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Il paesaggio e le varie discipline


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user20639
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inviato il 14 Gennaio 2015 ore 13:25    

Potrebbe sembrare un limite se il paesaggio venisse descritto da un fotografo o da un pittore?
Mi sembrerebbe un limite che un pittore non conosca la fotografia o ancora che un fotografo non conosca la pittura.
Sono cose diverse, alcuni diranno frettolosamente, ma il paesaggio descritto è sempre quello.
Sono due linguaggi diversi, direte, ma dicono le stesse cose.
Sono due tecniche diverse, direte, ma hanno il medesimo compito.
Hanno regole diverse, no, mi sembra abbiano le stesse regole di base....?
Si fanno con strumenti diversi, si, vero.
Qualcuno, darebbe una mano per risolvere questo mistero?

user16612
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inviato il 14 Gennaio 2015 ore 15:30    

E se lo stesso paesaggio fosse descritto da uno scrittore?

avatarsenior
inviato il 14 Gennaio 2015 ore 16:22    

Semmai sarebbe interessante proprio il confronto tra le descrizioni operate tramite linguaggi differenti, capire se e come si riescono ad evidenziare i medesimi centri d'interesse ecc.
Fotografia, pittura, scrittura e, perché no, anche la musica; basta vedere (pardon... sentire) come Smetana descriveva La Moldava

avatarsenior
inviato il 14 Gennaio 2015 ore 18:20    

E perché non da un cuoco allora?
In fin dei conti si tratta pur sempre di raccontare il paesaggio no?

E invece no.
Invece no perché ogni arte educa in un modo univocamente determinato nel contesto specifico della disciplina in cui ci si muove. Se il pittore sarà portato ad osservare per poi rielaborare nell'alchimia dei colori presenti sulla sua tavolozza, il fotografo di paesaggio non potrà esimersi dal cercare di conoscere nel profondo il luogo ripreso così da poterne prevedere il "comportamento" in funzione delle stagioni, condizione climatica, incidenza della luce and so on...

Il motivo di questa necessità di instaurare un collegamento con la natura è derivante dal fatto che mentre il pittore potrà benissimo continuare il suo lavoro per giorni, mesi, anni nel ricordo rielaborato di una scena forse neppure mai vissuta realmente, per il fotografo il cardine è rappresentato dall'univocità del momento.

Un attimo dopo .. ed hai perso lo scatto.
Ricordo sempre con piacere il momento vissuto al Simplonpass: tutto coperto e nessuna speranza che qualcosa si muovesse all'orizzonte ... all'improvviso le nuvole iniziano a muoversi nel vento che aumenta, brevi sprazzi dorati sulle creste delle Lepontine, monto velocemente il tutto .. click. Un momento dopo, era già calato il sipario. Sorriso




avatarsenior
inviato il 14 Gennaio 2015 ore 19:41    

grande Mauri. L'immagine è incantevole

user20639
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inviato il 14 Gennaio 2015 ore 19:46    

Veramente Bello (quello che penso sia la tua interpretazione) di questo paesaggio, complimenti, non sono esperienze che tutti hanno la fortuna di avere.
Il soggetto di qui stiamo parlando è il paesaggio, se tu come persona riuscirai ad avere dei buoni risultati con la fotografia, va bene, meglio così, non sono i mezzi ad essere importanti, ma sono i fini e i risultati. Tu hai scelto solo questo mezzo, va bene per te, siamo tutti contenti allora.
Ma capirai, che il mondo è fatto con milioni di artisti eclettici, che di solo macchina fotografica non vivono in senso di esperienza artistica. Oppure, può essere un'esperienza, poi passano ad altre forme d'arte, che forse, hanno bisogno di altre abilità.
Non è un male essere fissati in una sola disciplina, ma di solito è una necessità intellettuale e artistica che spinge a conoscere altro o mettere in sinergia varie pratiche artistiche.
Basta andare a vedere una grande mostra come la Biennale di Venezia, sono moltissime le biografie di pittori che sono anche fotografi o il contrario. Anche molti grandi fotografi e fotografe hanno alle spalle la pittura...
La mente aperta la si raggiunge con la ricerca.
Ma se vuoi parliamo anche di tecnicismi, se non ti annoi e non facciamo annoiare la gente. Come ho fatto capire altre volte per me, la macchina fotografica è uno strumento come una matita.

avatarjunior
inviato il 14 Gennaio 2015 ore 19:49    

Credo che l'esempio di Maurizio sia lampante, quante volte ci capita di non avere lo scatto che volevamo solo perché il meteo era inadatto o abbiamo fatto tardi.

user20639
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inviato il 14 Gennaio 2015 ore 20:10    

Maurizio Palumbo:
Invece no perché ogni arte educa in un modo univocamente determinato nel contesto specifico della disciplina in cui ci si muove.

