Recensione Sony A7r VI
Recensione Sony A7r VI, testo e foto by
Juza. Pubblicato il 18 Agosto 2026; 25 risposte, 5933 visite.
La Sony A7r VI è la nuova ammiraglia big megapixel Sony: con questa fotocamera debutta un nuovo sensore FF 66MP di tipo stacked, che combina velocità con la più alta risoluzione sul mercato fullframe. L'ho testata nel corso di un lungo viaggio in Madagascar: vi racconto com'è andata!

La risoluzione 66 megapixel
A cosa servono 66 megapixel? In passato, l'alta risoluzione era necessaria per la stampa: ma abbiamo ormai più che superato la risoluzione che può servire anche per stampe di grandi dimensioni. A casa ho un paio di stampe enormi, formato 120x90 centimetri, realizzate con foto da 24 megapixel, e anche queste sono perfette: a meno che non abbiate in programma di fare ogni giorno stampe da 3-4 metri di lato, anche risoluzioni attorno ai 24MP sarebbero più che sufficienti.
A schermo, la risoluzione si sfrutta ancora meno: anche gli schermi per computer e le televisioni con risoluzione più alta arrivano all'8K, corrispondenti a circa 33 megapixel (ma a una normale distanza di visione, anche qui 20-24MP sarebbero più che sufficienti).
Se scattate in ambiti in cui non c'è la necessità di ritagliare, le big megapixel hanno quindi poca utilità. Tuttavia, in altri settori, la situazione si ribalta e i sensori ad altissima risoluzione danno un vantaggio enorme: la possibilità di fare fortissimi ritagli mantenendo un'ottima qualità.

Sony A7r VI, Sony FE 35mm f/1.4 GM, 1/800 f/8.0, ISO 400, mano libera.
Nel caso della Sony A7r VI, possiamo ritagliare ad esempio a 16.5 MP (una risoluzione ancora ottima) ottenendo l'ingrandimento pari a un moltiplicatore 2X: sostanzialmente è come avere un moltiplicatore "in-camera", che permette di andare da un ingrandimento moderato fino a 2X e oltre. Nella fotografia naturalistica, ho apprezzato tantissimo i sensori big megapixel: tante foto che ho scattato sono state rese possibili dall'ampio margine di ritaglio dato da risoluzioni di 40, 50 o 60MP, che hanno permesso di estendere notevolmente la portata dell'obiettivo.
Rispetto a un moltiplicatore 1.4X o 2X "fisico", la possibilità di ritaglio data da un sensore ad altissima risoluzione ha il vantaggio di un'enorme versatilità, oltre a non ridurre la qualità d'immagine nè la luminosità dell'obiettivo o la velocità dell'autofocus. Nulla vieta anche di combinare le due cose: se montiamo il moltiplicatore 2X su un 600 F4 otteniamo un 1200mm f/8, e ritagliando possiamo arrivare all'equivalente di un 2400mm, con ancora 16MP di risoluzione.

Sony A7r VI, Sony FE 35mm f/1.4 GM, 1/800 f/1.4, ISO 400, mano libera.
Per chi si dedica alla fotografia naturalistica un sensore del genere è quindi apprezzatissimo, e al giorno d'oggi i software di riduzione rumore via AI permettono di utilizzarlo anche a sensibilità molto elevate, non facendo rimpiangere la maggiore "pulizia" dei sensori da 24MP.
Un altro settore in cui ho apprezzato molto i sensori big megapixel è il reportage di viaggio: in questo ambito, solitamente scatto con un fisso (il 35mm F1.4 è il mio preferito), il che permette di avere una grande luminosità che dà una bella separazione dallo sfondo e aiuta ad avere tempi rapidi anche in poca luce. Tuttavia, si sente la mancanza della versatilità di uno zoom: e anche in questo caso avere un margine di ritaglio così enorme è un po' come trasformare l'ottica in uno zoom 2X, e il mio 35mm diventa quindi un "35-70 F1.4" abbinando luminosità estrema con una ragionevole versatilità.
Con un sensore da 24MP, questo non sarebbe possibile: per avere l'equivalente di un 2X dovremmo andare a ritagliare a 6MP, che cominciano ad essere un po' troppo pochi per gli standard moderni.
In conclusione, la risoluzione 66MP non è indispensabile per tutto e per tutti, ma in alcuni ambiti dà un vantaggio notevole.

