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Svernare sulle Madonie, quando il cielo regala emozioni

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Svernare sulle Madonie, quando il cielo regala emozioni inviata il 28 Aprile 2026 ore 7:52 da Matteoorlandofotografo. 0 commenti, 30 visite.

, 1/4000 f/8.0, ISO 500, mano libera. Parco delle Madonie, Italia.

Svernare sulle Madonie, quando il cielo si riempie di ali: il mio percorso di divulgazione scientifica sul ritorno del nibbio bruno (Milvus migrans) e sugli altri grandi rapaci come indicatori biologici di un territorio che sta lentamente ritrovando la propria complessità ecologica. Buonasera a tutti, questa sera condivido con voi una nuova pagina del mio percorso, dedicata al nibbio bruno, (Milvus migrans), una presenza che negli ultimi anni è diventata sempre più familiare nei cieli delle Madonie e, allo stesso tempo, sempre più significativa dal punto di vista scientifico. Quando parlo di “svernare”, non mi riferisco soltanto a un semplice spostamento stagionale, ma a una strategia ecologica. Svernare significa scegliere un territorio capace di offrire condizioni climatiche meno severe e una disponibilità energetica adeguata durante i mesi invernali. Per il nibbio bruno, questo si traduce nella possibilità di ridurre il dispendio metabolico e aumentare la probabilità di sopravvivenza. Le Madonie, con il loro mosaico ambientale e la ricchezza trofica, rappresentano oggi un habitat sempre più idoneo a sostenere questa fase critica del ciclo vitale. Questa rubrica nasce anni fa, ma in realtà è il risultato di un’attesa lunga e silenziosa. Ho inseguito la luce giusta, le correnti ascensionali perfette, quei momenti rari in cui paesaggio e fauna si fondono in un equilibrio quasi perfetto. Ogni osservazione è stata un intreccio tra emozione e metodo, da un lato lo stupore, dall’altro l’analisi, la raccolta di dati, la comprensione dei comportamenti. Ricordo ancora il 2021, quando iniziai a seguire con maggiore attenzione il ritorno estivo di questa specie. Da allora ho assistito a un incremento progressivo e costante della popolazione. Dal punto di vista scientifico, questo fenomeno è estremamente interessante, l’aumento del Milvus migrans nelle Madonie può essere correlato a diversi fattori sinergici, tra cui il cambiamento climatico che rende gli inverni più miti, l’aumento delle risorse alimentari disponibili (anche di origine antropica) Tutto ciò favorisce non solo lo svernamento, ma anche una tendenza alla permanenza stabile, trasformando una specie migratrice in una presenza sempre più regolare. Osservarli in volo è qualcosa che va oltre la semplice contemplazione: è uno studio dell’aria, delle termiche, dell’energia. Spesso condividono il cielo con il nibbio reale, Milvus milvus, e vederli planare insieme diventa quasi una lezione vivente di ecologia comportamentale, dove competizione e coesistenza trovano un equilibrio sottile. Nel mio lavoro di divulgazione sul campo, vissuto giorno dopo giorno tra i silenzi e i respiri profondi delle Madonie, ho avuto il privilegio e la responsabilità di documentare il ritorno di specie che un tempo erano rare, elusive o addirittura scomparse da questi territori. Non si tratta soltanto di osservazioni sporadiche, ma di una presenza sempre più strutturata e significativa nel tempo. Il capovaccaio, (Neophron percnopterus) e il suo ruolo fondamentale nello smaltimento delle carcasse come i grifoni, (Gyps fulvus) e i nibbi, tra cui il (Milvus migrans) e il (Milvus milvus) rappresentano molto più di semplici presenze faunistiche: sono autentici bioindicatori. La loro presenza racconta, in modo scientificamente misurabile, lo stato di salute dell’ecosistema. Le Madonie, con la loro straordinaria eterogeneità ambientale dai boschi montani alle praterie d’alta quota, fino alle aree rocciose e ai valloni più selvaggi offrono oggi condizioni sempre più favorevoli. La disponibilità trofica e la riduzione di alcune pressioni antropiche stanno contribuendo a ricostruire equilibri ecologici che per decenni erano stati compromessi. Dal punto di vista scientifico, il ritorno di queste specie necrofaghe e predatrici indica un ripristino delle catene trofiche e dei processi ecologici fondamentali. Gli avvoltoi, ad esempio, svolgono un ruolo chiave nella rimozione delle carcasse, limitando la diffusione di patogeni e contribuendo al ciclo dei nutrienti. I nibbi, invece, con la loro dieta opportunistica, riflettono la disponibilità di risorse e la qualità dell’ambiente circostante. Ma c’è anche una dimensione profondamente emozionale che accompagna tutto questo. Ogni avvistamento, ogni planata nel cielo limpido delle Madonie, è per me la conferma concreta che la natura, se messa nelle condizioni giuste, possiede una straordinaria capacità di resilienza. Non è solo un dato da annotare, ma una storia che si ricostruisce sotto i miei occhi, fatta di ritorni, adattamenti e nuovi equilibri. Descrizioni dettagliate sotto le foto Matteo Orlando Fotografo Naturalista Divulgatore


Vedi in alta risoluzione 16.0 MP  

Piace a 1 persone: Dario M.


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