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inviato il 11 Novembre 2017 ore 15:07
Probabilmente il tema è già stato toccato, magari in modo frammentario e distribuito in vari topics, ma... E' importante avere sempre un progetto fotografico? Quali sono le vostre esperienze in proposito? Quali le difficoltà e quali i dati positivi? |
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inviato il 11 Novembre 2017 ore 20:31
Ciao, fotografo e mi interesso di fotografia da diversi anni e, personalmente, amo molto fotografare in libertà e, contemporaneamente, ho difficoltà a concretizzare qualche progetto fotografico personale... Premesso ciò, proprio in tempi relativamente recenti devo ammettere l'enorme importanza dei progetti fotografici, cioé: fotografare in funzione di un progetto pensato e voluto. E, magari, riuscire ad esprimersi con il proprio stile ed il proprio linguaggio fotografico; penso che sia un passo importante per elevare ulteriormente lo stato dell'arte della fotografia. Ma, per ora, ho concretizzato molto poco da questo punto di vista, purtroppo... In linea generale le difficoltà maggiori (a mio avviso) stanno nella scelte delle tematiche che, troppo spesso, scivolano nell'ovvietà o nella ridondanza dei luoghi comuni. Proprio in questi giorni ho preso (anzi, mi è stato regalato...) un libro sulle opere fotografiche di Michael Wolf, che riassume la sua carriera fotografica fino ad oggi presentando un riassunto dei suoi vari progetti fotografici, magari non tutti ugualmente interessanti (almeno per me), però tutti molto coerenti nella loro progettualità. Io, per ora, a volte riesco a "ricostruire" delle sequenze fotografiche sulle stesse tematiche ma non è proprio la stessa cosa... Buon proseguimento. Ciao, Marco |
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inviato il 11 Novembre 2017 ore 22:38
“ E' importante avere sempre un progetto fotografico? „ Importante sì indispensabile no, spesso mi muovo su progetti. “ Quali sono le vostre esperienze in proposito? „ Ho affrontato molti progetti da lavori su emulsion lift con Polaroid fino l'ultimo si è concluso con una mostra sui visitatori dei musei di arte contemporanea. Al momento lavoro su un progetto che si rifà a Giacomo balla e ai sui quadri ma non disdegno un po' di "vagabondaggio" fotografico i cui risultati spesso finiscono, mio malgrado, a comporre delle mostre “ Quali le difficoltà e quali i dati positivi? „ Le difficoltà derivano dal mantenere una coerenza sia in fase di ripresa che in fase di post produzione, prima della ripresa il difficile è pensare un progetto che possa funzionare, stabilirne la logica e poi costruire delle basi teoriche valide; i dati positivi sono che lavorando su progetto si ha una linea chiara da seguire. Per quanto riguarda "l'anarchia" fotografica ha i suoi vantaggi, libertà di movimento, estemporaneità eccetera, ma anche lo svantaggio nella difficoltà a dare un senso comune a tutto il materiale, su questo filone ho realizzato alcune mostre tra cui l'ultima che si concluderà a giorni su Parigi |
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inviato il 11 Novembre 2017 ore 23:07
Paolo, dipende... Dipende da come usi tu la fotografia, da cosa rappresenta per te. Se fotografi seguendo intuizioni estemporanee, forse non ti serve un "progetto". Se senti la necessità di "raccontare una storia" (termine molto abusato), o anche se senti che le tue foto sarebbero valorizzate se inserite in una serie, allora sei alla ricerca di un senso che va oltre il singolo scatto. Questo potrebbe dar corpo ad un progetto, oppure anche ad una serie molto solida. In realtà il "progetto fotografico" è un concetto molto utilizzato ma qualche volta anche un po' a sproposito. Perché ti sei posto questa domanda? |
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inviato il 12 Novembre 2017 ore 1:20
In realtà la domanda è rivolta sia a me che a voi, che state rispondendo. Per me è importante sapere come si muovono altri fotoamatori, con quali intenzioni e con quali difficoltà. |
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inviato il 12 Novembre 2017 ore 2:03
“ E' importante avere sempre un progetto fotografico? „ Fotografare liberamente, fotografare su un tema, fotografare per un idea strutturata/un progetto. Son 3 approcci non mutuamente esclusivi, parzialmente sovrapponibili, che credo possano essere tutti esercitati a secondo del momento, della passione, del tempo, delle idee che abbiamo e di quanto ci gratifica o ci aggrada il praticarli. Un saluto Paolo ... cusufai |
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inviato il 12 Novembre 2017 ore 7:55
