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Le isole Azzorre


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Le isole Azzorre , testo e foto by Peda. Pubblicato il 08 Gennaio 2023; 14 risposte, 689 visite.


Dopo due anni di viaggi on the road decidiamo di far riposare l'auto e spingerci nel punto più ad ovest dell'Europa, le isole Azzorre. Nella nostra idea, grazie alla solita organizzazione puntigliosa di Giulia visiteremo, in due settimane, 4 delle 9 isole dell'arcipelago, in ordine: Pico, Flores, Corvo e Sao Miguel.
Durante la prenotazione dei voli scopriamo che con SATA Air Acores si può pagare un supplemento di pochi euro, una sorta di green-tax, che dovrebbe coprire l'inquinamento causato dal volo. La paghiamo molto volentieri.
Per arrivare alla nostra meta dobbiamo fare scalo a Lisbona. Essendo previdenti optiamo per fare un bagaglio grosso da stiva e uno più piccolo dove mettere qualche cambio per entrambi nel caso la valigia grossa venga dispersa.
Arrivati a Malpensa però, per questioni di spazio nelle capelliere, ci fanno mettere anche la valigia più piccola in stiva, “va beh, non saremo così sfigati da perderle entrambe”.
Atterrati a Lisbona tempo un'ora e siamo già sul volo che ci porterà al piccolo aeroporto sull'isola di Pico, la seconda isola dell'arcipelago per superficie e che vanta la montagna (vulcano) più alta del Portogallo.

IHLA DO PICO

Atterriamo e ci dirigiamo all'unico nastro trasportatore di questo piccolo aeroporto, aspettiamo speranzosi le nostre valige “questa no, questa no, nemmeno questa…” e mentre tutti le raccolgono, tra cui anche tre tedeschi che hanno preso i nostri stessi voli, le nostre speranze si trasformano in ansie per poi guardarci sconsolati quando il nastro si ferma. Germania batte Italia 3 a 0.
Eccoci qua, in mezzo all'oceano Atlantico con solo i vestiti che abbiamo indosso e uno zaino fotografico. Mentre aspettiamo che il desk per i bagagli persi apra, facciamo le pratiche per l'auto. Al desk quando comunichiamo di aver perso i bagagli non sembrano molto sorpresi: infatti hanno una stampa con i diversi tipi di valigie e uno spettro di colori infinito per facilitare la descrizione. Per cavarcela nei prossimi giorni abbiamo a disposizione 50 € a testa il primo giorno e 30 € i tre giorni successivi.
Usciti dall'aeroporto ancora un po' intontiti ci dirigiamo, con la nostra citroen C1 grigia, verso l'appartamento prenotato; sulla strada troviamo un supermercato per le cibarie e un cinese (si, incredibilmente sono arrivati fino a qui) dove compriamo un paio di mutande, calze e magliette.
Arrivati alla casa, con qualche difficoltà nel capire esattamente dove fosse, siamo decisamente abbattuti per aver voglia di prepararci cena e quindi andiamo nell'unico locale aperto vicino, un posto davvero carino dove del buon cibo e dell'ottimo vino ci tirano su.
Ci svegliamo senza avere il problema di come vestirci e partiamo verso Madalena dove alle ore 9:00 abbiamo appuntamento con CW Azores per provare ad avvistare i cetacei. Iniziamo il briefing senza ancora la certezza di poterci imbarcare visto le cattive condizioni dell'oceano. Mentre ci spiegano le varie specie che potremmo incontrare e i loro comportamenti ecco che arriva l'ok; bene, si parte!
Arriviamo alla caletta dove finalmente vediamo il nostro potente mezzo, un gommone di circa 10 metri, che ci accompagnerà nel mezzo dell'oceano. Già la salita sul gommone lascia presagire le difficoltà che andremo ad incontrare.
L'uscita dal porto passando in mezzo a due faraglioni sarà sicuramente il ricordo più spaventoso di tutta la vacanza e sicuramente uno dei momenti dove ho provato più paura nella mia vita. Onde sempre più grandi sembrano non darci tregua, la prua ad ogni onda sale sempre più in alto per poi sbattere sempre più forte e a parte tenermi sempre più stretto alla sbarra che avevo davanti fino ad avere i crampi, sono del tutto terrorizzato. Da contraltare al mio panico c'era l'euforia di Giulia che si divertiva ad ogni sobbalzo e le urla dello skipper che ogni due minuti ci chiedeva se fosse tutto ok e se ci stessimo divertendo. Per non essere scortese non ho mai risposto a questa domanda.
Oltrepassati i due faraglioni la situazione è migliorata, finalmente potevo respirare. Da lì è partita una vera e propria “caccia” ai cetacei, dove lo skipper veniva guidato da personale a terra che con potenti binocoli osservava gli spruzzi di queste immense creature, indirizzandoci nel punto giusto.
Ed eccole! per prima vediamo una coppia di capidogli, mamma e cucciolo, poi dei delfini che giocano tra le onde ed infine altri capidogli fino a quando uno ci regala l'amata immersione; il capodoglio prende fiato immergendosi praticamente in verticale per andare in cerca di cibo, in questo modo la coda esce fuori dal mare.
Sarà lo stress del viaggio, le due ore di differenza di fuso orario, il terrore delle onde (almeno per me) e l'euforia di questi incontri meravigliosi ma nel ritornare in porto a me e Giulia prende un sonno tremendo, praticamente quasi da non riuscire a tenere gli occhi aperti, ovviamente non può mancare la pioggia ma poco ci importa. Il gommone surfando una bella onda arriva praticamente in porto.


