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inviato il 12 Ottobre 2014 ore 8:30
Sta accadendo qualcosa di impressionante, ma nessuno se ne rende conto. Sta accadendo che tutti hanno scambiato le fotocamere dei loro cellulari in macchine fotografiche vere. Con abili campagne pubblicitarie i produttori di smartphone magnificano le doti delle applicazioni digitali e degli obiettivi dei telefonini. Parlano di pixel, aggiungono stabilizzatori, citano l'alta definizione. Gli utenti leggono, provano, e ne sono felici. In effetti le foto scattate dai Galaxy e dagli iPhone sembrano incredibili. Le applicazioni digitali permettono di correggere, saturano i colori, aumentano persino la nitidezza. Quelle foto finiscono sui social, e finiscono su Instagram. Con i filtri. Con i colori saturi, con le ombre schiarite. Con goffi tentativi di post-produzione fotografica che assomiglia a certa chirurgia estetica. I seni debordanti e innaturali dei chirughi, gli zigomi che tracciano angoli vertiginosi sono identici a quei cieli rossi come non se ne sono mai visti, quei contrasti con le nuvole in rilievo, quell'azzurro degli occhi che la vostra fidanzata fino a quel momento aveva soltanto sognato. Quella nitidezza che persino la marca del rossetto riesci a leggere. E poi mari e fiumi che sembrano scannerizzati, volti indimenticabili senza un filo di grana, o di rumore, come si dice oggi per la fotografia digitale. Sta accadendo il disastro culturale e concettuale per cui le foto non sono più normali, l'uso della postproduzione è una pacchianata gigantesca, la bellezza di una foto non sta più nella capacità imperfetta di riportare un punto di vista, e non è più in un movimento accennato, nella fatica di entrare nell'inquadratura con consapevolezza, ma è nel pacchiano che ha la sua ragione: in un uso sommato di grandangoli estremi e di colori saturi. Perché gli smartphone, prima di permettere il rosso saturo, permettono il supergrandangolo, un modo di vedere affascinante in qualche caso, ma assolutamente innaturale. Gli obiettivi degli smartphone, si fa per dire, sono dei grandangoli esagerati, l'assenza del mirino permette di scattare in posizioni impossibili. Il risultato è semplicemente uno: inquadrature apparentemente sorprendenti, e nessuna dimestichezza con le aberrazioni ottiche che sono presenti. Per cui tutto è in primo piano, niente è fuori fuoco, e colori impossibili, e punti di vista che sembrano spettacolari. Ritratti che imbruttiscono quasi sempre. Ma soprattutto modifiche che fanno pena. Oltre ai cursori che ti permettono di alterare cromatismi, ombre, bilanciamento del bianco e vignettature, ci sono i soliti filtri, molto divertenti, che riproducono sostanzialmente i limiti di pellicole anni Sessanta e Settanta, che danno alla foto un'aria vintage, ma che sono delle maschere grottesche che vanno di pari passo con colori finti e punti di vista esagerati. Sabato scorso sono andato a vedere la mostra romana su Henry Cartier Bresson. E mi accorgevo di due cose. La sua impressionante capacità di comporre la foto nella sua naturalezza. Il limite ottico e cromatico delle sue foto. Le due cose erano la sua bellezza, la sua vera grandezza. La bellezza non è mai perfetta, ed è per questo che non è mai innaturale. Forse era inevitabile che la fotografia finisse sul tavolo operatorio del lifting cromatico e compositivo, ma non fino a questo punto. Stiamo formando generazioni che non sanno cosa sia il mondo, ma soprattutto non sanno guardare. E non sanno neppure quando la correzione fotografica deve fermarsi. Ma sopratuttto stiamo illudendo tutti. Le foto degli smartphone, di qualunque smartphone, sono instampabili. Le correzioni illudono perché le si guarda in un piccolissimo schermo illuminato e nitido. E le correzioni si possono ammirare, senza avere una sensazione sgradevole, perché le foto si vedono in un formato che varia dal cm 5×7 a una massimo, quando va davvero bene, di un 10×15. Come si fosse ancora agli albori della fotografia, più di un secolo fa. Oltre quel formato