Dipende anche dal genere. Ad esempio il reportage o la street... ... il passaggio fondamentale a parer mio è proprio questo. Il fotoamatore scatta foto, il Fotografo (con la F maiuscola) fa (fondamentalmente) progetti. E la caratteristica prima di un progetto, se rivolto ad un potenziale target di pubblico, è che deve risultare interessante ed originale... e la seconda, altrettanto importante, è di essere raccontato in maniera chiara ed efficace... La difficoltà sta li. Fare una buona foto è tutto sommato semplice ed alla portata di tutti (o quasi tutti), fare un buon progetto, come dice giustamente Il signor Mario che sia coerente, è un altro paio di maniche... saper raccontare (che non coincide col saper fotografare) è una caratteristica essenziale per un reportagista e/o streeter... Se parliamo invece di paesaggio o, chessò, still life è un altro paio di maniche... |
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inviato il 12 Novembre 2017 ore 9:04
Sempre temi stimolanti, Paolo. Il mio approccio alla fotografia è lo stesso che adottavo per la musica suonata: si fanno le prove per un'eventuale esibizione (perchè lo scopo principale era quello). Poi, nel calduccio della propria camera, si suonano anche i Deep Purple o Battisti, chi se ne frega, ma il fine era "il concerto". Se poi si trattava di suonare davanti a quattro gatti nel pub in fondo alla strada, pazienza: l'importante era suonare, magari strapazzare Coltrane e Davis, ma suonare per un pubblico. Esibizionismo era la molla precipua ai tempi post pubertà, poi una certa consapevolezza e maturità "artistica" ha preso il sopravvento per approdare all'affinamento tecnico e alla comunicatività. Ricordo ancora il mio sassofonista di allora che una sera, particolarmente ingazzurrito per una nuova fiamma, tirò fuori una "Naima" che, se fosse stato una donna, l'avrei baciato davanti a quella trentina di avventori. Scusa la digressione, spero si percepisca il parallelo. Tornando in ambito fotografico, ripeto che il mio approccio è il medesimo. Non farei distinzioni di genere, accettando come "genere" uno tra quelli a disposizione per catalogare le nostre foto in galleria. Ritengo che un progetto, inteso come serie di immagini che sono coerentemente legate da un filo conduttore, si possa concepire anche nella street come nella caccia, nel ritratto come nella macro. Cosa impedisce di tracciare un'anagrafe delle specie animali presenti in una determinata area? Oppure una serie di scatti denuncianti il forte degrado di una località, o anche le diverse espressioni di un amico attore? La mia esperienza è limitata a questi ultimi mesi, impegnato in un ambizioso (per le mie forze) progetto. Le maggiori difficoltà le ho avute a trovare location adatte allo scopo e persone disposte a fare da modello. Trattandosi di un tema spinoso, l'alcolismo, mi son trovato più volte a dover giurare che il/la modello/a non sarebbe stato riconoscibile: a me servivano e servono ritratti simbolici, evocativi di determinate situazioni, non la ragazza afghana con gli occhi verdi. Ma ho la fortuna di avere amici sobri che si sono prestati a recitare il copione. E, visto che il progetto è autobiografico, volto a raccontare il mio trascorso, nella maggior parte dei casi ho preferito essere io il soggetto inquadrato. Chi meglio di me può raccontare uno dei periodi più terrificanti della mia vita? Le soddisfazioni? Beh, qualche cosa è arrivata, proprio qui, da chi ha avuto la gentilezza di sbirciare una delle mie gallerie. Ho voluto proporre una minima parte del lavoro ad una platea di appassionati, giusto per tastare il terreno riguardo l'efficacia della trasmissione. Gli incoraggiamenti a proseguire che ho ricevuto sono un ulteriore sprone. La mostra si terrà col patrocinio di una delle locali Comunità di recupero per tossicodipendenti e l'Associazione Club Alcologici della Toscana. Speravo di riuscire nell'intento di terminare la serie prima delle prossime festività, ma spesso arriva l'idea nuova e...bisogna scattare ancora. Per non parlare di quante immagini, inizialmente ritenute buone, sono state riesaminate dopo mesi e poi cestinate. Oltre a questo, non mi privo certo del piacere di sfoderare il 24-70 per qualche paesaggio o il bianchetto per le partite di calcetto dei miei amici o il 135 per qualche ritrattuccio alla mia bella, mi diletto anche con la pellicola con una EOS 5 e sviluppo in proprio...insomma...fotografo, anche per esorcizzare un dannato problemone alla retina dell'occhio sinistro. Si dice che per scattare in b/n, bisogna prevedere il risultato: io sono fortunato dato che mi basta chiudere il destro e percepire il rosso e il verde come sfumature di grigio. Ahahah! Bisogna saper vivere, e trovare un "pro" dove sembra tutto "contro". Maurizio. |