Questa è bella veramente, la possiamo incidere sulla roccia.
Quando tanti anni fa, ho fatto l'Istituto d'Arte, non c'era solo la mia sezione, ma esisteva la pittura, la scultura, la tessitura (paesaggi e decorazioni con gli arazzi), l'architettura, oreficeria e altre, tutte queste discipline erano in comunicazione fra di loro, necessariamente. (Tutti avevamo o cercavamo una macchina fotografica).
Dovresti aprirti, non fissarti.

user20639
avatar
inviato il 14 Gennaio 2015 ore 21:21    

Soft e Daniele,
condivido il vostro interesse nel comprendere il paesaggio anche da punti di vista diversi, ma sopratutto la simbiosi di queste arti.
Quante volte uno scrittore è rimasto folgorato da una fotografia e quante volte una frase sensibile ha scatenato una melodia, tutti su un unico soggetto come il paesaggio.

(Nell'arte pittorica, dalle esperienze del Romanticismo e del Realismo, che avevano rotto con la tradizione accademica, nacque l'Impressionismo, in cui decadeva l'importanza del soggetto, portando l'attenzione al colore ed alla soggettività dell'artista, le cui emozioni andavano esaltate e non più contenute.
Il mondo fotografico veniva coinvolto da quei cambiamenti che dovevano portare la pittura dall'impressionismo al divisionismo, al cubismo, al futurismo, all'astrazione. Dopo aver utilizzato, durante il periodo preraffaellita, il "combination printing" il quale consentiva di realizzare vaste composizioni allegoriche, e lo "sfumato" che si accostava alla pittura degli impressionisti, la fotografia iniziò.... grazie al miglioramento delle tecnologie fotografiche a comprendere ed utilizzare il grande potenziale che si celava nei procedimenti di ingrandimento e in quello di fissare il movimento con l'istantanea.
In Italia numerosi furono i fotografi provenienti dalla pittura: Gioacchino Altobelli, Luigi Sacchi, Stefano Stampa, Pietro Poppi, Luigi Mussini, Giuseppe Ambrosetti, Michele Danesi, Carlo Simelli, Aurelio Tiratelli (dedito alla pittura e fotografia nella campagna romana).)
Michele Catania
Chiedo scusa, non sono solito a fare il copia-incolla, ma in questo caso, sembra pertinente.

avatarsenior
inviato il 14 Gennaio 2015 ore 22:47    

Come ho fatto capire altre volte per me, la macchina fotografica è uno strumento come una matita.


Concordo.
La sfumatura però su cui non siamo in sintonia, Leoconte, è la differenza che passa tra la " fotografia di paesaggio " e la " fotografia ad un paesaggio ".

Tu mi parli della seconda, io insisto sulla prima.
Finché non capirai che la fotografia scevra dell'aspetto univoco ed intimo del paesaggio, fatto proprio solo attraverso lo studio profondo di quest'ultimo, non potrà che esser relegata a qualche macchia di colore sulla tela ... bhè direi che continueremo a discutere di cose diverse.

Questa è bella veramente, la possiamo incidere sulla roccia.
...
tutte queste discipline erano in comunicazione fra di loro


Credimi mon ami è molto più bella la tua. Sorriso
Per il semplice motivo che non hai evidentemente compreso che sebbene vi sia un minimo comune denominatore associato al valore intrinseco della comunicazione, ogni disciplina artistica evidentemente forma il proprio io in un modo ben specifico ed assolutamente univoco.

Ma questa è teoria, restiamo sui fatti concreti focalizzandoci sulla fotografia di paesaggio vissuta sul campo.
Senza questa assunzione a monte non capisco come si possano portare avanti i discorsi che ne derivano.

avatarjunior
inviato il 14 Gennaio 2015 ore 22:58    

Non bisogna dimenticare che la fotografia rappresenta un attimo, un brevissimo arco di tempo che non potrà più essere rappresentato allo stesso modo. In pittura questo difficilmente succede. È proprio questo essere così attaccato a un preciso momento che separa la fotografia dalla pittura, dove l'artista può esprimersi liberamente senza limitazioni.
Tutto questo dalla mia visione di fotografo in erba e assolutamente ignorante in pittura, quindi se ho detto delle idiozie ditelo pure.