Preso un tè gentilmente offerto dallo staff ci accorgiamo di avere i pantaloni completamente bagnati, per fortuna in questa piccola cittadina c'è un negozio di articoli sportivi dove facciamo un po' di shopping e scambiamo col proprietario due battute sulla disavventura con le valigie, nonostante il sospetto (essendo l'unico negozio di articoli sportivi sull'isola) che sia in combutta con SATA airlines per lo smarrimento dei bagagli, ne approfittiamo per cambiarci in camerino.
La giornata prosegue con la visita al paesaggio della cultura vinicola dell'isola Pico, patrimonio Unesco, una distesa di vigneti dove al posto dei filari ci sono muretti di pietra lavica che fondamentalmente hanno due funzioni: proteggere le piante dal vento e accumulare calore.
Ci spostiamo infine sulla costa dove un amichevole cane ci accompagna per un tratto e dove ci fermeremo a fare un aperitivo con vista sulle onde dell'oceano.


Siamo a metà del nostro soggiorno sull'isola di Pico, nella nostra idea una giornata sarebbe stata da dedicare alla scalata del monte Pico, che con i suoi 2351 metri di altitudine è la vetta più alta del Portogallo, purtroppo però oggi il tempo non è dei migliori e quindi ci dirigiamo verso i vari laghetti vulcanici nell'entroterra dell'isola.
Questa giornata prevedeva diversi percorsi escursionistici ma a parte una prima ora passata in compagnia di graziose mucche e pascoli verdissimi il tempo non ci darà tregua; la maggior parte dei tratti verrà quindi fatta in auto con solo qualche corta passeggiata negli spot più iconici. In aggiunta dobbiamo anche incominciare a pensare a comprare del vestiario adatto poiché viste le condizioni metereologiche l'areo odierno tra Lisbona e Pico è arrivato senza nessuna valigia a bordo.
L'ultimo giorno visto sia il tempo incerto sia la nostra attrezzatura non del tutto consona ad una scalata impegnativa come il monte Pico decidiamo purtroppo di rinunciare alla salita e optiamo per fare un periplo dell'isola. Al mattino ci dirigiamo ad est, dove sulla costa nera molto frammentata che i nativi chiamano “biscoitos” sorge il Farol da Ponta da Ilha. Facciamo parte del percorso accompagnati da un gatto molto amichevole che si siede sulle mie gambe mentre faccio alcune foto e da un cane che fa da guardia al micetto “San Francesco, spostati”.
Più tardi nel pomeriggio abbiamo invece una visita guidata alla Gruta das Torres, una grotta, o meglio un tunnel lavico orizzontale di oltre 5km. La particolarità di questo tunnel è che per non alterare nulla del luogo è stato lasciato completamente al buio, per la visita si viene quindi muniti di torcia a bassa intensità e caschetto. L'esperienza è davvero immersiva, ma purtroppo fotograficamente parlando non c'erano iso che tenessero.
Prima che la giornata si concluda compriamo l'ultima cosa che non avevamo ancora, una valigia per poter portare sulla prossima isola il nostro nuovo guardaroba, ovviamente mentre stiamo sulla strada di casa ci chiamano dall'aeroporto, le valige sono arrivate e un taxi le sta portando alla nostra abitazione “non poteva essere più scontato di così”.
L'indomani, con una valigia in più di quando siamo partiti, siamo pronti ad imbarcarci per prendere l'aereo per l'isola di Flores.

