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Norvegia 2016, il viaggio


Articoli » Norvegia 2016, il viaggio

Norvegia 2016, il viaggio, testo e foto by . Pubblicato il .


Percorreremo tutte le strade di Senja, le sue gole e i suoi anfratti; ne visiteremo tutti i villaggi, tutte le coste, tutti i fiordi. Sulle sottili strade a passo d'uomo, nel silenzio ovattato dalla neve. Questo è ciò che faremo nei prossimi giorni, ma per vedere come siamo arrivati qui dobbiamo fare un passo indietro, ai ricordi delle belle serate tra amici in cui discutevamo di viaggi e avventure nordiche...

Si parlava di una una terra nell'estremo nord; inizialmente solo una visione confusa di neve e paesaggi desolati, ghiaccio che scricchiola sotto le suole chiodate; immagini e spezzoni di viaggi precedenti in una fumosa notte. Pensieri, sogni. Ricordo che nel racconto 'le rovine circolari' di Luis Borges, il protagonista dedica l'intera vita al sonno nel tentativo di sognare un uomo nel più piccolo dettaglio, fino al punto che il sogno diventa realtà, l'uomo immaginato passa dal sogno al mondo reale. Così nasce un viaggio, come un'idea in una serata tra amici; pensiero che poi nelle settimane e nei mesi si concretizza. Ma non è solo questo: partimmo perché bisognava partire. La preparazione non era stata priva di imprevisti, ma questa volta ero determinato a partire a tutti i costi. Anche se fossi dovuto partire assieme solo alla S5...bisognava partire.


Il due dicembre lasciamo l'Italia in un bel giorno di sole; procediamo veloci tra i bei paesaggi dell'Austria e le strade della Germania. Il viaggio prosegue in modo fin troppo tranquillo: fino a Oslo non c'è neve, non troviamo traffico e siamo addirittura in anticipo sui tempi previsti. Il mio desiderio per un viaggio più ricco di emozioni e imprevisti viene però soddisfatto, anche troppo, una volta che passiamo la capitale norvegese e ci addentriamo nell'entroterra montuoso. Una nevicata colossale...neve per tutti gli ultimi 1400 chilometri; la strada è un'insidiosa pista bianca. La visibilità è minima e i cartelli ci avvertono della possibilità di trovare animali in strada; dopo qualche centinaio di km la vista di un'auto che ha preso in pieno un'alce ci ricorda quanto sia concreto questo rischio... procediamo con estrema lentezza, percorrere 1400 km ai cinquanta all'ora è estenuante. Abbiamo sonno ma non riusciamo a dormire per la costante tensione data dalle condizioni della strada; alla stanchezza fisica si somma quella psicologica. La S5 lotta contro uno strato di neve che continua ad aumentare; siamo nel cuore della notte e la strada è pressoché deserta.


Mi sono chiesto, certamente, chi me l'ha fatto fare. Nei momenti di fatica è difficile vedere la bellezza del paesaggio che ci sta attorno... ma basta poco per recuperare qualche energia. Una luce in lontananza, qualche casa, una stazione di servizio. Ci fermiamo per dare da bere ai cavalli e staccare un attimo dalla strada senza fine...adoro le stazioni di servizio dei paesi nordici; piccole oasi di calore in mezzo al freddo siderale del paesaggio ghiacciato. Ogni stazione ha il suo mini market, ogni mini-market ha il suo bar, quattro sedie e un tavolino. Dalle vetrate guardo la neve che scende incessantemente e cerco di immaginare la vita di chi abita qui... che isolamento, che freddo, che posto buio e desolato; eppure per qualcuno è casa.

Sessantadue ore, 3980 chilometri dopo aver lasciato la nostra, di casa, arriviamo a Senja. Siamo di fronte all'oceano, le onde si frangono sulle spiagge rocciose, la neve copre i monti in lontananza, il cielo plumbeo avvolge il paesaggio in una tenue luce blu.




Norvegia, 5 e 6 Dicembre (e ricordi dei viaggi passati...)