Sony A7r VI, Sigma 20-200mm f/3.5-6.3 DG C a 40mm, 1/125 f/11.0, ISO 100, mano libera.
Il nuovo sensore stacked: pro, contro e qualità d'immagine
Per la prima volta, sulla linea A7r debutta un sensore CMOS stacked, solitamente riservato alle ammiraglie sportive: la tecnologia stacked permette di avere velocità di lettura molto rapide e raffica particolarmente prestante. Nel caso specifico di questo sensore 66 MP, il tempo di lettura del sensore è circa 1/60s: molto lento per uno stacked, ma al tempo stesso enormemente migliore rispetto al tempo di 1/10s del precedente sensore 60MP.
Per confronto, altri stacked ad alta risoluzione come quello della Sony A1 II o della Nikon Z8 hanno un readout di 1/270; la Canon EOS R5 Mark II arriva a 1/160. La Sony A7r VI non è quindi una regina di velocità, ma comunque un passo avanti epocale rispetto al modello precedente, che rende l'otturatore elettronico perlomeno utilizzabile, mentre prima era accettabile solo per soggetti statici.

Sony A7r VI, Sony FE 35mm f/1.4 GM, 1/800 f/1.4, ISO 400, mano libera.
Il nuovo sensore rende possibile anche una raffica enormemente migliore, passando dai miseri 7 FPS della A7r V a ben 30 FPS, in entrambi i casi con otturatore elettronico; con l'otturatore meccanico la raffica rimane uguale su entrambi i modelli (10 FPS). Di certo la linea A7r non è pensata per l'azione, e anche la nuova Sony A7r VI non è una tuttofare come la A1 II, ma è molto più versatile del modello precedente e diventa una scelta molto più allettante anche in ambito naturalistico (mentre nel settore puramente sportivo la A1, anche di prima generazione, rimane una scelta migliore).
Ho confrontato il nuovo 66 MP col sensore da 42 MP della mia A7r III: quest'ultimo è ancora uno dei sensori con la migliore combinazione tra risoluzione e rumore. Vediamo le differenze in termini di risoluzione, alti ISO e gamma dinamica; iniziamo dal test di risoluzione.

Come prevedibile, il dettaglio dato da 66 megapixel è enorme, un visibile passo avanti rispetto al già eccellente risultato del sensore da 42MP: la A7r V è la nuova regina di risoluzione tra le fullframe, e supera senza difficoltà anche le (ormai estinte) medio formato da 50MP, mentre ha ovviamente meno risoluzione rispetto alle MF da 100MP.
Per chi ha la precedente A7r V e IV da 60MP la differenza sarà quasi impercettibile, mentre per chi viene da fotocamere da 24, 30 o 40MP il miglioramento è netto.
Vediamo ora la resa agli alti ISO; per questo test ho scelto 12800 ISO, la sensibilità massimo a cui solitamente mi spingo nell'utilizzo reale.

