user81257
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inviato il 18 Maggio 2017 ore 12:41
Di nuovo incastrato sul colore. Il tutto nasce da RawTherapee che mi permette di assegnare un Profilo di Lavoro ed un Profilo di Uscita. Su entrambi posso impostare sRGB o Prophoto (tralasciando le via intermedie). Ho notato che cambiando il Profilo di Lavoro, il risultato finale cambia ma non esageratamente a pari Uscita. Cambiando invece il profilo di uscita, il risultato cambia radicalmente, uscendo in sRGB o in ProPhoto si hanno due foto completamente diverse. Ma soprattutto, se imposto ProPhoto sia come Profilo di Lavoro che come Profilo di Uscita, su RawTherapee lavoro con il mio profilo monitor (calibrato) e vedo dei colori. Se esporto in sRGB i colori sono simili, se esporto in ProPhoto diversissimi, in quanto il mio monitor ovviamente coprirà l'1% del ProPhoto La domanda sorge spontanea: devo inviare il TIFF da stampare al laboratorio. Come lo invio? In ProPhoto con colori diversi dalla mia elaborazione? Ma i colori sono diversi perché io non li vedo oppure sono proprio diversi dal mio file di elaborazione? Cioè, se visualizzo il file PhoPhoto su un monitor che copre il ProPhoto, dovrei vederli come li vedevo su RawTherapee? Inoltre, se allo stampatore invio il TIFF ProPhoto, rischio che me lo incasina tutto oppure lui, visto che deve convertirlo in CYMK, è meglio che riceve un file con uno spazio più largo possibile? Marco. |
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inviato il 18 Maggio 2017 ore 13:22
Purtroppo non conosco RawTherapee. Se ti permette di convertire un profilo in un altro con degli intenti di rendering, lavora in ProPhoto, scarichi il profilo della stampante + carta dal sito dello stampatore, fai una SoftProof e allo stampatore mandi il tiff convertito nel profilo di stampa con le tue correzioni della softproof. Se lo stampatore non te lo permette...cambia stampatore ;-) |
user81257
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inviato il 18 Maggio 2017 ore 13:24
Questo in effetti è interessante. Quindi esporto in ProPhoto e poi, riaprendo il file quando dovrò stamparlo, gli assegno il profilo ICC dello stampatore ed esporto in quel profilo? |
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inviato il 18 Maggio 2017 ore 14:10
Spazio colore, non profilo ;-) Usa ProPhoto per entrambi. Per l'elaborazione, perché lavori su un'immagine con un gamut più ampio, indipendentemente che tu lo veda o meno. Idem per il profilo di uscita. A meno che il laboratorio non ti chieda qualcosa di diverso. Ah, ho letto ora che lo stampatore converte in CMYK. A questo punto il problema non sorge, esporti in prophoto e poi converti il CMYK. Certo che stampare in CMYK... |
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inviato il 18 Maggio 2017 ore 17:43
“ Ah, ho letto ora che lo stampatore converte in CMYK. A questo punto il problema non sorge, esporti in prophoto e poi converti il CMYK. Certo che stampare in CMYK... „ Perché ? se si tratta di inkjet, anche fine-art , la maggioranza delle stampanti lavora in CMYK o sue varianti con più tonalità di colore (es CcMmYK, CcMmYKk, ecc).
 Poi è vero che ci sono anche stampanti a 10 inchiostri, 7 colori + 3 neri...