user20639
avatar
inviato il 14 Gennaio 2015 ore 23:33    

Scusa Maurizio,
altro che sfumatura, questa e la sostanza,
ma non ho mai riscontrato con nessuno, contrapposizione fra la pittura la fotografia o la scultura o altre arti figurative, se mai, qualche sottovalutazione di qualche pittore nei confronti della fotografia.
Penso, che tu hai ben compreso che con questi mezzi si possono ottenere risultati straordinari nel medesimo campo di fiori contornato da alberi e colline.
La storia dice che in tutte le arti c'è un costante scambio di esperienze e dove non arriva l'una, l'altra aiuta.
Credo però, che tu sei convinto o tenti di esserlo, che io non so fotografare un paesaggio, penso che per te conti solo questo e vorresti che io mi esprimessi con dei tecnicismi per capire quanto sono evoluto nella conoscenza delle tecniche di fotografia. Vorresti sapere, come penso, quando mi metto col cavalletto a gestire la luce o quale sia l'ora del mio scatto, oppure quale sia la mia scelta sul tempo e meteo, i filtri e tanto altro, ma non mi chiedi il senso per qui lo faccio.
Ma sono cose, che anche se pratico, le ritengo naturali e strettamente legate alla sperimentazione costante, ogni mia sessione, sarà con impostazioni diverse, molto spesso delle rivoluzioni.
La mia costante e di non assumere uno stile, che penso sia una situazione frustrante se il contrario.
Come potrei raccontarti tutto quello che faccio, se mi dimentico anche io di quello che faccio, poi lo ricordo guardando le opere.
la differenza che passa tra la " fotografia di paesaggio " e la " fotografia ad un paesaggio ".
Tu mi parli della seconda, io insisto sulla prima.
Finché non capirai che la fotografia scevra dell'aspetto univoco ed intimo del paesaggio, fatto proprio solo attraverso lo studio profondo di quest'ultimo, non potrà che esser relegata a qualche macchia di colore sulla tela

Appunto, se vuoi che parliamo del senso, sono qui. Però, altrove mi chiedevi della tecnica e dell'impossibilità che un pittore potesse raggiungere i livelli di consapevolezza di un fotografo paesaggista.
Qui capisco poco, la mia intelligenza ha dei limiti, ma comprendo che il confronto ti sta poco a cuore, parlando nel modo in cui ti ancori.

user20639
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inviato il 15 Gennaio 2015 ore 0:16    

Vincenzo,
un brevissimo arco di tempo che non potrà più essere rappresentato allo stesso modo. In pittura questo difficilmente succede.

Se tu andassi a guardare la paesaggistica in pittura nei musei d'Europa, capiresti che il medesimo problema è stato affrontato anche dalla pittura, anzi è sempre stato un grande problema. Però dovresti immaginare che è un problema che la fotografia ha risolto con la funzione delle macchine, mentre in pittura o in scultura ha bisogno di grande memoria e di essere allenatissimo nel distinguere le proporzioni, capire la prospettiva, per ultimo, una grande consapevolezza e conoscenza del soggetto. Molto spesso, con mesi di stazionamento in una radura di montagna e con tecniche di educazione visiva, che non so se conosci, a volte anche trucchi e strategie incredibili. Senza parlare del colore.

avatarsenior
inviato il 15 Gennaio 2015 ore 0:32    

Bella la spiegazione di Maurizio P.

Quindi si potrebbe dire che l'interpretazione di un fotografo è correlata ad un momento che passato non c'è più, al tutto scorre, cogli l'attimo fuggente e interpretazioni filosofiche simili. I somma è il ricordo di quel paesaggio in quell'istante. Il fotografo nell'interpretazione di quel paesaggio non deve essere bravo solo a scegliere la focale, tempi - diaframma - iso, l'esposizione ecc.. Ma soprattutto deve saper cogliere l'attimo.

Mentre la pittura sta su un altro binario, non risente del tempo che scorre, non ha l'ansia di inseguire un momento unico, ma non di meno il pittore deve ricercare dentro di se un'interpretazione di quel paesaggio personale, che forse non è mai esistito nella realtà ma solo dentro il pittore. Il paesaggio nel quadro forse non sarà identico al reale eppure esso è il risultato delle emozioni e sensazioni che il paesaggio reale hanno trasmesso al pittore. (Certo ci sono anche i quadri realistici, con tecniche complicate come ha spiegato Leoconte, ma anche qui c'è interpretazione personale).

Potrei dire quindi, secondo me:

che il paesaggio fotografato è come un documento di un istante perduto, era realmente in quel modo in quell'istante .. Non è un'interpretazione. Dunque chiunque guarda questa fotografia può avere dentro se un'interpretazione soggettiva a sua volta diversa dagli altri.

Invece il paesaggio dipinto è già un'interpretazione di quello reale, è il punto di vista del pittore e basta. E chiunque guarda il quadro può condividerlo o meno, non c'è spazio per una propria interpretazione personale.

Quindi in conclusione direi che l'interpretazione del pittore è più elevata di quella del fotografo, perché fa un passo in più: non solo documenta ma anche interpreta.

avatarsenior
inviato il 15 Gennaio 2015 ore 0:54    

Un pittore, davanti un paesaggio ha varie scelte. Se una cosa non gli sta bene, puó eliminarlo dalla tela; può creare, puó inventare scene e parti inesistenti del paesaggio. Un fotografo deve invece usare la creatività pe ritrarre in un'immagine bidimensionale, quello che vede davanti i suoi occhi, senza modificare le circostanze. Lo scopo è lo stesso.. Raccontare quel momento, raccontare quell'istante, raccontare quel paesaggio, stupire l'osservatore. Lo si può notare nelle opere dei paesaggisti dell'impressionismo, lo si può notare in chi della fotografia ha fatto un proprio culto. Tra le due tipologie non c'è chi è più bravo o meno. Entrambi utilizzano la creatività, in modo diverso.

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