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Alaska


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Alaska, testo e foto by . Pubblicato il .





Ad oggi considero l'avventura che ho vissuto in Alaska l'esperienza più emozionante di tutta la mia vita: nonostante abbia fatto viaggi simili in altre zone del mondo, un mese passato a vagare per l'estremo nord americano e canadese, in totale libertà, piantando la tenda nella foresta e preparando la cena sul fuoco vivo, mi ha lasciato nell'anima colori e sensazioni indelebili. Ho cominciato a pianificare il viaggio, deciso con un amico conosciuto due anni prima in Namibia, un mese prima della partenza; trentadue giorni, in macchina fra i parchi nazionale del Denali e Wrangell St. Elias, la tundra artica canadese fino alla sperduta città Inuit di Inuvik, la British Columbia fra orsi e ghiacciai, la stupenda penisola del Kenai, e infine il parco del Katmai, raggiungibile solo in idrovolante, che ospita uno dei più incredibili spettacoli naturali dal punto di vista naturalistico con i suoi enormi orsi bruni a caccia di salmoni fra cascate e vulcani avvolti da ghiacciai.




Non è stata un'esperienza facile: eccetto le quattro notti passate in ostello ad Anchorage e Juneau, abbiamo sempre dormito in tenda, spesso sotto una fine pioggia che ci ha accompagnato per buona parte del viaggio, in campeggi spartani privi di acqua e servizi igienici; ci è anche capitato di dormire in macchina, sorpresi dalla notte in zone remote a centinaia di chilometri dai pochi centri abitati della regione. Fatta eccezione per la penisola del Kenai e le zone limitrofe come la valle del Matanuska e il fiordo di Anchorage, l'Alaska può essere considerata una landa pressoché disabitata con alcuni insediamenti disseminati qua e là distanti centinaia di chilometri l'uno dall'altro. In queste zone bisogna essere consapevoli di poter contare solo sui propri mezzi, soprattutto quando ci si muove verso nord. Per tutta la durata del viaggio ho tenuto un diario, che aggiornavo quotidianamente, del quale riporto alcune pagine qui di seguito:la prima data si riferisce alla risalita dello Yukon verso nord fino ai Territori del nord ovest e al mar glaciale artico, attraversando alte montagne coperte dalla taiga per poi discendere in un'infinita tundra artica fino al delta del fiume Mackenzie. La seconda descrive le difficoltà nel raggiungere l'accampamento all'interno del parco nazionale del Katmai, remoto e sperduto, soprattutto in un periodo di bassa stagione, ma straordinariamente emozionante.

17 Agosto




L'idea di attraversare mezzo Canada per arrivare fino ad Inuvik, sul mare di Beauford, mi lascia perplesso sin dall'Italia: quando poi ad Anchorage scopriamo che la nostra auto non è coperta da assicurazione su strade sterrate penso di rivedere il programma per escluderla. Andrea è però molto motivato, e siccome il tempo non ci manca decidiamo di noleggiare una macchina in Canada per percorrere la Dempster Highway nella sua interezza. Per ironia della sorte la nuova macchina è nettamente più sportiva di quella noleggiata in Alaska. Partiamo da Whitehorse verso le 9, fino a Dawson il paesaggio è monotono: foreste, fiumi, qualche orso e ovviamente la pioggia da una settimana non ci da tregua! Svoltando verso nord per la Dempster si esce dalla civiltà: 1200 km attraverso la tundra intervallati da due cittadine fantasma, nate assieme alla strada come posti di rifornimento. Il primo sale costantemente verso le montagne del Tombstone, il paesaggio è alpino con ampie vallate erbose dai pendii dolci. Si sale fino ai 1200 del passo che scavalca la catena montuosa, per poi ridiscendere in una vallata sormontata da colline vulcaniche di ghiaia nera, solcate da fiumi ricchi di materiale ferroso che colorano il paesaggio di un rosso acceso. La vegetazione è scarsa e concentrata solo nel fondovalle,lungo i crinali prevalgono i colori vivi della roccia. Scesi dal Tombstone ricominciano gli alberi, ma il terreno non è monotono, ci sono saliscendi continui e in lontananza ad est si osservano alte montagne. Nonostante lo sterrato riesco a tenere una velocità molto alta, spesso sopra i 120 km/h finché foriamo una ruota posteriore: in pochi minuti monto il crick e la sostituisco, ma il primo posto di rifornimento dista 140 km che dovremmo percorrere sul ruotino di emergenza.