IHLA DAS FLORES

Per la mia gioia, per spostarsi da un'isola all'altra, tutti i voli fanno scalo su Sao Miguel (l'isola principale), per cui si allunga il tragitto, raddoppiano le partenze e gli atterraggi e di conseguenza anche il mio mal di pancia. Al minuscolo aeroporto di Flores prendiamo le varie cartine dei trekking da fare e l'auto a noleggio, aggiungiamo un'altra C1 alla nostra collezione, ma stavolta blu.
Ci dirigiamo dunque verso la nostra casa che si trova probabilmente nel posto più magico di tutta l'isola, Faja Grande.
Nel tragitto, quasi per caso, ci fermiamo con la macchina al Miradouro Craveiro Lopes, che si affaccia sulla splendida valle di Faja Grande: la vista è mozzafiato, il verde delle colline, il fragore delle cascate e la luce del pomeriggio verso ovest ci trasportano per un attimo in Jurassik Park, non saremmo sorpresi di avvistare qualche brontosauro in lontananza.
Essendoci ancora un'ora di luce esploriamo una cascata nei dintorni e poi ci dirigiamo verso la costa dove mi metto a fare qualche foto col treppiede, nel frattempo perdo di vista Giulia, per cui raccatto l'attrezzatura in fretta e furia e vado alla sua ricerca. Quando la trovo c'è in serbo per me una grande sorpresa; sull'isola più ad ovest dell'intero continente Europeo, tra vento, acqua e onde, in scarponcini e cappottino giallo Giulia mi chiede di sposarla. Si, ho detto sì!
Alquanto emozionati torniamo a casa, questa giornata sarà indimenticabile.


La prima giornata su Flores la dedichiamo ai laghi vulcanici dell'entroterra e iniziamo la visita facendo un bel percorso nella Reserva Florestal Natural do Morro Alto, tra un susseguirsi di pioggia, sole e arcobaleni che rendono questi luoghi ancora più affascinanti percorriamo un bellissimo sentiero che costeggia il Lagoa Negra e il Lagoa Comprida.
Mentre mangiamo due panini vista lago ci mettiamo in contatto con alcuni residenti dell'isola che offrono il “servizio di navetta” in giornata da Flores verso Corvo (l'isola adiacente). Claudio, un giovane ragazzo dell'isola, ci dice che al momento le condizioni dell'oceano non sono buone ma se dovessero migliorare e se riuscissimo a trovare qualcun altro interessato si potrebbe organizzare.
Nel pomeriggio ci spostiamo con l'auto più a sud per fare un giro intorno ad altri due laghi per poi vederli dal fantastico miradouro Caldeira Rasa e Funda.


Da questo primo giorno a Flores si può già intuire come questa isola sia davvero speciale, ovunque ci spostiamo troviamo pochissima gente e i sentieri, se pur tenuti bene, rimangono decisamente naturali e grezzi come è giusto che sia.
Il secondo giorno è riservato forse al percorso più spettacolare di tutta l'isola, si parte subito alla grande andando a vedere la Cascata da Ribeira do Ferreiro: mentre ci si avvicina a questo luogo si respira un'atmosfera preistorica, un grosso tronco caduto ma ancora vivo fa da quinta teatrale a questo lago dove si riversano numerose cascatelle che scendono giù da una parete verticale verde. L'impatto fa rimanere a bocca aperta e il fatto che in questo momento ci siamo solo noi rende il tutto ancora più magico. Questo è uno di quei luoghi che rimane scolpito nella memoria.


