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inviato il 17 Febbraio 2026 ore 15:34
“ Cos'è un erotismo da traballo? „ branler /brâle/ v intr 1 (essere malfermo) traballare, ballare § cette table branle: questo tavolo balla 2 (dente) dondolare, ballare £ fig (situazione, istituzione) branler dans le manche traballare; essere instabile. grandidizionari.hoepli.it/Dizionario_Francese-Italiano/parola/B/branle Ma branler, ce branler, faire une branlette nel francese colloquiale si riferisce alla masturbazione perché la mano appunto traballa, dondola sul tronchetto della gioia... Insomma non è un erotismo da Balthus, ma da branlette |
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inviato il 17 Febbraio 2026 ore 15:38
Questa mi ha svoltato la giornata   |
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inviato il 17 Febbraio 2026 ore 15:55
Sulle foto di Rombro se famo le brainlette |
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inviato il 17 Febbraio 2026 ore 18:02
“ Sulle foto di Rombro se famo le brainlette „ Ma no, Rombro è fieramente autoriale... E' Maserc che ha qualche album... ma a pensarci bene la sua è una recherche du temps perdu perché le immagini che realizza sono effettivamente una macchina del tempo, un viaggio verso l'epoca dei giornaletti... gli anni ottanta... il momento in cui il realismo fotografico soppiantava l'arte dei disegnatori... bastò un Blitz della Grandi per dissolvere Jacula. |
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inviato il 17 Febbraio 2026 ore 18:08
Eh sì. Sono un nostalgico. |
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inviato il 17 Febbraio 2026 ore 18:09
Le Ore |
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inviato il 17 Febbraio 2026 ore 18:20
No, dai. Non a quel livello. Più Playboy. |
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inviato il 19 Febbraio 2026 ore 8:09
Sì, @ Alvale, la morte che cura il suo orticello in crescita mi sembra azzeccato. Mi sto giusto ripassando un po' di Joy Division e Bauhaus di 'sti giorni, e ci sta tutto ( stamattina piove da 2 novembre qui) . Vero è IMHO che sono più attrattivi per la riflessione i mesti in tutte le arti che i giuggioloni a prescindere, non faccio esempi perché sarei necessariamente riduttivo o autoreferenziale. |
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inviato il 26 Febbraio 2026 ore 15:45
Da ultimo arrivato: "Hoc est, sic est. Aliud fieri non licet" Ciò che resta, che persiste, è questo, perciò... |
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inviato il 26 Febbraio 2026 ore 18:01
Perciò...? |
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inviato il 26 Febbraio 2026 ore 18:45
... perciò lo si nutre, lo si coltiva, lo si tiene vivo (o morto). Ma questo è |
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inviato il 26 Febbraio 2026 ore 18:49
(scusa, forse sono stato criptico, ma ho cercato in qualche modo di adattarmi al tono delle vostre discussioni, che ogni tanto leggo, ma quasi sempre non capisco una mazza di quello che scrivete.... sarà l'età. Comunque il latinorum è quello di un'iscrizione funeraria romana, ricordata da Gadda nel Pasticciaccio. Citavo a memoria, quindi non garantisco. Sempre l'età). |
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inviato il 26 Febbraio 2026 ore 18:54
“ quasi sempre non capisco una mazza di quello che scrivete „   |
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inviato il 26 Febbraio 2026 ore 19:17
Al di là del capire o non capire, comunque, non vorrei essere frainteso: leggo perché trovo queste discussioni spesso appassionanti e in particolare il tuo modo di fare fotografia, lontanissimo dal mio, mi affascina e vorrei capirci di più. Credo che sia anche mancanza di cultura fotografica; non sono andato mai molto oltre Henri Cartier-Bresson o Robert Capa e forse sarebbe ora di rimediare. |
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inviato il 26 Febbraio 2026 ore 19:27
Mah...non credere che fotograficamente parlando io sia una libreria vivente :) Anzi, a dire il vero, tra tutto ciò che mi ha portato a fare questo tipo di cose, la fotografia è l'ultima delle influenze/motivazioni. |
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inviato il 26 Febbraio 2026 ore 19:34
A questo punto però sono curioso: quali sono le altre? |
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inviato il 26 Febbraio 2026 ore 20:02
Il trittico di base è sempre stato musica, film e letture, con tutto ciò che ci gravita attorno. Queste influenze si sono accumulate nel tempo, assumendo un ruolo di supporto e di spinta esplorativa. Le motivazioni, invece, sono unicamente legate a cose che vivo e/o mi martellano anche da tempi in cui nemmeno pensavo di avvicinarmi al linguaggio fotografico. |
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inviato il 26 Febbraio 2026 ore 20:21
You're welcome. |
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inviato il 06 Marzo 2026 ore 10:04
“ cose che vivo e/o mi martellano anche da tempi in cui nemmeno pensavo di avvicinarmi al linguaggio fotografico „ Facciamo che facciamo i filosofi: il modo di essere di queste 'cose che vivi' non è quello degli oggetti reali, quelli che tocchiamo, che sono 'a portata di mano' come direbbe il filosofo della Foresta Nera. Stanno in un altro mondo che non essendo quello di fuori, è quello di dentro. Questo è un paradosso divertente perché la macchina fotografica è una tecnologia per riprendere ciò che è fuori e davanti all'obiettivo. Allora mi chiedo: la macchina fotografica basta per raccontare queste 'cose che vivi'? Le leggi di ciò che è interiore sono diverse, a volte antitetiche alle leggi del mondo esterno. Forse sono le leggi del mondo del dormiveglia... non so. Mi chiedo se, nel tuo caso, il linguaggio fotografico non potrebbe mescolarsi a qualche medium artistico, non so il collage (Gilbert Garcin), intervenire sulle foto con la pittura, col disegno (Gianluigi Toccafondo), eccetera... Insomma non è che sarebbe utile pogare col linguaggio fotografico finché a forza di spinte e gomitate non si apre la via a un linguaggio più funzionale rispetto a quello che vuoi mettere in scena? Deve restare per forza fotografia e basta? |
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