Parco Gallorose
Parco Gallorose, testo e foto by
Sara Stojkovic. Pubblicato il 02 Aprile 2026; 11 risposte, 53711 visite.
Come lavoro quando mi trovo in Italia.
La mia collaborazione con questa struttura nasce per raccontare, proteggere e far conoscere la natura nel cuore della costa toscana, a Cecina.
Esiste un luogo speciale dove la natura non è solo osservata, ma vissuta.
Voglio spiegare alle persone quanto aiuto c'è da dare anche nelle zone vicino a casa nostra e quanto arricchimento di studio sono in grado di darci.
Non tutti questi centri sono da promuovere, ma non voglio fare di tutta un'erba un fascio... piuttosto voglio raccontare quelle realtà che nascono davvero per il benessere del nostro pianeta.
Vi racconto la mia esperienza.
Il Parco Gallorose ospita oltre 150 specie tra animali domestici, fauna esotica e specie rare provenienti da ogni continente. È un luogo nato dall’amore autentico per gli animali e dal desiderio di trasmettere alle nuove generazioni il valore della biodiversità.
Per me, come fotografa e come essere umano profondamente legato alla natura, Gallorose rappresenta molto più di una collaborazione.
È uno spazio che ha scelto di aprirsi, condividere, raccontare.
Ed è diventato parte del cuore di Se mi guardi esisto.
Gallorose non è uno “zoo” nel senso tradizionale del termine, ma un percorso naturalistico che unisce:
- Specie domestiche della tradizione rurale toscana.
- Animali esotici (lemuri, suricati, felini, rapaci, ungulati).
- Progetti educativi per famiglie e scuole.
- Spazi verdi curati e rispettosi delle esigenze degli animali.
Ogni area è pensata per raccontare una storia: quella di un ecosistema, di una specie, della relazione profonda che da sempre lega l’uomo agli animali.
Qui i bambini vedono da vicino ciò che sui libri appare lontano, e gli adulti riscoprono lo stupore di osservare con lentezza.

PERCHè QUESTI ANIMALI SI TROVANO QUì?
Questa è la domanda più importante. Ed è giusto farsela.
Gli animali presenti al parco non sono lì per essere “esposti”, ma per motivi precisi legati alla tutela e alla gestione responsabile delle specie:
molti nascono in ambienti controllati e non potrebbero sopravvivere in natura.
Alcuni provengono da situazioni di recupero, sequestri o strutture non idonee.
Altri fanno parte di programmi di conservazione e gestione genetica.
Per diverse specie, una reintroduzione in natura non è possibile o sarebbe dannosa.
Rilasciare un animale in natura non è sempre un atto di libertà.
A volte significa condannarlo.
Un animale cresciuto con l’uomo, senza le competenze necessarie alla sopravvivenza, non sa cacciare, difendersi o integrarsi in un ecosistema complesso.
Strutture come Gallorose diventano quindi luoghi di responsabilità, dove questi animali possono vivere in sicurezza, ricevere cure adeguate e diventare ambasciatori della loro specie.
E qui succede qualcosa di fondamentale:
le persone li guardano.
E, guardandoli davvero, iniziano a comprendere.
La collaborazione tra Gallorose e il mio progetto "Se mi guardi esisto", nasce da un intento comune:
- Raccontare la fauna con uno sguardo rispettoso e autentico.
- Promuovere conservazione e consapevolezza ambientale.
- Creare contenuti fotografici e video che generino connessione.
- Educare le nuove generazioni.
- Sostenere progetti di tutela in Italia e all’estero.
Il parco ha creduto nel progetto e ne sostiene la visione: uno sguardo che non è intrusione, ma incontro.
Grazie a questo spazio posso osservare gli animali nel tempo, cogliere dettagli, relazioni, espressioni che difficilmente emergono in contesti più fugaci.
Posso studiare il comportamento animale, relazionarmi con biologi, veterinari... capire il linguaggio e saper distinguere il bene dal male. Perchè il malè c'è anche quando vogliamo fare del bene ma senza una base di istruzione, possiamo fare grandi danni.
Allo stesso tempo, il progetto restituisce valore al parco, amplificando la sua missione attraverso immagini e storie.
Perché Gallorose è così importante per il mio progetto?
l parco è una risorsa preziosa per tre motivi:
1) Continuità:
Osservare nel tempo significa capire davvero.