Dopo un'ora a contemplare il luogo dobbiamo rimetterci in marcia, il percorso è decisamente lungo e impegnativo, ci aspetta infatti la discesa verso il paese di Fajãzinha con gatti e mucche a farci compagnia e poi la risalita spacca gambe verso il Miradouro do Portal dove una bellissima vista sulla valle ci ripaga dello sforzo fatto. Dopo esserci rifocillati proseguiamo verso la Caldeira do Mosteiro, un paesino in mezzo al bosco dove l'ultimo abitante è andato via negli anni '80.
Infine, dopo altri 3km, arriviamo al Miradouro Rocha dos bordões, un blocco di roccia con colonne basaltiche alte più di 20 metri. Qui troviamo una coppia di olandesi che sarebbero interessati ad andare a Corvo, così ci scambiamo i numeri. Io avrei anche una mezza idea di chiedergli un passaggio indietro in macchina, ma il mio inglese è maccheronico e Giulia non ha la mia faccia tosta, quindi gambe in spalla che si sta facendo buio.
Nuovo giorno e nuovo trekking, oggi il percorso inizia praticamente dalla porta di casa e si snoda verso Nord. Ci aspetta il percorso più lungo e più tosto di tutta l'isola, e si parte subito in salita; dalla chiesa de Nossa Senhora Do Carmo si prende un bellissimo sentiero su costa abbastanza esposto che poi gira nel bosco dove nello spazio di un chilometro sale di oltre 350 metri. Nonostante la pendenza assassina, gli alberi ritorti su sé stessi e una vegetazione che non siamo abituati a vedere rendono la scalata più facile del previsto e così arriviamo al primo miradouro chiamato Quebrada dos Fanais. Da qui oltre ad una bellissima vista si può vedere lo scoglio di terra più ad ovest dell'intero continente europeo.


Dopo una pausa meritata continuiamo il nostro percorso tra valli lussureggianti per arrivare finalmente al Farol de Albarnaz, qua la forza del mare si fa sentire e parte del sentiero a picco sul mare ha ceduto.
La maggior parte dei percorsi sull'isola di Flores è lineare e questo non fa eccezione, per cui si torna indietro per i 10km appena fatti.
Prima di arrivare a casa Giulia decide di farsi un bagno alla Cascata do Poço do Bacalhau e infine stremati decidiamo di goderci il tramonto alle piscine naturali vicino a casa, dove Giulia mi sorprende tirando fuori dallo zaino birra e patatine.


Anche il giorno successivo, purtroppo le condizioni metereologiche non sono buone quindi con grande dispiacere la visita all'isola di Corvo non si farà. Con l'umore leggermente grigio in sintonia con il cielo sopra di noi andiamo a visitare la parte est dell'isola.
Ormai abbiamo imparato a fregarcene della pioggia per cui decidiamo comunque di fare un trekking di qualche chilometro che ci porta a vedere la Baía de Alagoa. Ritornati all'auto, costeggiando la costa, ci dirigiamo verso Ponta Delgada dove abbiamo però una piccola disavventura col cibo: infatti, oggi è domenica e i pochi bar/ristoranti presenti sono tutti chiusi. Alla fine, riusciamo a mangiare e dopo un buon caffè ci dirigiamo verso casa facendo diverse fermate ai vari punti panoramici lungo la strada.


