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Fotografia Macro

Canon EOS 20D, Sigma 180mm f/3.5 EX APO Macro HSM, Sigma 2.0x TC, 1/20 f/11, iso 800, treppiede. Lago Bino, Italia.

Guardando attraverso un obiettivo macro scoprirete un mondo completamente nuovo di creature bizzarre, colorate e affascinanti, che spesso ci sfuggono a occhio nudo: è come esplorare un altro pianeta! La fotografia macro non è particolarmente difficile, ma bisogna comprendere bene gli aspetti tecnici e avere molta pazienza.

 

Reflex e accessori 

Non è necessaria una reflex particolarmente sofisticata per la foto macro. Le caratteristiche essenziali sono: sollevamento specchio, possibilità di utilizzare un telecomando, e buona qualità d'immagine, almeno a ISO bassi. Ovviamente, una fotocamera che dà buoni risultati anche alle sensibilità più alte è meglio - la maggior parte delle mie macro sono scattate a 100 ISO, ma in alcuni casi è necessario alzare a 400 o 800 per evitare il mosso. 6-8 megapixel sono già sufficenti: solitamente si può ottenere l'inquadratura desiderata direttamente sul campo, quindi non c'è molta necessità di ritagliare, e 6-8 megapixel sono sufficenti anche per stampe molto grandi.

Quando possibile, utilizzo il sollevamento specchio: questa funzione alza lo specchietto reflex alcuni secondi prima dell'esposizione, eliminando le vibrazioni create dal ribaltamento. Ovviamente, quando lo specchio è sollevato il mirino diventa completamente nero - si può utilizzare il sollevamente solo dopo aver fatto la composizione, con la reflex montata sul treppiede.

Alcune reflex recenti (es. Canon 1D MarkIII, Olympus E-510) permettono di inquadrare la foto tramite lo schermo LCD, e si può ingrandire un dettaglio fino a 10x prima di scattare la foto: anche se questa possibilità non è indispensabile, può essere molto utile per una messa a fuoco manuale precisa, in particolare a rapporti di ingrandimento molto spinti o con obiettivi poco luminosi, come il 180 f/3.5 + moltiplicatore 2x.

Un'altra cosa che aiuta a ridurre le vibrazioni è il telecomando. Un telecomando a cavo da 60/80 centimetri è molto economico, ed è di grande aiuto nella macro. Quando il sollevamento specchio è attivo e la reflex è in modalità scatto singolo o scatto continuo, il primo scatto del telecomando solleva lo specchio, e il secondo scatta la foto. Se non avete il telecomando, potete utilizzare l'autoscatto: funziona, ma non da la libertà di scegliere il momento esatto dell'esposizione, dato che il ritardo tra il momento dello scatto e l'esposizione è fisso a 2 secondi (sulle reflex Canon, con sollevamento specchio attivo). Col telecomando, invece, potete sollevare lo specchio e scattare la foto nel momento giusto (per esempio, quando il vento si ferma e il soggetto sta fermo).

 

 

 

Obiettivi macro 

Ci sono diversi modi per scattare foto macro. La soluzione più facile è comprare un obiettivo dedicato: un'ottica "macro" può mettere a fuoco molto più vicino di un "non macro", e solitamente raggiunge il rapporto di riproduzione 1:1. La maggior parte delle ottiche macro ha un'ottima qualità d'immagine, con grande contrasto, nitidezza eccellente e aberrazioni ridotte o inesistenti; spesso si ottengono risultati molto buoni anche con moltiplicatori 1.4x e 2.0x.

Attualmente, tutte le ottiche macro hanno autofocus, e alcune hanno addirittura motori AF ultrasonici (Come il Canon 180 Macro USM, il Sigma 180 HSM, il Nikkor 105 VR AF-S), ma l'AF è relativamente lento perchè deve cercare il punto di messa a fuoco tra una gamma di distanza molto ampio; potete velocizzare un pò l'autofocus utilizzando il limitatore di messa a fuoco, che riduce la gamma di distanze, oppure pre-focheggiando manualmente (grazie al full time manual focus è possibile passare da AF a MF in qualsiasi momento). Detto questo, il 99% delle mie foto macro è scattato in messa a fuoco manuale, quindi non dò molta importanza all'AF in un obiettivo macro.