2) Spazio di ricerca visiva:
Un ambiente controllato dove sperimentare e crescere, per poi portare uno sguardo ancora più consapevole nelle missioni sul campo.
3) Educazione:
Le immagini diventano strumenti concreti per sensibilizzare, spiegare, raccontare.

Questa collaborazione si traduce in:
- Servizi fotografici dedicati.
- Contenuti educativi.
- Divulgazione condivisa.
- Eventi e iniziative future.
Gallorose non è una location. È un partner. E insieme portiamo avanti una missione:
far conoscere, far emozionare, far riflettere.
Ogni immagine nata qui diventa parte di Se mi guardi esisto: un progetto che unisce fotografia, conservazione e racconto.
L’obiettivo è uno: creare un ponte tra le persone e la natura. Perché ciò che conosciamo davvero, non riusciamo più a ignorarlo.
È un luogo che ti ricorda quanto siamo parte
di un mondo molto più grande.
In base a tutto questo che ho scritto, vorrei presentarvi una "ragazza" molto particolare:
Anastasia.
La regina venerabile del suo mondo.
C’è chi ama il silenzio.
E poi c’è Anastasia.
Anastasia adora tutto ciò che scrocchia, scricchiola e fa rumore.
Rami secchi, foglie croccanti, oggetti misteriosi da esplorare.
Se qualcosa fa crac, lei deve assolutamente controllare.
È nata nel 1994 e tra poco compirà 32 anni.
Questo la rende l’esemplare di vari rosso più anziano d’Europa.
In natura i vari rossi vivono mediamente circa 15 anni.
Lei ha praticamente raddoppiato la storia della sua specie.
Ama fare lunghissimi bagni di sole, quasi meditativi.
Anastasia vive in funzione della vitamina D: sole, calma e pazienza.
E quando il sole cala?
Allora rientra nella sua casina e inizia la sua piccola esplorazione serale, cercando dentro quello che il sole, quando va via non le ha regalato durante il giorno.
È dolcissima.
Di una delicatezza rara.

Una piccola signora della foresta che merita tutte le attenzioni possibili.
Questo è solo un frammento.
Un piccolo spiraglio su storie che non sono solo affascinanti o romantiche, ma reali, complesse, a volte dure.
Storie che parlano di perdita, di errore umano, ma anche di tentativi ostinati di rimediare.
Mi piacerebbe che questo articolo non venisse letto distrattamente.
Ma che fosse vissuto.
Come un punto di partenza.
Per farsi domande.
Per mettere in discussione ciò che crediamo di sapere.
Per andare oltre le opinioni facili.
Se anche solo una persona, arrivata alla fine, si fermasse a pensare:
“Non avevo mai visto questa cosa da questo punto di vista”
allora avrebbe già avuto senso.
E se da lì nascesse un dialogo — fatto di rispetto, curiosità e intelligenza — sarebbe ancora più importante.
Per me la fotografia non è mai stata solo immagine.
È relazione.
È responsabilità.È il modo che ho per avvicinarmi a ciò che esiste davvero, senza filtri.
Attraverso il mio progetto, mi trovo a lavorare a stretto contatto con realtà che ogni giorno si muovono su un confine sottile: quello tra ciò che abbiamo distrutto e ciò che stiamo cercando, disperatamente, di salvare.
Come il David Sheldrick Wildlife Trust, dove gli elefanti orfani trovano una seconda possibilità.

O la Ol Pejeta Conservancy, dove vivono gli ultimi due rinoceronti bianchi settentrionali rimasti al mondo.
Najin e Fatu.
Due nomi che non dovrebbero esistere da soli.
E invece sono tutto ciò che resta.
Non sono nate libere, come immaginiamo.
Arrivano da un lungo percorso di conservazione iniziato in Europa, e oggi vivono sotto protezione costante, in Kenya.
Non sono il simbolo di una vittoria.
Sono il simbolo di un limite.
Il nostro.
E allora la domanda vera non è se sia giusto o sbagliato.
Se uno zoo, un centro, una recinzione siano “naturali” oppure no.
La domanda è:
cosa succede quando la natura non è più in grado di proteggersi da sola?
Quando l’alternativa non è la libertà…
ma la scomparsa?

Non tutti i mali vengono per nuocere.
Ma questa frase, da sola, non basta.
Perché la verità è più scomoda:
a volte dobbiamo scegliere il male minore.