Una volta arrivati, mentre prepariamo il nostro personale menù tipico di questa vacanza (fagioli saltati con pancetta e uova) sentiamo dei miagolii arrivare dal giardino sul retro. Esco e tra i rami di un cespuglio vedo una cucciolata di 4 gattini, non sapendo ben che fare gli preparo una tazza di latte sperando che la mamma prima o poi faccia ritorno.
Il mattino dopo appena suona la sveglia vado in giardino, il latte è stato gradito e i gattini non ci sono più, probabilmente mamma gatta li ha spostati.
Rincuorati dalla notizia carichiamo la macchina e ci dirigiamo verso l'aeroporto senza però rinunciare ad un'ultima escursione di un paio d'ore nel sud dell'isola alla Fajã de Lopo Vaz. Qui troviamo anche due abitanti dell'isola che sono scesi per raccogliere un paio di Ananas “Sì, su quest'isola per avere dell'ananas bisogna farsi due ore di scarpinata”.

IHLA DE SAO MIGUEL

Atterriamo in pomeriggio sull'isola principale dell'arcipelago, Sao Miguel, e sicuramente il primo impatto non è dei migliori. Dopo giorni passati su isole praticamente deserte con paesini attraversati da un'unica strada, ci troviamo catapultati in una città che nulla ha da invidiare alle moderne metropoli europee: l'assoluta tranquillità vissuta fino ad' ora lascia spazio alla frenesia e caos di una città moderna. Prendiamo l'auto, completando la collezione delle C1 con la versione in bianco, e fatta la spesa in un enorme centro commerciale ci lasciamo la città con i suoi palazzoni alle spalle e ci dirigiamo il più lontano possibile, nell'estremo est, alla ricerca della tranquillità che ci ha incantato nei giorni precedenti. Arrivati a Nordeste un gatto bianco senza orecchie e una ragazza del luogo ci aspettano per consegnarci le chiavi della nostra ultima abitazione, una casa appena ristrutturata con un bellissimo giardino e un favoloso cesto di benvenuto con del buonissimo bolo levedo (dei panini lievemente dolci).
La prima giornata su quest'isola è accompagnata da una forte pioggia che però non ci fa dubitare e quindi partiamo come previsto per la valle das Lombadas che si trova al centro dell'isola. Qui troviamo una fabbrica abbandonata e un fiume dal color arancione che con la vegetazione verde forma un contrasto di colori davvero affascinante. Il fatto che piova e che il tutto sia più scivoloso rende la passeggiata ancora più bella e infatti presi dall'avventura, oltrepassiamo un paio di auto con i turisti riparati all'interno e ci inoltriamo alla ricerca di una famigerata cascata che si dovrebbe trovare nei pressi ma che non è segnalata. Percorriamo diversi sentieri nel bosco, spesso tornando sui nostri passi per scegliere un'altra direzione dall'ultimo bivio, il tutto circondati da una fitta vegetazione e sempre sotto una pioggia battente che rende l'avventura ancor più affascinante: ci sentiamo come degli (incoscienti) esploratori. Purtroppo, non troviamo la cascata, ma torniamo alla macchina col morale alto: l'emozione dell'avventura nella pioggia è stata una ricompensa più che sufficiente.
La prossima tappa è il Lagoa do Fogo, un lago dalla forma particolare. Scendiamo verso il lago e iniziamo a fare qualche foto. Il meteo va pian piano migliorando e ci accorgiamo nel giro di pochi minuti di quanto maggiormente turistica sia quest'isola rispetto alle altre, escursionisti cominciamo a comparire lungo il percorso, e Giulia (amante della gente come tutti i liguri) inizia a dare segni di insofferenza XD
Nel pomeriggio vediamo l'unica chiesa di questo viaggio, l'Ermida de Nossa Senhora da Paz, una chiesa con un'imponente scalinata bianca che risale il versante della collina proprio di fronte all'isolotto de Vila Franca do Campo, sul quale offre una bella vista. Concludiamo la giornata a Furnas, prima visitando il suo lago e le caratteristiche fumarole, poi la cittadina. Qua l'acqua è talmente calda che la si vede bollire e l'odore di zolfo pervade l'intera zona; sia al lago che in centro a Furnas, pozze di acqua calda e sbuffi di vapore dal terreno rendono il paesaggio molto particolare.
Alla sera decidiamo di cenare proprio a Furnas dove assaggiamo il piatto tipico: una sorta di bollito misto di carne con verdure cotto proprio in queste fornaci naturali, veramente molto saporito.
Di ritorno verso casa notiamo sulla strada un gabbiano in difficoltà. Nonostante io non sia molto a mio agio con i volatili decidiamo di fermare la macchina e con l'aiuto della giacca riesco ad avvolgere il gabbiano e spostarlo in una zona meno pericolosa. (il mattino dopo passando per la stessa strada il gabbiano non c'era più, spero si sia ripreso).
Nuovo giorno e nuova parte dell'isola, stamattina con calma visitiamo la Cascata da Ribeira dos Caldeirões, una bella cascata fin troppo curata, con un bel percorso escursionistico nel parco retrostante. Qua notiamo una grossa differenza con i percorsi delle altre isole dell'arcipelago e scherzando, decidiamo di soprannominare Sao Miguel le “Azzorre for dummies” che possiamo tradurre in modo amichevole come la Azzorre per le famiglie.


