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"On the road" - USA Ovest


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"On the road" - USA Ovest, testo e foto by Carlez91. Pubblicato il 21 Giugno 2018; 32 risposte, 3637 visite.


"Oltre le strade sfavillanti c'era il buio, e oltre il buio il West. Dovevo andare."

Come non iniziare questo racconto di viaggio senza le parole di "On the road"...

L'avventura americana che tutti covano nel profondo io ce l'avevo davanti ai miei occhi.
Era realtà e non fantasia. Quanti sogni sulla route 66, sulle terre selvagge domate dai cowboys, sui paesaggi che continuano anche oltre l'orizzonte, sulle meraviglie della nostra amata Terra, uniche in questo angolo di mondo... ma ora era l'ora di mettersi in viaggio.

Il vero mischiato al sogno credo sia l'esperienza più coinvolgente che possa fare l'uomo; e quando accade vivi e basta, non ti fai tante domande, ci credi, lo respiri, lo immortali, sperando che duri per sempre, anche se provi subito una punta di amarezza perchè sai che lo dovrai lasciare a breve.

E' così che mi sento di fronte ad una strada che si apre infinita, dritta e solitaria davanti a me, oppure sulla cresta di un canyon, o sotto la volta stellata in compagnia solo della natura più autentica. E questo viaggio prometteva tutto questo...


Atterrato a Los Angeles ho ritirato immediatamente l'auto che mi avrebbe accompagnato per lunghe ore durante il giorno e che alla fine avrebbe segnato quasi 6000 km sul cruscotto. Una cosa era importantissima: la musica. Perchè il West non può essere visto senza una canzone country o indie folk a creare atmosfera.
La direzione iniziale non era l'ovest, bensì l'est, lungo la Route 66 fino a Williams per la notte.




Finalmente pace dopo il caos di LA. Persone e cibo autentico, profumo di BBQ e in sottofondo Elvis: così si presentava questa isolata e minuscola cittadina.
Purtroppo solo di passaggio, devo lasciare ben presto la più famosa strada americana per svoltare a nord, direzione Grand Canyon.
Ti lascia senza fiato. La prima parola che mi è venuta in mente è "immenso".
Quante volte l'avevo visto in foto...
Solo in rare occasioni la realtà supera le aspettative e questa è sicuramente una di quelle volte. Indescrivibile a parole: contiene tutta la gamma della tonalità del rosso, è larghissimo (il North rim sembra distante tre giorni di cammino) ed è un museo vivente (si possono vedere facilmente le varie ere geologiche). Si capisce come questa profonda cicatrice della terra fosse già qui prima della comparsa dell'uomo e come resterà ancora lì quando esso si sarà estinto. Sei a contatto con il tempo, lo puoi vedere, ci puoi camminare sopra. La quarta dimensione fisicamente presente. Questo ha rappresentato per me il Grand Canyon.




La strada verso Page è una delle più appaganti che i miei occhi abbiano visto.
Il paese è ancora meglio: respiro la genuina atmosfera dell'ovest. Passo la serata nel tipico locale del far west, a mangiare "pulled pork", "brisket" e "ribs". Mio Dio... una carne così buona non l'avevo mai assaggiata (per fortuna sarà un tema ricorrente per le successive due settimane)! E c'è anche una festa, con musica country e gente simpatica. Qui ho provato per la prima volta in America la semplice serenità. I volti degli autoctoni sono così e ti contagiano. Un pensiero sfiora la mente... e se ne va, trasportato dal flusso della musica.
Vicino Page ho potuto inoltrarmi nel Lower Antelope Canyon e poi spostarmi nel fratello Upper, simili ma come due fratelli che hanno lo stesso sangue e tratti somatici diversi, così anche questi due prodigi della Natura meritano di essere veduti entrambi.




