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Con la fotografia macro
scoprirete un mondo completamente nuovo
di creature bizzarre, colorate e
affascinanti, che spesso ci sfuggono a
occhio nudo: è come esplorare un altro
pianeta! Soggetti per la fotografia
macro possono essere trovati un pò
ovunque, e non serve attrezzatura
particolarmente sofisticata: tutte le
reflex attuali hanno abbastana
risoluzione e rumore contenuto (almeno
alle sensibilità basse; la maggior parte
delle mie macro sono scattate tra ISO 50
e 400). Tuttavia, per ottenere buoni
risultati è necessario conoscere la
tecnica, e avere molta pazienza!
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Farfalle
- Canon EOS 1Ds Mark III, Canon EF 180mm f/3.5 L USM, 2"
f/16, iso 100, treppiede. Sesto Fiorentino, Italia.
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Obiettivi macro
Ci sono diversi modi per scattare foto
macro. La soluzione più facile è comprare un
obiettivo dedicato: un'ottica "macro" può
mettere a fuoco molto più vicino di un "non
macro", e solitamente raggiunge il rapporto
di riproduzione 1:1. La maggior parte delle
ottiche macro ha un'ottima qualità
d'immagine, con grande contrasto, nitidezza
eccellente e aberrazioni ridotte o
inesistenti; spesso si ottengono risultati
molto buoni anche con moltiplicatori 1.4x e
2.0x.
Attualmente, tutte le ottiche
macro hanno autofocus, e alcune hanno
addirittura motori AF ultrasonici (Come il
Canon 180 Macro USM, il Sigma 180 HSM, il
Nikkor 105 VR AF-S), ma l'AF è relativamente
lento perchè deve cercare il punto di messa
a fuoco tra una gamma di distanze molto
ampia; potete velocizzare un pò l'autofocus
utilizzando il limitatore di messa a fuoco,
che riduce la gamma di distanze, oppure pre-focheggiando
manualmente (grazie al full time manual
focus è possibile passare da AF a MF in
qualsiasi momento). Detto questo, il 99%
delle mie foto macro è scattato in messa a
fuoco manuale, quindi non dò molta
importanza all'AF in un obiettivo macro.
La lunghezza focale è molto importante.
I macro vanno da 50 a 200mm di focale; anche
se tanto un 50 Macro come un 180 Macro
raggiungono lo stesso ingrandimento (1:1),
l'obiettivo più lungo dà uno sfondo più
sfocato e una maggiore distanza di
lavoro. Quando leggete le
caratteristiche tecniche di un obiettivo
macro, dovete fare attenzione sia alla
minima distanza di messa a fuoco che alla
distanza di lavoro. La distanza di fuoco,
come già saprete, è la distanza più breve a
cui potete mettere a fuoco: ma questa non è
la distanza reale tra l'obiettivo e il
soggetto, è solo la distanza tra il piano di
messa a fuoco (il sensore) e il soggetto.
Nella fotografia macro, è molto importante
conoscere la distanza di lavoro - cioè la
distanza tra l'elemento frontale
dell'obiettivo e il soggetto. Per esempio,
con un 50mm Macro avete una minima distanza
di fuoco di 19 centimetri, ma in realtà la
distanza tra l'elemento frontale e il
soggetto è solo 7 cm, e se montate anche il
paraluce, la distanza è ulteriormente
ridotta a 4-5 centimetri. Come potete
immaginare, non è facile avvicinarsi così
tanto a una farfalla o ad altri animali:
questo è uno dei motivi per preferire una
focale lunga per la macro. La tabella
seguente elenca la distanza di fuoco e
distanza di lavoro per le ottiche macro più
diffuse.
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Lunghezza focale
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Distanza di messa a fuoco a 1:1
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Distanza di lavoro a 1:1 (senza paraluce)
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50 mm
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19.0 centimetri
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7.0 centimetri
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60 mm
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22.0 centimetri
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9.1 centimetri
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70 mm
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25.7 centimetri
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10.7 centimetri
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90 mm
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29.0 centimetri
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12.0 centimetri
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100/105 mm
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31.0 centimetri
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14.0 centimetri
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150 mm
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38.0 centimetri
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18.8 centimetri
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180 mm
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46.0 centimetri
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23.8 centimetri
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200 mm
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50.0 centimetri
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25.2 centimetri
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250mm (180 + 1.4x)
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54.0 centimetri
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30.1 centimetri
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360mm (180 + 2.0x)
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64.5 centimetri
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37.3 centimetri
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Un altro vantaggio delle focali
lunghe è il collare per treppiede:
quando l'obiettivo è montato sul
treppiede, il collare offre un quarto
asse di movimento, che è di grande aiuto,
in particolare per le foto in verticale.