E farlo sapendo che non è una soluzione perfetta,
ma è l’unica che resta.
Io non ho tutte le risposte.
Ma continuo a cercarle.
E continuo a raccontarle.
Non so se questi articoli vi interesseranno.
Ma sento il bisogno di condividerli.
Accanto alla tecnica, all’attrezzatura, alle fotografie…
credo ci sia qualcosa di ancora più importante: raccontare ciò che c’è dietro.
I progetti. Le scelte. I dubbi. Il percorso.
Perché è lì che iniziamo davvero a conoscerci.
Ed è lì che, forse, qualcuno può trovare uno spunto, una risposta…
o semplicemente il coraggio di iniziare a rendere reale il proprio sogno.
Negli ultimi tempi ho capito una cosa.
Sto migliorando… perché mi sto ritrovando.
C’è stato un periodo in cui scattavo senza sapere davvero cosa stessi cercando.
Volevo solo una bella immagine.
Ora è diverso.
Non cerco più una foto perfetta, anche perchè non credo di averla mai fatta.
Le mie foto sono piene di difetti, ma non è importante per me. La tecnica, la pulizia la costruisco imparando, con il tempo... ma dentro una foto ci deve essere qualcosa di più. Ho smesso di cercare una perfezione che non arriverà mai.
Ora entro nella scena.
Nel momento.
Previsualizzo.
Aspetto.
Non scatto più per prendere qualcosa,
ma per incontrarlo.
Perché adesso so cosa sto cercando.
Cerco me.

Sono tornata ad amare quello che faccio.
Perché ho ritrovato me stessa dentro a quello che faccio.
La connessione con ogni animale mi fa sentire viva.
Non mi basta più fotografare.
Voglio creare un legame.
E se quel legame non c’è…
non scatto.
Voglio che l’animale mi veda.
Davvero.
Non come un disturbo,
non come una presenza invadente.
Ma come qualcosa di vivo.
E forse è proprio lì,
in quello spazio sottile tra due esseri viventi che si riconoscono,
che nasce davvero una fotografia.
Risposte e commenti
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inviato il 22 Aprile 2026 ore 19:12
Ciao Sara, hai fatto un unteressantissimo articolo con foto belle e sentite per la passione che dedichi. Dalle parole che scrivi si percepisce l'amore che hai per la natura ed il tempo che dedichi con amore agli animali e ad un loro futuro a rischio di estinsione per molte specie. Non sapevo dell'esistenza di questo parco, spero un giorno di visitarlo. Igino |
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inviato il 22 Aprile 2026 ore 22:36
Ciao Igino, grazie davvero per le tue parole. Mi fa molto piacere che attraverso l’articolo sia arrivato ciò che provo davvero, perché è esattamente questo il senso di tutto: riuscire a trasmettere non solo immagini, ma anche il legame profondo con la natura e con gli animali. Sapere che ti ha incuriosito al punto da voler visitare questo luogo è forse il risultato più bello. Grazie ancora per aver dedicato del tempo a leggerlo e a scrivermi. Sara |
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inviato il 09 Maggio 2026 ore 10:03
Cara Sara, sono molto contento di aver letto questo articolo. Corrisponde perfettamente alla mia esperienza di amante della natura e delle conoscenze che la riguardano. All'università raccomandavano di non interagire in alcun modo con le specie che osservavamo per non influenzarle e vanificare le osservazioni, ma oggi mi sono completamente svincolato da queste pastoie e cerco sempre una relazione con le specie selvatiche, se possibile. Questi piccoli pappagalli a intervalli regolari partivano a tutta velocità verso di me e mi sfrecciavano vicinissimi, per poi tornare a mangiare.
