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inviato il 14 Gennaio 2017 ore 9:18
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inviato il 14 Gennaio 2017 ore 10:29
c'è chi lo fa...... soprattutto con il medio formato. Con il 35mm credo proprio che non ne valga la pena |
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inviato il 14 Gennaio 2017 ore 14:19
meno veloce ...serve lo scanner.Da sommare anche i costi per materiale e sviluppo. Come scuola di vita,dipende, perchè i tempi cambiano,con istogrammi software,telefonini e social... "Elaborare"questo termine qualcosa dice, per la diapositiva,è buona la prima,si consegna cosi',oppure si proietta. |
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inviato il 14 Gennaio 2017 ore 14:33
Cosa abbastanza poco sensata, salvo comprarsi uno scanner dai costi proibitivi si rischia di perdere pure parecchia qualità per strada. Se si vuole far convivere pellicola e digitale piuttosto si tengono due corpi uno a pellicola per uso ricercato e uno digitale per le foto che necessitano di postproduzione. Tra l'altro l'elaborazione digitale di uno scatto analogico ha dei limiti intrinseci dovuti alla carenza di informazioni digitali che invece in un Raw ci sono invece, alla fine è come elaborare un jpg, più di tanto non ci si può fare e il rischio di pasticciare è mooolto alto. |
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inviato il 26 Gennaio 2017 ore 11:32
E' la strada scelta da me. Nessun problema, tranne quello evidenziato dei tempi che si allungano. Gli altri svantaggi elencati non sussistono, soprattutto non è vero che è come elaborate un Jpg, chi non ha mai scansionato una pellicola con uno scanner "come si deve" non immagina quante informazioni contiene. Se ti piace usare la pellicola ma vuoi anche la possibilità di lavorare sulle foto (soprattutto per il colore, vista la difficoltà a trovare chi stampa direttamente da negativo colore; lasciamo perdere la purtroppo estinta stampa Ilfochrome da diapositive) oppure vuoi avere una copia digitale allora prova e vedi se ti piace. I costi alla fine sono inferiori al digitale nella mia esperienza, non sei portato a continui upgrade dell'attrezzatura e poi vedrai che scatterai molto meno. |
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inviato il 26 Gennaio 2017 ore 14:06
Sarebbe interessante capire se scansendo le pellicole, è possibile trarne tutta la qualità possibile come nella stampa (di qualità). Nel mio caso, scattare a pellicola concerne soltanto provare le fotocamere analogiche e quindi esperimenti limitati, ma ho un discreto archivio analogico e quando avrò tempo, vorrei scansirne un bel po'. Vorrei però essere certo che ne vale la pena, anche per il fatto che uno scanner serio è indispensabile per non ritrovarsi scansioni inutilizzabili, poiché piene di polvere ecc... |
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inviato il 26 Gennaio 2017 ore 14:25
Con la scansione, se di qualità e ben eseguita, estrai quasi tutta l'informazione presente nella pellicola. Cosa neanche lontanamente possibile con la stampa. Comunque c'è un'altra discussione parallela a questa dove se ne è parlato. |
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inviato il 26 Gennaio 2017 ore 15:50
Solo con la scansione a tamburo ben eseguita con mezzi moderni e ben mantenuti puoi estrarre (quasi) tutta l'informazione contenuta nella pellicola. Per il resto... C'è solo l'ingranditore (o il proiettore) |
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inviato il 26 Gennaio 2017 ore 17:05
“ Per il resto... C'è solo l'ingranditore (o il proiettore) „ Credo che sia la dolorosa, ma concreta verità... |
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inviato il 26 Gennaio 2017 ore 17:53
Per quanto anche io preferisca la stampa diretta (forse più per questioni filosofiche che altro) ed infatti per il B&N utilizzo questa strada, vi devo contraddire sul fatto che una stampa possa estrarre tutte le informazioni possibili. Infatti solo una stampa di grandi dimensioni può (se l'obiettivo è di ottima qualità, ecc.) mostrare tutti i dettagli presenti nella pellicola; e visto che di solito non tutte le foto vengono stampate alla massima dimensione direi che l'unico modo per estrarre e vedere tutti i (anche i minutissimi) particolari presenti sulla pellicola sia la scansione. Certo, ci vuole uno scanner adeguato, parliamo di scanner a tamburo (ormai praticamente abbandonati da tutti) o di scanner tipo i Flextight dell'Hasselblad (la strada scelta da me). Certo che qualche pelucchio o granello di polvere si vede, ma come si vedrebbe in proiezione o in stampa, con la differenza che sono facilmente eliminabili digitalmente. |
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inviato il 26 Gennaio 2017 ore 21:59
Ma quale scanner a tamburo, c'è gente chi usa delle multifunzione e sbandiera con orgoglio la propria soddisfazione, direi che ci sono anche scanner professionali di tutto rispetto a prezzi non esorbitanti. C'è l'imbarazzo della scelta. |
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inviato il 26 Gennaio 2017 ore 22:18
io ho "scannerizzato" i miei negativi in questo modo
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inviato il 26 Gennaio 2017 ore 22:21
in anni passati l'ho fatto anche io e con soddisfazione; il massimo era fare la scansione di dia di discrete dimensioni: io utilizzavo una Mamiya 7, che produce fotogrammi 6x7 |
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inviato il 27 Gennaio 2017 ore 9:37
Scanner professionali a prezzi non esorbitanti purtroppo non mi risulta che ci siano. C'erano i Nikon che avevano prezzi ragionevoli ma sono fuori produzione ormai da anni. Gli Hasselblad direi che non si possano definire economici ma di fatto sono gli unici professionali attualmente in produzione. I vari Epson non sono definibili professionali, possono dare discreti risultati (una volta regolata con pazienza l'altezza del telaio porta-pellicola, meglio se sostituito con uno di terzi produttori, tipo betterscanning) con pellicole medio e grande formato ma di certo non paragonabili a scanner professionali. I Plustek e compagnia cantante non hanno nemmeno l'autofocus quindi non vale neanche la pena parlarne. Che poi uno possa trovarci soddisfazione non c'è dubbio, finché non vede la differenza... |
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inviato il 27 Gennaio 2017 ore 10:09
Diebu, non so probabilmente tu scatterai per professione e potresti avere altre necessità. Io con un Epson (all'epoca il 4990) e con le dia 6x7 della Mamiya ottenevo buoni risultati. Stampavo in proprio con stampante Epson a pigmenti R2400 a 8 inchiostri e a 300 DPI su A3+ e devo dire che avevo stampe soddisfacenti e molto dettagliate (si vedeva il più piccolo rametto in lontananza). Il problema era che ottenevo file da 100-150 MB un po' difficili da trattare. Non mi sono spinto oltre l'A3+ in proprio: solo una volta ho fatto stampare da un laboratorio in formato maggiore, ma non mi pareva proprio che ci fosse tanta differenza, anzi! L'altro problema era che perdevo tantissimo tempo per ritoccare il file: inevitabile la presenza di tantissimi residui dei bagni per diapositive. Utilizzavo infatti prevalentemente Velvia 50 e, talvolta, 100 o Provia 100. Però, poi, presa qualche anno fa la D800 che di dettaglio ne ha tantissimo, misi da parte definitivamente la Mamiya 7 e la scansione. |
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