Gli indiani fanno un ottimo lavoro nella manutenzione dei canyon e senza di loro non puoi inoltrarti. Posti assurdi, creati col tempo e grazie a particolari condizioni, giunti fino a noi grazie a Dio per poterli vivere in tutto il loro splendore.
Vento e sabbia hanno accompagnato tutta la giornata, fino al tramonto sull'Horseshoe bend. Mi piace pensare che un occhio da lassù ogni tanto faccia capolino per potersi godere meglio questa vista...




Dopo due notti in un motel, lascio Page e l'Arizona per entrare nello Utah, terra di montagne e di avventure estreme in cui potersi cimentare.
La prima cosa che si trova dopo il confine è la Monument Valley, spartiacque naturale tra i due Stati. Qui non potevo andarmene senza aver percorso lo sterrato in auto intorno alle bizzarre formazioni rocciose ("butte" e "mesas" di ferro dipinte). E ti vengono in mente le lotte tra indiani e cowboys, i film di Clint e le lunghe traversate di carovane verso ovest alla ricerca dell'oro.




A dispetto di come può sembrare fa molto freddo (appena 5 gradi) e il contrasto col deserto rosso è ancor più forte, come se in quel momento esistessero due realtà.
La strada è come sempre interminabile e Moab non sembra mai comparire all'orizzonte.
Centro nevralgico e campo base per la partenza di numerose avventure, Moab è semplice ma più viva di Page.
Il mattino dopo entro nell'Arches Park. Il primo giorno senza vento battente, limpidissimo e preistorico. Se non sapessi che è il 2018 penserei di trovarmi nel Giurassico e magari dietro quella curva a gomito incrociare uno stegosauro. Mi diverto troppo a giocare con la mente tra realtà multiple immuni dalla scala del tempo.
E questo posto non può non suscitare queste emozioni.




Decido di tornarci anche di sera per il tramonto e per vedere le stelle.
Si dice sia uno dei migliori luoghi degli States dove poterle contemplare. Vero.
Una stella cadente promette bene...
Lasciata Moab, mi inoltro nel Canyonlands, un parco immenso, puntando dritto verso "l'isola nel cielo".
Nel parco, in un punto d'osservazione, incontro una coppia di Boston in pensione che con la loro auto avevano percorso tutti gli States in larghezza fin lì. Siamo rimasti un'ora buona a chiacchierare. Mi hanno invitato a trascorrere un pò di tempo da loro se mai fossi passato da Boston, io ho fatto altrettanto invitandoli in Italia.
Persone squisite, molto simpatiche e veramente interessanti per il loro spirito avventuriero. Un pò ho immaginato così la mia "vecchiaia"...
Se proprio devo dire la verità, non mi hanno mai attirato gli USA per la loro cultura e le loro persone (nulla a che vedere con quello che ho provato nel mio viaggio in Giappone https://www.juzaphoto.com/article.php?l=it&t=2324477&npost=&show=), bensì per la Natura, nel senso più oggettivo del termine. La bellezza e le peculiarità dei paesaggi che possiedono. Beh.. devo assolutamente ricredermi. Stare a contatto con le persone che viaggiano, che condividono pressocchè il tuo stesso percorso, e con i locali e le loro semplici e affascinanti vite vissute è stato magnifico, un'esperienza che colpisce dritta al cuore e ti resta tanto quanto una vista mozzafiato.




Alla sera, dopo altre centinaia di miglia, mi trovo in un motel a ridosso dell'ingresso del Bryce Canyon. Vado a letto presto per potermi godere l'alba direttamente tra gli "hoodoos".
Freddo, calma piatta, qualche turista accompagnano il mio sbadiglio. Ma ne valeva la pena...una delle albe della vita. Penso...se tutte le albe fossero così, sempre, tutti i giorni..non mi stancherei mai di guardarle.
Il poderoso quanto fragile martello di Thor troneggia tra gli altri camini fatati. La prima luce trasforma i loro colori: dal grigio torpore si stagliano ora più infuocati che mai passando dal bianco ghiaccio al giallo paglierino, all'arancione fino al cremisi.
Pensando anche al loro nome sembra proprio di vivere dentro un bosco fatato.