La maggior parte degli obiettivi
macro ha un diaframma tra f/2.8 e f/4. A
mio parere, il diaframma più ampio non
ha molta importanza in un obiettivo
macro, dato che a questi ingrandimenti
solitamente si chiude almeno a f/8 per
avere una buona profondità di campo.
Moltiplicatori
di focale (TC)

Sigma 180mm f/3.5
Macro EX con moltiplicatore Sigma 2.0x,
montato sulla vecchia Canon 20D.
In passato ho usato molto i
moltiplicatori nella foto macro; attualmente,
li uso raramente, ma in alcune situazioni
possono tornare utili. I moltiplicatori
aumentano la lunghezza focale, e non
influenzano la minima distanza di messa a
fuoco: per esempio, se mettete un 2x sul 180
Macro (che raggiunge l'1:1 e ha una minima
distanza di fuoco di 46cm), ottenete un
360mm con capacità macro 2:1, sempre alla
minima distanza di fuoco di 46cm.
Il
maggiore ingrandimento non è l'unico
vantaggio dei moltiplicatori (se amate gli
ingrandimenti estremi, un obiettivo dedicato,
come il Canon MP-E 1x-5x è
una scelta migliore, da una qualità
d'immagine superiore e ingrandimenti molto
spinti che non si possono raggiongere
neppure con i TC). Due altri vantaggi sono
maggiore sfocatura dello sfondo e
maggiore distanza di lavoro. Con un
360mm è più facile ottenere uno sfondo
piacevolmente uniforme che con un 180;
l'angolo di ripresa più ristretto inquadra
una porzione di sfondo più piccola dietro al
soggetto. La distanza di lavoro, anche se
non viene raddoppiata come si potrebbe
pensare, è molto migliorata, quindi è più
facile avvicinarsi al soggetto senza farlo
scappare.
Quali sono gli svantaggi
dei TC? Si perde l'autofocus (ma non è un
problema nella macro) e tutti i
moltiplicatori portano a una perdita di
qualità d'immagine, ma se li utilizzate su
obiettivi professionali come il 180mm, la
qualità si mantiene molto buona, chiudendo
almeno a f/8 (col TC 1.4x) o f/11 (col TC
2.0x). Ho provato per diversi mesi il Sigma
180 Macro col TC 2x e la qualità d'immagine
è notevole, questa combinazione dà foto
veramente nitide!
Soluzioni insolite: teleobiettivi
con tubi di prolunga e grandangolari
Ci sono vari metodi per scattare foto
macro. Alcuni tele hanno rapporti di
riproduzione abbastanza buoni: sia il Canon
che il Nikon 300 f/4 hanno un RR di 1:4 alla
minima distanza di fuoco di 1.5 metri.
Potete ridurre questa distanza, per
aumentare l'ingrandimento, tramite i tubi di
prolunga: si tratta semplicemente di tubi
vuoti che si montano tra l'obiettivo e la
fotocamera. Non contengono elementi ottici -
il loro scopo è solo aumentare la distanza
tra obiettivo e sensore: si perde la
possibilità di mettere a fuoco all'infinito,
ma si può focheggiare a distanze più ridotte
di quelle normalmente consentite. Ronnie
Gaubert (www.pbase.com/ronnie_14187),
uno dei migliori macro-fotografi del mondo,
utilizza un 300 f/4 con tubi per
un'estesione fino a 68mm, e i risulatti sono
semplicemente spettacolari! Il tele dà una
grande distanza di lavoro e un'ottima
separazione tra soggetto e sfondo.