E' ormai da oltre un decennio che i sensori non fanno passi avanti nella resa alle alte sensibilità: possiamo quindi mantenere la stessa risoluzione e stessa resa iso, oppure come in questo caso aumentare la risoluzione, ma peggiorando leggermente la resa agli alti ISO. Rispetto alla A7r III, la nuova A7r VI ha un po' più rumore, anche se la risoluzione rimane comunque migliore nonostante la grana faccia perdere un po' del vantaggio dato dai 66 MP.
Tuttavia, al giorno d'oggi abbiamo software di riduzione rumore via AI eccezionalmente efficaci: quindi, anche se non ci sono stati miglioramenti lato hardware, possiamo comunque spingerci a sensibilità un tempo impensabili (con questa qualità). Vediamo lo stesso test, con l'immagine "ripulita" via denoise AI di Adobe Camera RAW:

La A7r III mantiene il suo leggero vantaggio, ma entrambe sono pienamente utilizzabili e hanno una pulizia incredibile in rapporto alla sensibilità. Dovendo scegliere, non esiterei a preferire la A7r VI per la maggiore possibilità di ritaglio.
Infine, vediamo un test di gamma dinamica. In questo caso, ho scattato un'immagine a 100 ISO estremamente sottoesposta, e l'ho poi schiarita di ben 6 stop in fase di conversione RAW; questo test ci dà l'idea della resa quando dobbiamo fare un recupero ombre molto forte.

Come per gli ISO, anche la gamma dinamica, dopo un enorme miglioramento avvenuto con l'arrivo dei nuovi sensori Sony tra il 2010 e il 2015, è ormai rimasta pressappoco sugli stessi valori da un decennio. La A7r VI è molto simile alla A7r III, con solo un leggero svantaggio dovuto alla maggiore rumorosità del sensore.
Penso che la A7r III, qui utilizzata come metro di paragone, sia un modello che segna un importante "spartiacque" nell'evoluzione dei sensori, perchè è stata l'ultima occasione in cui abbiamo visto un miglioramento nella resa ISO: la A7r III (2017) offriva una resa di quasi 1 stop più pulita rispetto alla A7r II (2015), pur mantenendo la stessa risoluzione di 42MP.

Sony A7r VI, Sigma 20-200mm f/3.5-6.3 DG C a 200mm, 1/1250 f/6.3, ISO 1600, mano libera.
Dal 2017, siamo ormai arrivati al limite della tecnologia attuale e senza qualcosa di "rivoluzionario" la resa dei sensori non potrà cambiare molto, se non con l'aumento di risoluzione, cosa molto più facile che aumentare la sensibilità o la gamma dinamica.
Nel complesso, il nuovo sensore 66MP, pur non essendo rivoluzionario in termini di pura qualità d'immagine, offre il meglio possibile attualmente sul mercato: la massima risoluzione possibile su una FF, abbinata a un'ottima gamma dinamica (un recupero di 6 stop è straordinario!) e alla migliore resa ISO possibile con l'attuale tecnologia.
Corpo e funzionalità
Il corpo è molto simile a quello della maggior parte delle Sony recenti: un design pensato puramente come strumento da lavoro, senza concessioni all'estetica (in un certo senso, l'esatto opposto rispetto alla Sigma BF con cui ho scattato l'anno scorso).
L'impugnatura è corposa ed ergonomica, e il corpo ad ogni generazione è diventato un po' più spesso e pesante: ora ha raggiungo i 713g e 83mm di spessore, davvero un abisso rispetto ai 465g e 48mm della primissima A7r del 2013. Ma se da una parte si è persa la compattezza, dall'altra ad ogni generazione i corpi Sony sono diventati più rifiniti, robusti e completi, e ora la A7r VI è una fotocamera di fascia alta con tutto quello che ci si può aspettare da un corpo da 5000 euro.
E' quasi scontato dire che è tropicalizzata, e dà un'ottima impressione di robustezza; inoltre, il mirino è ampio, luminoso e nitidissimo. Lo schermo è totalmente snodato, con un sistema a "doppio snodo" che farà contenti tutti, anche se il meccanismo è molto complesso ed è l'unico aspetto della fotocamera che mi sembra poco solido.