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user81257
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inviato il 18 Maggio 2017 ore 19:04
Mmm, dove stampo io parlo di "plotter con spettrofometro integrato e con 12 colori" (c'è scritto che viene utilizzato anche un inchiostro trasparente). Non ho idea di cosa voglia dire. Ho adottato quindi questo workflow. - lavoro il RAW in Prophoto ed esporto il TIFF in Prophoto - se devi riaprirlo con Gimp o altro, il programma legge il Prophoto e continuo a lavorare con il massimo dei colori - sull'hdd tengo quel file - se devo metterlo su juza, apro il TIFF Prophoto e lo converto in sRGB - se devo stamparlo apro il TIFF Prophoto e converto in Adobe Giusto? |
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inviato il 18 Maggio 2017 ore 21:59
Trystero, inviare un CMTK una stampante inkjet fine art è un controsenso. Bisonga assolutamente inviare file RGB. Che poi la base sia una esacromia allargata è dovuto all'intrinsica caratteristica con cui si formano i colori in fase di stampa, dalla stampantina da 30 € ad una rotativa da 10 milioni di Euro, ma le immagini fotografiche/fine art devono essere elaborate ed inviate RGB. A meno che qualcuno non stampi con sistemi "tipografici" che non la fotografia / fine art non hanno nulla a che vedere. |
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inviato il 18 Maggio 2017 ore 22:08
Avevo notato l'ultima frase: “ Certo che stampare in CMYK... „ In effetti i RIP elaborano gli RGB per ottenere ciò che è necessario alla stampante/plotter, ma non sempre. Io mi servivo da uno stampatore di Modena per quadri su tela di grande formato. Aveva anche un sistema che richiedeva il file in CMYK, o meglio ottenevo risultati migliori, vicinissimi a ciò che io vedevo sul mio monitor fornendo i file in CMYK. Un altro esempio:
 www.dapweb.it/doc/dapweb_PowerPlotter.pdf |
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inviato il 19 Maggio 2017 ore 8:15
Trystero, ci sono alcune stampanti digitali che utilizzano il CMYK, ma sono sistemi particolari dedicati alla grande produzione, stampa diretta su supporti rigidi, stampa laser/lambda oltre a, ovviamente, stampa offset e affini. Sicuramente non sono sistemi dedicati alla stampa fotografica o tantomeno fine art. Il modello colore CMYK, detto anche quadricromia, ha un gamut ristrettissimo, persino più piccolo tendenzialmente, anche se non combaciante, dello spazio sRGB. I RIP servono, tra le altre cose, a convertire immagini da qualunque modello/spazio/profilo, nel profilo di destinazione della periferica/carta. |
user81257
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inviato il 19 Maggio 2017 ore 8:36
Ok, ho riletto il fatto dello stampatore e del CMYK. In realtà lo supponevo io, lui non me lo ha mai detto. Ovvio che dovrà convertirlo nello spazio della stampante. |
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inviato il 19 Maggio 2017 ore 13:26
“ Il modello colore CMYK, detto anche quadricromia, ha un gamut ristrettissimo, persino più piccolo tendenzialmente, anche se non combaciante, dello spazio sRGB. „ Lo so. Lavoro a stretto contatto con le tipografie da 30 anni. Faccio immagini soprattutto per cataloghi di piastrelle, e per tutto ciò che è collegato: cartonati, manifesti, ecc. ma ho fatto anche tante copertine di dischi (se vuoi dare un'occhiata... www.diegocuoghi.it ) Prima del digitale le prove in quadricromia si facevano davvero a torchio, ovvero su carta con i veri inchiostri di quadricromia, e c'erano le separazioni in CMYK, un colore in ogni foglio. Le " progressive ", che nostalgia. Poi venne l'epoca del Cromalin (prove chimiche su supporti a strati plastificati), poi quelle certificate IRIS, poi si è arrivati al digitale di oggi. I miei lavori grafici o fotografici in grande formato per le mostre li ho fatti stampare con plotter su tela, Lambda e anche con la straordinaria (per l'epoca) IRIS a tamburo, formato 100x70. |
user15476
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inviato il 19 Maggio 2017 ore 14:23
“ Il modello colore CMYK, detto anche quadricromia, ha un gamut ristrettissimo, persino più piccolo tendenzialmente, anche se non combaciante, dello spazio sRGB. „ Approposito, c'è un grafico che compara l'sRGB ad un profilo generico di queste stampanti a 12 colori? Grazie |
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inviato il 19 Maggio 2017 ore 16:35
Occhio che lo spazio colore ProPhoto RGB è troppo ampio per essere visualizzato da un monitor: oggi nessun monitor in commercio, nemmeno quello più costoso, visualizza ProPhotoRGB, nemmeno da lontano. Se usi ProPhoto come spazio di lavoro e di output, ti porti dietro dei colori che non vedi e dunque quando stampi ti becchi dei colori che non potevi vedere, e che derivano dalla compressione nel gamut di stampa dell'intento di rendering usato per la stampa. Se usi ProPhoto devi fare a mano la compressione dei colori nel gamut di stampa, intervenendo sui fuori gamma, e sulla dinamica, tramite il softproofing preventivo alla stampa. Per definire quale spazio colore usare per le stampe da laboratorio, senti il laboratorio e chiedi a loro che spazio colore accettano per le stampe da Tiff, e quasi sicuramente ProPhoto RGB non te lo accettano perché stamperebbero fischi per fiaschi come colore. Senti il laboratorio. |
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inviato il 19 Maggio 2017 ore 17:07
Alessandro, io stampo da anni in ProPhoto e ti assicuro che non mi ricordo di un cliente insoddisfatto. Le stampanti moderne fine art "sconfinano" in alcuni punti oltre AdobeRGB, figuriamoci sRGB, quindi il ProPhoto (o altri wide gamut come potrebbe essere il Cobalt) ti permettono di poter sfruttare al 100% il gamut delle stampanti moderne, basta saperli trattare in fase di stampa. Il fatto che i colori non si vedano non significa che i colori non ci siano, anzi. Semplificando, in stampa puoi avere dei colori che non sapevi nemmeno di avere. |
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