user20639
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inviato il 21 Aprile 2015 ore 13:33
Non difendo le fotografie, ma la libertà di essere viste e postate se non offendono (persone, gruppi, animali o la loro sacralità). Difronte alle mode, agli usi e costumi, alle persone eccentriche che passano per le vie, alle situazioni ironiche o ai vari peccati di costume, il fotografo dovrebbe auto censurarsi? Se chi guarda un'immagine di strada e poi misura l'intelligenza delle persone con i tacchi alti o con centinaia di tatuaggi, gambe e deretani, ridicoli muscoli e atteggiamenti della gente, questo, per carpire le nuove usanze, la chiamate volgarità? Il fotografo deve nascondere la realtà o farla vedere? La nostra società, nell'ultimo secolo sta facendo scomparire dalle strade tutte le anomalie umane, chiamiamole miserie o non sopportiamo le mutazioni fisiche e nemmeno le stravaganze del costume della gente, omologati e conformi tutti, così va bene? Il fotografo può essere testimone o deve censurarsi? Noto che i moralismi e le accuse subentrano in tutti i generi fotografici, compresi gli uccelli e gli insetti, nessuno è immune dall'etica e dalla morale, ma per favore, se non viene leso il rispetto, lasciamo il fotografo testimone della realtà: fare le sue ricerche personali, di costume o di nuove mode strane. Inoltre, non condivido, che si blocchi una discussione su questi generi fotografici, anche se rischiava di degenerare, è giusto che tutti possano dire la loro opinione. Poi, ogni persona si prende le sue responsabilità, giuridiche e morali. |
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inviato il 21 Aprile 2015 ore 13:50
Ciao Leoconte credo che per par condicio il fotografo abbia il diritto di testimoniare, tramite il suo strumento ovviamente, e nel contempo il "fotografato" abbia l'ugual diritto di non volerlo essere! ma qual'è che sia il punto di rottura, quella goccia che fa traboccare il vaso e che rompe i precari equilibri tra gli uomini, no quello non mi è dato di saperlo se non quando ormai sarà stato troppo tardi |
user20639
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inviato il 21 Aprile 2015 ore 14:19
Carmelo S.@ condivido quello che hai detto. Sulle situazioni nuove è vero, ma su altre, abbiamo già una vasta esperienza. Comunque stiamo parlando di cose nuove... |
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inviato il 21 Aprile 2015 ore 16:09
Forse il discorso ha un più ampio spettro di interpretazione; quel che viviamo è una società dove siamo sempre più incentivati a pensare che rappresentare le diversità è sbagliato, che non se ne dovrebbe avere il diritto, per via della privacy, della tutela delle persone, del rispetto della libera espressione e tanto ancora..... Facciamo un passo dietro ma anche due o meglio visto che "siamo fotografi" e ce lo possiamo permettere facciamo uno zoom-out e guardiamo la scena più da lontano. Cio che sto per dire forse potrebbe sembrare come la solita teoria complottista, l'ennesima Adam-KadmonANTA, ma provate a pensare con una chiave di lettura differente ovvero prendiamo in considerazione la parolina MARKETING, Potrebbe essere che qualcuno disincenetivi la diversità perché è sconveniente ai fini delle vendite, perché controllare un modello sociale preconfezionato è più semplice che governarne uno multiforme? Allora la risposta a questo punto è scontata, la diversità è patrimonio dell'umanità in quanto tutela la crescita, se qualcuno può fare qualcosa per preservarla DEVE FARLO! Qualche volta qualcuno ne approfitta ma pur sempre meglio che apparire come una moltitudine di stampini! Questo è il mio punto di vista adesso illuminatemi con i vostri! P.S. esco un po' fuori traccia ma mi va di dirlo....Quelli che più mi fanno divertire sono gli ANTICONFORMISTI, o modelli anticonformisti, non so perché ma sono vestiti allo stesso modo più dei conformati, tutti con lo stesso taglio di capelli,trucco,colori, tutti gli stessi tatuaggi:-), tutti con la birra in mano, e molti di questi fumano anche le stesse cose.. |
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inviato il 21 Aprile 2015 ore 16:32
Nel titolo avevi già detto tutto, quel che conta è il rispetto verso il soggetto che intendiamo fotografare e questo non dipende neanche dal genere di foto che vogliamo fare ( che sia Street o Still life o altro ). Se si fotografa per testimoniare, con il rispetto dovuto, penso che non ci siano limiti. |