La lunghezza focale è molto importante. Anche se tanto un 50 Macro come un 180 Macro raggiungono lo stesso ingrandimento (1:1), l'obiettivo più lungo dà uno sfondo più sfocato e una maggiore distanza di lavoro. Quando leggete le caratteristiche tecniche di un obiettivo macro, dovete fare attenzione sia alla minima distanza di messa a fuoco che alla distanza di lavoro. La distanza di fuoco, come già saprete, è la distanza più breve a cui potete mettere a fuoco: ma questa non è la distanza reale tra l'obiettivo e il soggetto, è solo la distanza tra il piano di messa a fuoco (il sensore) e il soggetto. Nella fotografia macro, è molto importante conoscere la distanza di lavoro - cioè la distanza tra l'elemento frontale dell'obiettivo e il soggetto. Per esempio, con un 50mm Macro avete una minima distanza di fuoco di 19 centimetri, ma in realtà la distanza tra l'elemento frontale e il soggetto è solo 7 cm, e se montate anche il paraluce, la distanza è ulteriormente ridotta a 4-5 centimetri. Come potete immaginare, non è facile avvicinarsi così tanto a una farfalla o ad altri animali: questo è uno dei motivi per preferire una focale lunga per la macro. La tabella seguente elenca la distanza di fuoco e distanza di lavoro per le ottiche macro più diffuse.

 Lunghezza focale  Distanza di fuoco a 1:1  Distanza di lavoro (senza paraluce)
 50mm  19.0 centimetri  7.0 centimetri
 60mm  22.0 centimetri  9.1 centimetri
 70mm  25.7 centimetri  10.7 centimetri
 90mm  29.0 centimetri  12.0 centimetri
 100/105mm  31.0 centimetri  14.0 centimetri
 150mm  38.0 centimetri  18.8 centimetri
 180mm  46.0 centimetri  23.8 centimetri
 200mm  50.0 centimetri  25.2 centimetri
 250mm (180 + 1.4x)  54.0 centimetri  30.1 centimetri
 360mm (180 + 2.0x)  64.5 centimetri  37.3 centimetri
 500mm (180 + 2.0x + 1.4x)  80.0 centimetri  50.8 centimetri

Un terzo vantaggio delle focali lunghe è il collare per treppiede: quando l'obiettivo è montato sul treppiede, il collare offre un quarto asse di movimento, che è di grande aiuto, in particolare per le foto in verticale.

La maggior parte degli obiettivi macro ha un diaframma tra f/2.8 e f/4. A mio parere, il diaframma più ampio non ha molta importanza in un obiettivo macro, dato che a questi ingrandimenti solitamente si chiude almeno a f/8 per avere una buona profondità di campo.

 

Moltiplicatori di focale (TC)

Ho iniziato a sperimentare con i macro e i moltiplicatori nella primavera del 2007, e da allora utilizzo costantemente i TC per la macro - il mio sigma 180 è quasi sempre abbinato al TC 2.0x. I moltiplicatori aumentano la lunghezza focale, e non influenzano la minima distanza di messa a fuoco: per esempio, se mettete un 2x sul 180 Macro (che raggiunge l'1:1 e ha una minima distanza di fuoco di 46cm), ottenete un 360mm con capacità macro 2:1, sempre alla minima distanza di fuoco di 46cm.