La Sony A7r VI è la prima fotocamera Sony con pulsanti retroilluminati: una funzionalità veramente fantastica per chi scatta in poca luce o in notturna; avevo già avuto modo di sperimentarla su alcune Nikon e fa davvero una grande differenza nell'uso pratico. Si può attivare la retroilluminazione tramite un piccolo pulsante dedicato, oppure lasciarla sempre attiva (come ho scelto di fare, visto che il consumo di batteria è minimo). E' anche possibile selezionare l'intensità della retroilluminazione in tre livelli.
Un'altra benvenutissima novità è la nuova batteria, più capiente delle precedente: le fotocamere della serie A7 avevano già una buona autonomia, ma ora Sony ha fatto un ulteriore passo avanti, e ora abbiamo una batteria da ben 20.9Wh che mi ha permesso di scattare per giorni senza ricaricare.
Una novità che invece apprezzo meno è la doppia porta USB-C, una ottimizzata per la ricarica e una per il trasferimento files: il bello dell'USB-C è che può essere utilizzato sia per trasferimento dati che per ricarica; non vedo la necessità di questa doppia porta.

Sony A7r VI, Sony FE 35mm f/1.4 GM, 1/320 f/1.4, ISO 400, mano libera.
Riguardo al sistema di menu, non sto a ripetere quanto scritto in tutte le recensioni Sony degli ultimi anni: personalmente lo trovo troppo contorto, anche se ormai dopo tanti anni ci si fa l'abitudine, e perlomeno in quest'ultima versione Sony ha un po' ridotto l'uso di abbreviazioni.
Debutta invece per la prima volta sulla serie R la pre-raffica, una funzionalità a dir poco fantastica per la fotografia d'azione: e come da tradizione Sony, questa è implementata davvero alla perfezione. A differenza di tante concorrenti che hanno vari limiti nella pre-raffica, quella di Sony può essere utilizzata anche in RAW, si può impostare la velocità a piacimento e la durata è variabile da 0.03s a 1s, quest'ultimo più che sufficiente per quasi tutte le situazioni.
Il sensore ha stabilizzatore che promette fino a 8.5 stop: effettivamente l'IS è ottimo, anche se 8 stop sono molto ottimistici; quando possibile cercherei di mantenere un margine di sicurezza più ampio.
Lo stabilizzatore rende possibile anche il pixel shift, in teoria in grado di dare una risoluzione straordinaria (266 megapixel), non è però in grado di combinare le foto in-camera, rendendolo quasi inutile; stesso discorso per funzionalità come la somma delle foto in-camera per ottenere l'effetto di un filtro ND... presente su fotocamere come la Sony A5100 di oltre dieci anni fa, così come su varie concorrenti (Sigma BF, Pentax, Olympus), ma per assurdo non sulle moderne e potentissime Sony.
Nel complesso tuttavia, pur con qualche mancanza e imperfezione, non ci si può lamentare; penso sia tra le migliori mirrorless sul mercato.

Sony A7r VI, Sigma 20-200mm f/3.5-6.3 DG C a 200mm, 1/500 f/11.0, ISO 400, mano libera.
Sul campo
Nella seconda metà di Luglio sono partito per un viaggio in Madagascar di un mese, uno dei più lunghi che abbia mai fatto: per questa avventura ho scelto la A7r VI, abbinata al Sony 35 F1.4 GM e al Sigma 20-200.
Tra le tante cose che ho apprezzato, forse al primo posto metterei l'autofocus: è veramente eccezionale, velocissimo e quasi infallibile. Già le precedenti Sony si erano dimostrate ottime, ma ad ogni nuova generazione Sony fa ulteriori miglioramenti, e la A7r VI permette di scattare con la certezza di avere sempre foto perfettamente a fuoco. Ho scattato sfruttando un'area AF molto ampia, e appoggiandomi al riconoscimento soggetto e all'eye-AF per mettere a fuoco con precisione sull'occhio.
Lo schermo totalmente snodato è stato di grande aiuto per inquadrare dalle più svariate angolazioni, al punto che ho scelto di disabilitare del tutto il mirino e scattare esclusivamente tramite schermo.