I
tubi di estensione sono relativamente
economici (Kenko propone un set di tre tubi,
12, 20 e 36mm, a circa 160 euro); anche se
preferisco un macro vero e proprio, i tubi
sono una buona alternativa se non volete
affrontare la spesa per un macro oppure se
volete utilizzare un tele o supertele per la
macro. Potete addirittura abbinare
all'obiettivo sia tubi di prolunga che
moltiplicatori, per aumentare ulteriormente
l'ingrandimento - un 300 f/4 è decisamente
nitido anche col TC 1.4x.
Un
approccio completamente diverso consiste
nell'utilizzare supergrandangolari. La
maggior parte dei grandangolari Canon e
Nikon hanno capacità macro piuttosto scarse,
ma Sigma offre diversi grandangolari con
rapporto di riproduzione tra 1:3 e 1:4, come
il Sigma 15mm f/2.8 Fisheye, il Sigma 10mm
f/2.8 Fisheye e il Sigma 24mm f/1.8 Macro.
Con questi obiettivi, invece di separare il
soggetto dallo sfondo, si ritrae il soggetto
nel suo ambiente: è una soluzione originale,
più difficile della classica "macro col
tele", ma in alcuni casi dà risultati
eccezionali. Fabio Pupin (www.herpfolio.net)
è uno dei migliori fotografi che usano
questa tecnica; visitate il suo sito per
vedere alcune eccezionali macro scattate col
Sigma 15mm Fisheye.
Treppiede e testa per la macro
Un buon treppiede per la macro deve
essere stabile e ben costruito, non serve
neppure una grande altezza massima - la
maggior parte dei soggetti macro si trova
vicino al suolo - mentre è fondamentale
l'altezza minima: più si può abbassare,
meglio è.

Un vantaggio
della testa Manfrotto 410 è la grande
piastra rapida. Se montate la vite 3/8" (inclusa)
in posizione capovolta, potete renderla
ancora più stabile, impedendo la rotazione
del "piede" dell'obiettivo.
Dopo aver provato vari treppiedi, ho
comprato il Manfrotto 055XWNB
per l'utilizzo in macro. Pesa 2.3kg, è lungo
61cm e ha una portata di 7kg; inoltre, può
appiattirsi sul suolo, il che è molto utile
nella macrofotografia. Ha piedini puntati in
acciaio, che sono ideali per l'utilizzo sul
campo, e non è troppo costoso (circa 170
euro). Io preferisco lo 055XWNB ai treppiedi
Gitzo - il Manfrotto ha un sistema di
bloccaglio migliore, e costa meno dei Gitzo
(che, a mio parere, hanno prezzi veramente
esagerati).
Un'alternativa più
economica è il Manfrotto 190PROB (120 euro),
che offre prestazioni simili, ma è un pò più
piccolo e leggero (pesa 1.8 kg ed è lungo
57cm). A volte uso ancora il compattissimo
190 MF4 come treppiede principale, ma
consiglio questo modello solo se dovete
davvero ridurre al minimo peso e ingombro.
Quale testa? Se la macro è la vostra
passione, vi consiglio una testa a
cremagliera, come l'eccellente
Manfrotto 410. Questa testa offre
grande precisione, e permette di comporre
attentamente l'inquadratura, anche agli
ingrandimenti più spinti. E' abbastanza
lenta da utilizzare, non è certo una testa
per tutte le occasioni - io la uso
esclusivamente per la macro, mentre
preferisco una testa a sfera o la Wimberley
WH-200 per altri campi della fotografia
naturalistica.
Per maggiori
informazioni sui treppiedi, vi consiglio di
leggere l'articolo
Treppiedi e
teste.
Accessori
Anche se cerco sempre di ridurre gli
accessori che porto con me, ci sono alcune
cose che trovo molto utili e che consiglio.
Il
Wimberley Plamp è un braccio snodato che
può essere usato per vari scopi. Come
dichiarato da Wimberley, "un'estremità del
Plamp si aggancia al vostro treppiede mentre
l'altra blocca il soggetto. Potete usare il
Plamp per stabilizzare soggetti mossi dal
vento, per regolare l'angolazione del vostro
soggetto, o per spostare vegetazione nello
sfondo. Potete anche usare il Plamp per
sostenere pannelli riflettenti. Basta un
giorno sul campo col Plam per comprendere il
suo potenziale." Io utilizzo spesso il Plamp
per posizionare e stabilizzare soggetti
macro, e in divese situazioni è veramente
utile, permette di scattare foto che
altrimenti sarebbero impossibili a causa del
vento o della posizione del soggetto!