Ma i vantaggi principali dei moltiplicatori nella fotografia macro non sono solo il maggiore ingrandimento (se amate gli ingrandimenti estremi, un obiettivo dedicato, come il Canon MP-E 1x-5x è una scelta migliore, da una qualità d'immagine superiore e ingrandimenti molto spinti che non si possono raggiongere neppure con i TC). I due grandi vantaggi sono maggiore sfocatura dello sfondo e maggiore distanza di lavoro. Con un 360mm è più facile ottenere uno sfondo piacevolmente uniforme che con un 180; l'angolo di ripresa più ristretto inquadra una porzione di sfondo più piccola dietro al soggetto. La distanza di lavoro, anche se non viene raddoppiata come si potrebbe pensare, è molto migliorata, quindi è più facile avvicinarsi al soggetto senza farlo scappare.

Sigma 180 f/3.5 Macro con moltiplicatore Sigma 2.0x, per una focale effettiva di 360mm f/7.1

Quali sono gli svantaggi dei TC? Tutti i moltiplicatori portano a una perdita di qualità d'immagine, ma se li utilizzate su obiettivi professionali come il 180mm, la qualità si mantiene molto buona, chiudendo almeno a f/8 (col TC 1.4x) o f/11 (col TC 2.0x). Sono davvero soddisfatto dalla qualità d'immagine del Sigma 180+2x - quindi in questo caso la qualità d'immagine non è davvero un problema. L'unico vero svantaggio, a mio parere, è il mirino buio: a f/7.1 non è facile mettere a fuoco con precisione, in particolare a forti ingrandimenti e in poca luce. Il mirino angolare è d'aiuto, ma bisogna avere buona vista per giudicare la messa a fuoco. 

 

Macro con teleobiettivi e tubi di prolunga

Anche se io preferisco utilizzare un macro dedicato, ci sono varie alternative per fotografare soggetti di piccole dimensioni. Alcuni tele hanno rapporti di riproduzione abbastanza buoni: sia il Canon che il Nikon 300 f/4 hanno un RR di 1:4 alla minima distanza di fuoco di 1.5 metri. Potete ridurre questa distanza, per aumentare l'ingrandimento, tramite i tubi di prolunga: si tratta semplicemente di tubi vuoti che si montano tra l'obiettivo e la fotocamera. Non contengono elementi ottici - il loro scopo è solo aumentare la distanza tra obiettivo e sensore: si perde la possibilità di mettere a fuoco all'infinito, ma si può focheggiare a distanze più ridotte di quelle normalmente consentite. Ronnie Gaubert, uno dei migliori macro-fotografi del mondo, utilizza un 300 f/4 con tubi per un'estesione fino a 68mm, e i risulatti sono semplicemente spettacolari! (http://www.pbase.com/ronnie_14187/macro_its_a_small_world) Il tele dà una grande distanza di lavoro e un'ottima separazione tra soggetto e sfondo.

I tubi di estensione sono relativamente economico (Kenko propone un set di tre tubi, 12, 20 e 36mm, a circa 160 euro); anche se preferisco un macro vero e proprio, i tubi sono una buona alternativa se non volete affrontare la spesa per un macro oppure se volete utilizzare un tele o supertele per la macro. Potete addirittura abbinare all'obiettivo sia tubi di prolunga che moltiplicatori, per aumentare ulteriormente l'ingrandimento - un 300 f/4 è decisamente nitido anche col TC 1.4x.

 

Treppiede e testa per la macro 

Un buon treppiede per la macro deve essere stabile e ben costruito, ma non vi serve un treppiede molto grande come quelli per i supertele: anche i macro più pesanti (180 f/3.5, 200 f/4) non pesano più di 1kg, quindi un treppiede che supporta 4-5kg è già più che sufficente. Non serve neppure una grande altezza massima - la maggior parte dei soggetti macro si trova vicino al suolo - mentre è fondamentale l'altezza minima: più si può abbassare, meglio è.

Un altro vantggio della testa Manfrotto 410 è la grande piastra rapida. Se montate la vite 3/8" (inclusa) in posizione capovolta, potete renderla ancora più stabile, impedendo la rotazione del "piede" dell'obiettivo.