sarebbero orribili. La possibilità di non rispettare la luce vera e scattare sempre, aumenta in automatico gli iso degli smarphone, ovvero la sensibilità, quella che un tempo era chiamata: la grana. Tutto si fa vagamente indefinito, e decisamente brutto. Le correzioni migliorano le foto se le vedete nei dispositivi, ma peggiorano moltissimo se decidete di stampare. Milioni di persone ormai da qualche anno consegnano, vite intere, ricordi e bellezza a sistemi che scattano foto orrende, che non restano perché si possono guardare solo come fossero a un microscopio. Sappiatelo. Smettete, usate macchine fotografiche vere. Anche digitali. Ma non illudetevi. E soprattutto. Lasciate ai tramonti i colori che gli spettano. E guardate meglio cosa sapeva inventarsi Cartier Bresson con una vecchia Leica e una pellicola in bianco e nero. A firma di Roberto Cotroneo |
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inviato il 12 Ottobre 2014 ore 9:02
L'ho letta su facebook |
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inviato il 12 Ottobre 2014 ore 9:32
neanche una virgola fuori posto!!!! |
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inviato il 12 Ottobre 2014 ore 9:39
Dissento su tutta la linea. È solo e soltanto anacronismo, timore di perdere una posizione, incapacità di adattarsi ai cambiamenti. Mi fa un po' pena poverino. |
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inviato il 12 Ottobre 2014 ore 10:01
Vi siete messi daccordo? Già c'era un topic aperto sull'argomento. www.juzaphoto.com/topic2.php?l=it&t=1049734 Mi quoto all'altro post. Dall'articolo: “ " Le applicazioni digitali permettono di correggere, saturano i colori, aumentano persino la nitidezza." „ Un pò come accade per i normali scatti da reflex oggi elaborati in digitale o per correzione o per fotoritocco. “ " Le correzioni illudono perché le si guarda in un piccolissimo schermo illuminato e nitido. E le correzioni si possono ammirare, senza avere una sensazione sgradevole, perché le foto si vedono in un formato che varia dal cm 5x7 a una massimo, quando va davvero bene, di un 10x15" „ E qui che ritorniamo con i piedi per terra e lo scatto "serio" o la post produzione seria, fa la differenza. “ " Milioni di persone ormai da qualche anno consegnano, vite intere, ricordi e bellezza a sistemi che scattano foto orrende, che non restano perché si possono guardare solo come fossero a un microscopio. Sappiatelo" „ Un pò esagerato.....ma comunque vero. Ma è vero anche che: “ " Non ci dimentichiamo poi che ci sono degli adolescenti che magari non hanno la possibilità di averla una vera macchina fotografica e quindi quello per loro è l'unico modo per scattare foto, e poi per giocarci un pò su. " „ Quindi per una persona che non è fotografo o grafico, quella "bruttura" come dice Roberto Cotroneo farà comunque la sua felicità. Un pò come un ragazzo che vede la sua auto utilitaria tanto desiderata, come un ferrarino. Perchè sbattergli in faccia una vera ferrari e dirgli: stupido, questa è una Ferrari....... |
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inviato il 12 Ottobre 2014 ore 10:03
Piotr il poverino potevi risparmiartelo Comunque anche io non sono molto d'accordo, e vero che tanti esagerano, però ognuno è libero di interpretare la fotografia come meglio crede,sta al pubblico decretare il successo oppure il fallimento Per quel che riguarda la qualità degli smartphone prova il Nokia Lumia 1020 , i file sono davvero belli, certo Non li posso paragonare alla 5d però per tutte quelle volte che la reflex e a casa va benissimo |
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inviato il 12 Ottobre 2014 ore 11:22
poverino ci sta perché quello, secondo me, è lo sfogo di un insicuro, uno a cui il fatto che tutti abbiano una fotocamera in tasca ha causato un tracollo. Se poi vedesse che cosa ricavano certi autori e fotografi con i loro smartphone gli verrebbe un coccolone. Oggigiorno si vedono anche matrimoni fatti con l'iphone, e che belli! La vera macchina fotografica sta 2 cm dietro il mirino. Dal mirino in avanti conta il giusto. Se poi vogliamo raccontarci che è l'attrezzatura a fare il fotografo siamo tutti HCB. Peccato che poi i risultati... |