Il 5 dicembre percorriamo la strada (numero 86) che da Hamn i Senja porta ai villaggi di Gryllefjiord e Torske, con buoni spunti paesaggistici; percorriamo anche la Fv232 fino a Medby e Grunnfarnes, e quindi la Fv243 fino a Flakkstadvag, anche questa interessante. Il 6 dicembre seguiamo tutta la 860, e quindi la Fv221 fino a Skrollsvika; le condizioni di luce non sono buone ma a parte questo il paesaggio offre pochi spunti. Anche la breve Fv224 fino a Rodsand non ci porta migliore fortuna.


Numeri e nomi che si alternano sulla mappa come i numeri sui dadi da gioco. Ogni viaggio è un lanciare i dadi, un affidarsi al caso: tante volte sono partito con persone che non conoscevo, verso posti di cui sapevo poco o nulla e senza poter immaginare quello che sarebbe successo. Certe volte mi sono capitate avventure che non avrei mai potuto immaginare - una di queste proprio qui in Norvegia, due anni fa, mentre visitavo le Lofoten assieme a due amici. Un viaggio per me eccezionalmente sfortunato per via del meteo inclemente e della mancanza di ispirazione...

L'ultimo giorno di viaggio, durante una breve sosta a una stazione di servizio, incrociammo per caso due ragazze italiane; anche loro sarebbero dovute rientrare il giorno seguente ma a causa di uno sciopero avevano perso il volo fino ad Oslo. Noi eravamo già in tre e l'auto (all'epoca avevo un'Audi A5) era stracarica di bagagli; farci stare altre due persone e relative valige sembrava una cosa impossibile... ma valeva la pena tentare.


5 in A5... carichi e stipati all'inverosimile, riuscimmo a percorrere assieme i duemila chilometri fino ad Oslo in circa 28 ore; affrontammo pioggia, neve, buche, schiacciati come sardine, raccontandoci le nostre vite e parlando per ore di qualsiasi cosa, dai discorsi scherzosi a quelli più impegnati. Mentre guidavo, cercavo di assaporare e imprimere nella memoria ogni momento, conscio che era un'avventura che non si ripeterà... un'esperienza di condivisione unica e la dimostrazione di come un viaggio può trasformarsi completamente da un giorno all'altro.

Allo stesso modo trascorrono i giorni a Senja; lanciamo i dadi, ieri c'era un bel cielo plumbeo mentre oggi è grigio e piatto e tutte le nostre fatiche non serviranno a nulla; domani... è un altro giro di ruota.




Norvegia, 7 e 8 Dicembre

Il cielo è sempre nuvoloso, ma più carico e promettente rispetto al 6 dicembre; ci dirigiamo verso il nord dell'isola, la parte più montagnosa con numerosi fiordi stretti e lunghi. Tra questi, il più spettacolare è certamente lo Steinfjord nella sua parte finale, dove si fonde con l'Ersfjord: qui possiamo osservare gli Okshornan peaks, una serie di monti eccezionalmente aguzzi, sopprannominati Devil's Jaw. Abbiamo passato quasi un'ora vagando sulla scogliera alla ricerca della composizione migliore, per poi proseguire con l'esplorazione, lenta e metodica, di tutte le strade del nord.


Scena curiosa di fine giornata: dato che nella nostra struttura non incontriamo mai nessuno, quando siamo in stanza abbiamo preso l'abitudine di lasciare la porta aperta, visto che ci capita spesso di uscire per dare una fugace occhiata al meteo. Ieri sera due vichinghi con una birra in mano saltano fuori dal nulla ed entrano in stanza come se nulla fosse, ci guardano, li guardiamo, facciamo due chiacchiere in allegria e a birra finita ci salutano.

L'8 dicembre completiamo l'esplorazione della parte settentrionale di Senja; il maltempo non ci dà tregua e non abbiamo grandi occasioni fotografiche; le previsioni per domani sono leggermente migliori e se possibile cercheremo di fare un'escursione in direzione degli Okshornan peaks.

Per concludere, vi lascio il risultato delle nostre ricerche, una mappa di Senjia dove ho evidenziato tutte le strade che abbiamo percorso, segnando in rosso quelle che ho trovato più belle dal punto di vista fotografico... se qualcuno vorrà visitare questa zona, ha un riferimento su dove andare :-)

MAPPA: www.juzaphoto.com/shared_files/articles/senja_for_photographers_juza.jpg




Norvegia, 9 Dicembre - Escursione!