Dopo aver provato vari treppiedi, ho comprato il Manfrotto 190MF4 per l'utilizzo in macro. Pesa solo 1.6kg, è lungo 46cm e ha una portata di 4kg; inoltre, può appiattirsi sul suolo, il che è molto utile nella macrofotografia. Dato che è realizzato in magnesio per ridurre il peso, è relativamente costoso (290 euro), ma se volete il meglio, vale davvero il suo prezzo. Io preferisco il 190MF4 agli equivalenti Gitzo - il Manfrotto ha un sistema di bloccaglio migliore, e costa meno dei Gitzo (che, a mio parere, hanno prezzi veramente esagerati).

Un'alternativa più economica è il Manfrotto 190PROB (120 euro), che offre prestazioni simili, ma è u pò più grande e pesante (pesa 1.8 kg ed è lungo 57cm). Altrimenti, potete prendere in considerazione il Manfrotto 055MF4 o lo 055PROB - questi modelli sono più solidi dei 190, ma non sono altrettanto piccoli e leggeri.

Quale testa? Se la macro è la vostra passione, vi consiglio una testa a cremagliere, come l'eccellente Manfrotto 410. Questa testa offre grande precisione, e permette di comporre attentamente l'inquadratura, anche agli ingrandimenti più spinti. E' abbastanza lenta da utilizzare, non è certo una testa per tutte le occasioni - io la uso esclusivamente per la macro, mentre preferisco una testa a sfera o la Wimberley per altri campi della fotografia naturalistica.

 

Profondità di campo, diaframma e tempo di scatto

La profondità di campo è una delle difficoltà principali della fotografia macro. Sono necessari diaframmi relativamente chiusi per avere abbastanza profondità, ma se il diaframma è troppo chiuso la foto peggiora a causa del tempo di scatto lento, sfondo poco piacevole e diffrazione. 

In genere, scatto le mie foto macro con diaframmi tra f/8 and f/16; utilizzo f/22 solo quando mi serve veramente il massimo della profondità di campo. E' meglio evitare diaframmi più chiusi di f/16, perchè portano a una grande perdita di nitidezza e contrasto, a causa della diffrazione. Più l'ingrandimento è spinto, più sono evidenti fli effetti della diffrazione: a 1:1 o 2:1 c'è già una forte diffrazione anche a f/16 (ma le foto sono ancora utilizzabili), mentre a 3:1 dovete utilizzare f/8 o max f/11 per avere una nitidezza decente. A 5:1, la nitidezza è ok a 5.6, e le foto sono appena accettabili a f/8. Ricordatevi che tutti gli obiettivi soffrono di diffrazione ai diaframmi chiusi, e non può essere evitata, dato che la diffrazione è un fenomeno fisico e non un difetto dell'obiettivo.

Come avrete capito, vi trovate a fronteggiare due necessità contrastanti: da una parte si vorrebbe utilizzare diaframmi aperti per evitare la diffrazione, e ottenere uno sfondo pulito e un tempo di scatto rapido, ma dall'altra è necessari utilizzare diaframmi chiusi per avere una buona profondità di campo. Ci sono varie "strategie" per ottenere i risultati desiderati. Quando possibili, cercate di fotografare il soggetto da un punto di ripresa basso, per inquadrarlo contro uno sfondo distante: uno sfondo ravvicinato tende ad essere fastidioso, mentre uno sfondo distanza in genere è più uniforme e non distrae l'attenzione dal soggetto. Inoltre, utilizzare una focale lunga aiuta ad avere uno sfondo sfocato anche a f/11 o f/16: la stessa foto ha uno sfondo più sfocato se è scattata con un 180mm invece che con un 50mm. La profondità di campo è la stessa per ogni obiettivo - a f/16, avete la stessa profondità tanto con un 50mm che con un 360mm (la combinazione che utilizzo, 180+2x) - ma il 360mm ha un angolo di campo più ristretto, quindi inquadra una porzione di sfondo più ridotta, e il soggetto si staglia contro uno sfondo più uniforme.