Durante il cambio della ruota passa una jeep di ragazzi canadesi, si fermano e ci offrono il loro aiuto; gentilmente rifiutiamo, ma decidiamo di incontrarci al posto di rifornimento. Dopo circa un ora li vediamo fermi a bordo strada, hanno forato anche loro, li sorpassiamo con l'impegno di attenderli ad Eagle Plains. Giunti al posto di rifornimento facciamo il pieno e, per soli 30 dollari, ripariamo la gomma: ora fino al delta del Mackenzie non c'è più nulla, 400 km da percorrere in completa autonomia. la strada riprende a salire molto dolcemente, gli alberi si concentrano solo nelle vallate scavate dai piccoli torrenti che scendono verso il delta, il resto è una distesa infinita di erba, ovunque si orienti lo sguardo. E' davvero impressionante pensare che a questa latitudine si potrebbe attraversare il Nord America dall'Atlantico al Pacifico senza incontrare esseri umani: oltre 4000 km di tundra disabitata in cui perdersi con lo sguardo. Verso le 10 di sera passiamo l'area adibita a campeggio: in realtà è semplicemente una zona boscosa vicina ad un corso d'acqua, i canadesi decidono di pernottare qui mentre noi continuiamo, non ci sono altri campeggiatori. Le nuvole finalmente si aprono e lasciano un sole ancora molto alto nel cielo; quando attraversiamo il circolo polare artico i colori sono saturi come in una cartolina. Attraversiamo distese infinite, il sole comincia a tramontare ma il crepuscolo a queste latitudini sembra eterno, faccio fotografie ad un tramonto che dura ore e dipinge il cielo di tinte rosse accese, iniziamo ad incontrare volpi artiche, karibou e grizzly.




Lasciamo lo Yukon ed entriamo nei Territori del Nord Ovest scavalcando alcuni rilievi collinari, verso mezzanotte il sole scende sotto l'orizzonte: dobbiamo arrivare al delta del Mackenzie entro mezz'ora per riuscire a prendere l'ultimo traghetto che attraversa il fiume. Il paesaggio è spettrale, comincia a formarsi una nebbia tenue sugli specchi d'acqua, il crepuscolo ha perso luminosità, ma prevalgono ancora tinte rosate e la luna sovrasta la pianura. Riusciamo a salire per un pelo sulla barca che ci traghetterà sull'altra sponda, il freddo si è fatto pungente e la temperatura si avvicina allo zero. Durante la traversata l'addetto alla barca prende una manichetta e comincia a lavare lo strato di terra che in tutti questi chilometri si è accumulato sulla nostra macchina; siamo colpiti da questa cortesia e decidiamo di offrirgli un po' del cioccolato svizzero che avevamo comprato a Whitehorse. Gentilmente accetta il nostro regalo e si infila il pezzo di cioccolato nel taschino della sua tuta da lavoro completamente coperta di grasso...di sicuro almeno, viste le temperature, non gli si scioglierà in tasca. Oltre il fiume c'è un campeggio, ma vista l'ora nessuno ci può accogliere. entriamo lo stesso: in tutto il campeggio c'è una sola tenda, ci accampiamo in un'area deserta in modo da non disturbare nessuno, montiamo le tende e cucino qualcosa di veloce; verso l'una di notte andiamo a dormire, proprio mentre il sole comincia a sorgere!

