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| inviato il 03 Dicembre 2025 ore 14:17
Ma infatti io capisco da tempo il tuo debole per questo tipo di ritratti che vogliono semplicemente mostrare il bello. Però a questo punto mi sembra doverosa una domanda: cosa differenzia una tizia ammiccante in pose più o meno maliziose o eleganti (poco cambia) con un tramonto o un paesaggio patinato che cerca dichiaratamente di immortalare la "bellezza" della natura? Perché, per come la vedo io, usare la fotografia per cercare unicamente la bellezza formale, non fa alcuna differenza di genere. Trovo proprio l'approccio una roba stantia. |
| inviato il 03 Dicembre 2025 ore 14:26
Io trovo l'approccio invece sempre potente. Cosa cambia? molto un copia incolla banale o una foto più ricercata? non cambia il genere il concetto è sempre quello, anche un bello still life ha il suo perchè, non ricordo l'autrice che faceva foto spettacolari alle pere in bn ma mi ha sempre colpito. Non demonizzo il tramonto in se, solo il non pensiero, vado nello stesso punto e lo faccio uguale e lo ripubblico uguale, non mi chiedo nulla. Ma la ricerca paesaggistica della bellezza basata su un vero studio io la comprendo e la apprezzo anche. Qui pubblicava Fortunato Gatto, trovavo molto interessanti le sue composizioni in cui sembrava giocare con "stratificazioni" o la sua ricerca delle multiesposizioni |
| inviato il 03 Dicembre 2025 ore 14:27
Stai dicendo che questa sotto cui commentiamo è una foto ricercata? |
| inviato il 03 Dicembre 2025 ore 14:29
di certo l'ha composta giocando con lo sfondo e con l'immagine di copertina. Non è un capolavoro, ma non è nemmeno buttata li a caso |
| inviato il 03 Dicembre 2025 ore 14:47
comunque è un argomento dibattuto ben oltre noi. Avevo scritto tempo fa di aver letto uno "scontro" tra Francesco Ferla e Sara Munari. Sara aveva scritto questo: “ Non capisco la fotografia o l'arte più in generale che si basa esclusivamente sull'estetica e non insegna niente, o peggio quella che si basa chiaramente sull'estetica alla quale si "aggancia" un concetto qualsiasi, tanto va bene tutto. Eppure viene stravenduta, sponsorizzata come ottima e veicolata anche in posti importanti. Va bene. Ciao „ Questa è stati un paio dei commenti: “ Sara Munari ma ti sei persa, credo, gli sviluppi del concetto di arte dell'ultimo secolo. Il concetto dell'arte che debba insegnare qualcosa e' stato ampiamente superato. Ma poi, francamente, ritenere il solo valore estetico come un disvalore, non funziona molto. Attribuisci un valore etico all'arte, quando non e' scritto da nessuna parte che debba averlo. La tua e' una visione ottocentesca dell'arte. L'arte non deve insegnare niente „ “ Pollock cosa ti insegna? Rothko cosa ti insegna, guardandolo? Un'opera di Malevic? Infilate valori morali nell'arte, e insegnate pure questo approccio. L'arte puo' avere un valore etico, ma esiste arte che ha valore intrinseco anche solo come associazione cromatica. A cosa serve e cosa comunica un disegno geometrico? Non ha senso questo approccio. Mi dispiace. „ questo solo per dire che alla fine al di la di cosa penso io o tu il tema è dibattuto e sempre attuale |
| inviato il 03 Dicembre 2025 ore 14:50
Ma i due commenti di chi erano? |
| inviato il 03 Dicembre 2025 ore 14:53
Francesco Ferla, quando parla di disegni geometrici si riferisce all'arte islamica dove le geometrie hanno uno specifico senso |
| inviato il 03 Dicembre 2025 ore 15:08
Beh chiaramente bisognerebbe fare dei distinguo. Mettere sul fuoco l'arte tout court mi pare un po' troppo azzardato rispetto a questo discorso. Probabilmente, la Munari, in modo un po' approssimativo, voleva intendere il fatto che una forma espressiva autoriale, quando resta mera ricerca estetica può rivelare un vuoto sottostante che il più delle volte non penetra, non scuote, non lascia nulla. Cosa che è, purtroppo, diventata prerogativa di molta arte contemporanea pretenziosa. Dall'altra parte è anche vero che esperire qualcosa di profondo, che cambi qualcosa nella persona, di fronte a cose puramente estetiche come Pollock, Malevic, Rothko, ecc si deve avere predisposizione da parte di chi guarda. Perché è sempre nel rapporto tra opera e sguardo che si crea movimento e fertilità di pensiero. Ora non conosco la Munari, mi baso su quanto ho letto. Ma non ha torto né lei né il tipo che ha commentato. Bisogna solo approfondire il discorso in modo meno generalista. Altrimenti è facile che saltano fuori incomprensioni. |
| inviato il 03 Dicembre 2025 ore 15:11
Concordo, ma era li che volevo arrivare, se ragioniamo di base non hanno torto nessuno dei due, hanno solo due posizioni diverse, ma sensate e basate su un ragionamento logico di due persone che conoscono bene di cosa parlano |
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