 Era il loro modo di comunicarmi che mi avevano notato, a dieci metri dall'albero su cui si alimentavano. Il tuo articolo è un passo avanti. Scrivine altri e magari tenta la strada di un testo più lungo, magari un libro. |
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inviato il 09 Maggio 2026 ore 23:24
Ti ringrazio davvero, Claudio. Leggere parole così, soprattutto da chi ha vissuto la natura con osservazione e sensibilità autentica, per me ha un valore enorme. Credo che esista una differenza sottile tra l’interferire… e l’entrare in relazione. Molte volte gli animali percepiscono la nostra presenza molto più di quanto immaginiamo, e a volte scelgono persino di risponderci, ognuno nel proprio linguaggio. Bisogna essere consci del fatto di essere presenti tanto quanto tutti gli esseri viventi della terra. L'interazione ci sarà sempre in quanto viviamo. Non bisogna mai confondere l'interferenza dettata dal menefreghismo, ignoranza e egoismo. Ma rispetto e sensibilità. Studiare, capire l'ambiente e i suoi abitanti così da saperci limitare senza danneggiare niente e nessuno. Il racconto dei piccoli pappagalli che ti sfioravano è bellissimo, perché parla proprio di questo: attenzione reciproca, curiosità, riconoscimento. E grazie anche per l’incoraggiamento a scrivere ancora. Forse hai ragione… forse certe cose meritano uno spazio più grande di un semplice articolo. Con questo tuo commento sento che hai capito il mio modo di vedere la natura. Come se tu non lodassi solo l'articolo, ma una sensibilità. |
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inviato il 09 Maggio 2026 ore 23:46
In realtà ogni essere vivente emette frequenze che gli altri esseri viventi percepiscono. È impossibile non partecipare al presente selvaggio, anche se ci nascondiamo all'ombra di un cespuglio in una ghillie fogliata. Io sono cristiano e spesso mentre sono in natura prego per ingannare il tempo nelle attese, e vedo che gli animali mi percepiscono come una presenza amica, non più come un possibile predatore. Uso le frequenze anche per curarmi e curare familiari e amici. Il tuo approccio è in piena sintonia con la mia esperienza. Il mondo, in particolare il grande organismo della biosfera ha bisogno di gente come te. Ho scritto un breve articolo da cui forse puoi prendere spunto. Laico, ma con qualche apertura spirituale. www.juzaphoto.com/article.php?t=4954357&l=it Penso di partire da lì per scrivere un libro di parole e immagini. |
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inviato il 10 Maggio 2026 ore 10:17
Ti ringrazio davvero per questo messaggio così profondo. Non so spiegare tutto ciò che accade in natura attraverso concetti precisi o spirituali, ma credo molto nel fatto che gli animali percepiscano le intenzioni, la calma, il rispetto e il modo in cui ci poniamo davanti a loro. Ci sono momenti, là fuori, in cui il confine tra osservatore e osservato sembra quasi sparire. Ed è probabilmente questo che mi spinge a continuare: sentire che la natura non è qualcosa da conquistare, ma qualcosa con cui entrare in relazione. Darò volentieri uno sguardo al tuo articolo. E trovo bellissima anche l’idea di un libro fatto di immagini e parole, perché certe esperienze hanno bisogno di essere raccontate con entrambi i linguaggi. |
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inviato il 10 Maggio 2026 ore 13:07
Partirei dalla spiritualità di San Francesco, che prima intuisce e poi diventa consapevole che tutti gli elementi esistenti sono figli dello stesso Padre, perciò sono fratelli. La genetica ha rilevato successivamente che il nostro dna ha il 98% in comune con gli scimpanzè, diminuendo gradualmente rispetto a tutte le altre forme animali viventi fino a un 48% in comune con gli insetti sociali, che sono sull'altro vertice evolutivo e alla massima distanza da noi umani. Siamo o non siamo fratelli? o cugini? Perciò abbiamo questo amore per la natura e per il pianeta in cui abitiamo. Credo. |
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inviato il 10 Maggio 2026 ore 16:03
Credo che sia proprio questo il punto più affascinante: più la scienza e il credo vanni avanti, più ci ricordano che non siamo separati dalla natura… ma parte di essa. Forse cambia la forma, il linguaggio, il modo di vivere. Ma la vita resta collegata da un filo comune. E quando inizi davvero a guardare un animale negli occhi, questa distanza che pensiamo di avere… improvvisamente si riduce |
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inviato il 10 Maggio 2026 ore 16:22
