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Un viaggio in Madagascar, 2009

Baobab Avenue al tramonto. |
Nell’estate 2009 avevo deciso di visitare Cuba con un amico,
Emanuele Castronovo. Dopo un mese senza molti progressi nella
pianificazione del viaggio, pensammo di visitare il Brasile (foresta
amazzonica), ma alla fine avevamo deciso che il Nepal era la scelta
migliore. Secondo i piani il nostro viaggio sarebbe dovuto iniziare a
Settembre ma, alla fine di Agosto, non avevamo ancora stabilito dove
andare; sei giorni prima della data fissata per la partenza Emanuele mi
chiese: “ Che ne dici del Madagascar?” ed io gli risposi “Si”. È
iniziato così uno dei miei viaggi più sfortunati, ma allo stesso tempo
più interessanti…
Dal momento che non conoscevamo il paese e
avevamo pochissimo tempo a disposizione, contattammo un’ agenzia di
viaggio locale consigliata da un amico (hmmm..) di Emanuele. L’agenzia
ci diede un’auto con incluso autista per 550 euro circa a persona…1100
in totale. Questa è una delle cose più folli del Madagascar….non puoi
noleggiare l’auto soltanto; devi noleggiare auto più autista. C’è stato
detto che era per una questione di sicurezza, i turisti potrebbero non
esser in grado di guidare una Jeep per le strade dissestate del paese…Ne
dubito davvero, visto che i pochi malgasci che posseggono un’auto
guidano come pazzi ;-)
Con mille euro abbiamo comprato il volo
dall’Italia e abbiamo portato circa 500 euro per alberghi, pasti e
souvenir. Così il 6 Settembre siamo arrivati ad Antananarivo, dopo 26
ore trascorse tra attese negli aeroporti e voli. Il nostro primo
pensiero sul Madagascar è stato “wow, guarda quanto è arido!”… ci
aspettavamo foreste e abbondante vegetazione, mentre il paesaggio visto
dall’aereo era brullo. Abbiamo incontrato il nostro autista in aeroporto
e dopo tre ore di macchina abbiamo raggiunto il nostro hotel ad
Antsirabe.
Sulla strada per Morondava: l’incontro con
Gabriele
Il secondo giorno di viaggio ci rivelò una spiacevole sorpresa: avremmo
trascorso molto tempo in auto…MOLTO! Ci vogliono 10 ore per raggiungere
Morondava. Le strade non sono migliori di quelle nella savana della
Tanzania e 10 ore di Jeep sono un incubo! Non ero in gran forma dopo 26
ore di trasferimento dall’Italia, e ora ho mal di testa e gola arrossata.
Arriviamo a Morondava a tarda sera e facciamo un piccolo giro al mercato
locale….qui mi rendo conto che il Madagascar è davvero Africa. Prima di
questo viaggio lo immaginavo come qualcosa come la Costa Rica, un paese
che non è ricco ma neanche disperatamente povero come la Tanzania o
altri paesi africani. Invece, è molto più simile alla Tanzania….fuori
dalle poche grandi città, la gente vive in una sorta di mondo medioevale:
povere case fatte di legno e lamiere, poca o nulla tecnologia, auto
vecchie di 40 anni e scarse condizioni igieniche. Al mercato c’è un mix
di odori, carne e pesce vengono lasciati su banconi sporchi, con
migliaia di mosche che si godono il pasto gratis.
Dopo il
tramonto raggiungiamo il nostro hotel. È un albergo da 15 euro a notte,
quindi troppo costoso per la gente del luogo: ci son solo turisti
stranieri. La nostra stanza è carina, in confronto agli alberghi a due
stelle in Italia…non è lussuosa ma molto meglio di quanto si possa
immaginare per una stanza da 15 euro. Il nostro autista ci porta a
cenare in un ristorante e qui ha inizio una delle esperienze più
interessanti del nostro viaggio: il ristorante si chiama: “La Capannina”
ed è chiaramente italiano, così chiediamo al cameriere se parla italiano…
“no, solo un pochino messieurs”, risponde, ma dopo un paio di minuto un
ragazzo arriva al nostro tavolo, chiedendoci se poteva cenare con noi. È
Gabriele, il proprietario del ristorante... uno dei miei migliori
ricordi di questo viaggio. Vive in Madagascar dal 1996, quando sposò una
donna di Morondava; divorziarono dopo pochi anni, ma lui ha deciso di
rimanere nell’isola e continuare con il ristorante. Gabriele mi ricorda
Yanez, il compagno di avventure di Sandokan, i due impavidi pirati della
Malesia nei racconti di Emilio Salgari. È un uomo sulla cinquantina, con
capelli corti e brizzolati e con l’abbronzatura tipica degli occidentali
che sono stati a lungo in Madagascar.