Faccio un bell'anello di circa 6 km rimanendo incantato ad ogni passo e sentendomi piccino piccino, poi torno alla mia fedele toyota corolla e parto in direzione Zion.
Sono passato da poco meno di 10 gradi a quasi 25 gradi nel giro di 200 km.
Il parco è immenso e mi dirigo subito al superbo hotel prenotato per l'occasione, proprio all'ingresso sud del parco.
La colazione è qualcosa di spettacolare: fanno i waffle al momento, li adoro. Ne cospargo uno immenso di succo d'acero. La giornata non può iniziare meglio.
Esco e nevica. Pazzesco, il tempo è matto! Fortuna che è solo una nuvola passeggera e la giornata si apre subito. I raggi del sole incantano ancora una volta e riscaldano la fresca aria d'aprile. Le cascate sono rigonfie e anche qui pare di essere in un tempo dimenticato dall'uomo.
Mi viene in mente non so perchè la valle incantata (il cartone animato coi dinosauri che tanto mi faceva sognare da bambino), aspettandomi magari all'improvviso che sorvoli sopra la mia testa qualche pterodattilo.




Ben presto, però, il viaggio cambia prospettiva.. in vista c'è Las Vegas.
Una metropoli matta, senza senso, architettonicamente unica che mi lascia stordito.
Il materasso dell'Hard Rock casinò è morbidissimo e una notte di sonno ci vuole per ritemprarsi dalle numerose miglia e dalla serata in giro per la strip.
Non dirò nient'altro.
Quel che succede a Las Vegas rimane a Las Vegas...




In tarda mattinata punto verso la Death Valley, prendendola da sud lungo una strada nuovissima dove stanno ancora finendo di improntarne i limiti. Non c'è nessuno.
Il termometro della toyota comincia pian piano a salire fino a raggiungere i 31 gradi. Mi trovo esattamente 86 metri sotto il livello del mare. Badwater. Una landa desolata di sale e caldo infernale (anche se in realtà non provo l'inferno estivo).
A Furnace Creek incontro dei personaggi simpaticissimi. Hanno due hot rod e altre due auto al seguito. Sono un'allegra combriccola partita da Paso (CA) e diretta a Las Vegas. Parliamo quasi un'ora delle modifiche che hanno fatto personalmente alle auto (un anno di lavori mi dicono). Sono magnifiche, spartane, vere e pure auto americane. E che rombo! Indico loro la meravigliosa quanto solitaria strada percorsa da Vegas a lì che non risulta dalle loro mappe. Decidono di farla. Chissà ora dove saranno...
Prima di raggiungere Amargosa per la notte passo per Zabriskie Point, uno dei luoghi più fotogenici che abbia mai visto.