L'unico svantaggio del Plamp è che se
attaccate un'estremità al treppiede
principale, come viene mostrato sul sito
Wimberley, e la usate per sostenere il
soggetto, trasmetto ogni minima vibrazione,
ed è difficile fare regolazioni precise
della distanza fotocamera-soggetto. La
soluzione è attaccare il Plamp a un secondo
treppiede: quando possibile, porto con me un
piccolissimo treppiede 190 MF4 (ma vi
consiglio il Manfrotto 715 SHB se volete un
treppiede solo per questo scopo), che uso
esclusivamente per il Plamp. In questo modo,
inquadrare il soggetto è veramente
facilissimo, e non avrete nessun problema di
vibrazioni dovute alla fotocamera!

Canon 1DsIII con 180
Macro, montata sul Manfrotto 055XWNB, mentre
inquadra una farfalla su uno stelo d'erba,
messo nella posizione perfetta grazie al
Plamp. Il Plamp è attaccato sul mio piccolo,
ma robusto, treppiede 190 MF4 personalizzato.
Un altro accessorio che porto sempre
nella mia borsa durante le escursioni macro
è una piccola forbice per tagliare gli steli
d'erba: a volte trovo farfalle e altri
insetti che riposano tra i cespugli o tra
l'erba alta. In questo caso, invece di
schiacciare tutta l'erba attorno al soggetto
per avere uno sfondo pulito, taglio
semplicemente lo stelo d'erba dove è posato
il soggetto e lo sposto in un punto dove
posso inquadrarlo contro uno sfondo distante,
facile da sfocare. Ovviamente, questa
tecnica ha alcune limitazioni: la si può
usare solo al mattino presto, quando gli
insetti non scappano, e la si può usare solo
se il soggetto è posato su steli d'erba -
non pensate neppure di tagliare un'orchidea
o una pianta rara! (invece non mi sento in
colpa a tagliare i poveri steli d'erba ;-)
voi vi dispiacete quando tagliate l'erba nel
vostro giardino?) Utilizzo la forbice,
invece di spezzare lo stelo con le mani,
perchè permette di tagliare lo stelo senza
creare forti vibrazioni, quindi c'è meno
rischio di far scappare l'insetto.
Non uso più il mirino angolare e il
telecomando. In passato usavo molto il
mirino angolare perchè permetteva di
inquadrare la foto da angolazioni
particolari e di mettere a fuoco con cura,
ma attualmente, grazie al live view, non è
più necessario. Il live view permette di
inquadrare con facilità la foto da qualsiasi
angolazione, e si può addirittura ingrandire
l'immagine di 10x o anche più per una messa
a fuoco molto precisa (il mirino angolare
invece aveva solo ingrandimento 2.5x).
Tenendo conto che il mirino angolare era
costoso, scomodo e lento da usare, sono
veramente felice di avere il live view! :-)
Inoltre, in alcune fotocamere il live view
sostituisce il sollevamento specchio: dato
che queste funzionalità sono di grande
importanza nella macro, vi consiglio di
leggere l'articolo
Live View e sollevamento specchio, che
spiega in dettaglio il funzionamento del
live view.
Il telecomando è ancora un
accessorio utile, anche col digitale, ma ha
un grande svantaggio: il cavo è davvero
troppo lungo, e quando vado in giro con la
reflex, spesso si impiglia nei cespugli e
nei rami. Dopo aver perso il mio telecomando,
ho deciso di non comprarne un altro, e di
usare invece l'autoscatto 2 secondi.
Alcuni accessori che non utilizzo,
ma che potrebbero interessarvi, sono:
pannelli riflettenti e diffusori (aiutano a
rendere l'illuminazione più soffice, ma
scatto tutte le mie macro al mattino presto
quindi ho già una luce naturale soffice),
cartoncini colorati da usare come sfondo (ho
provato in passato, ma a meno di creare
centinaia di "sfondi artificiali", tutte le
vostre foto finiranno per avere lo stesso
sfondo! Preferisco creare sfondi piacevoli
usando una focale lunga che sfoca lo sfondo);
"spruzzini" o vaporizzatori pieni d'acqua
per creare "finta rugiada" (non sono
necessari...basta uscire di prima mattina
per trovare insetti coperti di rugiada; e se
non trovate rugiada...nessun problema! Non è
necessario avere sempre un soggetto coperto
di rugiada!).
