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Altenmich
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Interessi: Per le attività fisiche: montagna, ciclismo [ora deposte per cause di forza maggiore]; per le attività culturali: saggistica di argomenti diversi; per le arti: quasi tutte, con privilegio per musica, poesia, fotografia.

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08/06/2015: iscrizione a JuzaPhoto.

Ex-fotoamatore dei tempi delle pellicole, ho dismesso l'hobby quasi trent'anni fa, per motivi vari. Ho una mezza tentazione di riprendere l'attività fotografica, ma non so nulla del mondo digitale. Mi sono iscritto a JuzaPhoto per esplorarlo e capire come orientarmi per l'eventuale acquisto di una fotocamera attuale. Son certo che trarrò vantaggio dalla ricchezza informativa di questo sito.

Nel frattempo visiterò le gallerie di JP, miniere di oro fotografico.
Per natura e per vissuto sono portato ad associare le opere che più mi colpiscono ad altre, anche di altra forma d'arte (più frequentemente: musica, poesia, pittura; oltre alla fotografia). Mi viene spontaneo associarle anche ad ambiti diversi del pensiero. Immagino che mi succederà anche qui (certamente non a riguardo della tecnica della fotografia digitale e della sua post produzione, delle quali so poco o nulla), concentrandomi istintivamente sul contenuto espressivo. Da sempre l'Arte, tutta, ha il potere di darmi sia emozioni intense sia graditi stimoli intellettuali. Sono stato, ai tempi, un praticante molto "ordinario" ma ciò non ha diminuito il mio interesse per l'espressione fotografica, di cui tendo a vedere la struttura narrativa.

In sintesi: autore di nessun pregio ma fruitore sensibile.


Per motivi fra loro diversi i generi fotografici mi piacciono un po' tutti: dai più complessi ai più lineari.
A mero (e riduttivo) titolo di esempio, cito il paesaggismo e il vedutismo, che richiedono maestria ed hanno il pregio di far risuonare la nostra natura più ancestrale; apprezzo il pittorialismo, che vi aggiunge suggestioni della Storia dell'Arte; e parimenti, ancor oggi, apprezzo in fotografia ciò che distinse il Gruppo f/64.
Potenzialmente non escludo alcun genere, dei tanti esistenti e qui non elencati. Ciascuno ha sicuramente un suo “bersaglio” tendenziale, tuttavia ciascuno reca una pluralità di stimoli che -sia pure in misura diversa- fà eco ai diversi strati dell'animo: natura, cultura di appartenenza, vissuto personale. E' una serie di rimandi che talora rende poco identificabili i confini di un genere con quelli di un altro; a tal punto che il pur comodo schematismo tassonomico rischia di limitare il portato di certe immagini, condizionando lo spettatore.

D'altro canto non posso trascurare altri, diversi impieghi dell'immagine fotografica: in un'ottica sociale, il vantaggio storicamente più rilevante della Fotografia è stato ed è tuttora quello documentario: a scopo sia scientifico sia divulgativo e, lato sensu, informativo. Mentre il ruolo delle fotografie nel circuito commerciale, già oggetto di numerose analisi sociologiche, meriterebbe un discorso a parte.

Personalmente, non amo gli inquadramenti elitistici della Fotografia e della sua storia. Al riguardo mi basta ricordare, ad esempio, il ruolo che hanno avuto e tuttora hanno le “foto di famiglia”: foto di figli, nipoti, nonni, genitori scomparsi, amori lontani… Sentimenti profondi, commossi desideri di eternità conservati nelle cornici sopra i comò, nei portafogli, fra le pagine di vecchi libri… Ritratti talora poco professionali, che importa? Io sono grato a quegli scatti, non li considero di rango minore. Forse proprio essi sono stati, nel mondo intero e per il mondo intero, la Fotografia più pervasiva e genuina.

Similmente potrei dire di altri generi popolari, snobbati da chi ritiene che l'approccio alla fotografia debba essere uno solo: quello impegnato. Quanto a me, posso dire che, amando i gatti, amo anche le foto di gatti, che guardo e riguardo con vero piacere. Anche quelle riuscite male.

Ciò detto, il mio maggior interesse, in generale, è per le immagini animate da intenzioni artistiche: il connubio fra quelle ed un medium interclassista ed accessibile ai più, qual è la Fotografia, possiede più compiutamente uno statuto di Arte Popolare; che, in tal declinazione, io reputo preziosa.
Le opere che mi attraggono di più sono quelle portatrici di maggior peso concettuale. Quelle dove il prodotto fotografico reca un'idea che si origina nel pensiero dell'autore prima ancòra che nelle apparenze del mondo. Quelle dove viene esercitata la libertà di tradurre in linguaggio visuale il reale e l'immaginario, il possibile e l'impossibile, senza vincoli tecnici o di maniera.
Inevitabilmente in questi generi (di parentela ora simbolista, ora impressionista o espressionista o surrealista o astrattista... ecc. ecc.) il prodotto fotografico perde la sua identità più caratteristica, accomunandosi non poco ad altre tecniche. Taluni non sono d'accordo sul fatto che si usi la macchina fotografica come un pennello o altro, mentre si dovrebbe sfruttarla solamente per le sue peculiarità, anche nel rispetto della (giustamente) celebrata mainstream del ventesimo secolo. Personalmente, non vedo perché una cosa debba escludere l'altra, secondo i casi: a volte seguendo un "purismo fotografico", in altre impiegando liberamente le più diverse tecniche elaborative. Addirittura sono favorevole alle cd. tecniche miste; oggi ancor più che in passato, dacché molte cose son cambiate.