Nel paesino di poche anime (c'è solo il mio motel dove poter dormire), la serata trascorre tranquilla.
Opto per un giro più largo che mi fa tornare in Nevada verso Beatty per poi ridiscendere la Valle della Morte ed entrare per l'ultima volta in California, dove resterò fino alla fine.
Vicino alle Mesquite Flat inizia a piovere. Quante probabilità c'erano che potesse piovere in uno dei posti più aridi del Mondo? In realtà, come ho potuto apprendere in seguito, non è così rara la pioggia da queste parti. Comunque, unita ai vortici di sabbia sospinti da un vento poderoso, rende l'atmosfera surreale. Non si vede nulla a 20 metri di distanza...
Lasciata la valle, tra Panamint Springs e Olancha c'è un tratto di strada che si inerpica nel nulla costeggiando un canyon. Mi fermo in un punto panoramico, vedendo anche molte persone mi chiedo cosa ci fosse...Assurdo...Un boato squarcia il cielo e nel canyon compaiono due caccia americani intenti a fare esercitazioni. Passano spesso in questa zona, essendo adibita proprio per il volo radente. Ma vederli così bassi e vicini al suolo, a non più di 300 metri, è stata un'emozione fortissima. Io adoro gli aerei e una scena così non la scorderò mai, mai. Volo rovesciato, cambi di direzione improvvisi e la risonanza nel canyon del fragore dei loro motori a reazione meritava assolutamente la pausa dalla guida.
Dopo circa 550km di vento a tratti insopportabile giungo a Three Rivers, ai piedi del parco Sequoia. La differenza di paesaggio è sostanziale: da giorni e giorni di terra bruciata, arsa dal sole, deserti e vento, ora sono immerso in profumate colline verdeggianti che odorano di arancio. E' arrivata finalmente la primavera.
Ben presto, però, torno al freddo. Essendo ad un'altitudine di oltre 2000 metri c'è ancora molta neve, tanto che i ranger mi chiedono se ho le catene a bordo, pena il non ingresso nel parco. Dico di "sì", credendomi sulla fiducia, e proseguo...speriamo vada tutto bene. Per lo meno ho le gomme 4 stagioni. Tanto terrorismo psicologico per niente, c'è solo un pò di ghiaccio in alto e al massimo mezzo metro di neve intorno, ma le strade sono buone.
I giganti svettano ovunque in quest'area e i grossi pini sembrano dei nani a confronto. Le sequoie sono incredibili e viste di persona proprio sotto il loro interminabile tronco ti fanno sentire proprio uno gnomo. Entrando nel percorso del Generale Sherman sembra di vivere in un mondo di titani. Ho capito cosa provano le formiche dentro il bosco.




La discesa verso la pianura mi conduce a Fresno, adrenalinica città universitaria, tranquilla in questo periodo per lo Spring break.
Tappa successiva il parco più amato della California: Yosemite.
La strada che porta nella valle è incredibile e guidare è divertente. Impossibile non vivere gli Stati Uniti se non "on the road".
Mi fermo proprio all'ingresso della valle da cui si gode la vista più aperta.
Glacier Point sulla destra, poco oltre scorgo Half Dome e sulla sinistra El Capitan. Le cascate sono al massimo della loro portata in questa stagione.
Fragorose. Le più alte dell'America settentrionale. Le Yosemite Falls incantano, per la potenza, l'altezza, la portata d'acqua, lo scenario in cui sono incastonate.
Tutto il parco è all'altezza della sua fama e ci credo che alcune coppie vengono a sposarsi proprio qua.
Trascorro un giorno e mezzo a camminare in lungo e in largo. La temperatura è perfetta e la flora si sta risvegliando dal torpore invernale.
Il Capitano svetta sopra la mia testa. Che parete di granito strabiliante.




Una delle serate più belle del viaggio la passo a Mariposa, un paesino collinare alle porte del parco. Sembra di essere in un film ambientato a fine anni sessanta. Sarà perchè nel parchetto del centro un gruppo sta suonando del rock di quegli anni e viste le persone abbastanza disinibite, quasi sembra una mini woodstock.
Molto divertente...
Dopo il solito, ma sempre diverso, hamburger, lascio la contea di Mariposa per tornare qualche ora nella Yosemite Valley.
Verso pomeriggio direzione ovest, la costa pacifica.
San Francisco è una rara perla di bellezza incastonata in una baia ricca di flora e fauna che non mi aspettavo di trovare. La città è ancora meglio di come pensavo. Autentica, tranquilla, assolutamente non monotona (con i continui sali scendi c'è di che divertirsi in auto). Tre giorni e quattro notti bastano per vederla, ma non sono sufficienti per viverla. In un altro viaggio ero rimasto colpito da New York, ma "Cisco" mi ha stregato. Credo che potrei passare un anno qua senza mai annoiarmi tant'è varia.
Il Golden Gate Park è immenso e sano; come tutti i grandi parchi cittadini americani non sembra nemmeno di stare in una metropoli. All'angolo nord e sud della porzione di parco che si affaccia sul Pacifico ci sono due splendidi mulini olandesi ormai in disuso.
Il quartiere hippie di Haight-Ashbury, non lontano dalle Seven Sisters, è molto pittoresco. Il centro caotico che entra poi in Chinatown è accerchiato dalle due linee dei tram storici. Ma sicuramente il quartiere che più mi ha colpito è quello del porto. Fisherman's Wharf ha da offrire molto più di una misera mezza giornata coi suoi odori (da quelli ripugnanti dei leoni marini crogiolati al sole a quelli più gustosi del pane, del pesce appena pescato e dei donut) e i suoi sapori (il granchio più grande, saporito e bello mai mangiato).
Una giornata l'ho dedicata anche al di là del Golden Gate Bridge: Rodeo Beach e Sausalito ti fanno provare la vera vita della west coast.
E poi tornare per il tramonto sul Golden Gate è stato magico...