Sony A7r VI, Sigma 20-200mm f/3.5-6.3 DG C a 200mm, 1/640 f/10.0, ISO 400, mano libera. In questo scatto, lo schermo snodato mi ha permesso di ottenere facilmente un prospettiva a pelo d'acqua.
Dopo l'autofocus, la seconda cosa che ho apprezzato di più è la risoluzione: come già spiegato nei paragrafi iniziati, i 66 megapixel sono stati d'enorme aiuto nel reportage, dando molta più flessibilità a un fisso come il 35mm. In alcuni casi, mi sono spinto a ritagli fino a 10MP, mantenendo ancora un'ottima qualità (non dimentichiamo che un tempo 10MP erano considerati "altissima risoluzione"... la leggendaria Canon 1Ds, una delle prime "big megapixel", aveva 10.9MP!).
Quando non c'è bisogno di ritagliare, 66MP sono un po' un'esagerazione, ma senza dubbio ammirarne l'enorme dettaglio è una gioia per gli occhi, e si ha la certezza che anche se si volesse fare una stampa grande come una parete la qualità si manterrebbe ottima. Per contro, il peso dei files è enorme: siamo attorno agli 80MB per un RAW, e un TIFF post prodotto, salvato a 16bit, pesa 442MB... in pratica con due foto si occupa 1GB di spazio. Di certo serviranno hard disk capienti se si scatta molto con la A7r VI!
Ho tenuto sempre lo stabilizzatore attivo, anche se trovandomi a fotografare soggetti in movimento ho comunque utilizzato quasi sempre tempi di scatto molto rapidi per esser certo di non avere micromosso, quindi ho avuto poche occasioni per testare veramente l'efficacia dello stabilizzatore. Una di queste è stata durante la visita alla Baobab Avenue: ho visto arrivare in lontananza una moto che illuminava la strada, creando un pittoresco punto di luce calda nel mezzo dell'oscurità della notte. Se avessi montato il treppiede, avrei perso il momento: così ho scattato al volo a mano libera, alzando gli ISO a 8000 e utilizzando un tempo di scatto di 0.5", e grazie allo stabilizzatore non ho avuto mosso.

Sony A7r VI, Sony FE 35mm f/1.4 GM, 1/2 f/1.4, ISO 8000, mano libera. Lo scatto di cui parlavo nel paragrafo sopra. Una piccola nota: in questa situazione avrei davvero apprezzato avere la retroilluminazione anche sulla ghiera delle modalità di scatto, così come è presente sui pulsanti.
Parlando di sensibilità, tra 100 e 1600 ISO si può scattare sempre senza alcun problema; 3200 e 6400 hanno un visibile rumore anche se sono ancora utilizzabili, mentre riserverei le sensibilità più alte solo a casi di estrema necessità, anche se con i moderni software di riduzione rumore spesso si riesce comunque a ottenere un risultato sorprendentemente buono (ma inevitabilmente il rumore avrà ridotto la qualità del dettaglio, che non sarà al livello che ci si può aspettare da 66MP).
Una cosa che ho trovato un po' fastidiosa è la mancanza di un settaggio per escludere le sensibilità intermedie: non vedo molte ragioni per scattare, ad esempio, a 500 ISO invece che a 400, o a 640 ISO invece che 800; la differenza in termini di esposizione e rumore è quasi del tutto irrilevante, e personalmente preferirei restringere la gamma solo alle sensibilità "principali"; avere tante sensibilità intermedie da far scorrere per selezionare quella desiderata è solo una cosa che rallenta le operazioni.
La gamma dinamica è veramente ottima, e quando è stato necessario mi ha permesso notevoli recuperi nelle ombre; come sempre l'unica cosa a cui bisogna davvero fare attenzione è non bruciare le alte luci.