user20639
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inviato il 21 Aprile 2015 ore 16:46
Aspirante@ quello che è il tuo parere, è anche il mio, ti abbraccio. Hai detto bene, la diversità è patrimonio dell'umanità. Molti sono gli argomenti che per il senso comune non si dovrebbero toccare, nemmeno se si vedono per strada, come fossero delle realtà sconvenienti del quale è meglio far finta che non esistano. Alcune però sono ancora più tabù, del quale si ha proprio orrore, addirittura si usa la vita come droga per dimenticarle, come non fossero accettate, come se non facessero parte della vita stessa. Un riferimento alla rappresentazione della morte in fotografia, subisce una spietata censura della realtà. Quale possa essere il significato di un tale scandalo, non lo capirò mai. |
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inviato il 21 Aprile 2015 ore 21:55
Per il discorso della morte credo sia un po' colpa anche delle religioni, dopotutto come darti torto, immaginiamo se pubblicassimo una foto di un eroinomane mentre si buca.... si scatenerebbe un putiferio.Il gelo assoluto, sicuramente qualcuno capirebbe, ma i più?? Nella pittura eravamo riusciti a superare questo scoglio, purtroppo per la fotografia essendo ancor più pratica "reale" non si riesce ancora, o forse non si vuole, per riallacciarmi al mio primo discorso. Davvero un bel topic Leoconte! |
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inviato il 22 Aprile 2015 ore 11:30
concordo, se non viene leso il rispetto, è giusto poter seguire il proprio progetto, che può essere il "documentare", filtrato attraverso i propri occhi e il proprio cuore, ciò che ci circonda. Però preciso, sono al 99% contro le foto ai clochard. Perchè raramente si è in quel 1% che si ferma a conoscere il barbone, che ci parla, ci si fa raccontare la propria storia. E si da anche dei soldi. il 99% fotografa con un medio tele se va bene, per far leva sulla compassione e basta. Lasciateli in pace a meno che di non voler raccontare la LORO storia. In compenso consiglio di guardare le foto di Martin Parr, che con la semplicità è riuscito a delineare perfettamente una certo tipo di società. |
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inviato il 22 Aprile 2015 ore 12:59
Una visione che ben comprendo ma non condivido, secondo il mio punto di vista, così come si ha la possibilità di agire nel rispetto della libertà altrui si dovrebbe avere la possibilità di immortalare quel momento, quantomeno tener presente che qualcuno possa farlo. Tutta la privacy che ci hanno indotti a far nostra credo sia la base di chi muove le fila per preparare il campo al suo disegno. Sembra assurdo lo so, per qualcuno, ma penso proprio questo! |
user20639
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inviato il 23 Aprile 2015 ore 8:53
Matteo: penso che molte foto di Martin Parr, in questo nostro luogo, sarebbero oggetto di disprezzo e insofferenza morale. Le persone che mangiano fino allo scoppio, l'avidità del cibo, questa società abnorme nei confronti della nutrizione, portare questa anomalia e mutazione del corpo in fotografia: sarebbe interpretato come una mancanza di rispetto e una insofferenza verso il sistema opulento. Canoni etici ben consolidati, esattamente come il contrario che si esprime nel fotografare l'anoressia, ancora più insopportabile da digerire, perchè nega non solo il sistema, ma anche l'esistenza. Il problema è si culturale, ma sopratutto di libertà d'espressione, perchè il fotografo che scatta in luogo pubblico, non ha la libertà di rappresentare il paesaggio che trova? Pensa, anche solo una fotografia infelice di una città nei confronti dell'immondizia, può essere compresa come negativa nei confronti dell'amministrazione e al buon nome di quel luogo. Non parliamo dell'inquinamento o dello sporco, documentarlo è sempre un rischio, perchè va ledere la sensibilità di qualcuno, che poi denuncia, invece di essere denunciato. Il luogo pubblico è di tutti, perchè non possiamo rappresentarlo nella sua realtà, anche se ormai le città sono completamente video sorvegliate. Se si fotografa la folla e in quel caso becco due amanti in gita, come posso saperlo che vado a scatenare un putiferio? Allora, non posso fotografare nulla di ciò che accade per la strada. Non pratico molto la fotografia di strada, ma chiedo a voi, come vi auto limitate. Forse, bisogna fare come le storie letterarie, bisogna aspettare che le persone muoiano per poter pubblicare una storia interessante, anche se si cambiano i nomi dei protagonisti. Allora, teniamo le fotografie in memoria, quando saremo morti anche noi, i nostri figli o nipoti potranno pubblicare. Mi rendo conto, che non è facile uscire dalla palude. |
