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Altenmich
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Interessi: Per le attività fisiche: montagna, ciclismo [ora deposte]; per le attività culturali: saggistica di argomenti diversi; per le arti: quasi tutte, con privilegio per musica, poesia, fotografia.

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08/06/2015 - Iscrizione a JuzaPhoto. Ex-fotoamatore dei tempi delle pellicole, ho dismesso l'hobby tanti anni fa, per motivi vari. Iniziai la pratica fotografica alternando una Voigtländer Vitomatic IIa (con un Color Skopar dalla resa sorprendente anche per gli standard odierni) ed una modesta ma onesta Zorki 4 corredata da varie lenti russe. Proseguii fidelizzandomi a Pentax, alternando Mx ed Lx. Conservo quasi tutto il mio vecchio, ampio parco obiettivi della stessa casa, chiuso con i tre “Limited Edition”: 31mm, 43mm, 77mm.
Ho una mezza tentazione di riprendere l'attività fotografica ma le fotocamere digitali mi mettono a disagio.
Per quanto io sia sempre stato consapevole d' essere un praticante molto ordinario non ho mai perso il mio più generale interesse per l'espressione fotografica.
In altre parole: autore di nessun pregio ma fruitore sensibile.

01/01/2019 - Dopo molte vicissitudini riprendo a gironzolare per le gallerie di JP. Scrivo i miei pensieri sotto le opere che mi suscitano emozioni o riflessioni particolari, variabili indipendenti da valutazioni di merito puramente estetico.

13/02/2019 - Oggi, anniversario del 13/02/1542, cambio l'avatar. Ho tolto quello con Enrico VIII per sostituirlo con uno più affine alla mia natura. Forse ne userò un terzo, qualora mi apparisse in sogno Charles Darwin.

15/08/2019 - Da oggi sospendo, sine die, l'inserimento di commenti e "like"; sospendo anche la mia partecipazione alle discussioni, salvo casi eccezionali. Resterò un interessato visitatore, compatibilmente con gli impegni della vita. Non so se riprenderò a fotografare.


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I MIEI GUSTI:

Per motivi fra loro diversi i generi fotografici mi piacciono un po' tutti: dai più complessi ai più lineari. A mero -e riduttivo- titolo di esempio, cito il paesaggismo e il vedutismo, che richiedono maestria ed hanno il pregio di far risuonare la nostra natura più ancestrale; apprezzo il pittorialismo, che vi aggiunge suggestioni della storia dell'Arte; e parimenti, ancor oggi, apprezzo in fotografia ciò che distinse il Gruppo f/64.

In una posizione di fruitore cerco di non affezionarmi ad un'idea di Fotografia ristretta a singoli periodi o generi, per quanto possano essere lunghi o influenti; poiché il processo storico è ampio.
Potenzialmente non escludo alcun genere, dei tanti esistenti e qui non elencati. Ciascuno ha sicuramente un suo “bersaglio” tendenziale, tuttavia ciascuno reca una pluralità di stimoli che -sia pure in misura diversa- fà eco ai diversi strati dell'animo: natura, cultura di appartenenza, vissuto personale. E' una serie di rimandi che talora rende poco identificabili i confini di un genere con quelli di un altro; a tal punto che il pur comodo schematismo tassonomico rischia di limitare il portato di certe immagini, condizionando lo spettatore.

D'altro canto non posso trascurare i tanti, diversi impieghi dell'immagine fotografica: in un'ottica sociale, il vantaggio storicamente più rilevante della Fotografia è stato ed è tuttora quello documentario: a scopo sia scientifico sia divulgativo e, lato sensu, informativo. Mentre il ruolo delle fotografie nel circuito commerciale, già oggetto di numerose analisi sociologiche, meriterebbe un discorso a parte.

