user90373
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inviato il 22 Settembre 2017 ore 16:42
Da un pò di tempo una cosa mi perplime:- " Ma esiste qualcosa di oggettivo in fotografia escludendo: marchio&modello della fotocamera, angolo di campo obbiettivo, durata dei vari tempi, diametro del daframma alle varie aperture, scala della sensibilità ISO, distanza soggetto<>piano sensore-pellicola? ". |
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inviato il 22 Settembre 2017 ore 16:51
sono un po' tonto lo ammetto, ma non capisco cosa ti rende perplesso, |
user90373
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inviato il 22 Settembre 2017 ore 16:58
@ Cesaregiancarlo E' oggettivamente possibile che la perplessità sia solo mia e che altri non ne siano, soggettivamente, minimamente toccati. |
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inviato il 22 Settembre 2017 ore 17:07
@Ettore Perazzettas scrivi troppo difficile per me , aspetto che ci siano altri commenti per vedere cosa ti rispondono , oggettivamente e soggettivamente io mi sento perso |
user90373
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inviato il 22 Settembre 2017 ore 17:18
@ Cesaregiancarlo Non credo tu non abbia capito, forse è un argomento sul quale non ritieni valga la pena riflettere quindi il fatto ti coglie un pò impreparato, ma vedrai che altri ci aiuteranno a capire qualcosa in più. |
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inviato il 22 Settembre 2017 ore 17:39
mi fai troppo intelligente , grazie ! |
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inviato il 22 Settembre 2017 ore 17:43
No!! |
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inviato il 22 Settembre 2017 ore 18:03
Buonasera Ettore, spesso fatico a capire le tue elucubrazioni ma vediamo se ho capito. Si intende che non si possa essere " soggettivi " se facciamo riferimento al tuo elenco, una Canon non può essere altro, le aperture di diaframma sono quelle e via discorrendo, pertanto in questi casi si deve per forza parlare di oggettività. Diverso il discorso quando si comincia per esempio a giudicare un'immagine, a questo punto interviene per forza di cose la soggettività. Quante immagini vengono definite belle da alcuni ed errate da parte di altri ? Oppure soggettiva è la percezione del colore, della lettura dell'immagine a seconda della cultura fotografica del soggetto che le legge, soggettività nell'utilizzo di focali diverse per il ritratto. Tanti altri esempi si possono portare ma non voglio esse prolisso. Spero di aver intuito correttamente il tuo pensiero. Saluti. Graziano. |
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inviato il 22 Settembre 2017 ore 18:12
Nemmeno l apertura di una diaframma è oggettiva.perlomeno, lo è meccanicamente ma non dal punto di vista fotografico |
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inviato il 22 Settembre 2017 ore 18:14
Nel caso qualcuno si fosse chiesto dove il nostro amico Ettore ha trovato il verbo "perplimere" (all'accademia della Crusca hanno attacchi di dissenteria !!) per-plì-me-re SIGNRendere perplesso, cioè dubbioso, interdetto neologismo del comico Corrado Guzzanti, usato per la prima volta dal suo personaggio Rokko Smitherson nei primi anni '90 - sarebbe il verbo di cui "perplesso" è participio passato, storicamente inesistente; composto di per intensivo plexus piegato, quindi inviluppato, confuso. Colmando una lacuna della lingua, questo neologismo ha avuto un successo colossale, passando da buffa parola di caricatura comica a parola che, seppur con riserve dei più conservatori, è ben lecito usare; se da un lato esprime un verbo insostituibile, resta comunque innegabile il retaggio della connotazione comica, ed è difficile usarla in contesti seri o registri aulici. Neologismo a parte, toccando il sentimento della perplessità, l'immagine da cui è generata è quella dell'inviluppo che sconcerta, che impedisce di comprenderne gli intrecci e di trovarne i bandoli - figlia del versatilissimo plesso che così spesso troviamo nelle nostre parole. Testo originale pubblicato su unaparolaalgiorno.it: unaparolaalgiorno.it/significato/P/perplimere |
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inviato il 22 Settembre 2017 ore 18:20
Secondo me non ci può essere nulla di oggettivo nella fotografia se la intendiamo come espressione "artistica". Oggettivo vorrebbe dire quantificabile e misurabile in maniera """scientifica""", e sinceramente credo che sarebbe agli antipodi dell'idea stessa di arte, o comunque di espressione personale. |
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inviato il 22 Settembre 2017 ore 18:37
Leggevo da qualche parte come il concetto di "oggettivo" corrisponda in qualche modo a quello di "codificato"; in questo caso diventa difficile parlare di oggettività in un campo dove le uniche codifiche sembrano essere i regolamenti dei concorsi e, forse, qualcosa riguardante il reportage. Però è anche vero che un linguaggio senza un codice non è un linguaggio, nel senso che non è utilizzabile per veicolare discorsi e concetti tra due soggetti differenti, perché questi parlerebbero lingue solo apparentemente identiche, ma infarcite di incomprensioni ed equivoci. Un problema che al giorno d'oggi mi pare affligga un po' tutte le forme di comunicazione visiva, ma che sembra assumere particolare rilevanza in fotografia. In campo professionale, probabilmente, a creare una sorta di oggettività sono le richieste della committenza, che finiscono per livellarsi in base a standard di marketing, mode ecc., ma in campo amatoriale apriti cielo! |
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inviato il 22 Settembre 2017 ore 18:41
“ Secondo me non ci può essere nulla di oggettivo nella fotografia se la intendiamo come espressione "artistica". Oggettivo vorrebbe dire quantificabile e misurabile in maniera """scientifica""", e sinceramente credo che sarebbe agli antipodi dell'idea stessa di arte, o comunque di espressione personale. „ Questo però rende l'arte fondamentalmente incomprensibile per l'osservatore, a meno che questo non sia l'autore stesso dell'opera; diventa un po' un cane che si morde la coda |
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inviato il 22 Settembre 2017 ore 19:01
Beh no, senza fare filosofia, però secondo me qualcosa di artistico deve saper comunicare anche (ma non solo) in modo emotivo ed intuitivo, qualcosa che per definizione sfugge alle categorizzazioni scientifiche. Questo non vuol dire che non possano esserci delle "regole" o dei "princìpi" codificati, ma è un passaggio che avviene a monte. Non so se mi sono espresso in modo intelligibile Comunque diciamo fondamentalmente cose simili, solo che tu hai argomentato di più |
user90373
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inviato il 22 Settembre 2017 ore 21:40
Trovo strano come in fotografia dove i principali parametri sono codificati e codificabili, penso ai dati d'esposizione (tot diaframma x tot tempo fratto ISO radice di EV, oppure al codice binario del digitale come anche ai tempi di sviluppo delle pellicole e a quelli di esposizione e sviluppo delle carte, ed ecco che alla fine di una serie di operazioni oggettive ci si ritrova, come per magia, con un risultato soggettivo. Dico questo perchè se l'esposizione è sbagliata, o per difetto oppure per eccesso, questo non è più un dato oggettivo di sovra o sotto esposizione ma, in virtù di una non meglio specificata proprietà, diventa “ "qualcosa che per definizione sfugge alle categorizzazioni scientifiche." „ e che rientra nella "categoria" dell'arte. Quoto quindi Arconudo che alla domanda iniziale risponde con un categorico ed "oggettivo" NO! . |
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