Parlare con Gabriele-Yanez
è come leggere un vecchio libro d’avventura sull’Africa e l’Oceano
Indiano…ci racconta della bellezza e delle difficoltà del “suo”paese. “L’anno
scorso è stato difficile..pochi turisti e …lo vedete? Non ci sono
soldi.”dice. “Le strade son malmesse e le auto son troppo care per la
gente locale. “La popolazione vive di allevamento e agricoltura, hanno
denaro appena per mantenere la loro famiglia….la scuola è obbligatoria
fino ai 14 anni ma molti bambini iniziano a lavorare a un’età molto
inferiore.” Ci racconta che “qui una famiglia può avere 15, 20 figli… a
dire il vero un uomo può averne anche tre volte tanti! E molti di questi
bambini non son nemmeno registrati all’ufficio nascite. Quando e se
vanno a scuola, qualche volta nessuno sa la loro età, così nel registro
scolastico figurano come ‘nato intorno al 1998’…ma non tutte le famiglie
possono permettersi di mandare a scuola i propri figli.”
Gabriele
va avanti a parlare delle tradizioni del Madagascar. “Per la gente del
posto, quando qualcuno muore, non è immediatamente un ‘morto’…è qualcosa
a metà tra la vita e la morte. Viene sepolto ma tre anni dopo la sua
morte la famiglia riesuma le ossa e per un giorno danzano con il
cadavere. Molte persone son invitate a questa ‘celebrazione’e spesso
bevono abbondantemente e può persino accadere che qualcuno si faccia
male seriamente mentre è ubriaco nella baldoria generale. Dopo la
celebrazione le ossa vengono spezzate e sepolte di nuovo. Solo ora il
morto è diventato veramente morto per loro… ora il defunto ha lasciato
per sempre il mondo dei vivi ed è divenuto un antenato.” Noi siamo un pò
perplessi ma lui dice “Non devi pensare che sia morboso. Non lo è. È
parte delle tradizioni locali”. |

Baobab Avenue e Via Lattea... |

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1) Veduta aerea del Madagascar…. 2) Gente che lava
i panni in un fiume vicino Tana 3) in macchina lungo le strade di Tana
4) I colori delle case 5) Il mio amico Emanuele con bambini del posto 6)
Veduta di Morondava 7) Paesaggio rurale 8) Posso avere… 9) La nostra
jeep, durante una pausa lungo la strada sabbiosa |
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Il safety pack: come(non) visitare gli Tsingy
Lasciamo Morondava nel primo mattino per
scattare qualche foto dello spettacolare
viale dei Baobab, una strada circondata da
giganti baobab. La vista è stupefacente e la
luce è meravigliosa! Scatto qualche buona
foto, e visto che ci torneremo fra due
giorni al tramonto, penso a quanto sarebbe
stato bello scattare una foto dei Baobab di
notte, con la Via Lattea di sfondo…
Dopo le foto, proseguiamo per Belo-Tsiribihina….un
altro giorno trascorso in auto. Morondava
non è poi così distante da Belo-Tsiribihina,
ma le strade sono a dir poco malmesse e ci
impieghiamo dieci ore. Questa piccola città
non è di strada: per arrivarci bisogna
trascorrere un giorno intero in auto e un
altro per tornare a Morondava e continuare
con il viaggio. Lo scopo di questa
lunghissima deviazione dalla strada
principale è visitare alcune insolite
formazioni rocciose chiamate Tsingy. Non ne
avevamo mai sentito parlare prima, ma in
questi giorni ci fidavamo ancora
dell’itinerario organizzato dall’agenzia (grande
errore!)
