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Stelle bianche o stelle colorate?


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avatarsenior
inviato il 02 Settembre 2016 ore 10:47    

La luce delle stelle ha un colore, con uno spettro unico che le contraddistingue e che ci svela preziose informazioni sulla loro composizione e sul loro moto relativo. Gli altri oggetti celesti possono riflettere e rifrangere questa luce, a volte con meravigliosi riverberi rossi, ben visibili su sensori dedicati.

Di notte però l'occhio umano ha una visione quasi monocromatica, facendo leva prevalentemente sui bastoncelli, più sensibili al buio, ma non capaci di discernere i colori. Tutto questo spettacolo è perciò in gran parte precluso, salvo rare eccezioni come Marte, o flebili differenze occhiometriche tra Rigel e Aldebaran, tanto per fare un esempio.

Il sensore della fotocamera non ha questi limiti e ci permette di vedere i colori del cielo notturno.
Ciò porta a varie intepretazioni stilistiche in fase di "sviluppo" del RAW. Dalla visione a toni i grigio, magari con leggere dominanti blu, fino a stelle variopinte e galassie arlecchine.

Voi da che parte state? Cieli semi-monocromatici, oppure variopinti?

avatarsenior
inviato il 02 Settembre 2016 ore 11:36    

hem... mica ti ho capito sai!?

avatarsenior
inviato il 02 Settembre 2016 ore 11:49    

Secondo me, la versione variopinta a patto che in PP si estrapolino i colori intrinseci registrati dal RAW, senza andare a spennellare manualmente con colori inventati. Quindi controllo su saturazione, vividezza e un pochino di temperatura. Tutto il resto è fantasia...

avatarsenior
inviato il 02 Settembre 2016 ore 11:56    

Come si dice qui

docs.kde.org/trunk5/it/kdeedu/kstars/ai-colorandtemp.html

Se fai attenzione le stelle non sembrano tutte uguali. Hanno le loro sfumature.

Secondo me dipende molto dal tipo di fotografia

avatarsenior
inviato il 02 Settembre 2016 ore 12:02    

salvo rare eccezioni come Marte, o flebili differenze occhiometriche tra Rigel e Aldebaran, tanto per fare un esempio.


io i colori di quelle stelle li vedo molto bene, altro che flebili differenze occhiometriche :)
claro che non le puoi guardare da piazza Duomo a Milano, eh... ma in un posto nemmeno troppo buio i colori si vedono, e bene.

Qualcuno, per mostrare meglio il colore nelle foto a lunga esposizione (che tendono a clippare le stelle) usa il defocus (le foto non sono mie):









in questo modo il colore balza meglio all'occhio, anche se i risultati non mi piacciono un granché.

qui c'è una guida sul tema: www.lonelyspeck.com/how-to-photograph-a-defocused-star-trail-rain-show

avatarsenior
inviato il 02 Settembre 2016 ore 12:24    

Io per non bruciare il colore scatto a ISO più bassi che poi aumento in postproduzione di vari stop (su un sensore ISO invariante). Le stelle più luminose le brucio comunque, ovviamente, però molte conservano il proprio colore...

avatarsenior
inviato il 02 Settembre 2016 ore 12:27    

Io personalmente da qualche anno sono per i colori eccessivi. Però confesso che mi attira molto anche la delicatezza dei cieli quasi monocromatici, con galassie non pronunciate. Mi sa che dovrò cambiare linea.

avatarjunior
inviato il 11 Settembre 2016 ore 9:50    

Argomento interessante,personalmente non amo i cieli notturni troppo xolorati...però secondo me dipende anche molto dallo scatto,in alcuni casi un cielo tenue sta meglio che uno molto contrastato/colorato.
Una domanda,come fate a sapere e o capire quali zone del cielo sono più "colorate"?

avatarsenior
inviato il 11 Settembre 2016 ore 11:20    

In realtà io lo vedo dal sensore, nel file RAW. Se non ho bruciato le stelle, sono effettivamente colorate, e anche molto. Poi, come scriveva Perbo, facendo un po' caso, anche con l'occhio umano i colori si vedono. Anche se per via della differenza tra una retina e il sensore, quest'ultimo è secondo me più capace...
Che poi non esistono zone più colorate o meno. O meglio, la galassia estiva lo è un bel po', ma tutte le stelle hanno un proprio colore.

