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inviato il 20 Novembre 2015 ore 18:40
Argomento molto delicato...argomento che spesso mi viene in mente ogni qual volta vedo un ritratto del genere. Mi spiego meglio. Spesso vedo ritratti di gente che vive ai margini della società in zone da terzo o quarto mondo, persone che non hanno nulla, nemmeno la dignità spesso. Di questi ritratti ne è pieno il mondo fotografico da sempre, ma la differenza tra i ritratti di molti autori famosi e che hanno fatto la storia della fotografia di denuncia o di guerra e i ritratti che spesso vedo anche qui sul forum da parte di autori amatoriali o professionisti alle prime armi è è enorme. Un ritratto del genere dovrebbe prima di tutto avere il consenso della persona ritratta, e non parlo in termini di liberatoria e mante varie, ma di consenso a fotografare la sua vita in quello status sociale di miseria. Spesso son scatti rubati. Spesso vedo il disappunto nella persona ritratta. Spesso vedo la ritrosia nell'esser ripresi o solo tanta vergogna nei loro occhi. prendo il ritratto più famoso del mondo fatto alla famosissima Sharbat Gula...in quel ritratto c'è la sofferenza di un popolo ma al tempo stesso la dignità della persona che esplode in quegli occhi. Ora dirò una cosa forte. Nei ritratti di quasi tutti gli amatori o professionisti di bassa leva vedo solo l'ego del fotografo occidentale e benestante che si manifesta nel compiacimento di riprendere una scena al limite della sopravvivenza per poi fregiarsene come trofeo fotografico da esibire sui social...non so...sarò sensibile io...a voi che sembra? Vi hanno mai dato fastidio determinati scatti? |
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inviato il 20 Novembre 2015 ore 18:47
Vi hanno mai dato fastidio determinati scatti? Si! |
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inviato il 20 Novembre 2015 ore 18:56
“ Vi hanno mai dato fastidio determinati scatti? „ si, ma non sempre per il discorso che il fotografo famoso o quello non famoso si fregiano dello scatto. spesso ho provato fastidio per l'evento che il fotografo ha saputo documentare. occorre capire se l'intenzione è quella di una galleria dell'orrore umano o quella di riprendere la realtà vera del mondo che è distante dalla figona pubblicitaria. mi domando se non ci sia un certo fastidio per una verità scomoda. |
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inviato il 20 Novembre 2015 ore 18:59
Ritrarre la sofferenza per portarla a casa come un trofeo da esibire, per qualcuno far soldi. In questo modo da fastidio. Come portarsi a casa la testa del leone dopo il safari. Un'altra cosa è denunciare una situazione drammatica con una fotografia |
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inviato il 20 Novembre 2015 ore 18:59
per me spesso si percorre la via facile del riprendere situazioni difficili per avere consensi sui social (ovviamente in questo caso si parla spesso e solo di amatori)...brutto da dire ma è così. ricordo di un articolo sul NG...in Africa...l'autore scattò delle foto particolari, vita quotidiana nei bar e nei locali dei pochi villaggi africani...disse l'Africa è anche questo, non solo bambini con le mosche negli occhi seduti per terra con una ciotola di manioca tra le mani. Solo che per fare un servizio come quello ci vuole testa e coraggio, per riprendere la povertà basta prendere un biglietto aereo e recarsi li |
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inviato il 20 Novembre 2015 ore 19:15
L'Africa è l'Africa, nazioni come il Mali, il Niger, contengono realtà scomode a molti osservatori e molti turisti per principio non ci vanno di proposito, perchè hanno paura delle malattie, dello sporco e della visione che tanto gli ricorda la morte. è un po' come parlare di nudo, ad alcuni dà fastidio. Nel Niger e nel Mali ho visto dita corrose dalla lebbra, giovani buttati sul tetto di casa sotto il Sole cocente che tremavano di freddo per la malaria, bambini con pance gonfie per la disproteinemia e con ernie ombellicali, un bambino sui 13 anni con idrocefalo che aveva un sostegno per reggere la testa. Questo fa parte della realtà, chi la riprende può farne buono o cattivo uso. Noi le "cose" che non vogliamo vedere ormai le mettiamo negli ospizi. Siamo diventati infantili ed ipocriti e quindi prima di additare chi posta immagini della sofferenza così tanto per far colpo occorre capire perchè realmente lo fa. Occorre anche fare un po' di introspezione sul nostro eventuale fastidio, se per caso non dipenda semplicemente dalla volontà di negazione dell'altro, che è meglio tener ben distante, eventualmente fare in modo che non esista neanche in foto, mentre giriamo il nostro anellino d'oro e scoreggiamo nei nostri jeans griffati. |