user35763
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inviato il 12 Novembre 2017 ore 9:41
Il progetto fotografico;uno schema da pianificare,un particolarmente sentito tema da sviscerare e interpretare,o documentare sembra essere il necessario passo per il fotografo autore,artista o serio amatore; Una sincera ispirazione,chiamata e vocazione... Un decidere di far sul serio. Sentito come imposizione ed obbligo di attestata serietà,profondità d'intenti. O,come spesso si dice,dell'avere qualcosa da dire e da dare; Uno dei tanti e soliti cliché forse e in qualche modo? Diciamo che hai PRATICAMENTE,materialmente bisogno del progetto se devi rispondere ad una committenza,preparare un esposizione,proporre un portfolio. Ma un progetto resta pur sempre un piccolo cerchio concentrico connesso e inglobato nel grande cerchio dello scopo e del perché fotografiamo. Ora,Indubbiamente può essere proficuo porsi dei limiti,definire un idea per evitare dispersioni(un collezionista d'arte,numismatico o filatelico non coglie la qualsiasi,sceglie una corrente,un autore,un periodo storico o un tema iconico e si dedica al suo possibile completamento grazie ai paletti cui si è circoscritto,un romanziere fa la scaletta,provvedendo cosi' ad una struttura di base e fondamento). ma nulla vieta,o chiede di considerarsi futile-di serie B- un approccio privo di progettualità. Di finalità contingente e immediata. Una mancanza di finalità immediata che non ne preclude affatto un altra non riconosciuta e autodichiaratasi. C'è il fotografo cosiddetto professionista che ha null'altro progetto che quello di soddisfare volta per volta al meglio la sua clientela. C'è un approccio a-causale,ludico ed estemporaneo che chiede solo di vedere il mondo e le sue cose attraverso le lenti di una fotocamera per volersi stupire di come viene quando è da lui fotografato; lo stimolo e possibilità di vedere con verginale interesse ciò che distrattamente guardiamo intorno a noi,e che senza tale alibi e stimolo ignoreremmo. Tutto sembra meritare uno sguardo quando abbiamo con noi la fotocamera a renderci degli attenti cacciatori,dei curiosi cercatori. Diventando un po tutti turisti giapponesi. Un medium che pare possa riportarci a quello sguardo fresco degli inizi,ignaro,privo di nomi,parole,definizioni,funzioni,categorie,concetti e preconcetti,rilevanza, pronto alla meraviglia,alla sorpresa, e alla "magia" della prima creazione tipico dell'infanzia. L'alba del percepire senza conoscere e riconoscere,sempre con occhi nuovi dove niente è irrilevante e tutto è sempre da scoprire. Il giardino dell'innocenza passata,di quel momento anteriore alla caduta per colpa d'avere colto il frutto proibito dell'albero della conoscenza,snobbando quello della vita. L'età dell'oro e di Saturno,il paradiso perduto. O anche un fotografare apparentemente teso ad un illusorio,narcisistico intento di congelare il tempo in selfie,situazioni e personali momenti ,ricordi di presunta socialità gregaria; ma,forse,tentativo inconsciamente usato come un diario d'altri tempi,di appunti mnemonici del proprio esistenziale percorso; di analisi,per ricordare,fissare,osservarsi e conoscersi. Mettere a fuoco per mettersi a fuoco,focalizzarsi; Ego-centrarsi. individuarsi. Questa del progettare non è forse altro che la contingente faccia e parte di uno scopo generale(universale nel personale) del nostro fotografare? E ognuno,nel semplicemente farlo,ha già il suo,lo sappia e gli importi o meno. Può essere il progetto di voler guardare in futuro le nostre fotografie per struggersi di nostalgia(nostalgia canaglia)e saudade per quello che è stato e non c'è più. Qualsiasi sia il nostro caso,il nostro approccio,progetto o casualità,guardare il mondo attraverso questa piccola finestra non può che acuire e arricchirne la visione,ampliare i nostri confini percettivi e scoprire nuovi territori sia fuori che dentro di noi. C'è poi,chi si limita al cercare di scattare 12,solo 12(come gli apostoli,i segni zodiacali,i mesi,i sette nani + Biancaneve e 4 guardoni)fotografie -a lui e per lui- significative,emblematiche,l'anno; Come i calendari dei camionisti,un mese in un immagine,un anno in dodici. Da stamparsi in un fotolibro e conservarlo onde accompagnare in seguito una malinconica senilità,resa accidiosa dal taedium vitae,guardando,riguardando,ricordando e ricapitolandone le annate,(la possibilità di un "posto delle fragole"dove rivedersi,rifugiarsi e tirarne le superflue somme;intimo e interiore "Strawberry fields forever")dove e quando tutto quello che era e tutti quelli si conosceva se ne sono già andati,spariti,cancellati,attendendo il turno di stirare anch'egli le zampette. Ma vabbè. Come direbbe il ragionier Ugo alla sua Pina: "massi',ma in fondo,ma chi se ne frega!" |