avatarjunior
inviato il 11 Settembre 2016 ore 11:40    

Di base il colore delle stelle (anche per il sensore) dipende dalla quantità di segnale catturato. Minore la quantità, più monocromatica la resa dei colori.
Daltronde possiamo trovare in rete delle bellissime foto dei DSO effettuate con la tecnica di cattura a mezzo filtro delle frequenze di idrogeno, ossigeno e zolfo, poi ricombinate dando ad ogni frequenza un colore.

avatarsenior
inviato il 11 Settembre 2016 ore 11:48    

Che bella la tecnica del defocus! Eeeek!!! Eeeek!!!

user81826
avatar
inviato il 11 Settembre 2016 ore 13:33    

Ho cominciato a leggere, con molta calma, "Fotografia astronomica" di Gasparri, in collaborazione con Bastoni, Giardina, Pelliccia e già dalla prefazione si parla di questo tema. Nel libro l'argomento viene trattato seguendo la linea del "realismo".
In realtà colori "reali" non ne esistono. I corpi emettono a determinate lunghezze d'onda ma da li alla lettura finale ci intercorrono l'effetto doppler, altri fenomeni fisici, il filtraggio nell'atmosfera e nei filtri fotografici e la sensibilità del sensore finale o dell'occhio umano. Quest'ultimo ad esempio legge con più facilità le lunghezze d'onda attorno ai 500nm, praticamente il "giallo" emesso dal sole; probabilmente se ci fossimo evoluti accanto alla luce di un'altra stella saremmo stati più sensibili ad altre lunghezze d'onda. Infine c'è da considerare anche il software. Il cervello umano legge il colore in maniera differente nelle diverse persone e in diversi momenti. Ricordate la foto del vestito oro/bianco o blu/nero che girava virale online l'anno passato? So di certe popolazioni africane che hanno una gamma di colori estremamente ristretta rispetto alla nostra. Nel senso che il loro occhio vede le stesse frequenze che vediamo noi ma poi il cervello le appiattisce.
Questo è quello che ho capito un po' con la mia esperienza ma qualcuno di più preparato potrà sicuramente correggermi.

Posso dire che nella fotografia scientifica od aspirante tale ci saranno da seguire il più possibile le informazioni percepite dal sensore della fotocamera che andranno elaborate esaltandone le caratteristiche (aumentando il contrasto ad esempio?), ma mai modificandone la struttura.
Nella fotografia artistica invece non ci sono regole, evitando di sforare nel campo della grafica e seguendo le regole del gusto personale.
Un esempio personale pratico?
Ho pubblicato due foto della via Lattea, ambientate in un parco eolico, nelle mie gallerie.
Tralasciando il fatto che sono entrambe pessime foto, in una il colore del cielo tende più all'azzurro, mentre nella seconda più al blu scuro. Da un punto di vista fotografico non penso che quella blu sia migliore di quella azzurra solo perché più "realistica", però in questo caso particolare l'ho trovata più piacevole.
Lo stesso vale per le stelle: alcuni star trail li preferisco più "realistici" e monocromatici (anche se condivido il pensiero di Perbo che in realtà sfumature delle stelle ne vedo anche io, sebbene non quanto quello della macchina fotografica), altri li preferisco belli saturi di colore.


avatarsenior
inviato il 11 Settembre 2016 ore 14:10    

In realtà l'argomento visione è molto complesso. Sul libro di neurofisiologia erano 7 capitoli molto pregni e lunghi, che anni fa (14?) studiai con molta dedizione. Il libro era bellissimo.

user81826
avatar
inviato il 11 Settembre 2016 ore 14:59    

Bè, a maggior ragione allora vale quanto ho detto, che era solo un sunto per dire che parlare di "realismo" è davvero molto meno banale di quanto si pensi.

avatarsenior
inviato il 11 Settembre 2016 ore 18:31    

Esatto! La tua era un'ottima sintesi. La conclusione è proprio quella.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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