Lungo la strada vediamo
molti incendi: il nostro autista ci spiega
che il fuoco viene usato per bruciare la
vegetazione e per far spazio all’allevamento.
Tenendo conto del valore naturalistico del
Madagascar, è triste vedere infinite aree di
terra bruciare, mentre dense nuvole nere
salgono al cielo… Fermiamo l’auto vicino a
un fuoco immenso ed io ed Emanuele
camminiamo per circa duecento metri verso le
fiamme: il paesaggio è lunare, tutto è
grigio o nero, la cenere cade come neve, e
gli alberi che bruciano fanno uno spaventoso
fragore, come il ruggito di un’enorme bestia
malvagia. Ci sono alcuni gusci bruciati di
grandi lumache che non hanno fatto in tempo
a scappare dal fuoco.
Arriviamo al
tramonto in un piccolo villaggio da qualche
parte a nord di Belo-Tsiribihina. Il nostro
albergo dista una decina di kilometri dalla
città, lontano dalla civiltà. La notte è
meravigliosa….senza inquinamento luminoso il
cielo è sorprendentemente limpido e
guardiamo con meraviglia la Via Lattea.
Decidiamo di scattare qualche foto notturna
e camminiamo in mezzo alla vegetazione
incolta per dieci minuti, fino a raggiungere
un posto completamente al buio. Con la
1DsIII e il Sigma 20mm f/1.8 è una gioia
scattare foto in notturna: un’esposizione di
25” a 3200 ISO mostra ogni dettaglio della
Via Lattea…stupenda! Scattiamo foto al cielo
per un’ora e nel rincasare ci perdiamo nella
boscaglia…riusciamo a tornare indietro per
la strada giusta dopo aver camminato avanti
e indietro per mezzora! Ma il risultato vale
lo sforzo fatto. Non ho mai visto prima la
Via Lattea con così tanta chiarezza!
Il giorno dopo visitiamo gli Tsingy. Sono le
9 del mattino e il posto dista un’ora di
macchina….dopo 20 minuti ci fermiamo e la
guida va a prendere due pacchi. “Cos’è?”chiediamo
e lui risponde “safety pack”…non capiamo ma
li mettiamo in zaino senza pensarci tanto.
Due ore più tardi, dopo aver trascorso
un’ora a camminare in una foresta infestata
dalle zanzare, scopriamo l’amara verità: il
safety pack contiene equipaggiamento da
arrampicata… non basta camminare per
arrivare in cima agli Tsingy…bisogna
arrampicarsi! In tutto l’arrampicata/camminata
dura 5 ore..un incubo! Ho con me tonnellate
di attrezzatura fotografica, ma non riesco a
scattare nessuna foto decente, la luce è
dura, il sole brucia e fa dannatamente caldo…che
grande idea, arrampicarsi sugli Tsingy nelle
ore centrali e più calde del giorno!
Quando alla fine torniamo all’auto sono
talmente stanco da non avere neppure la
forza arrabbiarmi. Emanuele è un pò più in
forma di me, ma anche lui è molto stanco.
Un’esperienza indimenticabile, non ci sono
dubbi! ;-)
Volo posticipato! Un giorno in più con Gabriele
e Rasta Man
L’inizio del giorno successivo è in un certo senso divertente. Il mio
compagno di viaggio Emanuele si è pure ammalato (siamo due zombie :-)) e
mentre lui non ha le medicine necessarie io ho un po’ di Bimixin…ma il
tappo è incastrato e non riusciamo ad aprirlo in alcun modo, così
decidiamo di romperlo. Lo mettiamo sul pavimento ed io lo rompo con il
pesante treppiedi Manfrotto..funziona, ma mentre guardo Emanuele
prendere le pillole dal pavimento sporco, sono alquanto dubbioso sul
risultato :-)
Arriviamo a Morondava la notte: il giorno dopo
avremmo dovuto prendere un volo interno per Tulear ma ci dicono che è
stato cancellato, immagino per la mancanza di passeggeri. Non ci sono
molti turisti in giro…Il volo è stato posticipato di un giorno, così
siamo bloccati a Morondava, senza nulla da fare. Se non altro facciamo
una bella cena con Gabriele, e ci suggerisce una farmacia dove comprare
qualche medicinale.