In buona parte dei miei viaggi arriva un momento in cui c'è "l'escursione". Dopo qualche giorno tranquillo, propongo ai miei compagni di tentare una qualche escursione particolarmente folle, difficoltosa, pericolosa o comunque non consona a persone sane di mente, ad esempio andare ad arrampicarsi su qualche picco, o in Islanda raggiungere da soli la grotta di ghiaccio: qui a Senja ho proposto di raggiungere a piedi la base dei Devil's Jaw. Non esiste nessun sentiero che ci arrivi, e il punto più vicino raggiungibile in auto dista 6 chilometri - sembrerebbe poco, ma sono sei chilometri su scogliere e massi coperti di neve e ghiaccio; il tutto in poche ore perchè la luce dura pochissimo, alle tre del pomeriggio è già notte fonda.

Giorgio, preso da un momento di razionalità, decide di non venire così verso le 10:30 del mattino mi incammino assieme a Michele. L'escursione di dimostra subito molto più impegnativa di quanto potessi immaginare; ogni passo va attentamente valutato per non scivolare tra i massi. Dopo un'ora abbiamo percorso appena un chilometro e mezzo, e il meteo continua a peggiorare, ci troviamo in mezzo a una bufera di neve e un vento fortissimo che rende difficile anche solo tenere gli occhi aperti. Tuttavia, decidiamo di proseguire ad ogni costo.

A volte la neve nasconde sottili lastre di ghiaccio che si rompono sotto i nostri passi; passo una roccia, appoggio il piede e con un cupo boato sento il ghiaccio spezzarsi e sprofondo nell'acqua gelida fino al ginocchio. Una scena che si ripete molteplici volte, finchè mi trovo a camminare con gli scarponi zuppi d'acqua. Più proseguiamo, più sembriamo fonderci nell'ambiente circostante... avanziamo barcollando come gli esili fuscelli fatti ondeggiare dal vento; i nostri passi sono come le onde che coprono le rocce gelate per poi ritirarsi e mostrare una volta ancora la stessa roccia, avanti così all'infinito...

Dopo due ore e mezza di cammino, siamo esausti e preoccupati perchè sta già cominciando a far buio, e ci attende lo stesso implacabile percorso per rientrare... ma quando passiamo un'ultima serie di scogli, si apre davanti a noi la vista sugli Okshornan peaks, i 'devils jaw'. Sono ancora lontani e non arriveremo mai alla base dei monti, ma per qualche minuto il cielo lascia filtrare tenui tonalità rosate e la bellezza del paesaggio, così faticosamente conquistato, mi sembra incomparabile.


Dopo aver fotografato iniziamo il faticoso ritorno; i ramponcini sono andati persi o distrutti sugli scogli e camminare è ancora più difficile; ogni due per tre scivoliamo sulle rocce, ma proseguiamo di buon passo. La fatica, più che fisica, è psicologica; le rocce si susseguono all'infinito e anche se camminiamo sembra di essere sempre nello stesso posto; a volte dobbiamo aggirare enormi massi o crepacci allungando ulteriormente il percorso. Verso le due del pomeriggio è quasi buio e se mi giro fatico a vedere il mio amico siciliano, che come me arranca a fatica in questo terreno così ostile. Arriviamo alla macchina avvolti dall'oscurità, circa un'ora dopo. A parte qualche livido, ce la siamo cavata eccezionalmente bene; ne è valsa la pena? assolutamente sì, questa è stata una giornata degna di essere vissuta.




Finlandia, 10 e 11 Dicembre

Il 10 dicembre decidiamo di fare un importante cambio di programma. Visto che il meteo per Capo Nord è inclemente, e che è già una settimana che fotografiamo sempre con cielo coperto, decidiamo di anticipare il trasferimento in Finlandia, dove è previsto sole (almeno per le poche ore di luce). Il viaggio dura oltre 16 ore e non è privo di imprevisti: il ghiaccio continua ad accumularsi nei passaruota della S5 fino ad arrivare a bloccare completamente la ruota anteriore destra; impossibile proseguire. Passiamo quasi un'ora a staccare il ghiaccio dall'auto utilizzando due bastoncini da trekking; dovremo ripetere questa operazione due volte lungo il percorso, ma alla fine a tarda notte riusciamo ad arrivare a Posio, in Finlandia.