È così. Io ho quasi settant'anni e negli anni settanta vigeva un mainstream materialista e ateo. La filosofia convergeva su posizioni apparentemente realistiche che ciò che esiste si fosse generato automaticamente attraverso leggi fisiche preesistenti. Era una suggestione fortissima, originata dalla persecuzione ecclesiastica di Galileo Galilei. Nessuno ci diceva allora che egli era credente e che è morto credente: la realtà è una, e scienza e fede devono necessariamente convergere. Che un papa abbia negato la conoscenza scientifica è un semplice errore per il quale sono state negate per secoli le conoscenze che riguardano la natura stessa della vita che la scienza, ad oggi ancora ignora per i limiti degli strumenti di cui si serve. Io sono un appassionato delle scienze naturali e un credente che ha superato quelle suggestioni. Credo che tutta la materia (anche minerali e rocce) vibri ed emetta frequenze, influenzando ed entrando in comunicazione con tutto ciò che esiste. I chakra oggi sono rilevati da apparecchiature scientifiche, e somministrando frequenze opportune, tutte le anomalie dei chakra - che corrispondono a malattie - possono essere modificate e di conseguenza le malattie curate non più da sostanze chimiche ma da frequenze. Per quanto riguarda ciò che facciamo come fotografi e scrittori, possiamo tendere all'armonia dell'universo che ci circonda, e guidare più gente possibile verso questa armonia. Quando le frequenze che emettiamo (e gli ormoni come l'adrenalina) corrispondono a stati d'animo aggressivi gli animali e le piante li percepiscono prima ancora che facciamo gesti aggressivi. Invece quando prego e ho i sentimenti di Gesù gli animali si avvicinano a me. Per questo ho citato san Francesco, perché ho fatto la sua stessa esperienza. Tu sei vicina a questo e sono lieto di averti incontrato: la strada da percorrere è esattamente questa. Quella che con questo breve articolo dimostri di star percorrendo. Fantastico! |
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inviato il 10 Maggio 2026 ore 16:47
Ti ringrazio davvero per questa riflessione così profonda. Credo che, al di là delle convinzioni personali, esista qualcosa che molte persone percepiscono quando si trovano davvero immerse nella natura: una connessione difficile da spiegare solo a parole. Gli animali sentono molto più di quanto immaginiamo. Percepisco anch’io che il modo in cui ci avviciniamo a loro (l’energia, il rispetto, l’intenzione ) cambi completamente l’incontro. Forse il punto più importante è proprio questo: tornare ad ascoltare, osservare e sentirci parte di qualcosa di più grande, invece che separati da tutto il resto. E se la fotografia può aiutare anche solo una persona a riscoprire questa armonia… allora ha già fatto qualcosa di importante. |
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inviato il 10 Maggio 2026 ore 19:57
Il fatto è la cultura mainstream attuale considera esistente solo quello che i nostri 5 sensi percepiscono. E ciò che gli strumenti scientifici possono indagare, negando implicitamente l'esistenza di tutto il resto. Il punto di vista di Socrate è ancora fondamentale: per ogni nuova scoperta si acquista consapevolezza che ci sono moltissime cose che ignoriamo e che prima della scoperta non immaginavamo nemmeno. Ma, dico sempre ai miei figli, esiste molto più di quello che si vede o si può fotografare. Ad esempio, a seconda del nostro umore e del nostro stato fisico e mentale, l'aura registrata dai nostri strumenti si modifica da situazione a situazione. L'aura è il campo elettromagnetico che ci avvolge e gli altri esseri viventi lo percepiscono. Perciò è vero che l'intenzione con cui avviciniamo un animale viene intesa, anche grazie agli atteggiamenti del corpo e alla nostra voce. La natura e il fondamentale equilibrio di un ecosistema climax ci parlano del senso della vita e aprono alla percezione di aspetti spirituali della vita. Il mio stato ideale è da sempre essere immerso in un ecosistema sano, diversificato, dove la meditazione si incontra perfettamente con l'osservazione della natura e la fotografia naturalistica, cioè alla sua rappresentazione. Questo si può chiamare anche contemplazione, quello che monaci e monache di ogni religione fanno molte ore al giorno da migliaia di anni. Osservazione e meditazione fanno integrazione, benessere fisico e mentale. Talvolta si ottiene persino la guarigione da qualche malanno. In fondo quando scrivo di natura è questo che considero importante, comunicare armonia usando la chiave della bellezza. Ciò che ho trovato in questo articolo che hai scritto. Spero per te e per me che riusciamo a svilupparlo per trasmettere armonia naturale agli altri, per contagiarli, attraverso la bellezza con la speranza di uno stato migliore, di una vita migliore già qui ed ora che siamo su questo pianeta. Anche la vecchiaia può diventare bella e ricca di soddisfazione. È quello che sto sperimentando. In questo sito si può avere anche molta visibilità e incontrare persone molto importanti per il nostro percorso. Questo non è un social, la gente si incontra realmente e si scambia esperienze e conoscenze che fanno crescere tutti gli utenti del forum. |