Flash e macro
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Gocce d'acqua - Canon EOS 20D, Sigma 180mm f/3.5 EX APO Macro HSM, 1/200 f/11,
iso 400, treppiede, flash Canon 580 EX.
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In alcuni casi, fotografare in luce
ambiente non è possibile, o non dà i
risultati desiderati. Se state fotografando
un soggetto molto attivo, non avrete il tempo
di montare il treppiede e vi serve un qualche sistema per "congelare" tanto i
vostri movimenti quanto i movimenti del
soggetto. La soluzione è il flash.
La
luce del flash è molto breve: può
durare da 1/2,000 a 1/50,000, e permette di
congelare i movimenti, a patto di usarla
come luce principale. In altre parole,
dovete escludere completamente la luce
ambiente, altrimenti avrete un "effetto
fantasma": la foto diventa una specie di
doppia esposizione, con un'immagine nitida
del soggetto (creata dal flash) e una mossa
(creata dalla luce ambiente). Per utilizzare
il flash come luce principale,
impostate la fotocamera in modalità M,
impostate gli ISO sul valore più basso e
chiudete a f/11 o f/16. Per ridurre la
quantità di luce naturale che raggiunge il
sensore, sceglierete il tempo di scatto più
rapido utilizzabile col flash a piena
potenza (cioè il tempo sincro-x, che in
genere è 1/200 o 1/250).
Per ottenere
un'illuminazione uniforme, è necessario
usare un flash esterno, come il Canon 580 EX
II o il Nikon SB900: il flash incorporato
solitamente dà una luce troppo dura e ombre
marcate. Idealmente, dovreste usare due
flash, uno a ogni lato della fotocamera: un
flash funziona come luce principale, l'altro
schiarisce le ombre create la primo flash.
Se questo setup non è possibile, potete
ottenere buoni risultati anche con un solo
flash: posizionatelo ad un angolo di 30-45
gradi dal soggetto.
Un problema
comune della fotografia col flash è lo
sfondo nero. Dato che il flash è regolato
per esporre propriamente il soggetto, lo
sfondo diventa sottoesposto, e se lo sfondo
è molto distante può diventare così
sottoesposto da essere completamente nero.
Ad alcuni questo effetto piace, io lo trovo
abbastanza "artificioso" perché - a parte
qualche eccezione - dà un aspetto "notturno"
alle foto. Ci sono principalmente tre modi
per evitare lo sfondo nero. Potete cercare
di inquadrare il soggetto contro uno sfondo
vicino, per ridurre la sottoesposizione;
potete inquadrarlo contro uno sfondo
luminoso (ad esempio un campo in pieno
sole); potete dirigere un secondo o un terzo
flash sullo sfondo per uniformare
l'esposizione.
Profondità di
campo, diaframma e tempo di scatto
La profondità di campo è una delle
difficoltà principali della fotografia
macro. Sono necessari diaframmi
relativamente chiusi per avere abbastanza
profondità, ma se il diaframma è troppo
chiuso la foto peggiora a causa del tempo di
scatto lento, sfondo poco piacevole e
diffrazione.
In genere, scatto le
mie foto macro con diaframmi tra f/8 and
f/16; utilizzo f/22 solo quando mi serve
veramente il massimo della profondità di
campo. E' meglio evitare diaframmi più
chiusi di f/16, perchè portano a una grande
perdita di nitidezza e contrasto, a causa
della diffrazione. Più l'ingrandimento è
spinto, più sono evidenti fli effetti della
diffrazione: a 1:1 o 2:1 c'è già una forte
diffrazione anche a f/16 (ma le foto sono
ancora utilizzabili), mentre a 3:1 dovete
utilizzare f/8 o max f/11 per avere una
nitidezza decente. A 5:1, la nitidezza è ok
a 5.6, e le foto sono appena accettabili a
f/8. Ricordatevi che tutti gli obiettivi
soffrono di diffrazione ai diaframmi chiusi,
e non può essere evitata, dato che la
diffrazione è un fenomeno fisico e non un
difetto dell'obiettivo.