La temperatura è estremamente fredda, 20 gradi sotto lo zero; un gelo tremendo che contrasta col meraviglioso calore del nostro alloggio, una casa tra i boschi interamente realizzata in legno, caratteristica e spaziosa: tre camere da letto, cucina, soggiorno e addirittura la sauna...e dalle finestre possiamo vedere abeti e neve a perdita d'occhio.


Il giorno seguente visitiamo il parco naturale di Riisitunturi. Dopo tanti giorni di buio, finalmente rivediamo la luce del sole: si alza appena dall'orizzonte, ma per un paio d'ore illumina il paesaggio con una luce dall'arancione al magenta...gli alberi sono coperti da una spessa coltre di neve; hanno un aspetto irreale, fiabesco.




Finlandia, 12-13-14 Dicembre (Conclusione)

L'altro giorno, a poche centinaia di metri da casa, l'auto ha perso aderenza e siamo finiti fuori strada; procedevamo quasi a passo d'uomo e non c'è stato nessun danno nè a noi nè all'auto, ma abbiamo perso un'ora e mezza per liberare la S5 dalla neve. Il gelo ha poi congelato tutto, le nostre impronte, le tracce dei pneumatici, la via d'uscita che abbiamo scavato...

Il giorno dopo un finlandese è passato di lì ed è rimasto incuriosito; ha poi proseguito lungo la pista innevata e ha visto la nostra auto. Questo finlandese è Tapsa, un amichevole ragazzo sulla cinquantina che questa mattina ci ha fermato per fare quattro chiacchiere. Ci invita a fare un bagno nel fiume ghiacciato, un'usanza degli abitanti del posto, e ci racconta dei sistemi che qui si utilizzano per riscaldare le auto - in particolare il webasto, che permette di riscaldare abitacolo e motore e partire senza problemi anche a temperature estreme... noi abbiamo trovato 25 gradi sotto zero, ma Tapsa ci racconta che lo scorso dicembre la temperatura è scesa addirittura a -40 gradi...

Per fortuna la S5 riesce ad avviarsi anche senza aiuti esterni. Ogni mattina il V8 ci saluta col suo rombo cupo e ci accompagna sulle strade ghiacciate... la S5 è la quarta compagna di viaggio; come noi ha sofferto freddo, imprevisti e difficoltà, ma siamo riusciti tutti ad arrivare fin qui.

Il 13 dicembre torniamo ancora a Riisitunturi. Il freddo è devastante per le batteria della fotocamera; lo smartphone è estremamente rallentato e lo schermo rimane buio; io ho le dita congelate e ogni foto che scatto è una lotta per riuscire a muovere le mani. Il sole illumina il paesaggio di una luce dorata, ma è una luce effimera, che non scalda, fa solo scintillare una miriade di cristalli di ghiaccio sospesi nell'aria, un pulviscolo luminoso...




Domani, il 14 dicembre, ripartiremo per il lunghissimo viaggio di ritorno, facendo una sosta a Copenhagen. Concludo un altro viaggio nordico, il sesto, sapendo che è solo un arrivederci; non mancherò di tornare a cercare questi posti, queste atmosfere... i risultati del viaggio vanno ben oltre le fotografie (che pur mi soddisfano); in mezzo ai ghiacci e alle foreste ho trovato il tempo per riflettere e ricordare il passato e ispirazione e idee per il futuro. Non resta che ripartire...


Danimarca, 15-16-17 dicembre (a roadside bomb)

Mi sembra quasi di sentire Born Slippy in sottofondo mentre guardo i miei compagni che si apprestano a lasciare il nostro ultimo alloggio...le immagini si susseguono al rallentatore, fuori dal tempo, finché ci carichiamo in spalla i borsoni e camminiamo assieme verso l'auto. Gli ultimi 2000 chilometri ci separano da casa e so già che sarà un trip meraviglioso, un viaggio mentale nelle sensazioni e nei ricordi ancora prima che uno spostamento fisico...e i ricordi non tardano a riapparire.