Per ottimizzare la profondità di campo, metto la fotocamera il più possibile parallela al soggetto. Dopo aver scattato la foto, controllo la nitidezza e la messa a fuoco sullo schermo LCD della fotocamera, utilizzando la funzione di ingrandimento - anche se l'anteprima non è accuratissima, è sufficente a capire se la foto è nitida e se non c'è del mosso dovuto al vento o da movimenti del soggetto.

In alcuni casi, mettere la reflex perfettamente parallela al soggetto non è possibile, o non è sufficente per avere l'intero soggetto a fuoco, anche a f/16. Ci sono due possibilità. La soluzione più semplice è utilizzare la messa a fuoco selettiva: invece di chiudere il diaframma per cercare di avere l'intero soggetto a fuoco, si sceglie il punto più significativo (in genere gli occhi, nel caso di insetti) e si scatta con diaframmi relativamente aperti per sfocare tutto, tranne l'area selezionata.

Se, invece, siete determinati ad avere tutto a fuoco, potete utilizzare la tecnica delle foto combinati per estendere la profondità di campo, descritta in questo articolo: Estendere la profondità di campo (15 Giugno 07).

Ovviamente, il diaframma non influenza solo la profondità di campo - determina anche il tempo di scatto. Quando possibile, io cerco di utilizzare ISO 100, perchè dà la migliore qualità d'immagine. A sensibilità così basse, in genere i tempo di scatto vanno da 1" a 1/20 con diaframmi come f/11 o f/16, dato che fotografo in poca luce, nelle prime ore del mattino. Per evitare il mosso, la reflex è montata sul treppiede, e utilizzo sollevamento specchio e telecomando; i movimenti del soggetto non sono un problema, perchè al mattino presto gli insetti sono abbastanza fermi. Il vento, invece, è un problema serio: anche la minima brezza è sufficente per togliere nitidezza alla foto. Per ottenere i risultati migliori, scatto la foto nelle brevi pause tra una folata di vento e l'altra, e scatto varie esposizioni della stessa scena per aumentare le probabilità di avere almeno una foto nitida.

Se il vento non permette di ottenere foto nitide al tempo di scatto che sto usando, aumento la sensibilità ISO di uno o due stop. Se, aanche a 400 o 800 ISO, il tempo di scatto è ancora troppo lento, apro il diaframma per aumentare la quantità di luce che raggiunge il sensore. La profondità diventa più ridotta, ed è essenziale focheggiare selettivamente gli elementi più importanti del soggetto.

Messa a fuoco selettiva.

Il flash, quando viene utilizzato come luce principale, permette di congelare i movimenti, ma io preferisco utilizzare esclusivamente la luce naturale: in genere, dà un contrasto più "soft" e colori migliori del flash. Se sapete utilizzare il flash veramente bene potete ottenere buoni risultati, ma difficilmente si potrà eguagliare la bellezza della luce calda e delicata dell'alba.

 

Le prime ore del mattino e la luce

Le prime ore del mattino sono il "momento magico" per la fotografia macro. Le farfalle e gli altri insetti sono coperti di rugiada e stanno fermi, in attesa dei primi raggi di sole per asciugare le ali. E' abbastanza facile avvicinarvi senza spaventare il vostro soggetto, e avete molto tempo per comporre la foto con attenzione e per ripetere l'esposizione se non siete soddisfatti dei risultati. Io scatto la maggior parte delle mie foto macro da 30 minuti prima dell'alba a 1-2 ore dopo.

Inoltre, la luce dell'alba è calda e "soffice"; crea colori molto piacevoli e ombre chiare. Durante il giorno, invece, la luce diventa progressivamente più arida, e a mezzogiorno ci sono ombre intense e un contrasto decisamente eccessivo. Se trovo un soggetto interessante in luce dura, cerco di fargli ombra col mio corpo, ma questo medoto funziona solo con i fiori o insetti poco sfuggenti (non cercate di far ombra a una farfalla - volerebbe via subito). Inoltre, bisogna mettere in ombra sia il soggetto che lo sfondo: se fotografate un soggetto in ombra contro uno sfondo illuminato, otterrete risultati molto scadenti.

