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Carne politica



Tipo di evento: Mostra fotografica

Luogo: Opificio della fotografia (Lombardia)

Data: dal 10 Aprile 2026 al 10 Maggio 2026


CARNE POLITICA MOSTRA FOTOGRAFICA COLLETTIVA
Il corpo è la nostra unica verità fisica, irriducibile a ogni narrazione digitale, estetica o ideologica. Quando diciamo "carne politica" diciamo questo: che essere un corpo, con il suo peso, la sua pelle, i suoi confini, la sua vulnerabilità, è già, oggi, un atto di posizionamento nel mondo. Essere il corpo è dove dove ogni norma sociale, ogni confine geografico, ogni codice di genere si inscrive o si rompe. OPENING VENERDÌ 10 APRILE 2026 ORE 19 Opificio della Fotografia, Via Niccolò Jommelli 24, Milano da un'idea e a cura di Federicapaola Capecchi Primo focus espositivo di CORPOEIMMAGINI.

La mostra fotografica rimane aperta fino al 10 maggio 2026 CARNE POLITICA è il primo focus di CORPOEIMMAGINI di Federicapaola Capecchi, un’indagine tra fotografia, filosofia, arte e società per cambiare il modo in cui guardiamo e siamo il corpo, oltre ogni narrazione estetica. Il titolo non è una metafora. La carne è politica perché è il luogo dove ogni norma sociale, ogni confine geografico, ogni codice di genere si inscrive o si rompe. Mai come in questo momento storico il corpo è oggetto tanto di rivendicazione quanto di contestazione: corpi che migrano e vengono respinti, corpi che occupano piazze, corpi che non corrispondono a nessuna categoria, corpi che si espongono e corpi che si nascondono.
Corpi che semplicemente esistono dove non dovrebbero. “Sono una curatrice di fotografia e sono una coreografa.
Questi due mestieri non convivono dentro di me: si parlano, si interrogano, a volte si sfidano. Da entrambi ho imparato quanto il corpo costi, quanto occupi spazio, quanto disturbi, quanto resista” - scrive Federicapaola Capecchi ideatrice e curatrice del focus. Per questo primo appuntamento sono state selezionate fotografie che interrogano il corpo attraverso tre direttrici che sono vere e proprie posture di sguardo. Spazio Politico. Il corpo come confine e rivendicazione
Nella selezione ci sono immagini in cui il corpo è lo spazio dove si decide qualcosa. Corpi che resistono alla definizione, corpi consumati che portano il segno del tempo e della fatica, corpi tatuati che hanno scelto di riscrivere la propria superficie come atto di autodeterminazione. “In alcune di queste fotografie c'è quella tensione che in coreografia chiamiamo "contro-peso": la forza che si genera proprio dove due corpi, o un corpo e il mondo, si oppongono. Non è violenza.
È negoziazione. Quello che cercavo in queste immagini” - prosegue Federicapaola Capecchi - “non era la composizione, ma la postura. Un corpo in fotografia, spesso, esiste esteticamente impeccabile, ma politicamente muto.
Qui non è così”. Una carne dirompente, tra polaroid, un decimo comandamento e un angelo della storia. Ci sono due Polaroid. La prima: una donna nuda che regge tra le mani un vecchio televisore, un oggetto meccanico, muto, con una concentrazione quasi liturgica. La luce la colpisce di tre quarti, e il cerchio bianco sullo sfondo galleggia come un'aureola laica. C'è qualcosa di fiammingo nella composizione, ma quello che disturba è il contrasto irrisolto: la carne viva e calda da un lato, la macchina fredda dall'altro, e lei che non sceglie tra i due, ma li tiene entrambi. La seconda: un uomo a torso nudo, un solo occhio, e quello sguardo asimmetrico che ti fissa ha una qualità densa. Sul petto porta tatuato un altro corpo, una figura che abita la sua pelle come un ospite permanente. Due irriducibilità sovrapposte: il corpo che ha attraversato qualcosa e lo porta scritto in faccia, e il corpo che ha scelto di portare un altro corpo sulla propria carne. La superficie si fa archivio e decisione. Entrambe le immagini fanno la stessa cosa: mettono un corpo irriducibile al centro di uno spazio che non sa come contenerlo.