Come avrete
capito, vi trovate a fronteggiare due
necessità contrastanti: da una parte si
vorrebbe utilizzare diaframmi aperti per
evitare la diffrazione, e ottenere uno
sfondo pulito e un tempo di scatto rapido,
ma dall'altra è necessari utilizzare
diaframmi chiusi per avere una buona
profondità di campo. Ci sono varie "strategie"
per ottenere i risultati desiderati. Quando
possibili, cercate di fotografare il
soggetto da un punto di ripresa basso, per
inquadrarlo contro uno sfondo distante: uno
sfondo ravvicinato tende ad essere
fastidioso, mentre uno sfondo distanza in
genere è più uniforme e non distrae
l'attenzione dal soggetto. Inoltre,
utilizzare una focale lunga aiuta ad avere
uno sfondo sfocato anche a f/11 o f/16: la
stessa foto ha uno sfondo più sfocato se è
scattata con un 180mm invece che con un
50mm. La profondità di campo è la stessa per
ogni obiettivo - a f/16, avete la stessa
profondità tanto con un 50mm che con un
360mm - ma il 360mm ha un angolo di campo
più ristretto, quindi inquadra una porzione
di sfondo più ridotta, e il soggetto si
staglia contro uno sfondo più uniforme.
Per ottimizzare la profondità di campo,
metto la fotocamera il più possibile
parallela al soggetto. Dopo aver scattato la
foto, controllo la nitidezza e la messa a
fuoco sullo schermo LCD della fotocamera,
utilizzando la funzione di ingrandimento -
anche se l'anteprima non è accuratissima, è
sufficente a capire se la foto è nitida e se
non c'è del mosso dovuto al vento o da
movimenti del soggetto.
In alcuni
casi, mettere la reflex perfettamente
parallela al soggetto non è possibile, o non
è sufficente per avere l'intero soggetto a
fuoco, anche a f/16. Ci sono due possibilità.
La soluzione più semplice è utilizzare la
messa a fuoco selettiva: invece di chiudere
il diaframma per cercare di avere l'intero
soggetto a fuoco, si sceglie il punto più
significativo (in genere gli occhi, nel caso
di insetti) e si scatta con diaframmi
relativamente aperti per sfocare tutto,
tranne l'area selezionata.
Se, invece,
siete determinati ad avere tutto a fuoco,
potete utilizzare la tecnica delle foto
combinati per estendere la profondità di
campo, descritta in questo articolo:
Estendere la profondità di campo.
Ovviamente, il diaframma non influenza solo
la profondità di campo - determina anche il
tempo di scatto. Quando possibile, io cerco
di utilizzare ISO 50 o 100, perchè dà la
migliore qualità d'immagine. A sensibilità
così basse, in genere i tempo di scatto
vanno da 1" a 1/20 con diaframmi come f/11 o
f/16, dato che fotografo in poca luce, nelle
prime ore del mattino. Per evitare il mosso,
la reflex è montata sul treppiede, e
utilizzo IL sollevamento specchio; i
movimenti del soggetto non sono un problema,
perchè al mattino presto gli insetti sono
abbastanza fermi. Il vento, invece, è un
problema serio: anche la minima brezza è
sufficente per togliere nitidezza alla foto.
Per ottenere i risultati migliori, scatto la
foto nelle brevi pause tra una folata di
vento e l'altra, e scatto varie esposizioni
della stessa scena per aumentare le
probabilità di avere almeno una foto nitida.
Se il vento non permette di ottenere
foto nitide al tempo di scatto che sto
usando, aumento la sensibilità ISO di uno o
due stop. Se, anche a 400 o 800 ISO, il
tempo di scatto è ancora troppo lento, apro
il diaframma per aumentare la quantità di
luce che raggiunge il sensore. La profondità
diventa più ridotta, ed è essenziale
focheggiare selettivamente gli elementi più
importanti del soggetto.
Il flash,
quando viene utilizzato come luce principale,
permette di congelare i movimenti, ma io
preferisco utilizzare esclusivamente la luce
naturale: in genere, dà un contrasto più
"soft" e colori migliori del flash. Se
sapete utilizzare il flash veramente bene
potete ottenere buoni risultati, ma
difficilmente si potrà eguagliare la
bellezza della luce calda e delicata
dell'alba.