Personalmente, non amo gli inquadramenti elitistici della Fotografia e della sua Storia. Al riguardo mi basta ricordare, ad esempio, il ruolo che hanno avuto e tuttora hanno le “foto di famiglia”: foto di figli, nipoti, nonni, genitori scomparsi, amori lontani… Sentimenti profondi, commossi desideri di eternità conservati nelle cornici sopra i comò, nei portafogli, fra le pagine di vecchi libri… Ritratti talora poco professionali, che importa? Io sono grato a quegli scatti, non li considero di rango minore. Forse proprio essi sono stati, nel mondo intero e per il mondo intero, la Fotografia più pervasiva e genuina.

Similmente potrei dire di altri generi popolari, snobbati da chi ritiene che l'approccio alla fotografia debba essere uno solo: quello impegnato. Quanto a me, posso dire che, amando i gatti, amo anche le foto di gatti, che guardo e riguardo con vero piacere. Anche quelle riuscite male.
E poi [detto sottovoce]: perché mai la ritrattistica dovrebbe escludere i soggetti non umani, pur restandone ovvia l'inferiore portata culturale? Nessuna emozione fuori dell'Homo sapiens?

Ciò detto, il mio maggior interesse in generale è per le immagini animate da intenzioni artistiche: il connubio fra quelle ed un medium interclassista ed accessibile ai più, qual è la Fotografia, possiede più compiutamente uno statuto di Arte Popolare; che, in tal declinazione, io reputo preziosa.
Le opere che mi attraggono di più sono quelle portatrici di maggior peso concettuale. Quelle dove il prodotto fotografico reca un'idea che si origina nel pensiero dell'autore prima ancòra che nelle apparenze del mondo. Quelle dove viene esercitata la libertà di tradurre in linguaggio visuale il reale e l'immaginario, il possibile e l'impossibile, senza vincoli tecnici o di maniera. Inevitabilmente in questi generi (sovente ispirati alla storia dell'arte ora simbolista, ora impressionista o espressionista o surrealista, astrattista... ecc. ecc.) il prodotto fotografico perde la sua identità più caratteristica, accomunandosi non poco ad altre tecniche.

Taluni non sono d'accordo sul fatto che si usi la fotocamera come un pennello o altro, mentre si dovrebbe sfruttarla solamente per le sue peculiarità, anche nel rispetto della -giustamente- celebrata mainstream di fotografia sociale e documentaria del ventesimo secolo.
Personalmente, non vedo perché una pratica debba esautorare l'altra e così censurare le diverse inclinazioni, ora rivolte ad un maggior purismo fotografico ora ad un libero impiego delle più disparate tecniche elaborative. Sempre personalmente, sono favorevole addirittura alle tecniche miste con apporti extra-digitali, ad un fotografare praticato all'interno di un più ampio ed eclettico artigianato dell'immagine... Segnatamente per la fotografia d'orientamento artistico, poiché oggi ancor più che in passato l'apparecchiatura tecnologica tende ad accentrare così tante preconfezioni "à la carte" da indurre a scelte che rendono sempre più marginale l'apporto dei singoli fotografanti.

Quest'ultimo argomento aprirebbe ad una digressione lunga; qui mi limito ad ipotizzare che, forse, la realizzazione di immagini con tecnica mista sarà in futuro una delle poche possibilità residue per chi vorrà praticare (almeno parzialmente, siamo al paradosso) quella che un tempo si intese esser Fotografia di tendenza artistica. In special modo se l'accentramento a sé della gestione delle immagini da parte del complesso degli strumenti digitali continuerà a crescere, con ciò standardizzando sempre di più risultati e gusti. Oggi essi vengono pilotati in misura esponenzialmente crescente dalle industrie e dal loro marketing con il conseguente, proporzionale condizionamento dell'idea comune di ciò che può "essere" la Fotografia stessa.

Le correnti fotografiche più originali, quelle tramandate dai grandi autori, si disperdono oggi nel mare di immagini scattate quotidianamente con apparecchi che, con destinazioni d'uso originariamente diverse fra loro (ad es. fotocamere vs. smartphone), favoriscono invece una crescente omologazione, per categorie, delle foto e del gusto generale. Milioni di scatti ogni giorno convergenti -convergenti in tutti i sensi- sul Web illustrano il dato, anche da un punto di vista sociologico (come opinione personale, considero negativamente questo fenomeno nella misura in cui passi inosservato; ho invece rispetto per ogni singola, consapevole adesione a detta tendenza generale e dell'eventuale susseguente scelta di fare click per disimpegnato diletto o per fermare un semplice ricordo).

