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La parete Est del Monte Rosa


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La parete Est del Monte Rosa, testo e foto by . Pubblicato il .

Se il Monte Rosa scende con ampi e poco ripidi pendii glaciali verso la Svizzera, verso l'Italia presenta una parete quasi verticale di oltre 2000 metri. Se una moltitudine di alpinisti ogni anno si incoda per raggiungere la Capanna Margherita in cima alla Punta Gnifetti del Monte Rosa, pochi sono coloro che affrontano la cresta Signal o il canalone Marinelli per raggiungere una delle vette del Rosa, affrontando la parete Est, non particolarmente difficile, ma sicuramente faticosa da salire e pericolosa per le sue scariche di neve, ghiaccio e roccia.

La parete Est del Monte Rosa è la più imponente parete delle Alpi. La cresta è una sequenza di vette che superano largamente i 4000 metri: Punta Giordani, Piramide Vincent, Corno Nero, Ludwigshohe, Parrot, Gnifetti, Zumstain e Nordend fanno da corona alla vetta principale della Dufour di 4634m. Da queste vette diversi ghiacciai si dirigono ripidi e tormentati da seracchi e crepacci verso la Valsesia e la Valle Anzasca. Quelli diretti verso la Valle Anzasca sono il ghiacciaio del Monte Rosa e della Nordend e una volta raggiunta la base della parete si fondono nel sub pianeggiante ghiacciaio del Belvedere pressoché ricoperto di detriti.




Una panoramica sulla parete Est del Monte Rosa, a sinistra la cresta Signal che porta alla vetta rocciosa della punta Gnifetti 4554m, al centro la cresta nevosa che dapprima porta prima alla Punta Zumstain (dietro la bandiera) e poi a destra alla rocciosa vetta della Dufour 4634m. All'estrema destra della foto il lunghissimo Canalone Marinelli profondamente rigato da scariche di pietre e ghiaccio.

Qui a disposizione di folle di turisti si apre uno straordinario laboratorio di geodinamica glaciale, dove nulla è fermo ma tutto in movimento e in continua trasformazione. Qui i ghiacciai non hanno risentito finora delle fasi di arretramento che hanno interessato quasi tutti i ghiacciai dell'arco alpino. L'apparente contraddizione è invece una peculiarità di questa grande parete che in un recente passato ha ricevuto grandi apporti di nevi che, con un certo ritardo temporale, si sono trasformate in ghiacci ed hanno cominciato a premere sul ghiacciaio del Belvedere permettendogli di avanzare. Certamente le fasi di riscaldamento come quella del 2003 hanno portato, qui come in altre parti delle Alpi, allo scioglimento del permafrost, quel ghiaccio, che infiltrato negli strati superficiali della roccia, le tiene sigillate. Il suo scioglimento ha portato e porta a continui crolli e frane anche di importanti dimensioni, concorrendo a spingere il ghiacciaio in avanti e, ricoprendolo di massi, lo ripara dai raggi del sole proteggendolo dallo scioglimento. In passato si è verificato uno straordinario fenomeno glaciale, il surge, che in genere è tipico di contesti glaciali molto più sviluppati. Si tratta di un improvviso aumento della velocità di avanzamento del ghiacciaio dell'ordine di un centinaio di metri all'anno determinato dalla forte spinta a monte di ghiaccio e frane rocciose.

Negli scorsi anni la parete Est del Monte Rosa ha richiamo l'attenzione e le preoccupazioni delle popolazioni locali oltre all'intervento della Protezione Civile per la creazione del Lago Effimero. Lo scioglimento (ablazione) dei ghiacci sovrastanti ha creato un flusso d'acqua che ha colmato una profonda depressione sulla superficie del ghiacciaio del Belvedere formando il Lago Effimero. Quindi un lago non delimitato da morene o roccia ma da ghiaccio con tutti i rischi di scioglimento e di tracimazione improvvisa. Che tutto sia in movimento tutti possono constatarlo: frequenti sono i rumorosi e spettacolari crolli di seracchi, le scariche di pietre, gli scricchiolii provenienti dai crepacci del ghiacciaio sepolto dalle pietre. Pur avendo scalato quasi tutte le vette del Monte Rosa a Macugnaga in Valle Anzasca non c'ero mai stato e la parete Est del Monte Rosa non l'avevo mai vista: questa lacuna anche fotografica andava colmata.

Per fotografare questa parete ho deciso che una ottima location era nei pressi del Passo Moro a circa 2900m , in posizione panoramica rispetto alla maestosa parete. Il passo Moro separa Macugnaga, in Valle Anzasca, dalla Valle di Saastal in Svizzera; nei pressi del passo è ubicato il Rifugio Oberto a quota 2800m. Il rifugio si può raggiungere anche in funivia, ma perchè privarsi del piacere "di soffrire" per le 4 ore necessarie a raggiungerlo a piedi da Macugnaga a pieno carico anche fotografico. Il mio pieno carico era costituito da treppiede, 40D, Tokina 12-24, Tamron 17-50 e Canon 28-135.
L'avvicinamento al rifugio non è stato piacevole, fatica a parte, è stato disturbato dai lavori in corso lungo la pista di discesa che passa accanto al sentiero, con escavatori e martelli pneumatici in azione. Peccato perché questo frastuono non mi ha permesso di immedesimarmi in un luogo segnato dalla storia della popolazione alpina dei Walser. Lungo questo tracciato è avvenuta in epoca medioevale la migrazione di popolazioni di origine tedesca, i Walser che abitavano le valli del Vallese e che grazie ad un periodo climatico particolarmente favorevole poterono migrare in alcune valli alpine fra le quali la Valle Anzasca. I fitti traffici commerciali di queste popolazioni fra la Valle Anzasca e la valle svizzera di Saastal sono testimoniati ancora oggi dalle lastre di pietra che compongono l'antica gradinata per salire al passo. Ora lungo questo sentiero si sviluppa la prima parte del Grande Tour del Monte Rosa che continua in direzione di Zermatt, Colle del Teudolo, Saint Jacques in Val d'Ayas, a Stafal Gressoney e Alagna ricongiungendosi da qui a Macugnaga.