La costa lungo la famosissima highway 1 è sorprendente, con alcune calette nascoste immerse nei fiori giallo ginestra e tormentate dalle onde di un oceano immenso.




Peccato solo che dopo Big Sur la strada fosse chiusa per un ponte franato.
Niente di imprevisto però; sapevo dell'intoppo così tornato indietro all'altezza di Monterey ho svoltato verso le colline interne, dove fanno del buon vino.
Spezzo il viaggio verso Los Angeles nel paese di pescatori di Morro Bay. Tutto è chiuso in questa stagione e alle 21, dopo aver ammirato un altro epico tramonto ed aver raggiunto la penisola dove affiora il Morro, me ne torno in hotel. Non c'è altro da fare.

In poche ore si raggiunge LA. Lungo la costa si toccano alcune località famose in tutto il mondo per essere alloggio delle star di Hollywood (Malibu, Santa Barbara). La famosa Hollywood, dove alloggerò 3 notti, in realtà è veramente squallida. Lungo la via delle stelle la sera si trasforma in un puttanaio di bar e negozi di cianfrusaglie. Rimpiango i paesini da cowboy e la genuinità delle settimane prima. E penso anche a come dovesse essere affascinante e charmant agli albori del cinema. Mi immagino gli anni '20, le ragazze alla ricerca di fortuna come attrici, i film muti e in bianco e nero, un fascino d'altri tempi purtroppo. La vicina Beverly Hills è esattamente l'opposto di Hollywood. E ancor più il quartiere delle mega ville di Bel Air. Qui il lusso è un trofeo da sfoggiare e Rodeo Drive ne è l'emblema. Il parco Griffith con l'osservatorio astronomico è un gioiello e con la bella stagione è preso d'assalto per camminate e pic-nic. La vista, poi, che offre su downtown ripaga la salita...
Venice Beach mi regala un fantastico pomeriggio. Tra i canali che imitano Venezia, la sabbia soffice che ingabbia lo skate park e muscle beach, i murales di Cronk e gli enormi airbus che partono dal vicino aeroporto internazionale, LA è la città californiana della vita da spiaggia senza pensieri perfetta.
Quante vite ho assaporato in un unico viaggio.
Pensare di essere un surfer sgangherato a LA, senza pensieri e che vive di poco, basta sempre che ci sia un'onda perfetta.
Oppure vivere come uno scrittore in un monolocale di San Francisco, con la finestra che guarda sulla baia; andare in un cafè a Little Italy e poi a sonnecchiare un pò in una panchina del Golden Gate Park.
O ancora, possedere un ranch in un paesino dello Utah o della desertica Arizona, vita dura tra cavalli e bestiame; la sera fare festa con gli amici tra una birra, una stecca di ribs BBQ e musica country.
Essere chiunque delle persone incontrate e vivere il vero sogno americano...
una delle mie solite fantasie.
Questo viaggio, però, c'è stato, l'ho vissuto e non immaginato e anzi ha superato le aspettative.
Tutto quel che rimane è la strada. Dritta davanti a me. Alla fine...non so. L'importante è il viaggio.


