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inviato il 26 Marzo 2015 ore 10:54
Spesso vedo foto stupende, senza titolo. Altre volte, titoli molto accattivanti. Altre volte, titoli simpatici. Ma perchè è importante intitolare le proprie foto? A me spesso mi mette in difficoltá. Altre volte invece mi è molto facile. Avete mai avuto dubbi sui titoli da dare alle vostre foto? Da cosa nasce un titolo? Il titolo è parte integrante di una foto? Oppure no? Scattate una foto con giá il tema in mente? Sono curioso di sapere cosa ne pensate. |
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inviato il 26 Marzo 2015 ore 11:03
La mia opinione è un po estrema. Io non li sopporto proprio (al pari delle cornicette), pensare di indirizzare esplicitamente il messaggio di una foto con un suggerimento scritto mi pare una agevolazione per bambini, spesso lo ritengo ache fuorviante per l'osservatore che invece dalla foto è abituato a trarre una lettura assolutamente personale, possibilmente divergente da quella dell'autore. Poi se il titolo comunica il luogo di ripresa o informazioni aggiuntive allora è un altra storia. |
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inviato il 26 Marzo 2015 ore 11:13
Grazie Giorgio. La tua opinione è sempre gradita. Io ho iniziato a farmi queste domande da quando frequento questo forum. Spesso infatti, i commenti sono indirizzati più al titolo che alla foto. Bel titolo.... Titolo azzeccato..... Ecc. Non facendo la minima osservazione alla foto. Ecco perchè mi incuriosisce l'argomento. |
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inviato il 26 Marzo 2015 ore 11:16
Si anche io la penso cosi..secondo me se una foto è bella non ha bisogno di un titolo..può essere un'iformazione secondaria...OK..ma a volte ci sono foto che senza un titolo perdono di significato, allora per me c'è qualcosa che non va nella foto... |
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inviato il 26 Marzo 2015 ore 11:17
Si Gianluca, anche io ho notato quel tipo di commento, ci può stare in un forum eterogeneo come questo. Preferisco di gran lunga un approccio esageratamente spensierato ad uno esageratamente impegnato. Alcuni sembrano dei piccoli Sgarbi... a parole ovvio... |
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inviato il 26 Marzo 2015 ore 11:19
Direi che dipende anche dal tipo di foto. Per la Street a volte è proprio necessario un titolo, quasi a completare la foto stessa. Altre volte leggo dei tentativi di far poesia, spesso nella paesaggistica, che personalmente eviterei. |
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inviato il 26 Marzo 2015 ore 11:24
Secondo me il titolo è parte integrante della foto. E' vero che una una bella foto parla da sola, però, dando un titolo, l'autore ti permette di entrare nella sua visione e nel suo mondo |
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inviato il 26 Marzo 2015 ore 11:43
Non ho mai messo titoli alle fotografie. Credo che il messaggio contenuto in una foto debba uscire dalla foto stessa. Così come il tema che viene trattato e anche l'interpretazione che il fotografo ha dato. E' la foto che deve parlare. Non so se il fatto di mettere un titolo per indirizzare coloro che sono meno allenati alla visione delle foto verso una "corretta interpretazione" sia una cosa giusta. Quest'ultima, la corretta interpretazione, esiste? Non è per nulla detto. Il messaggio di una foto è prodotto da chi scatta, la foto che lo trasmette e soprattutto da ...chi la guarda. Quest'ultimo può vederci quello che gli pare (e a mio avviso deve essere anche completamente libero di farlo). Tempo fa vidi una foto su un forum, che rappresentava dei cinesi ad un tavolo da gioco. Il titolo recitava "La dipendenza dal gioco d'azzardo, in Cina". La dipendenza era però solo dichiarata nel titolo. Perché nella foto non c'era o di sicuro io (ma non solo io) non la percepivo. Un titolo del tipo "Gioco d'azzardo" sarebbe stato meno invasivo. Avrebbe violentato meno l'osservatore, che invece di mettersi a cercare di guardare la dipendenza, si sarebbe goduto la fotografia, peraltro molto bella. La mancanza di un titolo, a mio parere, sarebbe stata un plus assoluto. |