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inviato il 20 Novembre 2015 ore 19:21
“ per me spesso si percorre la via facile del riprendere situazioni difficili per avere consensi sui social (ovviamente in questo caso si parla spesso e solo di amatori)...brutto da dire ma è così. „ credo che in parte o per alcuni sia proprio così. Sicuramente il viaggio in determinati luoghi avrà lasciato (spero) molto di più al fotografo, ma riportare questo qualcosa in più in fotografia non è semplice, e lo è ancor di meno da quando il genere del reportage è "esploso" negli ultimi anni. |
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inviato il 20 Novembre 2015 ore 19:26
Mi riferisco proprio a questo. Sappiamo tutti quale sia la realtà in quei posti. Farne un buon uso e sapiente uso è cosa rara. Il più delle volte è mercificazione della realtà. Gente che va in quei posti in vacanza...per poi tornare a scorreggiare nei jeans griffati o a rivedere le foto scattate sul mac condividendole sui social. A questo mi riferisco. Ho visto gente compiacersi di aver utilizzato questa o quella ottica di pregio su un ritratto del genere...la fotografia li è morta e sepolta |
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inviato il 20 Novembre 2015 ore 20:04
2 anni fá sono stato a Capoverde, sono andato a visitare uno dei villaggi più poveri dell'isola di Sal, ci hanno portati dei ragazzi locali ,facendoci passare prima da un supermercato a comprare del cibo da offrire a questa gente. Eravamo io e mia moglie e abbiamo preso una busta piena di roba da mangiare. Io, affascinato dagli scatti visti sul forum e su internet di gente povera e disperata, mi vergogno quasi a dirlo, ero giá pronto per scattare, durante il tragitto mi preparavo e pensavo come avrei gestito al meglio la situazione. Arrivati lá mia moglie, con la busta piena, é stata "assalita" da bambini affamati, io per un primo momento ho pensato subito a fare foto ai loro volti sporchi e supplicanti. Mi sono bastati pochi scatti per sentirmi una merda! Mi sono vergognato di aver guardato la loro povertà in modo così egoistico. Ho smesso di fare foto e ho cominciato a distribuire cibo riempiendomi il cuore di felicitá. Una volta distribuito tutto siamo stati con i bambini e solo allora hanno cominciato a mettersi in posa sorridenti. Ho fatto le foto a mia moglie insieme a loro felici di farsi fotografare insieme a lei. Morale della favola, quelle foto non sono mai state messe a posto o fatte vedere, non ne sono affatto orgoglioso. |
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inviato il 20 Novembre 2015 ore 20:15
ho avuto una sosta obbligata in una zona desertica del Mali, ero con un amico. la jeep aveva subito un guasto e la guida aveva preso un mezzo di trasporto di fortuna per andare a prendere il pezzo di ricambio. Siamo rimasti soli per ore senza nulla, nel nulla, sotto un baobab. ormai era il tramonto e in mezzo all'aria sporca di sabbia si intravede una figura da lontano. Arriva una donna di mezza età e ci lascia una pentola con sufficiente cibo per sfamarci. Anche questa è l'Africa. |
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inviato il 20 Novembre 2015 ore 20:28
Peccato che si fotografa solo altro...forse una figura di donna in lontananza con un tegame fa meno effetto di un volto spiaccicato su un 35 mm? |
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inviato il 20 Novembre 2015 ore 21:03
“ si fotografa solo altro „ è un po' come quelli che guardando il nudo si focalizzano sulle foto a loro dire pornografiche. Le foto di miseria piacciono meno di quelle d'opulenza. Non nel senso che non facciano colpo, quello no, ma la miseria mondiale puzza mentre la favola mondiale profuma. l'odore delle immagini fa torcere il naso. Sarebbe meglio andare alle intenzioni di chi le pubblica se si hanno dubbi sulla sua etica. |
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inviato il 20 Novembre 2015 ore 21:45
Quoto totalmente Memy. Aggiungo che fotografare le persone in Asia, tipicamente in India, è spesso un occasione di socialità, di interazione. Credo di essere stato fotografato, di solito con una dozzina di cellulari e abbracciato a perfetti sconosciuti, almeno un centinaio di volte. Quanto al mancato consenso, provate a fotografare qualcuno che non gradisce, magari in Africa... altro che "disappunto"... |
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inviato il 20 Novembre 2015 ore 22:38
Sono in completo disaccordo con memy. Ma rispetto la sua opinione. |
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