Carnevale di Lula
Il protagonista del Carnevale lulese è chiamato su Battileddu (o Batiledhu), la “vittima”, che incarna forse proprio Dioniso stesso, dio della natura selvaggia, forza vitale primordiale e incontrollabile. L'uomo che lo interpreta è acconciato in maniera terribile: vestito di pelli di montone, ha il volto coperto di nera fuliggine e il muso sporco di sangue. Sulla sua testa, coperta da un fazzoletto nero da donna, è fissato un mostruoso copricapo cornuto, ulteriormente adornato da uno stomaco di capra. Le pelli, le corna e il viso imbrattato di cenere e sangue sarebbero già abbastanza spaventosi: come non bastasse, su Battileddu porta al collo dei rumorosi campanacci (marrazzos) mentre sotto di essi, sulla pancia, penzola un grosso stomaco di bue che è stato riempito di sangue ed acqua. Anche a Lula, come in quasi tutti i paesi della Barbagia, per assistere al rito carnevalesco occorre sottostare alla tinteggiatura del volto con la fuliggine, una sorta di benvenuto, perché non debbono esistere spettatori passivi. Come per gli altri paesi, la sua origine è da ricercare nei riti agrari pre-cristiani, raffiguranti la passione e morte di Dioniso. Poi ci sono sos Battileddos issocatores, i guardiani del bestiame e altre figure che rappresentano i buoi aggiogati. E sos Battileddos Gattias che impersonano le vedove, che sono lì per piangere e disperarsi con "sos attittos", lamentazioni funebri per la sorte a cui va incontro su Battileddu. Il nome della maschera deriva da “battile” che in sardo significa “cosa inutile”, “straccio”; rivolto a una persona significa “buono a nulla”. Secondo la studiosa Dolores Turchi il termine primario era però “bathileios”, che significa “ricco di messi”. Così la maschera indicava probabilmente colui che, come Dioniso, avrebbe reso fertili i campi.
Una maschera che accompagna Su Battileddu
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Augusto Cherchi
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Lo sguardo de "Su Battileddu" versione BN
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Augusto Cherchi
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