Molti fotografi pensano che i giorni soleggiati siano l'ideale per le foto, ma in realtà i giorni nuvolosi sono molto meglio, per la foto macro: le nuvole agiscono come un immenso diffusore, e avrete un luce soffice, senza contrasto eccessivo e ombre profonde. La luce diffusa dà meno contrasto e colori più piacevoli - in alcuni casi potreste notare una dominante azzurra, ma può essere facilmente eliminata con Photoshop, e con un poco di elaborazione otterrete un'ottima foto, con colori intensi e vividi, che non avreste avuto in sole diretto.

Un altro modo per ottenere buone foto è riprendere il soggetto in controluce. Questo tipo di illuminazione fa risaltare i margini del soggetto; gocce d'acqua e di rugiada brillano, quando fotografate in controluce. Tuttavia, dovete fare attenzione all'esposizione, altrimenti il soggetto potrebbe essere sovraesposto o sottoesposto. Controllate sempre l'istogramma e lo schermo alte luci; in alcuni casi, un leggero colpo di flash aiuta a schiarire un poco il soggetto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Flash e macro

In alcuni casi, fotografare in luce ambiente non è possibile, o non dà i risultati desiderati. Se tate fotografando un soggetto molto attivo, non avete il tempo di montare il treppiede, e vi serve un qualche sistema per "congelare" tanto i vostri movimenti quanto i movimenti del soggetto. La soluzione è il flash.

La luce del flash è molto, molto breve; può durare da 1/2,000 a 1/50,000, e permette di congelare i movimenti, ma dovete utilizzarla come luce principale. In altre parole, dovete escludere completamente la luce ambiente, altrimenti avrete un "effetto fantasma": la foto diventa una specie di doppia esposizione, con un'immagine nitida del soggetto (creata dal flash) e una mossa (creata dalla luce ambiente). Per utilizzare il flash come luce principale, impostate la fotocamera in modalità M, impostate gli ISO sul valore più basso e chiudete a f/11 o f/16. Per ridurre la quantità di luce naturale che raggiunge il sensore, sceglierete il tempo di scatto più rapido utilizzabile col flash a piena potenza (cioè il tempo sincro-x, che in genere è 1/200 o 1/250).

Per ottenere un'illuminazione uniforme, è necessario usare un flash esterno, come il Canon 580 EX II: il flash incorporato solitamente dà una luce troppo dura e ombre marcate. Idealmente, dovreste usare due flash, uno a ogni lato della fotocamera: un flash funziona come luce principale, l'altro schiarisce le ombre create la primo flash. Se questo setup non è possibile, potete ottenere buoni risultati anche con un solo flash: posizionatelo ad un angolo di 30-45 gradi dal soggetto.

Un problema comune della fotografia col flash è lo sfondo nero. Dato che il flash è regolato per esporre propriamente il soggetto, lo sfondo diventa sottoesposto, e se lo sfondo è molto distante può diventare così sottoesposto da essere completamente nero. Ad alcuni questo effetto piace, io lo trovo abbastanza "artificioso" perché - a parte qualche eccezione - dà un aspetto "notturno" alle foto. Ci sono principalmente tre modi per evitare lo sfondo nero. Potete cercare di inquadrare il soggetto contro uno sfondo vicino, per ridurre la sottoesposizione; potete inquadrarlo contro uno sfondo luminoso (ad esempio un campo in pieno sole); potete dirigere un secondo o un terzo flash sullo sfondo per uniformare l'esposizione.

 

La composizione

La composizione di una foto macro dipende dal soggetto; in genere dovete seguire le stesse "regole" che si applicano anche per la fotografia di animali: evitate le composizioni centrate o troppo strette; lasciate un pò di spazio in fronte al soggetto; inseriti i punti focali nei terzi del fotogramma. Inoltre, potete usare linee diagonali ed elementi grafici per creare composizioni più efficaci.

Un soggetto centrato da una composizione statica. In genere, è meglio lasciare più spazio in fronte che dietro al soggetto.

