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| inviato il 19 Dicembre 2024
Pro: qualità d'immagine, apertura di f2,8, focus preset, messa a fuoco manuale con più opzioni per la
Contro: Assenza di stabilizzazione, autofocus di vecchia concezione, mancanza di supporto di assistenza e ricambi
Opinione: L'ef 300mm f2.8 L usm è stato il primo superteleobiettivo serie L con innesto EF, messo in commercio nel 1987.
Per l'epoca era un obiettivo di ottimo livello, in termini di qualità d'immagine e prestazioni autofocus, che per l'epoca era qualcosa ancora agli albori (la prima eos 1, del 1989, aveva un solo punto di messa a fuoco).
Oggi, ovviamente, vi è di meglio: l'unica ragione per preferire l'ef 300mm f2.8 L usm alle versioni IS e IS II è il minor prezzo. Detto questo, l'ottica presenta ancora dei pregi. La qualità d'immagine, ad esempio, è ancora più che soddisfacente con le fotocamere digitali, anche alla massima apertura del diaframma: chiaramente i livelli di microcontrasto non raggiungono quelli delle versioni IS e IS II, ma all'epoca vi erano anche diversi standard, con le reflex a pellicola. L'apertura di f2,8, unitamente ai 300mm di lunghezza focale, è l'attrattiva principale.
Con l'aggiunta degli extender, in particolar modo il 2x, vi è un calo abbastanza evidente, ma il risultato è ancora accettabile, e si ha per le mani un 600mm f5,6 equivalente.
Per quanto concerne l'autofocus, si tratta di un sistema di 37 anni fa: la velocità di messa a fuoco non è molto elevata (un 100-400 II è nettamente più rapido) e, con l'aggiunta degli extender, cala ulteriormente. Anche l'elettronica è di vecchia concezione, per cui anche accoppiata a una fotocamera con autofocus performante, l'ottica può essere il collo di bottiglia, per quanto concerne l'autofocus. Non a caso, una delle migliorie delle versioni IS e, soprattutto, IS II è proprio l'autofocus.
L'ottica ha un sistema di messa a fuoco manuale a controllo elettronico: è possibile variare la corsa della ghiera, ovvero il rapporto tra l'angolo di rotazione della ghiera e quello del motore usm. Questo rende la cosa interessante per applicazioni video.
Oltre agli usuali limitatori delle distanze di messa a fuoco, vi è anche un utile focus preset: tale funzione consente di memorizzare una distanza di messa a fuoco, e di fare in modo che l'ottica torni in tale posizione: questo è molto utile se si fotografano soggetti a grande distanza, e si vogliono evitare inutili focheggiamenti. Tale funzione non è utilizzabile con le mirrorless Canon (M o R), tuttavia.
Gli ingombri sono del tutto analoghi a quelli di un 300mm f2,8 odierno. Per quanto concerne il peso, tra questa e l'ef 300mm f2.8 L II usm vi sono circa 500g di differenza.
La maneggevolezza è buona, anche se il peso (e lo sbilanciamento verso la parte anteriore) è avvertibile. Personalmente utilizzo un pistol grip collegato all'innesto del treppiede, per avere maggior stabilità nella gestione dell'ottica.
Ultimo punto, ma non per importanza, è la questione dell'assistenza. L'ottica è fuori commercio dal 1999, e Canon non fornisce più i ricambi da decenni (a parte forse qualche vite): l'esemplare che ho acquistato aveva la flangia d'innesto usurata, cosa che causava un gioco eccessivo e conseguenti errori lato fotocamera, ma la componente era introvabile. Anzi, Canon ha modificato la parte interna della flangia d'innesto, nel corso della produzione, per cui vi era anche il problema di trovare il ricambio corretto: fortunatamente mi ha salvato il venditore, che aveva un altro ef 300mm f2.8 L usm, da cui ha prelevato la flangia d'innesto (usurata, ma meno della mia).
Questo, con buona pace di chi afferma che le ottiche serie L sono eterne o amenità simili. Basta l'usura di una componente relativamente banale, per trovarsi con un problema potenzialmente non risolvibile, se i ricambi non si trovano. Personalmente sapevo a cosa andavo incontro, e mi sono preso il rischio, ma personalmente non userei un'ottica del genere a livello professionale. In altri termini, se vi serve per lavoro, a mio avviso è meglio puntare a qualcosa di più recente. |