Sony A7r VI, Sigma 20-200mm f/3.5-6.3 DG C a 200mm, 1/100 f/16.0, ISO 1600, mano libera. Anche nella macro, l'AF della A7r VI si dimostra eccezionale: basta impostare il riconoscimento soggetto su animale e riesce ad agganciare anche i soggetti più insoliti. Per ottenere questa prospettiva ho scattato con la fotocamera appoggiata direttamente sulla sabbia.
In termini di robustezza, in questo periodo il Madagascar era nell'inverno australe, una stagione fresca e asciutta, quindi non ho avuto modo di testare la resistenza alla pioggia; in compenso ho avuto spesso a che fare con polvere e sabbia: tante strade sono delle piste sterrate, composte da una fine terra rossa che si solleva ogni volta che passa qualche mezzo; e la sabbia ovviamente era sempre presente nelle tante giornate passate a fotografare sulla spiaggia.
Mi son ritrovato con un bel po' di polvere sul sensore, anche se in questo caso la colpa non è della A7r VI: la sua tropicalizzazione è ottima, ma l'utilizzo di zoom che si estendono molto come il 20-200 fa un effetto pompa che porta tantissima aria all'interno del corpo macchina, col risultato che il sensore si sporca presto (e come su tutte le fotocamere che abbia mai testato, il sistema anti-polvere tramite vibrazione del sensore è quasi del tutto inefficace, l'unica soluzione è pulizia tramite liquido e pennellini dedicati).

Sony A7r VI, Sony FE 35mm f/1.4 GM, 1/1000 f/1.4, ISO 500, mano libera.
Per il resto, l'utilizzo di questa fotocamera è sempre stato un piacere; si è dimostrata affidabile, scattante (sia in generale come velocità operativa, AF, che nella memorizzazione dei files, ovviamente su CFexpress, non consiglio di abbinarla alle SD anche se fisicamente è compatibile), e completa di tutte o quasi le funzionalità che si possono desiderare in ambito reportagistico (in questa situazione non avrei comunque sfruttato le funzionalità computazionali, che invece sarebbero benvenute nella fotografia paesaggistica).
Conclusione
La Sony A7r VI è, per la categoria in cui si colloca, una fotocamera fantastica. Non va confusa con delle "tuttofare" come la Sony A1 II o Nikon Z8/Z9, che combinano alta risoluzione con estrema velocità; la A7r VI è prima di tutto una big megapixel, come da tradizione della serie "R", ma grazie alla maggiore velocità portata dal sensore stacked è ora ben più versatile rispetto ai modelli precedenti.
Per chi si dedica a generi come il ritratto, macro, paesaggi, still life, foto in studio e simili, è ovviamente il massimo possibile: una qualità da medio formato in una fullframe, qualcosa che va addirittura oltre le necessità della maggior parte dei fotografi; ma se volete il massimo, la A7r VI è la nuova regina delle big megapixel.

Sony A7r VI, Sony FE 35mm f/1.4 GM, 1/30 f/1.4, ISO 1600, mano libera.
Per generi un po' più movimentati, come reportage (dove i soggetti in genere non sono in posa, o a volte sono addirittura in rapido movimento) o fotografia di animali, è nuovamente un'ottima scelta grazie ai miglioramenti fatti nella velocità; vale comunque la pena di considerare anche la A1 II a seconda di quanto sia importante la velocità per voi, ma di certo può affrontare anche questi ambiti senza problemi, e io nel reportage l'ho davvero apprezzata tantissimo.
Nella fotografia puramente d'azione (sport e simili) la Sony A9 III resterà inevitabilmente la regina, con prestazioni irraggiungibili dalle fotocamere senza global shutter, ma per occasionali scatti d'azione ora la A7r VI si difenderà molto meglio dei modelli precedenti.
Il prezzo attorno ai 5000 euro la rende certamente una fotocamera molto impegnativa, ma vale quello che costa: ogni nuovo modello della serie R è stato un passo avanti, e la A7r VI è davvero un gioiellino.