Quest'ultimo argomento aprirebbe ad una digressione lunga; qui mi limito ad ipotizzare che, forse, la produzione di immagini con tecnica mista sarà in futuro una delle poche possibilità ancòra a disposizione degli autori mossi da ambizioni intensamente “narrative”, una delle rare nicchie in cui poter praticare almeno parzialmente (non paia un paradosso) quella che si intese un tempo esser “Fotografia" con ciò alludendo alle sue espressioni più sofisticate. Infatti la crescente delega della gestione delle immagini allo strumento tecnologico standardizza sempre di più i risultati estetici (decisi in misura esponenzialmente crescente dai produttori e dal loro marketing), e, soprattutto, limita l'idea comune di ciò che può essere la Fotografia stessa. Le cui correnti più originali, quelle tramandate dai grandi autori, si disperdono oggi nel mare di immagini scattate quotidianamente con apparecchi che, con destinazioni d'uso apparentemente diverse fra loro (ad es. fotocamere vs. smartphone), favoriscono invece una crescente omologazione, per categorie, delle foto e del gusto generale. Milioni di scatti ogni giorno convergenti -convergenti in tutti i sensi- sul Web illustrano il dato, anche da un punto di vista sociologico.
Come opinione personale, considero negativamente questo fenomeno solo nella misura in cui passi inosservato; ho rispetto invece di ogni singola, consapevole adesione a detta tendenza generale e dell'eventuale susseguente scelta di fare click per disimpegnato diletto o per fermare un semplice ricordo.

[Per ridere: ai romantici “Carbonari” dell'ormai dismesso Rodinal resterà forse quella di ribellarsi facendo delle fotografie digitali deliberatamente “brutte”? Le ultra-tecnologie glielo permetteranno? Dovranno forse sabotare i loro stessi apparecchi? Ha, ha, mi sembra che stia già succedendo... Io stesso -se solo fossi un buon fotografo- sarei già in cantina a perpetrar disdicevoli misfatti…].

Mi pare però che ad un potenziale pensiero divergente una chance possa essere offerta anche dalla post produzione, se opportunamente sfruttata. Il limite, più che risiedere nell'eludibile ready-made fornito dalle ultra-tecnologie, insiste nei condizionamenti psicologici che esse producono.

D'altro canto, mi riuscirebbe difficile sostenere che esista o sia mai esistita, fra condizionamenti tecnologici, tecnici, stilistici e culturali, una autentica, pura e veritiera “straight photography”, persino per le immagini d'impronta descrittivista (forse il vecchio pittorialismo cela di meno la natura ultima di quel quadrilatero che chiamiamo foto).
Non si tratta solo della vecchia questione di quanto un ritaglio fotografico semplice e diretto del reale corrisponda al reale stesso: ben oltre e più concretamente, parlando della pratica, ricordo che già in passato esistevano e perciò erano incorporati nell'idea di "fotografia" gli artifici: a partire dalle interpretazioni in camera oscura fino ai montaggi... Come pure si ammettevano gli allestimenti di “set” particolari o irreali a fini pubblicitari; o di moda; o per ritratti ambientati. Perfino a casa si concertavano le pose di amici e parenti, tra risate varie, per fare le ingenue “foto-ricordo” destinate all'album di famiglia.

Sono troppe le mediazioni e le loro possibili variabili per pretendere di riconoscere una classe di “Fotografia pura” tramite l'individuazione dei termini e dei confini degli artifici impiegabili artigianalmente. Sarebbe irrealistico. Volerli statuire, poi, non rappresenterebbe soltanto un'arbitraria limitazione della creatività: sarebbe anche una delega di ulteriori margini al ready-shot.

Lo “scrivere con la luce” che io auspicherei è questo: libero e non pregiudiziale. Intelligenza artificiale permettendo, s'intende.

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NOTE IN AGGIORNAMENTO

ANNO 2019: potrebbe essere la volta buona per ricominciare, dopo molte vicissitudini. Ma non ne son certo. Aspetto comunque l'uscita della preannunciata Sigma ff/Foveon. Nel frattempo continuerò a gironzolare per le gallerie e a giovarmi delle immagini che ci sono. Scriverò i miei pensieri sotto quelle che mi susciteranno emozioni o riflessioni particolari, variabili indipendenti da valutazioni di merito puramente estetico.

13/02/2019 : oggi, anniversario del 13/02/1542, cambio l'avatar. Ho tolto quello con Enrico VIII per sostituirlo con uno più affine alla mia natura. Forse ne userò un terzo, qualora mi apparisse in sogno Charles Darwin.

15/08/2019 : da oggi sospenderò la mia attività di commento e discussione. Resterò un visitatore, compatibilmente con gli impegni della vita.






AMICI (16/100)
Adolfo Panarello
Alberto Dall'oglio
Alessandro Traverso
Arconudo
Beckerwins
Ben-G
Carlo Marchese
Emmegiu
Francesco Merenda
Franz Of
Fulvio Gioria
Giuseppe Guadagno
Marco Gaiotti
Paolo P
Sonia_marchese
Stefano Morbelli



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