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inviato il 12 Novembre 2017 ore 16:13
@ Silvano R.r. : ad onta della sdrammatizzante-esorcizzante frase conclusiva, mi ritrovo molto nel tuo ( magmatico ) intervento. Il quale è, nonostante le apparenze, pieno di misurata, ma non troppo, passione. Mi ci ritrovo molto e in molte fasi del mio modestissimo percorso. |
user90373
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inviato il 14 Novembre 2017 ore 9:50
Quella del progetto è un'arma a doppio taglio, un buon racconto riesce a valorizzare anche scatti che fuori da quel contesto potrebbbero risultare "scarsetti", una storia debole, per contro, potrebbe sminuire il valore di immagini di un certo pregio. La prima domanda che mi pongo è:- "Mi concentro sulla storia o sulle fotografie?". Il più delle volte parto per interpretare il progetto del momento e torno con le immagini suggeritemi dalla mia, di storia. |
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inviato il 14 Novembre 2017 ore 10:34
“ Quella del progetto è un'arma a doppio taglio, un buon racconto riesce a valorizzare anche scatti che fuori da quel contesto potrebbbero risultare "scarsetti", una storia debole, per contro, potrebbe sminuire il valore di immagini di un certo pregio. La prima domanda che mi pongo è:- "Mi concentro sulla storia o sulle fotografie?". Il più delle volte parto per interpretare il progetto del momento e torno con le immagini suggeritemi dalla mia, di storia. Sorriso „ Attenzione a non sovrapporre il concetto di reportage e il concetto di progetto. Un progetto può vivere anche di immagini separate fra loro, di immagini ripetitive dello tesso oggetto, o anche di una sola immagine, il reportage, che presuppone un progetto, vive necessariamente di più immagini strettamente collegate tra loro in una sorta di racconto, il reportage per sua natura sopporta, come giustamente hai scritto, immagini di valore non eccelso e rischia di compromettere immagini eccelse |
user90373
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inviato il 14 Novembre 2017 ore 10:54
@ Il Signor Mario Il distinguo, non ci avevo mai fatto caso, fra le due forme mi crea curiosità. Che differenza c'è fra avere in mente il progetto di un reportage (racconto) sui cavalli ed un semplice progetto avente gli stessi attori. In cosa andranno a differenziarsi fondamentalmente i due lavori? Un portfolio invece che modalità espressive andrà ad investire? |
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inviato il 14 Novembre 2017 ore 11:03
Un progetto si può concludere con una sola foto o con una serie di foto anche non collegate fra loro, ad esempio un progetto sui ritratti, una decina di ritratti in cui l'unico punto in comune è l'autore, un reportage, termine giornalistico che indica un articolo strutturato come un racconto, è nel caso della fotografia un racconto per immagini, le fotografie sono correlate fra di loro, hanno un filo logico preferibilmente temporale, ha un inizio e una fine ben precisi, lo costruisci esattamente come faresti con un racconto scritto. Il portfolio è la presentazione dei tuoi lavori, è un florilegio delle tue fotografie migliori preferibilmente presentate per generi. Tornando all'esempio dei cavalli: devo fare una singola foto o comunque una serie di foto disarticolate fra di loro su di una razza equina? Dovrò pensare a dove trovare i cavalli, organizzare l'ambiente per le foto, pensare a chi gestirà i cavalli nella fase di scatto, che tipo di immagine voglio, primi piani, frontale, profilo... Devo realizzare un reportage sui cavallini della Giara? Il progetto prevede l'organizzazione del viaggio, gli spostamenti in zona, la ripresa delle stalle, i panorami... ma prevede anche la creazione di uno storyboard su come intendo realizzarlo, inizio, sviluppi e fine. Un portfolio mirato ad acquisire dei clienti per lavori inerenti i cavalli raccoglie le mie migliori foto di cavalli e i "riassunti" dei miei eventuali reportage sullo stesso tema Concludendo: un progetto è alla base di un reportage ma non coincide con il reportage, un progetto è indispensabile sia per organizzare un reportage che per creare un portfolio. La fase progettuale costituisce la base della fotografia "pensata" e precede necessariamente molti generi, quasi tutti esclusa la fotografia street e quella turistica. |
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inviato il 14 Novembre 2017 ore 11:21
Mario grazie mille per questo tuo ultimo intervento, concetti semplici e ben spiegati che mi sono stati davvero utili! |
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