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inviato il 30 Ottobre 2017 ore 21:49
Ho avviato a pubblicare i primi scatti realizzati per un progetto finalizzato a sensibilizzare "la gente" sull'abuso di alcol. Il progetto fa riferimento al mio passato di alcolista: nel periodo 2010/inizio 2015 sono stato vittima di me stesso e degli abusi. La mia vita è profondamente cambiata da allora: è trascorso un tempo relativamente breve, ma mi pare un'eternità. Da principio sottovalutavo la cosa: pensavo di gestirla. Credevo che quel goccio in più, bevuto alla sera, servisse solo a tranquillizzare il mio costante stato di ansia. Ma la faccenda, subdolamente, mi prese la mano e da un goccio passai a due, poi ad un litro (di vinaccio) e poi il sonno, interrotto dai tremori e dagli incubi. Niente di più semplice che bere ancora, per riuscire a chiudere occhio e far sparire il tremito che mi aveva già invaso: dalle mani, veloce a salire verso tutto il tronco. Ma il sollievo dura poche ore. Suona la sveglia, sono le sei, devo andare al lavoro. Come posso guidare la moto con le mani che mi tremano? Vai, Colombini, un altro mezzo litro...giusto per carburare... Lungo il tragitto casa-lavoro, sosta al negozietto di alimentari: due litri di tavernello possono bastare per arrivare all'orario di uscita. Facciamo tre, non si sa mai... I pasti sempre più ridotti: la fame era scomparsa. Rimpiazzata da una sete che sete non è. E' una necessità. Un bisogno fisico che non lascia tregua. Il pensiero è sempre lì: avere scorta sufficiente. Sempre. Litri di vinaccio (ma se fosse stato D.O.C., non sarebbe stato meglio) che passavano dallo stomaco al sangue ed al cervello. Sono un carattere mansueto: non ho mai compiuto atti di violenza fisica verso nessuno: nonostante lo stato terribile, ero ancora capace di lavorare con precisione e di non rompere le palle a chicchessia. Mi resi (quasi) subito conto che la situazione era seria. L'ambulatorio alcologico dell'Ospedale, il Club dell' A.C.A.T (Associazione Club Alcologici della Toscana), un ricovero in clinica di tre settimane a Firenze, la comunità di recupero per tossicodipendenti...infine la psicoterapia, individuale e di gruppo. Ho corso il rischio di essere buttato fuori dal lavoro, perchè poi alla fine non ero in grado di lavorare, ho avuto momenti di depressione in cui ho meditato il suicidio, insomma, una vita che non può essere definita tale. Rapporto di coppia? Povera donna, la mia compagna, quanto mi ha amato, allora e adesso. Quanto ha sopportato di me... Mia figlia? Beh, si vergogna. Si vergogna e mi odia. Insomma, ne ho fatti di danni...E poteva anche andare peggio... Utile dire che adesso non tocco assolutamente nulla che abbia a che fare con l'alcol. Finalmente mi sono liberato della bestia. Sto in guardia: non avrei armi per combatterla di nuovo: il senso di sconfitta sarebbe mortale e ci ricascherei definitivamente. Con il patrocinio dell'A.C.A.T. e della comunità di recupero, ho messo in piedi questo lavoro che dovrebbe essere completato verso la fine di quest'anno: salvo incidenti di percorso. Ho creato una galleria apposita. Chi avrà voglia di sbirciare e di dirmi qualcosa, qualunque cosa, è il benvenuto. Maurizio. |
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inviato il 30 Ottobre 2017 ore 23:17
Caro Maurizio, la tua è una testimonianza coraggiosa e utile che vale per alcool e droghe. Spero che in molti leggano la tua storia. Sei commovente quando parli di tua moglie. Anche tua figlia ha sofferto e quando vedrà che hai la forza di non ricascarci più comincerà a capire ed apprezzarti. Bravo per il progetto che intendi portare avanti. Data la tua esperienza passata ora saprai capire meglio le debolezze degli altri perchè sono state le tue e insegnerai agli altri una via d'uscita. Un abbraccio, Fabrizio |
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inviato il 31 Ottobre 2017 ore 4:50
Mi hai commosso Maurizio e ti ringrazio per la condivisione coraggiosa e toccante; sono andato a vedere le tue immagini: interessanti e ben realizzate, dimostrano gusto, occhio e quella sensibilità già ampiamente dimostrata nel tuo scritto; complimenti per il tuo percorso, umano e fotografico e per la tua lodevole iniziativa: non posso far altro che augurare ogni bene a te e ai tuoi cari. Un abbraccio Leonardo |