L’11 Settembre è un giorno tranquillo,
trascorso nel relax e nel riposo. Iniziamo a sentirci meglio e la sera
ci ritroviamo di nuovo con Gabriele: sarà la serata più memorabile
dell’intero viaggio. Gabriele ci accoglie con un sonoro “Porc putain…” -
ce l’ha con un cameriere perché non gli piace la musica.. “Changez la
musique…” Non è una cosa inaspettata.. abbiamo visto questa scena a ogni
cena, così per noi è diventato un “classico” e varie volte durante il
viaggio ridevamo al pensiero :-)
Non ci sono molti turisti
Italiani e Gabriele ci considera degli amici. Come al solito, viene a
cenare con noi…inizia a parlare del suo paese. Ha assistito di recente
al sacrificio rituale di uno Zebu e ci descrive la cerimonia. “Il povero
Zebù era legato a quattro pali con delle corde, perché non potesse
muoversi. Mentre un uomo teneva ferma la testa dell’animale, un altro
gli tagliava la gola”, ci dice. “Ma non dovete pensare che gli Zebù
uccisi per essere mangiati siano ammazzi in un modo migliore. Gli
tagliano la gola e li lasciano morire…a volte ci vuole anche mezz’ora…
per questo la carne è così dura”. Non facciamo fatica a credergli…un
paio di giorni prima Emanuele aveva mangiato una bistecca di Zebu che
sembrava legno (e aveva pure lo stesso sapore…)
Dopo la cena,
Gabriele ci invita con lui a “L’Oasis”. L’Oasis è un bar di proprietà di
un tipo amichevole chiamato “Jean Le Rasta”… è facile immaginare che
genere di bar sia…Bob Marley e musica reggae qui sono abbastanza
popolari e Jean è un ragazzo Rasta che ha creato un Bar su questo stile…ci
sono immagini di Bob Marley dappertutto, la gente indossa magliette con
i colori della Giamaica e lunghi dreadlock. Circondati da persone che
scherzano e cantano, dimentichiamo per un momento le difficoltà e le
brutte esperienze dei giorni precedenti...
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In molti paesi
africani, se scattate una foto a qualcuno vi chiederà immediatamente
soldi. In Madagascar, nonostante la povertà, vi accoglieranno con un
sorriso :-) |

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1) una grande
nuvola di fumo proveniente da uno dei molti incendi visti lungo la
strada 2) Piccoli ballerini 3) Il “love baobab” sulla strada per Tsingy
4) La mia Canon 1DsIII coperta di polvere 5) La formazione degli Tsingy
nella dura luce di mezzogiorno 6) Un raggio di sole al mattino 7) Un
ragazzino che lavora nei campi 8) Emanuele con un bambino 9)Veduta dal
finestrino dell’aeroplano. |
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Un popolo amichevole
La maggior parte delle auto in Madagascar
sembrano così antiquate e usate che vi
potreste chiedere come sia possibile che
ancora circolino. Nel primo mattino
prendiamo un taxi per l’aeroporto; è una
Peugeot anni 70 e l’autista spinge la
vettura lungo la strada per qualche metro e
sale al volo per far partire il motore…Ma
anche le altre auto non sono in condizioni
molto migliori… alcuni camion dell’età della
pietra lasciano dietro di loro una densa
nube di fumo nero.
L’aereoporto di
Morondava è molto piccolo e informale. Non
ci sono controlli di sicurezza e non c’è
molta tecnologia, gli orari degli aerei sono
scritti a mano su una lavagna. Aspettiamo un
paio d’ore, dopodiché voliamo verso Tulear
con un piccolo, vecchio aereo. La vista
dall’aereo è mozzafiato, ma i finestrini son
così sporchi che è impossibile scattare
buone foto.
Da Tulear raggiungiamo
Ifaty in due ore di Jeep. Il paesaggio è
quasi desertico. Ifaty è un piccolo
villaggio sul mare; qui alloggiamo in un
bungalow a pochi metri dalla spiaggia. Il
bungalow è carino e spazioso; l’unico
problema, molto comune in Madagascar, è che
la corrente elettrica è disponibile solo per
un paio d’ore dalle 6 alle 8 di sera, quindi
caricare le batterie del cellulare e della
reflex a volte può essere difficoltoso.