Presenza Viva. La grammatica del peso e della relazione

Alcune delle fotografie selezionate fanno una cosa rara: restituiscono la gravità. Il peso fisico, di un corpo che appoggia, che tocca. Close-up di mani che stringono, di bocche che parlano o tacciono, di pelle che si accartoccia o si tende. Corpi che si sfiorano e si sente la resistenza termica della pelle. Una figura femminile in piedi su uno sfondo astratto, così reale nella sua nudità senza postura performativa da sembrare una dichiarazione. Tra queste immagini c'è una donna dal corpo grande, abbondante, fotografata con durezza e al tempo stesso sensualità che non chiede scusa a nessuno. Non c'è compiacenza né provocazione calcolata. C'è solo un corpo che occupa lo spazio che gli appartiene, con una presenza così carica di sé da rendere ridicola qualsiasi norma estetica che pretendesse di giudicarlo. È una delle fotografie più sovversive della selezione, e non alza la voce. Questa grammatica del peso è quella che interessa in questo primo focus: come stiamo in relazione. Il corpo non esiste da solo. Esiste sempre nel campo di forza di un altro corpo, di uno spazio, di uno sguardo.

Resistenza e Caduta. L'esposizione alla fragilità

La terza direttrice è forse la più difficile da guardare. Alcune immagini catturano il momento dell'abbandono: corpi che mostrano la propria vulnerabilità senza mediazione. Corpi bendati, corpi in ombra, corpi che portano addosso qualcosa di irrisolvibile. In questo gruppo c'è anche una serie di Polaroid, un formato che è già di per sé una dichiarazione sul tempo e sulla perdita, dove l'intimità diventa quasi insopportabile, non per eccesso di esposizione, ma per la qualità di quel silenzio fotografico. Questo focus ama la fotografia che non risolve. Quella che lascia un'apertura, un'ambiguità, qualcosa che continua a lavorare dopo che hai smesso di guardare. D'altra parte curare è assumersi la responsabilità di quello spazio: non semplificarlo, non rassicurare, ma tenerlo aperto. Questo primo focus è un manifesto e una domanda. Cerca l'evidenza del corpo: quella dimensione fisica, pesante, esperita, che resiste a ogni narrazione digitale o estetica. In un'epoca in cui l'immagine è diventata lo schermo tra il corpo e la sua esperienza, fare fotografia, e curarla, è un gesto ed un pensiero importante.Carne politica significa ricordarselo ogni volta che si preme un otturatore, o che si sceglie su quale immagine soffermarsi. Fotografi in mostra: Frida Alin (Messico), Laura Majolino (Milano), Marco Ragana (Padova), Sara Sullivan Peccianti (LaSullivan) (Milano/Siena), Claudio Vitale (Napoli), Nicola Marfisi (Milano), Francesco Tadini (Milano), Alessandro Sarasso (Torino), Patrizio Cipollini (Roma), Simona Innocenti (Genova/Ovada), Nella Tarantino (Napoli), Iaia Gagliani (Milano), Matteo Groppi (Milano), Rosita Delfino (Milano), Giorgio Palmas (Milano), Riccarda Montenero (Parigi), Christine Selzer (Stati Uniti), Francesca Romana Semerano (Roma), Patrizia Riviera (Bergamo), Paola Musumeci (Treviso), Roberto Manfredi (Milano) Informazioni pratiche

Inaugurazione: venerdì 10 aprile 2026, ore 19 Opificio della Fotografia

Via Niccolò Jommelli 24, Milano



Partecipanti:
MatteoGroppi
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