Sony A7r VI, Sony FE 35mm f/1.4 GM, 1/4000 f/1.4, ISO 100, mano libera. Risposte e commenti
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inviato il 18 Agosto 2026 ore 14:44
Ottima recensioine. E' una macchina che mi attira molto. Le sue caratteristiche colmano i limiti principali della geneazione precedente. Ottime foto. Grazie per la recensione. |
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inviato il 18 Agosto 2026 ore 15:26
Belle foto, come sempre! Ho letto con interesse la recensione, pur non essendo un utente Sony. Sembra davvero una bella bestiola! |
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inviato il 18 Agosto 2026 ore 15:39
Ottima recensione, grazie. Da possessore di A7R3 l'unica cosa che mi attrae è il miglioramento dell'autofocus che in alcune situazioni mi farebbe comodo. Per me i 42 megapixel mi bastano e avanzano. Sarei stato curioso di sapere come si comporta con il rolling shutter perchè nella A7R3....è molto presente. Penso che per me la scelta mogliore potrebbe essere la nuova a7V. |
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inviato il 18 Agosto 2026 ore 15:56
Ciao Juza, ottima e conidvisibile review come tuo solito, una domanda, pensi di cambiare la tua A7rIII? Concordo su tanti aspetti che hai citato soprattutto sul confronto con la A1 II e con la A9 III. |
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inviato il 18 Agosto 2026 ore 17:11
“ il sistema anti-polvere tramite vibrazione del sensore è quasi del tutto inefficace „ In effetti, in tutte le mirrorless con cui ho lavorato si è sempre rivelato inutile. Potrebbero anche non metterlo... Preparerai anche un articolo sul viaggio? Son sempre validi i tuoi... |
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inviato il 18 Agosto 2026 ore 18:57
Interessante recensione e ottimo reportage di viaggio! |
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inviato il 18 Agosto 2026 ore 19:55
“ . Sarei stato curioso di sapere come si comporta con il rolling shutter perchè nella A7R3....è molto presente. „ Rispetto alla R III (ma anche R IV e R V) è nettamente migliorata in termini di rolling shutter, grazie al nuovo sensore stacked. “ una domanda, pensi di cambiare la tua A7rIII? „ no, ma puramente per una questione economica... scatto quasi sempre con attrezzatura in prova e la macchina personale la uso poco, non avrebbe senso spendere 5000 euro per una macchina che uso giusto una volta ogni tanto. “ Preparerai anche un articolo sul viaggio? „ Ci penserò :-) |
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inviato il 18 Agosto 2026 ore 20:18
Forse vado un po' OT ma aggiungerei che tanti megapixel fanno comodo nei ritratti ambientati per poter lavorare sulla pelle anche quando il soggetto è piccolo nella foto. Io che ne ho solo 24 mi ritrovo in difficoltà ogni volta. |
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inviato il 19 Agosto 2026 ore 8:12
“ Parlando di sensibilità, tra 100 e 1600 ISO si può scattare sempre senza alcun problema; 3200 e 6400 hanno un visibile rumore anche se sono ancora utilizzabili, mentre riserverei le sensibilità più alte solo a casi di estrema necessità, anche se con i moderni software di riduzione rumore spesso si riesce comunque a ottenere un risultato sorprendentemente buono (ma inevitabilmente il rumore avrà ridotto la qualità del dettaglio, che non sarà al livello che ci si può aspettare da 66MP). „ quando si dice che la coperta è corta: hanno triplicato i pixel e siamo tornati con ai limiti di utilizzo degli ISO di fotocamere di 20 anni fa. “ A cosa servono 66 megapixel? In passato, l'alta risoluzione era necessaria per la stampa: ma abbiamo ormai più che superato la risoluzione che può servire anche per stampe di grandi dimensioni. A casa ho un paio di stampe enormi, formato 120x90 centimetri, realizzate con foto da 24 megapixel, e anche queste sono perfette: a meno che non abbiate in programma di fare ogni giorno stampe da 3-4 metri di lato, anche risoluzioni attorno ai 24MP sarebbero più che