Alcune curiosità e numeri del viaggio:
- 23 giorni totali
- Auto usata Toyota Corolla (si è comportata bene considerando tutto il vento, la sabbia, la polvere, i sali-scendi e le miglia che ha sopportato)
- 3630 miglia percorse (5842 km circa)
- Parchi o siti importanti visitati: Grand Canyon, Antelope Canyon, Horseshoe Bend, Monument Valley, Arches National Park, Canyonlands National Park, Bryce Canyon, Zion National Park, Death Valley, Sequoia & Kings Canyon National Parks, Yosemite National Park
- Carne mangiata tutti i giorni (hamburger, pulled pork, brisket, ribs, chili), fantastica!
- Assistito alla partita NBA Los Angeles Clippers vs New Orleans Pelicans
- Comprato un cappello Stetson da cowboy
- Una stella cadente vista
- Mangiato un granchio e un'aragosta enorme tipiche della baia di San Francisco
- Volato con l'airbus A380
- Spese totali del viaggio 2100 euro circa






Risposte e commenti


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avatarjunior
inviato il 22 Giugno 2018 ore 0:14

complimenti bel racconto e ottimi scatti

avatarsenior
inviato il 23 Giugno 2018 ore 12:03

Grande!;-): Le fotografie e le tue parole mi hanno raccontato un' America vista da una prospettiva che non conoscevo ancora

avatarjunior
inviato il 23 Giugno 2018 ore 15:31

Complimenti per le magnifiche foto e per il tuo racconto!!! si sente tutta l'emozione e la passione del momento.

avatarsenior
inviato il 24 Giugno 2018 ore 0:08

Ottimo reportage !

avatarjunior
inviato il 24 Giugno 2018 ore 9:01

Grazie a tutti.. Sinceramente anch'io non mi aspettavo un'esperienza così arricchente.. Lieto di avervela trasmessa coi miei occhi e i miei pensieri.

avatarjunior
inviato il 24 Giugno 2018 ore 14:43

Bravo! Bel racconto, belle foto e soprattutto bel viaggio!

avatarsenior
inviato il 25 Giugno 2018 ore 14:43

un sogno!!!!

aspetta una attimo, vuoi dirmi che hai speso soli 2100 euro compreso il volo per 23 giorni? ma in quanti eravate?

avatarsenior
inviato il 25 Giugno 2018 ore 17:58

Bellissimo racconto e fotografie, sembra quasi di vivere la tua avventura... complimenti! ;-)

avatarjunior
inviato il 26 Giugno 2018 ore 9:41

Io e mio fratello, naturalmente 2100€ a testa..

avatarjunior
inviato il 26 Giugno 2018 ore 9:41

Grazie Cri..

avatarsenior
inviato il 29 Giugno 2018 ore 19:16

Sono stato 2 anni fa in viaggio di nozze nell'America dell'Ovest.
Un viaggio meraviglioso.
Il west ha un sapore tutto suo....
Bell'articolo! Complimenti per il viaggio!

avatarjunior
inviato il 30 Giugno 2018 ore 13:53

Grazie. Sì, hai ragione. Posti magici

avatarjunior
inviato il 30 Giugno 2018 ore 19:55

Cool;-)
bello rese bene le atmosfere!

user117231
avatar
inviato il 30 Giugno 2018 ore 20:28

Solo 2.000 euro per questo sogno ? Ma spese aeree comprese ?!!!!
Chi mi aiuta a convincere mia moglie a farlo pure noi ?!!!

avatarjunior
inviato il 01 Luglio 2018 ore 20:49

Mi pare una spesa giusta.. Non ci siamo fatti mancare nulla. Certo no hotel super lusso ma considerando bei motel, anche un paio di cene con aragosta e granchio a San Francisco, il volo con l'airbus A380 e la partita nba allo staples Centre.. Non mi pare male, no? Devo dire però che sia ottiene solo con una lunga preparazione (mesi prima di letture e ore passate a trovare il giusto percorso e i giusti posti)..
Ma anche la preparazione è stupenda. Io la considero parte dei viaggi che faccio e non tempo perso..





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