 

Non dovete mai tagliare le estremità di ali, code, fiori: la composizione non deve essere eccessivamente stretta.

Gli esempi qui sopra mostrano lo stesso soggetto con diverse composizioni. Il primo esempio mostra la differenza tra una foto centrata e una composizione più bilanciata e ravvicinata. La seconda foto ha molto meno spazio vuoto (senza essere eccessivamente stretta); c'è più spazio in fronte al soggetto che dietro di esso.

La seconda foto mostra un altro errore frequente dei principianti: in alcuni casi con un obiettivo macro e un soggetto collaborativo si è tentati di stringere molto l'inquadratura, ma così il soggetto sembra "intrappolato" e le estremità delle ali sono state tagliate fuori. Nella seconda foto, molto migliore, ho inquadrato il soggetto diagonalmente, lasciando il giusto spazio tutt'attorno. Se volete fare inquadrature strette, vi consiglio di fare un "ritratto": se il taglio è chiaramente voluto, spesso dà una composizione efficace.

Composizione assimmetrica Composizione simmetrica Composizione diagonale

Ovviamente, ci sono molti modi per comporre bene una foto. Se il soggetto ha una forma simmetrica (come molti fiori), una composizione centrale funziona bene; mentre per soggetti assimetrici potete seguire la regola dei terzi. La prima immagine è un esempio di composizione asimmetrica: c'è più spazio "dietro" al fiore (in questo caso, sul lato destro) che "in fronte" (lato sinistro). Questa è di gran lunga la composizione più comune per fiori e piante. Nella seconda foto, invece, il fiore ha una forma molto simmetrica e l'asse di simmetrica è posto al centro del fotogramma.

La composizione diagonale è un'altra possibilità per avere una foto piacevole e bilanciata. Le linee diagonali sono un potente elemento compositivo; permettono di creare immagini più dinamiche e piacevoli. Potete usare linee evidenti (es. uno stelo diagonale) o implicite (es. una serie di oggetti posizionati diagonalmente) per ottenere vari effetti. Le diagonali possono portare l'attenzione su un particolare elementi che volete far emergere; possono creare un "flusso" della composizione; possono intersecarsi con linee orizzontali o verticali per creare contrasti ed elementi grafici.

 

Lo sfondo

Lo sfondo è un elemento essenziale di ogni foto - può veramente fare la differenza tra una foto buona e una foto eccezionale. In genere, un buono sfondo non deve distrarre l'attenzione dal soggetto: per questo motivo, cerco sempre di ottenere uno sfondo uniforme, molto sfocato. Uno sfondo "confuso" invece distrae l'osservatore e toglie al soggetto.

Sfondo troppo confuso Sfondo piacevole

Le due immagini qui sopra mostrano la differnza tra una foto con uno sfondo poco piacevole e una con sfondo pulito: il soggetto è lo stesso, ma la seconda foto è molto più riuscita. Ci sono principalmente tre cose che determinano l'aspetto dello sfondo: la lunghezza focale, il diaframma e la distanza dal soggetto. Entrambe le foto sono state scattate a f/11, ma per la prima ho utilizzato un 50mm, mentre l'altra è scattata a 360mm: le lunghe focali permettono di essere molto selettivi con lo sfondo grazie all'angolo di campo ristretto. In altre parole, se scattate due foto con lo stesso diaframma, quella scattata con la focale più lunga ha uno sfondo più sfocato.

Usare un diaframma relativamente aperto contribuisce ad evitare sfondi poco piacevoli. Detto questo, soggetti di piccole dimensioni come i fiori richiedono più profondità di campo di soggetti grandi, quindi non potete scattare al diaframma più aperto, dovete chiudere almeno a f/5.6 o f/8. La distanza soggetto-sfondo è la terza variabile. Uno sfondo distante è più sfocate di uno sfondo vicino: quando possibile, vi consiglio di usare un angolo di ripresa basso per inquadrare il soggetto contro uno sfondo distante.

 

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