplice dall'interpretazione d'autore e a sua volta dal fantasy ecc.
Resta il fatto che quando fotografo i campioni delle collezioni del museo in cui lavoro, mi guardo bene dall'eseguire operazioni di "maquillage" in post, ma è sempre alla finalità di quell'immagine che penso nel prendere questa decisione.
Insomma, per me è più importante il significato complessivo che non quello puramente fisico; ho bisogno di sapere (o decidere) a cosa servirà quell'immagine per decidere come e con che tecniche realizzarla; non riesco a disgiungere queste cose; ecco perché concentro la mia attenzione sulle "sfumature di grigio", perché sono quelle che maggiormente nascono dalle condizioni di utilizzo delle immagini e sono quelle in cui è più facile mentire o risultare inefficaci se non si rimane coerenti col messaggio che si vuole trasmettere, al di là degli aspetti tecnici

user46920
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inviato il 10 Dicembre 2017 ore 11:44    

Buona Domenica a tutti.

Cigno, tieni conto però che ...l'onestà o meno di quella immagine non è più determinata solo dal procedimento fotografico

l'onestà non è in discussione qui, anche perché essendo una questione umana, è il fotografo che può decidere se essere onesto o disonesto e quindi chiunque esponga quell'immagine e come. Se è una fotografia e viene spacciata per una fotografia, la questione non è nemmeno discussione.

Infatti
Poi è ovvio che i livelli di disonestà vanno intesi su piani completamente differenti, l'esempio che hai fatto di NEMO è tanto banale quanto efficace, e mi trovo in accordo totale con te che la manipolazione eccessiva di una fotografia ed in seguito esposta e spacciata per naturale sia una presa in giro.


La fotografia è solo l'immagine della Luce. punto. Indipendentemente da cosa inquadra il mirino, dalle impostazioni di scatto o dal fatto che essa riprenda una fiction, illuminata artificialmente e che magari racconta una bugia. La fotocamera è stata progettata e costruita per riprendere le radiazioni fotoniche nello stesso modo in cui anche noi le vediamo. Il risultato che sia più o meno uguale o verosimile, non disturba assolutamente e non influenza la realtà delle cose. Quindi, i punti che Nicola ha portato sono inutili per decidere cosa sia o meno realmente la fotografia. E' la realtà stessa a deciderlo per tutti noi. L'onestà è solo una questione della persona e non del mezzo in sé.

Partiamo quindi dall'inizio, ovvero da quello che è realmente la fotografia e proviamo a snocciolare tutti gli aspetti reali e possibili, considerando la base fondamentale come l'ho già descritta qui sopra, evitando di metterla in discussione ogni volta.

Il punto fisso è che la fotografia riprende la realtà così com'è .. e quindi:
- Quali possibilità e potenzialità ha la fotografia (e qui si parla solo di fotografia) da offrire al fotografo?
- Quali strade potrebbe percorrere il fotografo per poterla usare senza snaturarla ed avere comunque l'illusione di aver creato qualcosa?
- Dove sono i segreti della fotografia che ne esaltano la sua vocazione naturale?


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