Mi pare però che ad un potenziale pensiero divergente una chance possa essere offerta anche dalla stessa post produzione e dall'elaborazione laddove vengano artigianalmente, originalmente, accortamente sfruttate. Il limite, più che risiedere nell'eludibile ready-made fornito dalle iper-tecnologie, insiste nei condizionamenti psicologici che esse producono.
[Per ridere: ai romantici “Carbonari” dell'ormai dismesso Rodinal resterà forse quella di ribellarsi facendo delle fotografie digitali deliberatamente brutte? Le ipertecnologie lo permetteranno loro? Come faranno mai ad ingannare gli automatismi, dovranno forse sabotare i loro stessi apparecchi? Ha, ha, mi sembra che stia già succedendo... Io stesso -se solo fossi un buon fotografo- sarei già in cantina a perpetrar disdicevoli misfatti…].

D'altro canto, considerando un impiego più ortodosso del mezzo fotografico, mi riuscirebbe difficile sostenere che esista o sia mai esistita, fra i vari condizionamenti stilistici e culturali e la continua evoluzione del mezzo tecnologico in sé, una “straight photography” purissimamente oggettiva: elaborazioni meno evidenti non corrispondono necessariamente ad un maggior tasso di verità; neppure nelle immagini d'impronta descrittivista.
Sono stato sempre attratto da ciò che a suo tempo espose il Gruppo f/64, secondo il cui manifesto la Straight Photography è quella forma d'arte che si evolve all'interno delle realtà del sistema fotografico ed ivi resta confinata. Tuttavia, se considero la storia della Fotografia nel suo complesso, qualche dubbio mi viene. Non riesco ad ignorare, per esempio, che le differenti versioni che lo stesso Ansel Adams realizzò partendo dal suo celeberrimo scatto “Moonrise, Hernandez, N.M.” altro non furono che gli esiti di quella che oggi chiamiamo post-produzione, le cui accresciute possibilità elaborative si sono comunque evolute all'interno del vasto, dinamico mondo della Fotografia.

In fondo, penso che il vecchio pittorialismo celi meno di taluni altri generi la natura ultima di quel quadrilatero che chiamiamo foto.

Non si tratta unicamente della vecchia questione di quanto un ritaglio fotografico semplice e diretto del reale corrisponda al reale stesso. Più in generale e più concretamente considerando la pratica, rilevo che i cosiddetti artifici son sempre esistiti e perciò incorporati nell'idea di "fotografia": invenzioni tonali in camera oscura, fotomontaggi, allestimenti di “set” particolari o irreali a fini pubblicitari, di moda, per ritratti ambientati... Perfino a casa si concertavano le pose di amici e parenti, tra risate varie, per fare le ingenue foto-ricordo destinate all'album di famiglia. Non mi riesce facile individuare una linea di confine netta e definitiva fra i sopra detti artifici e quelli, ad esempio, di un Rejlander o di uno Steichen.

Sono troppe le mediazioni e le loro possibili variabili per pretendere di riconoscere una classe assolutamente isolata di “Fotografia pura” tramite l'individuazione dei termini e dei confini degli artifici impiegabili artigianalmente. Sarebbe irrealistico. Volerli statuire, poi, non rappresenterebbe soltanto un'arbitraria limitazione dell'atto interpretativo: sarebbe anche una delega di ulteriori margini al ready-shot, un'ulteriore restrizione dei già angusti spazi agibili da una, pur relativa, autonomia del pensiero o dell'interpretazione individuali.

Sia pure in quegli angusti spazi, lo “scrivere con la luce” che io auspicherei sarebbe questo: libero e non pregiudiziale. Intelligenza artificiale permettendo, s'intende.




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Registrato su JuzaPhoto il 07 Giugno 2015

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