È da poco passato mezzogiorno, percorriamo le strade della Danimarca e mi sembra di sentire la sua voce... i suoi occhi azzurri, la barba tra il castano e il rossiccio, i capelli rasati da marines, corporatura robusta e la valigia verde militare. È stato il mio compagno di stanza sul traghetto al ritorno dell'Islanda; una volta sbarcati in Danimarca non aveva un passaggio che lo portasse al suo alloggio, così salì in macchina con me e su queste stesse strade che ora sto percorrendo mi raccontò un'incredibile vita con la sua voce calma e triste. Nativo delle isole Faer Oer, piccoli territori persi nell'oceano Atlantico, figlio di pescatori, due sorelle più piccole. Aveva lasciato la sua isola per arruolarsi come volontario e andare a combattere in Afghanistan; mi disse che voleva fare la sua parte nel mondo, dare il suo contributo. E poi... "a roadside bomb", IED, una bomba a lato della strada, l'auto che esplode, i compagni morti, lui che sopravvive ma con ferite fisiche e psicologiche devastanti.

Adesso non lavora, vive con una pensione di invalidità, mi dice che vuole riprendere gli studi e poi forse tornare alla sua isola. Cosa ne pensi, adesso, di questa guerra, gli chiedo. Ero giovane e idealista, mi risponde, e non aggiunge altro.

Un rimpianto che avrò sempre è non avergli chiesto come si chiamasse. Abbiamo vissuto quattro giorni assieme e non gli ho mai chiesto il suo nome. Non penso che lo rivedrò mai, ma quando passo di qui, queste strade, l'asfalto e persino i ciottoli a lato della strada parlano con la sua voce e raccontano le sue storie...

Man mano che proseguiamo scendendo lungo la A7 che percorre l'intera Germania da nord a sud, altri fantasmi e ricordi salgono in auto... quante volte ho percorso queste strade, quante storie scritte su questi nastri d'asfalto. Probabilmente neppure i miei compagni sono immuni ai fantasmi, perché un pò dopo la mezzanotte iniziamo un lunghissimo discorso sull'universo, la realtà, l'infinito e altri concetti che vanno al di là di quello che la mente umana può comprendere appieno. Quanto ho imparato da questi due ragazzi...ogni persona è un infinito; ascoltarne i racconti e la filosofia di vita è come esplorare un universo, e questo è il risultato più importante di questo viaggio: essermi immerso nei pensieri e nelle vite di altre due persone, diversissime da me, che mi hanno dato infiniti spunti di riflessione e, spero, miglioramento. Storie che vengono scritte sulle strade che percorro, pronte a essere rilette quando, tra mesi o anni, di nuovo accenderò il motore per andare verso il nord.





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avataradmin
inviato il 05 Dicembre 2016 ore 22:51

2, 3 e 4 Dicembre 2016

Percorreremo tutte le strade di Senja, le sue gole e i suoi anfratti; ne visiteremo tutti i villaggi, tutte le coste, tutti i fiordi. Sulle sottili strade a passo d'uomo, nel silenzio ovattato dalla neve. Questo è ciò che faremo nei prossimi giorni, ma per vedere come siamo arrivati qui dobbiamo fare un passo indietro, ai ricordi delle belle serate tra amici in cui discutevamo di viaggi e avventure nordiche...

Si parlava di una una terra nell'estremo nord; inizialmente solo una visione confusa di neve e paesaggi desolati, ghiaccio che scricchiola sotto le suole chiodate; immagini e spezzoni di viaggi precedenti in una fumosa notte. Pensieri, sogni. Ricordo che nel racconto 'le rovine circolari' di Luis Borges, il protagonista dedica l'intera vita al sonno nel tentativo di sognare un uomo nel più piccolo dettaglio, fino al punto che il sogno diventa realtà, l'uomo immaginato passa dal sogno al mondo reale. Così nasce un viaggio, come un'idea in una serata tra amici; pensiero che poi nelle settimane e nei mesi si concretizza. Ma non è solo questo: partimmo perché bisognava partire. La preparazione non era stata priva di imprevisti, ma questa volta ero determinato a partire a tutti i costi. Anche se fossi dovuto partire assieme solo alla S5...bisognava partire.



