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la legittimazione artistica della fotografia


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avatarsenior
inviato il 30 Settembre 2014 ore 9:55    

Da un articolo di: QUEST'ITALIA NON C'È

Link:http://questitalianonce.wordpress.com/2013/01/23/la-legittimazione-artistica-della-fotografia-pt-4/




Posted on 23 gennaio 2013 by Camilla Crescini under art, photography, Uncategorized
Come è stata accolta la fotografia dalle correnti pittoriche d'avanguardia?


IL DADAISMO

Come già detto, la fotografia assomiglia a un quadro, ma di fatto funziona come un ready-made. Con questa affermazione si accosta alla fotografia il movimento Dada.

"Ready-made" è un termine inglese che significa "già pronto". Venne coniato negli anni '10 da Marcel Duchamp, esponente principale del movimento dada, per designare oggetti d'uso quotidiano che l'artista prelevava dal proprio contesto usuale e presentava nel contesto dell'arte assemblati in maniera diverse e decontestualizzate. L'operazione aveva un intento intellettuale e provocatorio e costituisce uno dei risultati più importanti del Dadaismo.

E il grande fotografo italiano Ugo Mulas dirà poi:

"Al fotografo il compito di individuare una sua realtà, alla macchina quello di registrarla nella sua totalità. Due operazioni strettamente connesse ma anche distinte che, curiosamente, richiamano nella pratica certe operazioni messe a punto da alcuni artisti degli anni '20: penso ai ready-made di Duchamp".

Ma vediamo come mai si può fare un'affermazione del genere. Secondo Marra la fotografia può essere espressione del dadaismo per diverse ragioni:

la fotografia è esterna al sistema tradizionale delle belle arti;
la fotografia non è uno sviluppo della pittura, ma anzi a essa si contrappone in modo assai netto;
la fotografia riesce a interpretare perfettamente, nel visivo, quella tipica ansia dadaista tesa a sostituire l'arte con la vita o a rendere arte la vita stessa, dato che tutto è arte;
la fotografia come sistema globale è già implicitamente dadaista.
Il dadaismo infatti vuole distruggere tutto, per ricostruire un mondo completamente diverso, rendendo all'uomo un ruolo di protagonista. Dada è un modo per scuotere l'opinione pubblica: dal momento che è arte tutto quello che l'uomo ha creato, Dada è contro la letteratura, contro la poesia, contro l'arte, contro tutto ciò che si è fatto passare per eterno, bello, perfetto. Dada è libertà e quindi può anche essere contro sé stesso. Il dadaismo non è estetica come tutte le altre avanguardie, ma è un modo di concepire. Dada si interessa dello shock che provoca nello spettatore, finalizzato a scuoterlo dalle sue pigre abitudini mentali. Si arriva così a dire che tutto è arte.

Allora vi sarà la realizzazione di opere d'arte assai provocatorie, che non comunicano nulla e hanno solo la funzione di provocare. In questo modo i dadaisti e le loro opere si collocano fuori dall'ordine e sono quindi contrarie anche a tutte le avanguardie loro contemporanee.

Le posizioni più radicali verranno prese da alcuni esimi artisti che si ritrovano nella Galleria 291, in America, dove vengono esposte opere pittoriche affiancate a diverse fotografie. Questi artisti, (Stieglitz, Duchamp e Picabia) affermano addirittura che la pittura segue la fotografia e che quindi si è rivoluzionato l'antico paradigma artistico secondo il quale molti fotografi tendevano a collegarsi alla pittura. Affermazione questa teorizzata nei primi anni '80 da Scharf, che dimostra quanto i pittori abbiano formalmente preso dalla fotografia per quanto riguarda il taglio (quante volte sentiamo dire, riguardo ad un quadro, "ha un taglio fotografico") e la composizione dell'immagine o la rappresentazione istantanea della temporalità.

Lo stesso Duchamp, ma anche il grande Man Ray, ammette che il problema è che la fotografia è sempre stata paragonata alla pittura, ma ora finalmente il ready-made ("classico" o fotografico che sia) ha portato una grande novità che ha istituito un'opposizione radicale alla logica estetica interpretata dal quadro. Se prima l'abilità artistica era valutata secondo l'uso ineccepibile dei mezzi espressivi, ora invece grazie al dadaismo assistiamo al superamento della manualità come verifica-controllo dell'artisticità e si impone, diversamente, la convinzione che sia l'atto mentale della scelta a fondare il principio dell'artisticità.

Nelle immagini realizzate da Man Ray in cui viene ritratto Duchamp (Tonsure) troviamo un richiamo della fotografia emblematica futurista: un'anticipazione, se vogliamo, della Body Art e una ricerca tesa a far coincidere l'opera con la personalità stessa dell'artista.

Ancor più interessante è riscontrare che i concetti che emergono nei quadri degli artisti dadaisti, emergono con forse ancor più carica nelle loro istantanee. Prendiamo come esempio Duchamp che, con la collaborazione tecnica dell'amico Man Ray, realizza una serie di ritratti di Rrose Sèlavy, alter ego al femminile dell'artista. Ecco allora che anche qui (come in un'opera pittorica di Duchamp: L.H.O.O.Q., la Gioconda con i baffi) vengono sovrapposti connotati maschili a una figura femminile. Sono queste opere fortemente provocatorie: sotto il quadro, sulla cornice compare la scritta L.H.O.O.Q. che in francese suona come il tradotto "Ella ha caldo al sedere", una frase che potrebbe essere messa in relazione con l'immagine dell'alchimia in un dipinto rinascimentale, che rappresentante una figura femminile con le braccia in posizione analoga a quella della Gioconda e che è collegata davanti a una distesa d'acqua, ma è seduta su un tronco d'albero sotto il quale arde un fuoco. Il fuoco rappresenta qui il mondo maschile e l'acqua invece quello femminile. E la pronuncia francese di Sèlavy nasconde il significato: "L'eros c'est la vie". Parola e immagine dunque vengono usate a conferma di un'esistenza: questa è la vita e la fotografia lo testimonia.


Ma il vero fotografo, esponente non solo del dadaismo, ma anche più tardi del surrealismo, è stato il già citato Man Ray (pseudonimo di Emmanuel Rudinsky). Man Ray ha dimostrato una grandissima abilità nell'uso degli obiettivi, lavorando a splendidi ritratti e nudi per la moda e la pubblicità, e allo stesso tempo una audace sperimentazione di novità. Famosissimi sono i suoi rayographs e soprattutto i suoi "ritocchi fotografici" e fotomontaggi come vediamo in varie sue opere. I rayographs sono oggetti impressi sulla carta sensibile senza l'utilizzo dell'apparecchio fotografico e la mediazione dell'uomo, ma con l'esposizione diretta alla luce ed il successivo sviluppo in camera oscura; il risultato è costituito da forme generalmente molto astratte, che però risultano essere la traccia diretta ed "obiettiva" del reale, non una sua raffigurazione mediata dalle scelte estetiche dell'artista.

avatarsenior
inviato il 01 Ottobre 2014 ore 16:42    

ottima lettura, peccato siano rare

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