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Il
mio Sigma 360mm f/7.1 Macro (11 Giugno 2007)
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EOS 20D, Sigma 180mm f/3.5 EX APO Macro HSM, Sigma
2.0x TC, 1/125 f/11, iso 400, treppiede. Val D'Arda,
Italia. |
Il Sigma 180 è un vero
gioiello: anche se fa parte del mio corredo da oltre due
anni, i risultati mi sorprendono sempre! Dopo averlo
usato per un pò col moltiplicatore 1.4x, ho provato il 2.0x,
e l'ho subito comprato - dà un grande vantaggio in termini
di distanza di lavoro e sfocatura dello sfondo, e la
qualità d'immagine rimane molto buona.
In abbinamento al
moltiplicatore Sigma 2.0x EX DG, il Sigma 180 f/3.5 diventa
un 360mm f/7.1 macro, con capacità di ingrandimento fino a
2:1. La qualità d'immagine è abbastanza scarsa a tutta
apertura f/7.1, ma chiudendo un pò il diaframma migliora
molto - è nitidissimo tra f/11 e f/16.
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Qualche giorno fa, stavo
camminando in un prato dell'alta Val D'Arda in cerca di
orchidee, quando ho visto questo
bellissimo Ascalafo (Libelloides coccajus)
posato su uno stelo d'erba. Erano le 11 del
mattino, quindi gli insetti erano già molto
attivi - avvicinarsi senza spaventarlo non è
stato facile, ma la notevole distanza di lavoro
del mio "360mm macro" è stata di grande
aiuto - ho scattato questa foto ad oltre un metro
dal soggetto.
Ho montato l'obiettivo sul
compatto treppiede Manfrotto 190MF4 e ho messo a
fuoco attentamente sull'occhio, utilizzando il
mirino angolare a ingrandimento 2.5x. Mettere a
fuoco col 180 + 2x è molto più difficile che col
solo 180: il mirino è due stop più buio, e
mostra una maggiore profondità di campo (f/7.1 vs
f/3.5) che rende più difficile focheggiare
esattamente nel punto giusto. Inoltre, ogni
piccolo movimento della ghiera di messa a fuoco fa una grande differenza - bisogna prestare
attenzione e fare movimenti micrometrici per
mettere a fuoco con precisione. Non c'è autofocus
quindi bisogna affidarsi esclusivamente al proprio
occhio e alle proprie capacità di messa a fuoco
manuale.
C'era un pò di vento, quindi ho
impostato la fotocamera su ISO 400, e ho scelto
diaframma f/11. In genere preferisco chiudere a
f/16 per avere un pò più profondità di campo e
la massima nitidezza, ma in questo caso, oltre al
problema del vento, il soggetto era abbastanza
vicino allo sfondo, e a f/16 non sarei riuscito ad
ottenere la separazione soggetto/sfondo che si
vede in questa foto. Ovviamente, ho posizionato la
reflex il più possibile parallela al soggetto,
per ottimizzare la profondità di campo. Come al
solito, ho utilizzato il sollevamento specchio e
il telecomando per evitare le vibrazioni. La
focale di 360mm rende l'obiettivo molto sensibile
alle vibrazioni - se non ottenete risultati
soddisfacenti dal 180 + 2x, è probabile che non
abbiate messo a fuoco con precisione o che non
abbiate utilizzato queste tecniche per ridurre le
vibrazioni e un buon supporto.
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| Un
ritaglio al 100% dalla foto elaborata.
Cliccate per ingrandire. |
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Come già detto, uno dei
vantaggi dei moltiplicatori è l'aumento della distanza di
lavoro. La tabella seguente mostra come la distanza di messa
a fuoco (cioè distanza soggetto-sensore) e la distanza di
lavoro (cioè distanza tra l'elemento frontale o il paraluce
e il soggetto) sono influenzate dai moltiplicatori 1.4x e
2x.
| Focale |
Distanza
di fuoco a 1:1 |
Distanza
di lavoro (senza paraluce) |
Distanza
di lavoro (con paraluce) |
| 180mm |
46.0
centimetri |
23.8
centimetri |
15.9
centimetri |
| 250mm |
54.0
centimetri |
30.1
centimetri |
22.2
centimetri |
| 360mm |
64.5
centimetri |
37.3
centimetri |
29.4
centimetri |
Si potrebbe pensare che il TC
2x raddoppi la distanza di messa a fuoco, ma non è così
con gli obiettivi macro. Nel caso del Sigma 180, la distanza
di messa a fuoco a 1:1 va da 46cm a 64cm - un miglioramento
notevole, ma non il doppio. Il motivo di questo "strano"
comportamento è che l'obiettivo modifica la sua lunghezza
focale alle distanze più brevi, per ottenere
l'ingrandimento 1:1 senza modificare fisicamente la propria
lunghezza. Alle distanze più brevi, il 180 non è un vero
180, ma qualcosa tra 80 e 140mm (questo
comportamento non è una peculiarità del 180 - quasi tutti
gli obiettivi macro riducono la loro lunghezza focale per
ottenere gli ingrandimenti più spinti). Nella pratica, però, la
distanza di lavoro (tenendo conto anche del paraluce, che io
uso sempre) è quasi raddoppiata, da 15.9 a 29.4 centimetri
- e questo è un forte miglioramento, che rende molto più
facile fotografare gli insetti.
Oltre alla distanza di lavoro,
il moltiplicatore 2x dà una migliore sfocatura dello
sfondo: la focale più lunga ha un angolo di campo più
ristretto quindi, anche se la profondità di campo è la
stessa, un 360mm dà uno sfondo più uniforme di un 180mm.
La maggiore lunghezza focale non è garanzia di avere sempre
uno sfondo sfocato: se il soggetto è molto vicino allo
sfondo, non c'è molta differenza tra 180 e 360. Con
soggetti di piccole dimensioni, o sfondi relativamente
distanti, invece, c'è una differenza notevole tra 180 e
360mm, senza una grande perdita di qualità d'immagine.
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