Dopo un'altra cascata e un po' di oceano arrabbiato ci spostiamo per l'ora di pranzo alla Fábrica de Chá Gorreana, una fabbrica di thè dove si possono gustare i diversi prodotti e passeggiare tra le immense piantagioni all'esterno in un panorama alquanto suggestivo e inaspettato.
La giornata finisce con un paio di tappe in miradouri estremamente ventosi dove vengo puntualmente redarguito da Giulia per essermi arrampicato sul muretto che delimitava la zona, la vista meritava questo piccolo rischio.


Il terzo giorno sull'isola è dedicato alla parte ovest che è anche quella più gettonata turisticamente.
Il mattino parte con un'escursione intorno al Lagoa do Canario dove prima ci aspetta una bella salita per vedere il panorama da uno dei punti più alti dell'isola poi durante la discesa ci immergiamo in uno splendido bosco dove il muschio la fa da padrone. Infine, poco distante, visitiamo il Miradouro da Boca do Inferno dove si ha la vista più iconica dell'isola, il complesso di laghi di Sete Cidades.
In pomeriggio ci spostiamo sulla costa a Ponta da Ferraria dove si trova la porta do Diabo: mai nome fu più azzeccato. Onde davvero imponenti si infrangono su questa spiaggia di rocce laviche facendola letteralmente tremare ad ogni impatto. Concluderemo la giornata poco distante, alla Moisteiros beach dove due imponenti faraglioni catturano lo sguardo dei presenti.


Siamo arrivati così all'ultimo giorno dell'intera vacanza, in mattinata visitiamo la parte nord-est dell'isola nei dintorni del paesino dove alloggiamo per poi incominciare a spostarci verso sud dove andiamo alla ricerca della Cascata da Ribeira Quente, una cascata dall'acqua tiepida. Parcheggiata l'auto nei pressi del punto indicato da google ci incamminiamo su un sentiero che risulta un vicolo cieco.
Tornando indietro troviamo un'altra coppia di turisti che evidentemente erano impegnati nella nostra stessa ricerca, anch'essi senza risultato.
Scambiamo due parole e decidiamo di calarci nel letto del fiume e risalirlo fino a quando non comparirà la cascata.
Ovviamente il terreno non è molto agevole, e mentre noi siamo con gli scarponcini da trekking i nostri due compagni di avventura arrancano con le scarpe da ginnastica.
Il rumore della cascata è sempre più forte per cui non si demorde, ormai è diventata una sfida, inoltre questa ricerca ci riporta la mente indietro alle escursioni sulle prime isole dove la ricompensa te la dovevi sudare.
Una volta arrivati alla cascata scopriamo l'esistenza di un comodo sentiero che sbucava tra due gallerie dalla strada. Ci mettiamo a ridere ma sinceramente abbiamo preferito fare la strada difficile.


Salutati gli amici portoghesi ci dirigiamo verso l'ultima tappa del nostro viaggio, la Gruta do Carvão, un altro tunnel lavico sotto la città di Ponta Delgada. Al contrario di quello sull'isola di Pico questo è illuminato, per cui è stata un'esperienza complementare a quella vissuta precedentemente, meno intima ma più gratificante alla vista potendo apprezzare le diverse conformazioni laviche.
Concludiamo la giornata a Ponta Delgada, cenando in un bel locale in centro e dormendo in un hotel nelle vicinanze dell'aeroporto considerato che il volo di rientro sarà molto presto l'indomani.