Poco sopra, il passo permette di volgere lo sguardo verso il versante svizzero. La montagna è ancora ricoperta dalla neve caduta durante questo strano ferragosto del 2010.

Nel mio vagabondare in montagna anche questa volta ero solo e ho deciso di pernottare la rifugio Oberto, ma una buona soluzione è salire con la funivia, attrezzati di tenda e viveri e pernottare nei pressi dell'arrivo della funivia. La grande parete cominciava a farsi vedere il tutta la sua maestà, ora si trattava di riprenderla fra il via vai di nubi, nubi di calore che con l'abbassarsi della temperatura si dissolvevano.
Ora si tratta di aspettare il tramonto sperando in un minimo di nubi, ma non troppe. Al rifugio scopro di essere l'unico cliente sia a cena che a pernottare. Il rifugio è composto da due fabbricati: il primo comprende la sala bar e ristorante e gli alloggi del gestore. Il secondo è una piccola costruzione all'interno della quale vi sono alcune stanzette senza luce e riscaldamento. Considerato che sicuramente la temperatura scenderà durante la notte sotto zero mi preparo la branda con una coperta sotto il lenzuolo e tre coperte sopra! Sta arrivando il tramonto e non posso perderlo e la grande parete mostra una larga parte dei suoi 2500 metri di potenza.




Dopo il tramonto potrei rimanere a fotografare le stelle, ma la luna a sud illumina troppo e verso nord il paesaggio non è interessante senza contare la presenza di una certa nuvolosità, inoltre dovrei cambiare location e l'andare da solo a spasso al buio nella neve non mi convince o forse non ne ho voglia, meglio andare a letto sotto le mie tre coperte. Alle 5 e 10 il telefonino mi da la sveglia, poco dopo sono pronto a fotografare, ma inutilmente, perchè la vista verso est è impedita dalla montagna, e quello che si riesce a registrare è di modesto interesse fotografico. La temperatura è ancora bassa ed un leggero venticello mi fa capire che era meglio vestirsi più pesante. Come dire, un conto è vestirsi per girare in montagna e un conto per rimanere fermo a temperatura bassa e con vento, l'alternativa era rientrare in rifugio e recuperare una coperta, ma preferisco rimanere accanto al treppiede e resistere al freddo. Per registrare qualcosa di interessante devo aspettare che i raggi del sole vadano a svegliare la bella addormentata: la parete Est del Monte Rosa. Sono le 6 e 43 ed ecco lo spettacolo:




La nuvoletta sulla cima non ha alcuna intenzione di spostarsi ma non sembra disturbare troppo. Mentre aspetto la colazione prima di ridiscendere a valle, dalla panoramica vetrata della sala ristorante del rifugio con vista memorabile sul Monte Rosa compare e scompare un gruppo di femmine di stambecco dietro ad un muretto. Questo comparire e scomparire mi incuriosisce perché non ne capisco il motivo, quindi è opportuno andare a dare una occhiata. Mi sono avvicinato lentamente, facendo finta di non osservarle, appena possibile mi sono seduto ed ho evitato movimenti bruschi, a quel punto le stambecche hanno capito che non rappresentavo un pericolo ed hanno continuato a leccare le efflorescenze di salnitro, nitrato di potassio, che si producono sul cemento. Mi attirano gli zoccoli di questo esemplare, così eleganti e precisi, e con la possibilità di aprirsi per meglio afferrare la roccia. Devo concludere che gli scarponi degli alpinisti sono ancora ben lontani da questi strumenti di precisione.

Il sole comincia ad essere alto ed è ora di andarsene, ridiscendere i 1500m di dislivello che separano il rifugio da Macugnaga e dirigersi sotto alla parete Est del Monte Rosa nei pressi del Rifugio Zamboni-Zappa a quota 2000m, poco più di due ore da Macugnaga ma volendo si può salire in funivia. La nuvolaglia incombente impedisce completamente l'osservazione della parete Est del Rosa, ed una occhiata al barometro mi fa capire che la mia fortuna era finita ed era il caso di rimandare a nuova data l'uscita fotografica sotto la parete. Concluco questa mia panoramica sulla parete Est del Monte Rosa con una immagine particolare che testimonia l'antico legame fra la popolazione e la sua montagna.





Raffaele de Marinis è un geologo e fotogeologo con ha una lunga esperienza alpinistica e speleologica che concentra la sua attività fotografica quasi esclusivamente in montagna, dove lo scatto è il momento della registrazione di osservazioni che spaziano dalla geologia, agli aspetti naturalistici in genere, alla conoscenza delle popolazioni alpine con la loro storia e la loro economia.



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