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inviato il 13 Novembre 2016 ore 12:34
Dopo aver fatto "esperienza" con le pellicole negative (tra virgolette perché sono solo 2 anni e ho sempre fatto sviluppare in laboratorio) volevo provare l'esperienza diapositiva + proiezione. generalmente, io uso l'esposizione spot. Con le negative (colore) ho sempre seguito la regola di esporre sulle ombre, ad una sensibilità dimezzata rispetto a quella nominale. ma con le diapositive come funziona? Considerato che viene proiettato quello che la pellicola ha effettivamente catturato, mi viene da pensare che con le diapo questa regola non vale, va usata la sensibilità nominale e l'esposizione spot va usata su quello che voglio sia effettivamente grigio medio (o con le dovute compensazioni in caso di oggetti neri/bianchi). ho pensato giusto? |
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inviato il 13 Novembre 2016 ore 15:37
Sullo spot hai pensato giusto. Sulla sensibilità nominale...dipende. Solitamente è il b/n che ha una sensibilità reale diversa da quella nominale... Ma anche quella dipende da tanti fattori... Con la dia puoi esporre a sensibilità diverse, ma non troppo, da quella nominale per avere risultati diversi... Semplicemente prova, a passi di terzi di stop o mezzi stop. Occhio a non bucare le alte luci... |
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inviato il 14 Novembre 2016 ore 21:12
“ Solitamente è il b/n che ha una sensibilità reale diversa da quella nominale „ ho gia imparato una cosa nuova |
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inviato il 14 Novembre 2016 ore 21:21
“ l'esposizione spot va usata su quello che voglio sia effettivamente grigio medio (o con le dovute compensazioni in caso di oggetti neri/bianchi) „ Esatto, avevo una borsa di una tonalità molto vicina al grigio medio che dava letture quasi perfette per quanto riguarda la sensibilità il gioco è minimo ed è anche questione di gusti, alcuni ad esempio esponevano la velvia a 32 per avere colori meno carichi ma la tolleranza in sovraesposizione scendeva a zero con luci a forte rischio, io ho sempre lavorato a 50 o a 64 con colori molto forti, da valutare bene l'impatto delle ombre che prendono molta forza. |
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inviato il 14 Novembre 2016 ore 21:45
Io per esempio la velvia la esponevo a 40. E comunque facevo sempre degli scatti a forcella + - 1, e quando potevo, leggevo sempre la luce incidente con un'esposimetro esterno. Altrimenti, quella riflessa con lettura spot. |
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inviato il 14 Novembre 2016 ore 22:09
Con la diapositiva si espone per la luce ... detto questo ci sono diapositive che è buona norma esporre per la sensibilità nominale, la Velvia da questo punto di vista è un classico, e ce ne sono altre che si possono, e a volte si devono, sottoesporre ... le Kodachrome (sia 25 che 64) per esempio, che per loro natura non avevano una grande saturazione cromatica, guadagnavano non poco, dal punto di vista cromatico/espressivo, con una sottoesposizione di 1/3 o addirittura 2/3 di stop ... io, molto salomonicamente devo dire, le sottoesponevo di 1/2 stop. E' vero che la valutazione della diapositiva si fa innanzitutto con visore e loupe, ma il campo di utilizzo d'elezione (diciamo così) di questo genere di emulsioni è e resta la proiezione ragione per cui, alla fine, è sempre in fase di proiezione che la diapositiva va giudicata, anche se è evidente che il proiettore introduce tutta una serie di variabili che non sempre risultano conosciute e/o valutabili aprioristicamente a cominciare già solo dalla luminosità dell'ottica di cui lo stesso è dotato, dalla potenza della lampada, dalla distanza di proiezione, dalla qualità dal condensatore, dalla più o meno ottimale distribuzione del fascio luminoso, dall'efficienza della camera di proiezione, dalla qualità dell'eventuale filtro anticalore, dalla efficacia e, perché no, anche dalla rumorosità della ventola di raffreddamento ... e via discorrendo. |
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inviato il 14 Novembre 2016 ore 22:24
“ Con la diapositiva si espone per la luce ... „ Vero, sbagliando lo davo per scontato, la misura va fatta sulle parti in luce con le considerazioni fatte prima, ad esempio sulle pareti delle Dolomiti al tramonto tendenzialmente abbastanza chiare misuravo in spot sulla zona in luce sottoesponendo di circa mezzo diaframma. |