26 Agosto
Finalmente mi sveglio in un letto, e soprattutto all'asciutto, le ultime notti in tenda nell'acquitrino di Valdez mi avevano un po' provato. Lascio l'ostello al mattino presto, devo comprare il cibo da portare con me nel Katmai e devo trovare in modo di pulire la macchina presa a noleggio affinché non si capisca che abbiamo percorso strade sterrate. Non trovando un autolavaggio aperto faccio pulizia con Scottex imbevuti di acqua piovana, non viene fuori un granché ma riesco ad ingannare il noleggiatore, cui riconsegno la macchina prima di pranzo. Il volo da Anchorage per King Salmon è nel tardo pomeriggio, devo impiegare il tempo per trovare un passaggio in idrovolante fino al campo nel parco; Il volo che ufficialmente collega il parco con il modo civile non parte perché sono scarse le prenotazioni, effetto della bassa stagione unita alla crisi economica, qui piuttosto intensa. Provo a cercare altri contatti ma le cifre che pretendono per un volo di soli 20 minuti sono assurde, l'unico che sembra propormi una cifra ragionevole è un tale Cecil cui però non riesco a dare conferma, gli lascio un messaggio in segreteria sperando di vederlo in aeroporto... Ovviamente all'aeroporto di King Salmon non c'è nessuno; il posto è surreale: c'è un enorme pista di atterraggio dove i cargo si caricano di salmoni (del resto il nome del posto la dice lunga) e ripartono verso l'Asia, ma intorno non sembra esistere niente. Lascio i bagagli in aeroporto mi incammino verso il paese che dista circa 5 km. Non è un vero e proprio paese, sono 8 case disposte lungo il fiume, ogni casa è collegata ad un piccolo pontile cui attraccano gli idrovolanti. Faccio il giro di tutte le case chiedendo un passaggio, ma le cifre sono davvero improponibili. Trovo la casa di Cecil: è aperta, dentro c'è solo il suo cane col quale faccio amicizia, presumo quindi che stia volando e decido di aspettare lì il suo ritorno. Atterra verso le 7 di sera, per fortuna si ricorda di me, mi presta il suo pick-up col quale vado a recuperare Andrea in aeroporto, che ormai mi dava per disperso, con i bagagli. Decolliamo verso le 7.45, dal cielo comincio a riconoscere il paesaggio già visto in tanti documentari, in prossimità del campo Cecil ci dice che non riesce ad atterrare nel lago Naknek: il forte vento da est ha creato un onda troppo alta per l'idrovolante, vuole atterrare nel Brooks Lake, sottovento ma distante più di 4 km dal campo. Provo ad insistere per convincerlo a lasciarci più vicino, perché mi preoccupa portare tutta la roba, cibo compreso, attraverso il bosco con più alta densità di orsi bruni al mondo.







Non c'è speranza di atterrare in prossimità del campo, le onde sono davvero troppo alte e veniamo scaricati sulla spiaggia del Brooks Lake. Il paesaggio è stupendo, l'acqua del lago è turchese e il tramonto rende il celo rosso acceso , ci accordiamo per il luogo e l'ora in cui verremo recuperati al ritorno e iniziamo la traversata a piedi. Il peso che devo portare è consistente, di mio ho 18 kg di roba più tutta la cucina e il cibo in scatola, inoltre prendo anche una borsa ad Andrea molto provato dalla giornata...in tutto dovrei avere un carico di quasi 30 kg, mi sento un piccolo portatore nepalese. Non sono agile nei movimenti, sono consapevole che in caso di incontro con un orso posso giocare solo su un approccio lento.
Il primo tratto del tragitto scorre senza imprevisti, la foresta e fitta e risulta difficile scrutarvi all'interno in cerca di pericoli, cerco di fare più rumore possibile per avvisare gli orsi della mia presenza, per evitare di sorprenderli. In prossimità della confluenza del Brooks River nel lago Naknek scorgo un orso sulla mia destra; dista all'incirca 30 metri e si sta avvicinando verso di noi, ma sono sicuro che non mi abbia visto. sulla sinistra c'è una postazione di osservazione protetta: è la prima che incontriamo e per fortuna è nel posto giusto! Ci salto dentro, e aspetto che l'orso passi. Dopo circa 20 minuti l'orso è a distanza di sicurezza e riprendiamo il cammino, passiamo il ponte e dopo circa 100 metri c'è la postazione dei ranger i quali ci spiegano come arrivare al campo: dobbiamo scendere sulla spiaggia del Naknek e seguirla per circa 1 km. C'è ancora una discreta luce e oramai il campo è vicino, la spiaggia è stretta contornata da una foresta fittissima; mi metto a camminare vicinissimo all'acqua, in modo da tenere più metri possibili tra me e il bosco. La scelta si rivela saggia: un enorme grizzly esce da bosco, circa 20 metri davanti a me e mi si para davanti, non ne avevo mai visto uno di quelle dimensioni fino ad allora: io resto immobile, è scontato che mi abbia visto, ma la mia speranza è che non abbia sentito l'odore del cibo che ho nello zaino. Per alcuni secondi l'orso mi guarda, comincio a preoccuparmi, tiene comunque la testa alta quindi non si sente minacciato e ciò è un bene per noi! Con mio grande sollievo decide di incamminarsi sulla spiaggia nella direzione opposta rispetto a noi. Mentre si allontana gli scatto qualche foto, aspetto che si porti a circa 50 m di distanza e riprendo la marcia...la speranza è che non decida di cambiare direzione prima del campo, in quel caso sarebbe un problema perché l'unico modo per evitare l'incrocio per noi consisterebbe in una fuga nel bosco. Fortunatamente dopo pochi minuti in cui seguo controllando a distanza la bestia raggiungo la recinzione che delimita il campo, dentro ci sono solo altre due tende...un po' pochino considerato che si tratta del parco più famoso di tutta l'Alaska. Monto la tenda preparo da mangiare, vero le 11 vado a dormire: dopo 10 giorni di pioggia riesco finalmente a rivedere le stelle.