Il due dicembre lasciamo l'Italia in un bel giorno di sole; procediamo veloci tra i bei paesaggi dell'Austria e le strade della Germania. Il viaggio prosegue in modo fin troppo tranquillo: fino a Oslo non c'è neve, non troviamo traffico e siamo addirittura in anticipo sui tempi previsti. Il mio desiderio per un viaggio più ricco di emozioni e imprevisti viene però soddisfatto, anche troppo, una volta che passiamo la capitale norvegese e ci addentriamo nell'entroterra montuoso. Una nevicata colossale...neve per tutti gli ultimi 1400 chilometri; la strada è un'insidiosa pista bianca. La visibilità è minima e i cartelli ci avvertono della possibilità di trovare animali in strada; dopo qualche centinaio di km la vista di un'auto che ha preso in pieno un'alce ci ricorda quanto sia concreto questo rischio... procediamo con estrema lentezza, percorrere 1400 km ai cinquanta all'ora è estenuante. Abbiamo sonno ma non riusciamo a dormire per la costante tensione data dalle condizioni della strada; alla stanchezza fisica si somma quella psicologica. La S5 lotta contro uno strato di neve che continua ad aumentare; siamo nel cuore della notte e la strada è pressoché deserta.






Mi sono chiesto, certamente, chi me l'ha fatto fare. Nei momenti di fatica è difficile vedere la bellezza del paesaggio che ci sta attorno... ma basta poco per recuperare qualche energia. Una luce in lontananza, qualche casa, una stazione di servizio. Ci fermiamo per dare da bere ai cavalli e staccare un attimo dalla strada senza fine...adoro le stazioni di servizio dei paesi nordici; piccole oasi di calore in mezzo al freddo siderale del paesaggio ghiacciato. Ogni stazione ha il suo mini market, ogni mini-market ha il suo bar, quattro sedie e un tavolino. Dalle vetrate guardo la neve che scende incessantemente e cerco di immaginare la vita di chi abita qui... che isolamento, che freddo, che posto buio e desolato; eppure per qualcuno è casa.

Sessantadue ore, 3980 chilometri dopo aver lasciato la nostra, di casa, arriviamo a Senja. Siamo di fronte all'oceano, le onde si frangono sulle spiagge rocciose, la neve copre i monti in lontananza, il cielo plumbeo avvolge il paesaggio in una tenue luce blu.



avatarsenior
inviato il 05 Dicembre 2016 ore 23:08

wow

avatarsupporter
inviato il 05 Dicembre 2016 ore 23:17

Che bel racconto Juza! Tienici aggiornati!

PS la S5 e' una gran macchina, però dall'uso che ne fai una Range Evoque o un Glk ...

avatarjunior
inviato il 05 Dicembre 2016 ore 23:28

Juza, io mi sono trasferito da poco a Tromsø per lavoro. Mia moglie, ogni volta che viene a trovarmi mi chiede cosa ci trovi nei paesi nordici, e nella Norvegia in particolare. Io gli rispondo sempre che per me è Casa.

avatarsenior
inviato il 06 Dicembre 2016 ore 0:55

Racconto molto emozionante, belle foto, tanta invidia. Non vedo l'ora di leggere aggiornamenti. Bravi!!!!!

avatarsupporter
inviato il 06 Dicembre 2016 ore 5:12

Rosicare rosicare e ammirare , buona luce sempre , grandiiiiiiiCool

avatarjunior
inviato il 06 Dicembre 2016 ore 5:34

Spettacolo Puro!!!

avatarsupporter
inviato il 06 Dicembre 2016 ore 6:15

Grandi, aspetto vostre news!!

avatarjunior
inviato il 06 Dicembre 2016 ore 7:22

Grande!!

avatarsupporter
inviato il 06 Dicembre 2016 ore 8:00

ottimo inizio, bel racconto e bella immagine

avatarsupporter
inviato il 06 Dicembre 2016 ore 8:14

grande, deve essere troppo emozionante ma allo stesso tempo estenuante...

avatarjunior
inviato il 06 Dicembre 2016 ore 8:29

Mamma mia che luceEeeek!!!
Spettacolo puro!!!

avatarsupporter
inviato il 06 Dicembre 2016 ore 8:30

anch'io voglio trasferirmi a Tromso per lavoro Triste

avatarsenior
inviato il 06 Dicembre 2016 ore 8:39

Che Invidia...;-)

avatarjunior
inviato il 06 Dicembre 2016 ore 8:43

Ci vuole un fisico speciale per fare quello che ti pare...cantava Luca Carboni MrGreen
Ciao ragazzi! Buon proseguimento ;-)





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