Finisce così la nostra vacanza alle Azzorre, un posto dai paesaggi naturali incredibili e che soprattutto nelle isole più remote mantiene un ritmo lento, fortemente legato alle condizioni climatiche, dove le preoccupazioni quotidiane svaniscono permettendo di vivere appieno il momento.

Sperando di non avervi annoiato, ringraziamo chiunque sia riuscito a leggere fino a qui.
Un saluto a tutti,
Giorgio e Giulia















Risposte e commenti


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avatarjunior
inviato il 09 Gennaio 2023 ore 12:08

Un "reportage" spettacolare!

avatarsenior
inviato il 09 Gennaio 2023 ore 15:23

Bel reportage, belle foto, bellissima avventura ma...la proposta merita 10 e lode.
Auguroni ad entrambi

avatarjunior
inviato il 09 Gennaio 2023 ore 15:51

No, il racconto non mi ha annoiato anzi. Belli anche gli scatti; ho anch'io in programma una visita alle Azzorre e le informazioni contenute penso potranno essermi utili. Anch'io vi faccio gli auguri per la Vs prossima tappa.

avatarsenior
inviato il 09 Gennaio 2023 ore 22:40

Grazie per questi primi feedback positivi.
E grazie anche per gli auguri Sorriso

avatarsenior
inviato il 10 Gennaio 2023 ore 0:31

Bel racconto e belle foto. Complimenti e auguri per il matrimonio ;-)

avatarsupporter
inviato il 10 Gennaio 2023 ore 0:34

Tutto molto bello ed utile, perché dovremmo arrivare alle Azzorre come porto di arrivo della attraversata atlantica che faremo ad aprile. Quindi salverò il post per ricavarne degli spunti per le mie foto.

P.s. non esiste che sia Giulia che ti fa la proposta di matrimonio MrGreenCool

avatarsenior
inviato il 11 Gennaio 2023 ore 11:15

Grazie Luca.

Max, vedrai che gli spunti sicuramente non mancheranno. E per quanto riguarda la proposta cosa potevo farci a parte dire di si MrGreen è una donna moderna Sorriso

avatarsupporter
inviato il 11 Gennaio 2023 ore 11:25

Bel racconto Peda ;-)
E augurissimi :-P

avatarsenior
inviato il 13 Gennaio 2023 ore 14:03

Grazie Looka Sorriso

avatarjunior
inviato il 19 Gennaio 2023 ore 11:58

Ottima esposizione, coinvolgente e divertente.
È il modo giusto per vedere e amare posti nuovi e serbarne un magnifico ricordo.
Complimenti è tanti auguri per la vostra vita!

avatarjunior
inviato il 20 Gennaio 2023 ore 15:25

Bravo Giorgio, racconto davvero immersivo.
Prossima volta vedrò di esserci anche io MrGreen

avatarsenior
inviato il 23 Gennaio 2023 ore 8:48

@Zuckers, ti ringrazio per le belle parole e per l'augurio.

@Roby, lo sai ogni ottobre si parte e per noi non c'è problema se vuoi unirti.

avatarjunior
inviato il 23 Gennaio 2023 ore 13:43

Fantastico viaggio, bellissimo racconto, e palese invidia MrGreen
Non so se è la luce, le nuvole medio alte non aiutano per nulla, ma le foto le trovo con un po' poco poco contrasto.

avatarsenior
inviato il 24 Gennaio 2023 ore 13:46

Ciao Conrad, guarda non credo sia la luce che alla fine è stata mediamente buona e poi l'aria lì è sempre molto limpida. Penso sia il mio modo di post-produrre le foto che negli ultimi tempi è leggermente cambiato. I miei occhi soffrono un po' l'alto contrasto dei vari schermi (tv, pc, smartphone) e probabilmente quasi in maniera inconsapevole ho cominciato ad ammorbidire anche le mie foto.





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