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inviato il 31 Ottobre 2017 ore 8:37
Grazie, ragazzi. Avevo un gran pudore a fare questa confessione. Di certo non è un periodo di cui andare fiero, ma voglio dimostrare (a me stesso, più che agli altr) che la fotografia è un mezzo espressivo. Non mi bastano più la pittura né la musica: la fotografia è la mia passione mai sopita nei decenni e voglio farne il mio mezzo di elezione. Tutti abbiamo qualcosa da raccontare: anche l'amore per il proprio cane è una cosa degna di essere raccontata. Oltre al messaggio sociale, questo vuole essere uno sprone a raccontare sé stessi. Un sentito grazie per le vostre parole. Maurizio. |
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inviato il 31 Ottobre 2017 ore 10:46
Ciao Maurizio.Ci vuole molto coraggio a fare un'uscita come la tua,per cui ti ammiro tantissimo.L'alcool è un nemico subdolo,ci vuole poco,come ti sei purtroppo reso conto,a passare da un goccietto in piu,tanto non puo farmi male,alla tragedia.Tu hai avuto una forza d'animo eccezionale,e ne sei uscito,tanti invece non ce la fanno.Forza,dai si ricomincia con la vita normale,e ti vedrai premiato per quello che sei riuscito a fare.Ho visto la tua galleria:non ho lasciato commenti,perchè queste piu che foto sono testimonianze della tua sofferenza,e non mi sembrava giusto dare un giudizio fotografico,pur ammirandole molto. Ti do un 10 e lode per tutto. Un saluto,Alessandro. |
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inviato il 31 Ottobre 2017 ore 23:17
Grazie, Ale! Le foto che ho pubblicato sono una parte degli scatti che compongono il lavoro. Qui ho portato al vostro esame quelle che hanno tra di loro un legame più forte: viste separatamente, non dicono nulla. Contestualizzate assieme alle altre, complici i titoli, la faccenda diventa fruibile. Ti ringrazio per l'apprezzamento tuo e di chi, in silenzio, ha fatto capolino nella mia cronaca. Ne ho altre, molto forti, che, se decidessi di esporle, sottoporrò preventivamente a Emanuele prima di procedere alla pubblicazione. Grazie ancora per le tue parole: sapere che il mio messaggio viene letto come desideravo è per me fonte di grande soddisfazione: una ulteriore vittoria sulla bestia. Maurizio. |
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inviato il 31 Ottobre 2017 ore 23:59
Ciao Maurizio. Conosco il problema dell'alcoolismo non per esperienza diretta, ma per essermi avvicinato un po': anni fa un mio amico ci è piombato dentro, ho tentato di aiutarlo cominciando a frequantare i gruppi di terapia di AlAnon (il ramo di Alcoolisti Anonimi che tratta familiari e persone vicine) e ho conosciuto esseri...superiori, non ho altri termini per definirli. Persone che hanno saputo affrontare un problema terribile, che pochissimi conoscono nella sua reale entità. Faccio solo un esempio, anni fa ho incontrato un mio "mezzo amico" di infanzia che era passato per la tossicodipendenza e, per uscirne, si era "aiutato" con i superalcoolici: parlando davanti a un bicchierino di grappa, mi ha confessato "Andrea, dall'eroina mi sono liberato, da questa qui non si può...". L'alcool è il peggio. Bene, ho conosciuto persone che hanno vinto, che ce l'hanno fatta e hanno conquistato una serenità, una consapevolezza, una forza di carattere inimmaginabili per chi sia estraneo a certe esperienze, una tale potenza interiore da mettere in crisi i congiunti, che si sentivano in evidente stato di inferiorità. Confesso che ho molta comprensione e molta compassione per i malati (tali sono, sancito dall'OMS. Basta parlare di viziosi!!) di alcoolismo, e un'enorme ammirazione per tutte quelle belle persone che hanno vinto la loro dura battaglia. Sono contento di incontrarne un'altra. Se me lo permetti, ti segno tra gli amici. |
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inviato il 01 Novembre 2017 ore 6:15