Le prime ore del
mattino e la luce
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Libellula -
Canon EOS 1Ds Mark III, Canon EF 180mm f/3.5 L USM, 1/20
f/11, iso 800, treppiede. Florida, USA.
|
Le prime ore del mattino sono il "momento
magico" per la fotografia macro. Le farfalle
e gli altri insetti sono coperti di rugiada
e stanno fermi, in attesa dei primi raggi di
sole per asciugare le ali. E' abbastanza
facile avvicinarvi senza spaventare il
vostro soggetto, e avete molto tempo per
comporre la foto con attenzione e per
ripetere l'esposizione se non siete
soddisfatti dei risultati. Io scatto la
maggior parte delle mie foto macro da 30
minuti prima dell'alba a 1-2 ore dopo.
Inoltre, la luce dell'alba è calda e "soffice";
crea colori molto piacevoli e ombre chiare.
Durante il giorno, invece, la luce diventa
progressivamente più arida, e a mezzogiorno
ci sono ombre intense e un contrasto
decisamente eccessivo. Se trovo un soggetto
interessante in luce dura, cerco di fargli
ombra col mio corpo, ma questo medoto
funziona solo con i fiori o insetti poco
sfuggenti (non cercate di far ombra a una
farfalla - volerebbe via subito). Inoltre,
bisogna mettere in ombra sia il soggetto che
lo sfondo: se fotografate un soggetto in
ombra contro uno sfondo illuminato,
otterrete risultati molto scadenti.
Molti fotografi pensano che i giorni
soleggiati siano l'ideale per le foto, ma in
realtà i giorni nuvolosi sono molto meglio,
per la foto macro: le nuvole agiscono come
un immenso diffusore, e avrete un luce
soffice, senza contrasto eccessivo e ombre
profonde. La luce diffusa dà meno contrasto
e colori più piacevoli - in alcuni casi
potreste notare una dominante azzurra, ma
può essere facilmente eliminata con
Photoshop, e con un poco di elaborazione
otterrete un'ottima foto, con colori intensi
e vividi, che non avreste avuto in sole
diretto.
Un altro modo per ottenere
buone foto è riprendere il soggetto in
controluce. Questo tipo di illuminazione fa
risaltare i margini del soggetto; gocce
d'acqua e di rugiada brillano, quando
fotografate in controluce. Tuttavia, dovete
fare attenzione all'esposizione, altrimenti
il soggetto potrebbe essere sovraesposto o
sottoesposto. Controllate sempre
l'istogramma e lo schermo alte luci; in
alcuni casi, un leggero colpo di flash aiuta
a schiarire un poco il soggetto.
La composizione
La composizione di una foto macro dipende
dal soggetto; in genere dovete seguire le
stesse "regole" che si applicano anche per
la fotografia di animali: evitate le
composizioni centrate o troppo strette;
lasciate un pò di spazio in fronte al
soggetto; inseriti i punti focali nei terzi
del fotogramma. Inoltre, potete usare linee
diagonali ed elementi grafici per creare
composizioni più efficaci.
Un soggetto centrato
da una composizione statica. In genere, è
meglio lasciare più spazio in fronte che
dietro al soggetto.

Non dovete mai
tagliare le estremità di ali, code, fiori:
la composizione non deve essere
eccessivamente stretta.
Gli esempi qui sopra mostrano lo
stesso soggetto con diverse composizioni. Il
primo esempio mostra la differenza tra una
foto centrata e una composizione più
bilanciata e ravvicinata. La seconda foto ha
molto meno spazio vuoto (senza essere
eccessivamente stretta); c'è più spazio in
fronte al soggetto che dietro di esso.
La seconda foto mostra un altro errore
frequente dei principianti: in alcuni casi
con un obiettivo macro e un soggetto
collaborativo si è tentati di stringere
molto l'inquadratura, ma così il soggetto
sembra "intrappolato" e le estremità delle
ali sono state tagliate fuori. Nella seconda
foto, molto migliore, ho inquadrato il
soggetto diagonalmente, lasciando il giusto
spazio tutt'attorno. Se volete fare
inquadrature strette, vi consiglio di fare
un "ritratto": se il taglio è chiaramente
voluto, spesso dà una composizione efficace.