Marco Gaiotti nasce a Genova nel 1983 e viene introdotto alla passione per i viaggi sin da bambino in compagnia dei genitori, all'età di diciotto anni comincia a viagiare per il mondo da solo e di pari passo cresce in lui la passione per la natura e per gli ambienti incontaminati che lo spinge a vivere numerose avventure sulle montagne dell'Asia e del Sudamerica. Scopre nel 2007, quasi per caso, il fascino dell'Africa e con essa la fotografia naturalistica che lo porta quasi tutti gli anni a tornare in questo continente. Nonostante una laurea in Ingegneria navale attualmente lavora come maestro e allenatore di sci alpino a Cesana Torinese. Alcuni dei sui album sono visibili al [url=http://cid-67f66279a298913a.photos.live.com/albums.aspx?sa=442922879] seguente link[/url] o su Facebook.




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avatarjunior
inviato il 19 Novembre 2013 ore 6:42

Ciao Marco
Bellissimo racconto, emozionante stupendo, indimenticabile. Credo che quello che hai vissuto te le porterai sempre nel cuore. Sono poche le persone che possono affrontare e godere di queste esperienze " estreme ", ti invidio, in senso buono ovviamente, io probabilmente non potrò mai farle, ma vedere persone che hanno la possibilità di farlo e ci rendono partecipi della loro esperienza mi fa molto piacere. Ancora una volta complimenti....

Luca

avatarjunior
inviato il 08 Dicembre 2013 ore 19:12

splendo viaggio ottimamente raccontato. Credo che un esperienza simile resti dentro per sempre.

Complimenti per viaggio, immagini e racconto!
Un saluto!
Frankie

avatarsupporter
inviato il 03 Agosto 2014 ore 22:41

Bellissimo viaggio,grazie per averlo condiviso
Un saluto
Gianpietro

avatarjunior
inviato il 04 Agosto 2014 ore 2:06

Stupendo..bellissimi estratti del diario!

avatarjunior
inviato il 04 Agosto 2014 ore 6:09

bel racconto, bei scatti, ma soprattutto gran bel viaggio e grande spirito il tuo!

avatarjunior
inviato il 10 Luglio 2017 ore 17:14

Fantastico, è stato un piacere sentirti a Mondovì!

avatarsupporter
inviato il 01 Gennaio 2018 ore 12:13

Davvero meraviglioso sia l'avventura che le foto. Complimenti Marco e felice anno nuovo. Sorriso

avatarjunior
inviato il 11 Settembre 2018 ore 9:13

Ormai sei diventato per me un riferimento.ciao e Grazie per le magnifiche esperienze condivise!

avatarsupporter
inviato il 20 Gennaio 2019 ore 10:39

Grazie Marco per il bel racconto, mi sono emozionato e mi hai ricordato tanti miei viaggi. Sono più grande di te ma ti posso assicurare che le più belle cosa della mia vita (dopo mia figlia) sono i viaggi, i ricordi e il poterli raccontare. Complimenti coltiva sempre la tua passione.;-);-)

avatarsupporter
inviato il 11 Febbraio 2019 ore 15:45

complimenti bellissimo racconto, alcuni momenti davvero da aver paura complimenti per il coraggio e per l'esperienza unica. i tuoi scatti, come sempre magnifici





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