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| inviato il 01 Giugno 2017
Pro: Robustezza, comandi ben disposti, pentaprisma e vetrini MF intercambiabili, semplicità d'uso.
Contro: Un solo tempo meccanico di emergenza, sistema esposimetrico, illuminazione numero diaframma. Induce a collezionare i suoi splendidi obbiettivi.
Opinione: Usata ininterrottamente dal 1993 al 2006, ora tenuta con affetto nell'armadio, ma conto di tornare a fare bianconero quando avrò tempo. Diapositive basta. Macchina esteticamente bellissima, robusta, tutta in metallo come le sue eterne ottiche, ho la versione HP con motore MD-4 che la appesantisce non poco. Pagata a suo tempo di seconda mano due milioni e mezzo col motore. Che dire, la ho usata più esponendo con l'esperienza che usando il suo spartano esposimetro, ma era bello lavorare così, era bello anche mettere a fuoco con calma, fare foto ragionate, regolare tempi e diaframmi con le ghiere. Mi ha accompagnato in giro per l'Europa, spesso caricata a bianconero a tutte le sensibilità fino a 3200 ASA tirata fino a 12800... Le sue pecche risiedono nell'esposimetro, con quei riferimenti +- abbastanza poveri: altre reflex avevano un elenco dei tempi nel mirino e si vedeva di quanti stop si era fuori nell'esposizione manuale, ma come dicevo io esponevo con la regola dell'F16 in manuale e poche volte sbagliavo. Altra pecca il ridicolo pulsantino per illuminare con una luce fioca il numero del diaframma sull'obiettivo, che poi veniva rimbalzato nel mirino. Poi, in caso di pila esaurita (cosa che faceva scandalizzare gli utenti negli anni 80, abituati alle reflex meccaniche, mentre ora senza energia elettrica non funzionerebbe più nulla) l'otturatore scatta con un pulsante ausiliario solo a 1/90° di secondo. La FM2 ad esempio era completamente meccanica, la pila serviva solo per l'esposimetro. Si diceva che l'LCD con il +- si sarebbe esaurito con gli anni. Il mio va ancora. Ovviamente bisognava ricordarsi di accendere e spegnere il motore, che dava un'impugnatura ergonomica con un altro pulsante di scatto più avanzato. Non esisteva il pulsante di scatto in verticale. Curioso che staccando il pentaprisma si potesse, tenendo la reflex capovolta sopra la testa, inquadrare direttamente sullo schermo di messa a fiuoco, a lati invertiti, e comunque esistevano pentaprismi molto particolari simili a un moderno display... Chissà quanti fotoreporter in mezzo alla folla avranno usato questo metodo pionieristico. Si potevano comprare vetrini di messa a fuoco di tutti i tipi, con anelli di microprismi e immagine spezzata che funzionavano con ottiche luminose, altrimenti vetrini diversi "lisci" per i tele. Riguardo il flash, a causa del pentaprisma intercambiabile, per attaccarlo sulla reflex ci vuole un piccolo adattatore coassiale alla levetta del riavvolgimento sulla destra. Il motore permetteva scatti in sequenza a circa 4 fps, conforme la carica delle 8 pile stilo, che duravano parecchi rullini. Il motore riavvolgeva velocemente il rullino il che poteva far risparmiare decine di secondi. Sto scrivendo a memoria, sono 11 anni che non la uso, potrei sbagliare qualcosa. Certo che quando è uscita la Df qualche tentazione l'ho avuta di tornare all'essenza... Vuol dire scelta dei tempi, diaframmi, messa a fuoco manuale, ISO fissi e niente altro da settare. Se penso che ogni volta che accendo la Z7 trovo qualcosa fuori posto mi viene da piangere. |