sufficienti. „ strano nessuno non sia ancora arrivato a dire che questa affermazione è sbagliata, che occorrano 100 megapixel etc etc, perchè tendenzialmente i sostenitori dei 24-30 megapixel vengono bastonati.. In ogni caso per foto in studio questa fotocamera è un gran ferro: per still life di oggetti piccoli come collanine in oro sottili avere una risoluzione alta è manna dal cielo, visto che attualmente sopra ai 60 megapixel che io sappia ci sono solo Fuji/Hassy. Non so se me lo sono perso nella recensione o se non l'hai notato: a moirè come è messa? zero spero ;) curiosità personale: cosa hai stampato così grande? foto di archivio o robe personali? |
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inviato il 19 Agosto 2026 ore 11:42
Sicuramente un gran pezzo di hardware e dimostrazione di ciò che Sony è in grado di fare. Detto ciò, la vedo come una camera che andrà ad occupare una nicchia molto ristretta per specifiche necessità. Tolto l'amatore danaroso che se la può prendere a prescindere da tutto, la vedo indirizzata a pochi professionisti che fanno lavori mirati. Altri con ambiti lavorativi piú ampi, credo come espresso anche nell'articolo che potranno stare sulle Alpha piu vecchie o su quelle che offrono più flessibilità. Ma tolto il caso particolare di questa Sony, credo che ormai sia vero un po' per tutti i marchi. Difficile proporre qualcosa di meglio che vada bene un po' per tutti, semplice nate perché quello che c'è,è già eccellente. E quindi ecco comparire queste super top specialistiche... Speriamo che non seguano il trend del mondo auto, dove, dopo il top di equilibrio tra prestazioni e affidabilità (e costi), raggiunto nel periodo 2005-2013, hanno cominciato a rifilarci auto sempre costruite peggio, meno affidabili, piu costose ma super infarcite di specchietti e lustrini per farci credere che fossero fighe... |
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inviato il 19 Agosto 2026 ore 11:50
Ho letto con attenzione la recensione di Juza, a cui faccio anche i miei complimenti per le bellissime fotografie del viaggio in Madagascar, un genere che amo particolarmente. E oggi nella Giornata Internazionale della Fotografia, mi sento di condividere una riflessione: abbiamo bisogno di più storie da raccontare e meno schede tecniche da condividere. La A7R VI sarà sicuramente una macchina straordinaria ma credo che dovremmo imparare a scegliere i nostri strumenti senza entrare necessariamente nel meccanismo del marketing e del consumismo tecnologico. Oggi guardiamo moltissimo, troppo direi, ai megapixel, alla velocità, alla risoluzione. Eppure anche una fotocamera da 24 megapixel può raccontare storie profonde, ovunque. Io stesso, dopo tanto tempo, sono tornato a fotografare con una A9 di quasi dieci anni fa, una macchina che porta anche le sue imperfezioni. E proprio quelle imperfezioni mi hanno fatto riscoprire un valore che oggi considero fondamentale: il respiro della fotografia. Non servono necessariamente nuovi mezzi per raccontare una nuova storia. A volte basta tornare a guardare. |
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inviato il 19 Agosto 2026 ore 13:22
Un concentrato di tecnologia, una gran macchina che per me, oltre essere purtroppo fuori budget, è forse anche troppo. Gran bella recensione e foto, ancora complimenti! |
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inviato il 19 Agosto 2026 ore 13:25
Condivido la riflessione. Bello tutto ma il mio problema non sono gli strumenti quanto i contenuti. |
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inviato il 19 Agosto 2026 ore 16:40
Ottima recensione come sempre. Ma questa volta alcune considerazioni tecniche che hai fatto, mi sono piaciute particolarmente, perchè mostrano una notevole competenza tecnica condita con una buona dose di sano buon senso. Al Tuo prossimo viaggio e conseguente piacevole recensione. Saluti Maurizio |
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inviato il 19 Agosto 2026 ore 18:00
Ottima recensione, come sempre. |