Restiamo a Ifaty due giorni; non ci sono
molte opportunità fotografiche a parte
qualche foto notturna con la luminosa Via
Lattea, ma nel complesso sono due giorni
rilassanti. La spiaggia è carina, anche
se non spettacolare come alcune spiaggie
viste in Malesia. Mentre cammino per la
spiaggia vengo spesso avvicinato da gente
che vuol vendermi qualcosa, cibo, conchiglie,
souvenirs, viaggi, “massaggi” e marijuana…ogni
cosa qui è in vendita. Finisco per comprare
una dozzina di collanine: con circa 2000
Aryary (mezzo euro) potete comprare una
semplice collanina e far felice una persona
:-)
Passo un pò di tempo a parlare
con Brigitte, una ragazza che vende le
conchiglie che trova sulla spiaggia per
poche migliaia di Aryary, come tanti altri
sulla spiaggia di Ifaty. Ha 20 anni ed è
incinta, in attesa del secondo figlio. Come
la maggior parte delle persone in
Madagascar, parla un po’ di francese ma non
è molto brava con l’inglese; ad ogni modo
riusciamo a chiacchierare un poco. Come
quasi tutti qui, Brigitte è amichevole,
serena…questa è una cosa che ci ha sorpreso,
nonostante la povertà, la gente non chiede
denaro per le foto, non cercano
ossessivamente di venderti qualcosa come in
Tanzanìa, dove certe volte ci siamo dovuti
rinchiudere nella jeep per scappare da
aggressivi venditori.
Dopo Ifaty, ci
spostiamo a nord e visitiamo l’Isalo
national Park; un posto carino sia per
paesaggi e animali. Scattiamo qualche foto
ai Lemuri - anche se la luce non è l‘ideale,
visitiamo la zona dei lemuri verso
mezzogiorno… Se decidete di visitare il
Madagascar per un tour fotografico, vi
raccomando di insistere con la vostra guida
per fare escursioni all’alba o verso il
tramonto, altrimenti perderete la luce
migliore. Oltre ai lemuri troviamo alcuni
grandi insetto stecco: hanno un mimetismo
notevole e restano immobili, quindi sono
abbastanza facili da fotografare. Scatto
qualche foto col 180 Macro e moltiplicatore
2x, per separare l’insetto dallo sfondo.
La prossima tappa è Ambalavao, e qui ci
rendiamo conto ancora una volta di quanto la
gente del Madagascar sia amichevole.
Visitiamo il mercato e scattiamo centinaia
di foto, senza che nessuno ci infastidisca.
Nonostante la povertà, la gente non chiede
denaro per le foto - anzi, sono felici di
esser fotografati e a volte veniamo
addirittura fermati da persone che ci
chiedono di fargli qualche scatto! Il
mercato è una gioia per il fotografo
reportagista; colori, tradizioni, tutto si
mescola per creare un’atmosfera unica e
affascinante.
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Bambino al mercato di Ambalavao. La gente è sempre
amichevole, il Madagascar è un paradiso per il reportage... |
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Nella foresta per un giorno
Il 16 Settembre visitiamo la foresta di Ranomafana. Come ci ha detto
Gabriele, questa è l’unica foresta che vedremo, altrimenti la maggior
parte delle foreste sono nel nord del Madagascar…. La visita comincia
nel primo mattino e abbiamo due guide (nella maggior parte dei parchi è
obbligatoria una guida, non potete visitarli per conto vostro). Anche se
io solitamente preferisco viaggiare per conto mio, devo dire che le
guide nel parco di Ranomafana erano ben preparate, sono riusciti a
trovare animali che da solo non avrei mai visto. Abbiamo appena iniziato
l’escursione e troviamo subito una meravigliosa Falena Cometa (Argema
mittrei)…sono senza parole, è enorme e coloratissima, potrebbe essere
l’occasione per una macro unica ma…dopo pochi minuti vola via! Sono
riuscito a scattare solo una foto ed è fuori fuoco….la fortuna non è
dalla nostra parte! (poco male….un motivo per tornare :-))
Ad
ogni modo, durante la visita al parco abbiamo altre buone opportunità
fotografiche. Troviamo molte specie di lemuri (nonostante siano
tutt’altro che facili da fotografare perché spesso sono nascosti
dalla vegetazione), qualche rana e un fantastico geco foglia…le foreste
del Madagascar offrono molte opportunità fotografiche.... avrei voluto
dedicare molti più giorni alla foresta, invece che uno solo in tutto il
viaggio…è pazzesco, specie se considerate che abbiamo chiaramente
chiesto all’agenzia di farci visitare posti buoni per la fotografia
naturalistica… ma probabilmente conoscevano bene solo il sud del paese,
quindi non hanno fatto molto caso alle nostre richieste e ci hanno
spedito nel loro tour classico nel sud, nonostante quest’area non sia un
granchè per la fotografia naturalistica.