Ma certo, Andrea! Sono contento che qualcuno, oltre a me, abbia sottolineato la maggior difficoltà che si incontra a liberarsi dell'alcol. Purtroppo, fino a quando non succedono fatti gravi, il consumo di alcol è tollerato dalla maggior parte delle persone. "L'altra sera siamo usciti con la comitiva per una pizza, poi ci siam presi una sbornia che non ti dico. Quante risate..." io non giudico, ma vorrei porre il punto di osservazione più in basso, quando la dipendenza è "solo" psicologica: "Ah, si, dopo staccato dal lavoro un paio di birrette, giusto per rilassarsi" , "Prima di avvicinarmi ad una donna, devo bere qualcosa per sciogliermi" , "Sabato scorso c'era Beppe che l'ha presa grossa: non si reggeva in piedi ma cantava e faceva il bischero. Quanto abbiamo riso!". Insomma, spesso, troppo spesso, l'alcol è visto come rimedio al grigiore delle nostre giornate o come qualcosa di necessario, altrimenti non ci si diverte o non si tromba. È qui che si forma il subdolo inghippo. Io sono partito usandolo come ansiolitico... Comunque, si, ×: c'è l'ho fatta. Certo, bere Coca Cola col risotto o succo d arancia con la pizza , non sono proprio accostamenti da gourmet, ma mi godo la vita e la compagnia e mi so divertire ugualmente, anzi, di più. |
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inviato il 01 Novembre 2017 ore 21:21
Come la maggior parte delle umane vicende, il rapporto con l'alcool è terribilmente complesso, ma merita attenzione un fatto: una moltitudine di persone ne fa uso eccessivo, e rimane comunque nella categoria definita dei "bevitori sociali". Alcuni - mi viene da dire meno fortunati, non so come altro trattarli - sviluppano una dipendenza patologica che ha una base fisiologica (purtroppo, ancora sconosciuta) e non ha più bisogno di dosi minime o quantitativi elevati per manifestarsi e mantenersi. Uno dei tutor che ho conosciuto ad AlAnon ha detto che, dopo aver riconquistato la sobrietà (dall'alcoolismo non si guarisce mai, pochi lo sanno, al massimo si riesce a non scatenarlo evitando il contatto con l'alcool), ha avuto una ricaduta - prontamente controllata - perchè gli avevano servito a sua insaputa un'insalata condita con l'aceto (!!). Altre persono hanno avuto problemi a causa di un boero o di una torta con del pan di spagna insaporito con il rum (...!!!!). Sull'alcoolismo c'è molta disinformazione, e di conseguenza dilaga il preconcetto. Ti ho segnato come amico. A risentirci. Vedremo come si sviluppa il tuo progetto. |
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inviato il 01 Novembre 2017 ore 21:38
Maurizio intanto grazie di averci messo a parte di una tua storia così intima e poi complimenti per avuto saputo trasformare un grosso è triste problema in una fantastica opportunità dando modo di riflettere a molti. Inoltre devo dire che per il progetto sei sulla buona strada e lo stai portando avanti molto bene, quindi mi sento di spronarti a continuare anche per tirar fuori la rabbia che hai in te. Per ultimo mi rivolgo a tua moglie ed a tua figlia per dirgli che hanno un uomo ed un padre eccezionale e che nel momento più buio ha saputo reagire nella migliore delle maniere e questo progetto fotografico ne è un'ulteriore testimonianza!!! |
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inviato il 02 Novembre 2017 ore 14:17
Ragazzi, cosa devo dire se non GRAZIE ! L'argomento è scomodo, spinoso. Duro da affrontare, soprattutto perché molte persone, tra cui un numero preoccupante di ragazzini, non si sentono addosso il problema. Troppo spesso, pur di socializzare e non sentirsi esclusi dal gruppo, avviene l'accostamento all'alcol. Tanto cosa vuoi che sia una sbornia? Una tira l'altra, irretiti da una falsa allegria e una subdola euforia. Quando cadi dentro quella fogna, è un casinò rialzarsi e uscire. E anche se ne esci, il puzzo resta addosso: il rischio ricadute è dietro l'angolo. Non demonizzo nessun comportamento, ma demonizzo le possibili conseguenze: la vita sociale, lavorativa, affettiva perdono di significato in nome solo ed unicamente del procurarsi la sostanza. Tossicodipendente a tutti gli effetti. Ma anche chi ne abusa saltuariamente può far danni: è sufficiente che si metta al volante o che si incazzi con i figli o la moglie... Grazie ancora per il vostro sostegno. Maurizio. |