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inviato il 14 Novembre 2016 ore 22:36
da valutare bene l'impatto delle ombre che prendono molta forza Ti dirò Caterina che questa è la caratteristica della Velvia che apprezzo maggiormente. |
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inviato il 14 Novembre 2016 ore 22:44
Anche a me piaceva molto, potevano dare grande forza grafica, ma andavano previsualizzate attentamente, dimenticavo che è anche piuttosto importante il feeling con la fotocamera, ogni esposimetro ha le sue caratteristiche e come detto anche piccole differenze si sentono, solo con l'esperienza s'imparava a conoscere bene la risposta nelle diverse situazioni. |
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inviato il 15 Novembre 2016 ore 14:04
Vero Caterina, quelle ombre apparentemente chiuse della Velvia che poi però in proiezione lasciano trasparire tutto un mondo fatto di allusioni e di aspettative, più che di certezze, è la caratteristica più forte e di maggiore impatto di questa pellicola anche se, come giustamente dici, è un effetto che va studiato attentamente in fase di ripresa, ma in questo caso ciò che alla fine viene maggiormente in aiuto è proprio l'esperienza personale che ognuno di noi vanta con tutta la propria ... come dire ... filiera produttiva (passami il termine), nel senso che allorquando si arriva a sviluppare un feeling totale con la propria attrezzatura si arriva al punto di poter fare a meno praticamente di tutto ... finanche dell'esposimetro! |
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inviato il 15 Novembre 2016 ore 19:30
“ allorquando si arriva a sviluppare un feeling totale con la propria attrezzatura si arriva al punto di poter fare a meno praticamente di tutto ... finanche dell'esposimetro! „ motivo per cui la mania di cambiare tutto ogni 2 anni tipica della "rivoluzione digitale" è controproducente, oltre che per il portafoglio. o.t. a parte, grazie per gli spunti! Diciamo che in generale, quindi, la pellicola va esposta alla sensibilità nominale ed esposta "giusta", ovvero posizionando appunto il grigio medio dove lo vogliamo noi. il fatto di sottoesporre leggermente per saturare i colori la sapevo, ma poi non da l'impressione di vedere immagini buie? O si illumina di più col proiettore poi? |
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inviato il 15 Novembre 2016 ore 22:24
No Pironman un momento ... i colori si saturano solo se hanno effettivamente bisogno di essere saturati! In altre parole, come ho già detto, se la pellicola ha di suo una non eccelsa saturazione cromatica, come è nel caso appunto delle Kodachrome 25 e 64 e tutto sommato la medesima caratteristica la si ritrovava pure nelle vecchie Agfa RS 50 e 100, per inciso tutte e quattro pellicole, ormai non più in produzione, che si distinguevano particolarmente per essere in grado di restituire una eccellente gamma di grigi, allora era decisamente preferibile sottoesporre di almeno 1/3 di stop; se si adoperavano delle pellicole con una buona saturazioene cromatica: per esempio le Fujichrome Professional 50 e 100 ASA (anch'esse da tempo non più in produzione), e Kodak Ektachrome 64 e 100 ASA beh ... queste potevano anche sottoesporsi ( ma davvero non oltre 1/3 di stop ) ... mentre invece operando con pellicole caratterizzate da un alta saturazione cromatica: Fujichrome Velvia 50 e 100 e Kodak Ektachrome 100 VS, anche quest'ultima peraltro non più in produzione, è decisamente meglio esporre sempre alla sensibilità nominale. |
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inviato il 18 Novembre 2016 ore 22:45
Ok inizio a capire! Come primo rullo, stavo decidendo cosa comprare, ed ero indeciso tra la velvia 50 e la provia 100F. Vero infatti che è il primo, quindi sarà da esperimenti. Però, vero anche che vorrei fare esperimenti con una pellicola gia buona, e usare quella anche successivamente! Considerato che mi piace fotografare persone, penso che la provia sia la scelta migliore, cosa dite? |
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inviato il 19 Novembre 2016 ore 8:18
Direi proprio di sì... Anche solo per una sensibilità maggiore, che sicuramente con le persone aiuta ad avere maggiore flessibilità... |
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inviato il 19 Novembre 2016 ore 9:51
Per uso ritratto tendenzialmente giusta la scelta della provia, se la fanno ancora proverei anche la Astia che aveva colori e contrasti più delicati. |
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