Da Ranomafana
raggiungiamo Ambositra, per l’ultima giornata fotografica del nostro
viaggio. Ambositra è una piccola città negli altopiani ed è uno dei
posti più freddi del paese per via della sua altitudine a 1500 metri
sopra il livello del mare. Ci sistemiamo in un moderno hotel (carino, ma
con stanze Lillipuziane) e qui incontriamo una coppia italiana. Son lì
da sei mesi e stanno studiando la popolazione locale…lei è una
ricercatrice, mentre lui era un artista 3D e aveva lasciato il lavoro
per seguire la fidanzata durante la lunga permanenza in Madagascar.
Pensando a loro, o a Gabriele, penso a quanto bisogna essere veramente
determinati per fare una scelta così radicale come vivere qui per mesi o
addirittura anni…. Il Madagascar è così diverso dal nostro modo di
vivere in Europa! Povertà, poca o nessuna tecnologia, cibo pessimo,
scarse condizione igieniche, nessuna struttura medica moderna…Nonostante
mi piaccia la popolazione magascia e penso che ci siano buone
opportunità fotografiche se visitate i posti giusti, non verrei mai a
vivere qui.
Passiamo il giorno successivo a osservare alcuni
artigiani con i nostri nuovi amici, e in tarda mattinata siamo sulla
strada del ritorno verso Antsirabe. Due giorni dopo siamo
nell’aereoporto della capitale: è tempo di tornare in Europa...
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1) Spiaggia di Ifaty 2) Visita alla casa un
artigiano locale 3) La coppia di Italiani incontrata ad Ambositra 4)Artigiano
al lavoro 5) Bambini al mercato di Ambalavao 6) ragazza che guarda il
mercato 7) Un Rasta Man al un mercato locale 8) Negozio a Ranomafana 9)
Io mentre mostro qualche foto ai bimbi |
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Considerazioni finali
Devo dire che qualche volta ho pensato a questo viaggio come un
completo fallimento…. Non posso credere che siamo stati in Madagascar
due settimane e abbiamo scattato poco-nulla fotografie naturalistiche!
Due lezioni imparate duramente: primo, se non studiate il posto che
visiterete, il risultato del viaggio è questione di fortuna; secondo,
non fidatevi troppo delle agenzie locali…nel nostro caso, l’agenzia ha
fatto quello che era più comodo e facile per loro, senza curarsi delle
nostre richieste...
Detto questo, ora che riguardo le foto e
ripenso a quei giorni, sono più positivo. E’ vero, non molta fotografia
naturalistica, ma ho comunque portato a casa buone foto – sono molto
soddisfatto delle due foto alla Via Lattea e di alcuni altri paesaggi,
ed è stata una buona occasione per far un po’ di pratica con reportage e
gente. Inoltre, nonostante le difficoltà, ci sono state tante belle
esperienze; il mio amico Emanuele è un grande ed è stato un ottimo
compagno di viaggio, e sono felice di aver incontrato persone veramente
originali come Gabriele...
Ho lasciato il Madagascar con il
pensiero di ritornarci un giorno...di sicuro studierò bene i posti da
visitare, non mi affiderò ad un’agenzia e cercherò di incentrare il
prossimo viaggio sulla fotografia naturalistica, ma tornerò…non vedo
l’ora di esplorare le foreste del nord! :-)
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