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inviato il 02 Novembre 2017 ore 19:03
L'alcool non viene considerato pericoloso come le oppiacee solo per tre motivi: 1) è possibile farne uso moderato senza patire assuefazione e dipendenza 2) fa parte dei nostri costumi e delle nostre tradizioni 3) è legale Quando si cade nella dipendenza patologica è forse la peggiore sostanza stupefacente, quella che produce la più forte dipendenza fisica, quella che produce le peggiori alterazioni asociali e violente del carattere, quella che coinvolge in modo più ampio e devastante le persone che circondano il malato. Anche sulla tenacia e sulla matrice delle cause di dipendenza ci sarebbe molto da discutere: se non sbaglio, è dimostrato che gli oppiacei generano dipendenza fisica abbastanza labile, che si annulla o quasi in poche settimane (meno di quanto serva per la nicotina) e da cui si guarisce completamente, tant'è che diverse strutture par il recupero dei tossicodipendenti ammettono e incoraggiano un nuovo approccio all'eroina dopo la disintossicazione, per dimostrare a se stessi che la bestia si può uccidere. Mai e poi mai con l'alcool!! Le oppiacee producono una fortissima dipendenza psicologica, a cui porbabilmente non è estraneo il fatto che siano proibite e demonizzate. Chi le sceglie rompe gli schemi, salta un fosso, cambia sponda. Di conseguenza, la droga diventa la sua nuova patria e la sua nuova identità di transfugo dalla norma e dall'omologazione. Chi sposa l'alcool non ha questi legami, non vive questo transfert nei confronti del suo nuovo universo: è proprio che ti si attacca addosso e non ti molla più. Ho sentito storie di alcoolisti da far accapponare la pelle, mai sentite con i tossicodipendenti: gente in astinenza che ha bevuto medicinali di famigliari contenenti alcool, alcool denaturato, detergenti, disinfettanti, profumi....persino l'antigelo dell'auto!! (E' glicole, quindi un polialcool). Finendo al pronto soccorso e qualcuno anche a gurdare le piante dalle radici...L'alcool non è criminogeno come le oppiacee, ma solo perchè è legale: se fosse proibito, si ucciderebbe per averlo (vedi proibizionismo in USA). |
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inviato il 02 Novembre 2017 ore 22:37
Confermo: nei nove mesi trascorsi in comunità erano proibiti profumi, dopobarba, etc. Li per li non capivo la ragione, visto che non mi sarei mai sognato di bere quelle cose. Esiste un prodotto che si chiama Alcover e viene somministrato per evitare la sindrome da astinenza. Quindici giorni scalando la dose quotidiana, e sei fuori dalla dipendenza fisica. Ma a quel punto, se si torna a bere, è solo una questione di testa che non funziona...per questo ho voluto affrontare il problema alla radice, sottoponendosi a psicoterapia. Assieme al problema alcol, ho risolto problemi che neppure percepivo. |
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inviato il 02 Novembre 2017 ore 22:47
Nonostante il mio benessere attuale, la gioia di vivere una vita vera, non mi sento affatto "a posto". Solo il ricordo di mesi/anni trascorsi nella dipendenza e le innumerevoli crisi d' astinenza , mi dovrebbero servire da deterrente, ma aggiungo la paura, il terrore che la prossima ricaduta sarebbe l'ultima. Si bene che qualcuno si domanderà: ma come? Uno dei deterrenti maggiori dovrebbe essere il perdere definitivamente dignità e affetti, il lavoro, etc. No, il tossicodipendente, quando è tale, non ha remore: la cosa più importante è procurarsi la sostanza. Io non ho mai compiuto delinquenze di alcun genere. Ho sempre avuto, anche in quei momenti, un briciolo di codice etico. Fisicamente ho avuto un gran culo: nessuna conseguenza eccetto una desensibilizzazione delle dita dei piedi, una sorta di formicolio perenne: segno evidente di un danno al sistema nervoso periferico che lentamente e spontaneamente si sta risolvendo. Psicologicamente, beh, non prendo nessun farmaco e l'unica cosa di cui abusare volentieri è la ...gnoc...ehm, ci siamo capiti, peccato solo che non ho più vent'anni e neppure quaranta : l'abuso, in quel senso, è solo un ricordo! |
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