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inviato il 12 Ottobre 2014 ore 11:52
Io invece concordo su tutta la linea: se compri una 500 non puoi ottenere i risultati di una Mercedes, piaccia o no a chi sostiene il costrario. |
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inviato il 12 Ottobre 2014 ore 12:00
se dai la ferrari in mano ad un impedito alla prima curva è fuoripista. non è il mezzo che fa la foto ma il fotografo che c'è dietro, che poi ci sia una differenza in termini di qualità, di risoluzione colori contrasto bokeh e quant'altro è indubbio...ma una foto di merda rimane una foto di merda sia se scattata con un iphone sia con una 1dx. sinceramente il fatto che la gente scatti foto con lo smartphone non mi fa ne caldo ne freddo, molte volte mi capita di scattare con lo smartphone perchè la 5d è a casa. se qualcuno tira fuori una foto con un iphone 5 o una reflex probabilmente vedendole pubblicate online neanche le si distingue xD e benvengano fotografi nuovi, la fotografia è di tutti sia per chi è un amatore e ha i mezzi e sia per chi non può permetterseli. |
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inviato il 12 Ottobre 2014 ore 12:40
Anche su Facebook la differenza si vede, |
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inviato il 12 Ottobre 2014 ore 12:52
Alvar non si parla di automobili e di competizioni ma di fotografia ed espressione, sono due mondi inconfrontabili. Le differenze fatte dal mezzo utilizzato per fare una foto si vedono solo quando non c'è altro da guardare, cioè quando la foto non dice nulla. Altrimenti solo i malati di tecnologia (e non di fotografia) si mettono a pensare con che cosa è stata fatta. Ma perchè a nessuno viene in mente di chiedere al cuoco con che pentola ha cucinato o al pittore con che pennelli ha dipinto? Perchè tutti sanno che non sono la pentola o il pennello a fare l'opera d'arte. Se poi pensi che una Mercedes in mano a un incapace sia meglio di una 500 in mano a un professionista, vabbè... Il mezzo conta solo quando c'è già anche tutto il resto, se no è inutile e come ti hanno detto bene che ti vada vai fuori pista. |
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inviato il 12 Ottobre 2014 ore 12:57
Tutto quello che ha scritto fa parte del progresso, non penso che ci sia molto da dire. Per la massa gli Smart Phone fanno parte del quotidiano più delle reflex per cui è normale che il progresso si orienti verso alcune scelte. Se uno si accontenta di affidare i suoi ricordi ad un telefono sono affari suoi. Ci sarà sempre qualcuno che affiderà i suoi ricordi non ad un telefono ma a una reflex |
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inviato il 12 Ottobre 2014 ore 14:00
La fotografia è libera interpretazione. E se vogliamo, i limiti degli smartphone di oggi sarebbero paragonabili ai limiti ottici e cromatici di chi con la fotografia povera di un tempo ha scritto la storia... Concordo sul fatto che qualitativamente siano pessime se paragonate alle più moderne reflex, ma non per questo non possono essere in grado di trasmettere emozioni e di raccontarci qualcosa. Io non sono in grado di cavare una foto decente dal mio iphone e preferisco affidarmi alla mia reflex, sempre; ma non disdegno chi preferisce scattare con un cellulare. Probabilmente non apprezzano la fotografia come la apprezzano molti di noi o semplicemente non la esasperano o ancora non hanno la voglia di trascinare un macigno di svariati kg al collo. Ammiro invece chi non ha possibilità economiche ma ció nonostante non rinuncia a scattare e lo fa con un cellulare. Da cosa nasce cosa e chi scatta con un cellulare oggi potrebbe scattare con una reflex domani. |
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inviato il 12 Ottobre 2014 ore 14:10
Discussione dai tratti alquanto dicutibili. |
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