user20639
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inviato il 23 Aprile 2015 ore 9:04
Aspirante-f: non nego il tuo sospetto, che ci possa essere un progetto di governo delle genti nel sfruttare la privacy. In molte situazioni è già stato provato e sembra anche digerito dalle persone, ma la libertà si è sempre scontrata con quella dell'altro. Trovare il giusto equilibrio è un'utopia, ma resta il fatto che basta andare in un paese esotico e ci si sente liberi di documentare qualsiasi miseria, senza limiti di età. Se fotografiamo un vecchio senza denti in Malesia è una bella fotografia, se lo facciamo in un quartiere di Milano siamo degli irriverenti senza rispetto. Se entriamo nel discorso della moda e del costume, dio me ne scampi. |
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inviato il 24 Aprile 2015 ore 11:15
Alla base di tutto bisognerebbe domandarsi perché fotografiamo. Il vecchio malese rugoso ( ormai una moda dato che le rughe sono " fotogeniche " ), o quello italiano lo fotografi per documentare o per ricevere visite e "mi piace". Quando si riprendono degli anziani, meglio in b/n e aumentando il contrasto per farli sembrare più vecchi, e poi lo intitoli viale del tramonto, solitudine, verso la fine ecc. perché viene fatto, chi siamo noi per stravolgere la realtà ? |
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inviato il 24 Aprile 2015 ore 11:48
“ Quando si riprendono degli anziani, meglio in b/n e aumentando il contrasto per farli sembrare più vecchi, e poi lo intitoli viale del tramonto, solitudine, verso la fine ecc. perché viene fatto „ E' un qualcosa su cui siamo passati tutti, è normale. I problema sussiste se: ci si ferma a questo, e lo si fa per i like. E guardandoci intorno sappiamo bene le dimensioni di questo fenomeno. |
user20639
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inviato il 24 Aprile 2015 ore 13:42
Potrei fare tanti esempi, ma questo mi è più congeniale: mettiamo per ipotesi, che sono così bravo da fare delle foto esilaranti per strada, ma non posso pubblicarle in nessun ambito a causa dell'identità delle persone (che non conosco e non saprei dove ritrovarle),incluse nell'immagine. Comunque, io le stampassi sula mia bella carta FIne Art e le vendessi ai miei clienti, che le ritengono imperdibili, se le mettono in casa loro per godersele, poi il secolo dopo vengono scoperte come dei documenti artistici e per ipotesi acquistassero interesse. Non potrei farlo? Dopo un secolo sarebbero ancora perseguibili? Magari, nel frattempo, l'etica è completamente cambiata. Questo per dire, non sappiamo il motivo per cui si va alla ricerca del volto, non sono importanti le pubblicazioni, quello che è importante, è un barlume di ricerca da sviluppare, se non potrò pubblicare: l'importante è la creatura, se non ci sono canali di presentazione la faccio vedere o vendo solo a chi desidero io, anche senza farmi notare. Quante volte nella storia l'arte è stata censurata, costretta e perseguitata, poichè le regole del tempo non consentivano di realizzare idee diverse dal senso comune? Limitarsi, secondo me, è come metterci le bende davanti agli occhi, e non mi interessano i pareri dei bigotti o di quelli che sono pieni di falsi pudori o di finto rispetto. Se devo fare arte e ricerca, la faccio anche rischiando e per molti versi non si tratta di rispetto, ma semplicemente di senso comune che non è il buon senso. |
user20639
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inviato il 24 Aprile 2015 ore 13:56
In una Europa dove tutto si censurava, specie se si nominava il sesso, gli scritti del Marchese de Sade, non sono mai stati messi all'indice, anche se era una consuetudine di allora. E' stato uno scrittore, filosofo, poeta, drammaturgo, saggista, aristocratico, criminale e politico rivoluzionario francese, delegato della Convenzione nazionale. Perchè le sue opere non sono mai state censurate, ne dalla Chiesa, ne dagli Stati? Un caso? Un'eccezione? Non è che parlava di noccioline, parlava di frustate sulle palle! |
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