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inviato il 26 Marzo 2015 ore 11:50
Il titolo deve essere come la pp , poco invasivo , poi naturalmente come già stato detto varia da categoria a categoria , naturalmente opinione personale , ciao Claudio c |
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inviato il 26 Marzo 2015 ore 12:01
Secondo me il titolo di una foto non deve indurre, chi guarda la foto, a interpretare la foto, bensì a guardare un particolare piuttosto che un altro (che alla fine è quello che cerchiamo di fare, far risaltare un particolare in una scena o la scena intera ecc..). Titoli filosofici-poetici sinceramente mi sembrano un pò troppo fuorvianti; magari a descrizione della foto ci può stare qualche frase poetica o simile, sempre inerente l'argomento della foto natrualmente, ma questi son gusti, personalmente non mi piacciono.. L'unico tipo di foto per cui penso non serva il titolo (al di là della descrizione del luogo) sono le street e i reportage dove, a parere mio, la lettura della foto deve essere già esplicita di suo da non necessitare di alcun titolo se non, come detto, il luogo dello scatto. Alla fin fine si riduce tutto ai propri gusti personali.. Tempo fa avevo visto una foto orribile, niente soggetto, niente composizione, iper-satura, sfocata...con un titolo poetico che non c'azzeccava niente.. ma che gli vuoi dire..? XD |
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inviato il 26 Marzo 2015 ore 12:45
Io ho sempre pensato (sbagliato? Giusto?) che la foto dovesse parlare da sola. E se una foto parla da sola, il titolo si legge nella stessa immagine. A volte mi è facile dare un titolo. Forse perchè il messaggio è evvidente. Allora che senso ha sottolinearlo? A volte, invece, mi trovo in difficoltá. Vuol dire che la foto forse non funziona. Allora che senso ha trovare a tutti i costi un titolo? Sono delle domande che mi pongo. Ecco perchè il vostro parere mi interessa. Ho iniziato quì. E quì vorrei cercare di capire. Credo che (ma non ne sono sicuro) anche in altre forme d'arte, pittura, scultura ecc, si tenda ad intitolare le proprie opere. Oppure (non so) il titolo gli è stato attribuito dopo da altri ?! I fotografi famosi, intitolavano le loro opere? |
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inviato il 26 Marzo 2015 ore 13:32
Secondo me, ripeto, un minimo di titolo serve sempre basta soltanto che non sia banale, tipo, che ne so, "fiume, campo di grano e tramonto".. beh, ok.. ci vedo bene, vedo tranquillamente che c'è un fiume con un campo di grano e un tramonto, ci arrivavo anche senza titolo.. Ma se fosse qualcosa più cercato, penso farebbe più effetto, tipo (riferito a prima) "tramonto in un campo d'oro" o "campagna dorata", ecc.. Ma questo è il mio punto di vista, poi ognuno è libero di scrivere ciò che vuole.. "vivere in un sogno di mezz'estate"..e c'è uno seduto su una panchina che legge il quotidiano.. XD La cosa è troppo soggettiva per dire quello è giusto e quell'altro è sbagliato.. Bisognerebbe pensare più che altro che, se metti un titolo che può suscitare risate, chi guarda la foto cercherà qualcosa di comico o di triste; se scrivi una cosa poco attinente, magari crei solo confusione e il messaggio della tua foto non arriva.. Varia molto da caso a caso, da persona a persona.. Se a te non piace scrivere un titolo o se non ti ispira o chenesoio.. va bene qualunque cosa, bada soltanto che il risultato del tuo lavoro, cioè la foto finale, non possa essere sminuita o messa inutilmente sul piedistallo da un titolo che non gli appartiene |
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inviato il 26 Marzo 2015 ore 14:06
Grazie a tutti del contributo. |
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inviato il 26 Marzo 2015 ore 14:10
Certo che anche intitolare ogni foto con lo stesso titolo ......un sito per esempio... Ogni riferimento..... |
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inviato il 26 Marzo 2015 ore 15:10