Da sinistra a destra:
composizione asimmetrica, composizione
simmetrica, composizione diagonale.
Ovviamente, ci sono molti modi per
comporre bene una foto. Se il soggetto ha
una forma simmetrica (come molti fiori), una
composizione centrale funziona bene; mentre
per soggetti assimetrici potete seguire la
regola dei terzi. La prima immagine è un
esempio di composizione asimmetrica: c'è più
spazio "dietro" al fiore (in questo caso,
sul lato destro) che "in fronte" (lato
sinistro). Questa è di gran lunga la
composizione più comune per fiori e piante.
Nella seconda foto, invece, il fiore ha una
forma molto simmetrica e l'asse di simmetria
è posto al centro del fotogramma.
La
composizione diagonale è un'altra
possibilità per avere una foto piacevole e
bilanciata. Le linee diagonali sono un
potente elemento compositivo; permettono di
creare immagini più dinamiche e piacevoli.
Potete usare linee evidenti (es. uno stelo
diagonale) o implicite (es. una serie di
oggetti posizionati diagonalmente) per
ottenere vari effetti. Le diagonali possono
portare l'attenzione su un particolare
elementi che volete far emergere; possono
creare un "flusso" della composizione;
possono intersecarsi con linee orizzontali o
verticali per creare contrasti ed elementi
grafici.
Non è facile trovare subito
la composizione giusta al primo tentativo.
Spesso, fotografo il soggetto da diverse
angolazioni, per poi scegliere la foto
migliore una volta scaricate le immagini sul
PC. Inoltre, ci vuole un pò di tempo, e
molta pratica, per sviluppare un buon occhio
per le composizioni! Un buon modo per
migliorare è osservare le foto dei migliori
fotografi; oltre ai già citati Ronnie
Gaubert e Fabio Pupin, vi consiglio di
visitare il sito della mia amica Daniela
Pipitone (www.fotografainerba.com)...
ha un occhio eccezionale, e molte volte
quando fotografiamo gli stessi soggetti sono
sorpreso dalle composizioni che trova. Non
si finisce mai di imparare! :-)
Lo sfondo
Lo sfondo è un elemento essenziale di ogni
foto - può veramente fare la differenza tra
una foto buona e una foto eccezionale. In
genere, un buono sfondo non deve distrarre
l'attenzione dal soggetto: per questo motivo,
cerco sempre di ottenere uno sfondo uniforme,
molto sfocato. Uno sfondo "confuso" invece
distrae l'osservatore e toglie al soggetto.

Lo stesso soggetto
fotografato con uno sfondo fastidioso (a
sinistra) e con uno sfondo piacevole (a
destra).
Le due immagini qui sopra
mostrano la differnza tra una foto con uno
sfondo poco piacevole e una con sfondo
pulito: il soggetto è lo stesso, ma la
seconda foto è molto più riuscita. Ci sono
principalmente tre cose che determinano
l'aspetto dello sfondo: la lunghezza focale,
il diaframma e la distanza dal soggetto.
Entrambe le foto sono state scattate a f/11,
ma per la prima ho utilizzato un 50mm,
mentre l'altra è scattata a 300mm: le lunghe
focali permettono di essere molto selettivi
con lo sfondo grazie all'angolo di campo
ristretto. In altre parole, se scattate due
foto con lo stesso diaframma, quella
scattata con la focale più lunga ha uno
sfondo più sfocato.
Usare un
diaframma relativamente aperto contribuisce
ad evitare sfondi poco piacevoli. Detto
questo, soggetti di piccole dimensioni come
i fiori richiedono più profondità di campo
di soggetti grandi, quindi non potete
scattare al diaframma più aperto, dovete
chiudere almeno a f/5.6 o f/8. La distanza
soggetto-sfondo è la terza variabile. Uno
sfondo distante è più sfocate di uno sfondo
vicino: quando possibile, vi consiglio di
usare un angolo di ripresa basso per
inquadrare il soggetto contro uno sfondo
distante.
Volete
approfondire l'argomento?
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articolo, non esitate a chiedere sul
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