Allego un interessante articolo comparso sul blog di Pensierifotografici , articolo scritto da Giuseppe Pagano. Penso che possa aiutarci a districarci sul quesito postato: “ Singolare che su alcuni blog di spessore ci si occupi, contemporaneamente, del rapporto fra parola e immagine. Può sembrare superficialmente una questione un po' oziosa ? specialmente se considerata come un'opzione finale, da decidersi dopo che il processo strettamente fotografico ha compiuto il suo percorso (ecco la foto: metto il titolo, non lo metto, la spiego, non la spiego?) ? ma non è così: l'argomento investe il senso del nostro fotografare sino alle radici, e una riflessione su questo può addirittura portarci ? a ritroso- ad uno stravolgimento del nostro approccio, ad un cambio di direzione. In "come un cavallo selvaggio", Fulvio Bortolozzo sottolinea l'importanza di considerare il fotografico nella sua purezza, nella sua capacità di generare significati, preservandola da strati di parole che oggi sempre più vanno a presentarla quando non a sovrapporsi. Veramente sincero e coinvolgente il suo intervento. In "Quattro più uno fa molto" Michele Smargiassi ci propone qualche riflessione sulla "capacità della parola e dell'immagine di comunicare assieme, fianco a fianco, e di produrre un discorso sensato su qualcosa di sensato". In un altro sito, che ora purtroppo non riesco più a ritrovare, recentemente è apparso un articolo dove si esortava i fotografi a scrivere. E ? se non ne sono capaci ? a far scrivere qualcun altro sui loro progetti. Pena, finire out. In questo brevissimo spezzone di video, che avevamo già linkato, Roberta Valtorta sottolinea come l'immagine abbia bisogno, per lo più, della parola. E si potrebbe andare avanti all'infinito, perché quasi in ogni saggio sulla fotografia si trovano almeno due paroline? sulle parole. Chi ha ragione? In un certo senso tutti. Non lo dico per eccesso di diplomazia. Volendo estremizzare, ci sono fotografie che singolarmente pulsano, che aprono insondabili porte dentro di noi, che nella loro ambiguità si prestano ad una ridda di ipotesi e interrogativi. Una sola parola, foss'anche il semplice titolo, sarebbe d'impiccio. Ci sono fotografie che abbisognano del titolo, non come accessorio capace di accrescerne la leggibilità, ma addirittura quale corpo costituente dell'opera. E ci sono tante, tantissime fotografie che necessitano di una spiegazione, per poter essere comprese. Queste banalità ovviamente non sfuggono agli autori, docenti e giornalisti sopra citati, ma evidentemente ognuno di loro evidenzia il fare fotografia più congeniale, costruzione o riconoscimento che sia. E' impossibile trarne una regola generale. E' però opportuno che il fotografo acquisisca coscienza della presenza o dell'assenza delle parole nel suo agire, e non solo nel momento della presentazione: la coerenza con i propri intenti prevede anche questa calibrazione. Un processo di sintesi e di scarnificazione verrebbe incrinato dalla stessa didascalia che invece in un altro percorso concettuale sarebbe parte integrante e premeditata. Tout se tient. E non possiamo certamente accusare di sincretismo un fine saggista come Claudio Marra, che nell'indispensabile "Fotografia e pittura del novecento" scrive: "?L'autarchia è profondamente sbagliata?" "? individuare una specificità artistica del mezzo, fuori da un serrato confronto con tutto il sistema arte, può anche portare a qualche contributo parziale, ma alla fine rimane una scelta miope e senza sbocchi". La fotografia va quindi considerata alla luce di quanto le succede intorno, ma non solo: le commistioni fra i vari generi artistici hanno consentito negli anni accostamenti sempre più audaci, e francamente sembrerebbe poco credibile la costruzione di un fortino a difesa dall'infezione parolaia. Rimane però il pericolo che il bla-bla imperante, in parte dovuto ad un mercato che deve in qualche modo giustificare promozioni altrimenti dubbie o esili, finisca per dilagare, negando spazi a silenzi visualmente più felici. Ben venga quindi l'intervento riequilibratore di Bortolozzo, a ricordarci che esiste anche altro, dove il suggerimento non sconfina nella spiegazione. Giuseppe Pagano „ |
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